Romilda insegna. Chi ha aperto le porte della nostra terra all’unno che passa non sono gli immigrati, né i profughi

romilda

di STEFANIA PIAZZO – Romilda, la principessa di Cividale, venne un giorno attratta dal potente e suadente Cacano, re degli Avari, che aveva mietuto morti e depredato il Nord, e si fece sposare. Durò una notte, l’amplesso del potere. Perché il giorno dopo l’unno seppe pagare con la moneta con cui si pagano i traditori. Romilda venne impalata davanti alla sua gente. Questa era la lezione: così finiscono gli ingordi, chi per libidine del potere apre le porte della città al nemico. Perché, sia chiaro, è sempre da dentro che il tradimento agisce. In cambio di nomine, accordi elettorali, potere fine a se stesso.

«Talem te dignum est maritum habere!». «Questo è il marito degno di te!», riportò fedelmente Paolo Diacono nella sua Historia Langobardorum.

I tanti Paolo Diacono che oggi riportano la cronaca della politica  ci fanno intuire chi ha aperto le porte della nostra terra all’unno che passa. Non sono gli immigrati, né i profughi.

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