LA CRISI MIETE UN’ALTRA VITTIMA: SALTA IL GOVERNO RUMENO

di STEFANO MAGNI

Un altro governo è saltato sulla mina della crisi europea: è quello della Romania, lunedì 6 febbraio. Il premier liberaldemocratico Emil Boc ha rassegnato le dimissioni. In un primo momento era stato sostituito (per decisione del presidente Traian Basescu) dal ministro della Giustizia, Catalin Predoiu, che avrebbe assunto ad interim la guida del governo. Le prossime elezioni si terranno a novembre. E l’opposizione, formata dalla coalizione di sinistra Usl, chiedeva due alternative per l’immediato futuro: elezioni anticipate o governo tecnico. “La seconda che hai detto”: alla fine il presidente Basescu ha nominato alla guida dell’esecutivo Mihai Razvan Ungureanu, capo dei Servizi Segreti per l’estero e già ministro degli Esteri. La Romania è la terza nazione europea, in soli tre mesi, a sostituire un esecutivo democraticamente eletto con un governo di professionisti, cooptati per via istituzionale e approvati da Bruxelles.

I due precedenti sono in Grecia e, manco a dirlo, in Italia. Nei due Paesi mediterranei è stato messo in piedi un governo gestito da tecnici di formazione economica e ben accetti nei circoli di Bruxelles. In Romania vi sarà un governo guidato da un uomo che è, sicuramente, uno stimato professore e un diplomatico, ma che attualmente è alla testa degli agenti segreti. E questo in una nazione uscita da soli 22 anni da un regime (quello comunista di Nicolae Ceausescu) che basava la sua forza solo sullo spionaggio, oltre che sulla violenza. Benvenuti nell’Unione Europea, insomma. Come inizio non c’è male: dopo soli 5 anni dall’ammissione al club dei 27, la Romania ha fatto un passo avanti… nel suo passato totalitario.

L’origine delle convulsioni rumene è interna alla Romania. Ma la sua “soluzione” è concordata a livello Ue. Nel 2009, a causa della crisi finanziaria globale, il Paese ex comunista del Sud Est europeo, meno attrezzato di altri ad affrontare la tempesta, aveva subito una contrazione del Pil del 7%. Bucarest ottenne aiuti per 20 miliardi di euro dal Fondo Monetario Internazionale, dalla Banca Mondiale e dall’Unione Europea. Da allora, però, deve rispettare gli impegni per rimettere in ordine i propri conti. Alla fine dell’anno scorso le misure di austerity annunciate dal governo Boc erano particolarmente dure.

A fronte di una riduzione della spesa pubblica del 25%, l’Iva è stata portata al 24%. Decine di migliaia di posti di lavoro (anche nelle forze armate) sono stati sacrificati, i salari pubblici ridotti e molte pensioni congelate. Queste misure si sono sovrapposte a un tentativo di riforma della sanità pubblica. Essendo in rosso e registrando una corruzione endemica al suo interno, il governo aveva cercato di privatizzarla. Ma la combinazione fra una riforma mal vista dall’opinione pubblica (ancora di formazione comunista) e le misure di austerity, hanno fatto esplodere la piazza. Traian Basescu si era lanciato in una filippica televisiva contro il popolare ministro della Sanità, provocandone le dimissioni. Le prime manifestazioni erano per la difesa della sanità pubblica. Ma si sono trasformate, ben presto, in un moto popolare contro l’austerity. Le dimissioni di Emil Boc giungono dopo quasi un mese di manifestazioni di piazza, anche violente.

Il 23 gennaio era stato sacrificato il ministro degli Esteri, Teodor Baconschi, reo di aver definito i manifestanti come il sottoprodotto di “violenti bassifondi”. Poi, dopo alcuni ultimi appelli all’unità nazionale, lo stesso Boc ha rassegnato le dimissioni. E sì che, solo pochi giorni fa, una missione di controllo congiunta di Ue ed Fmi aveva elogiato la Romania, definendola “meglio attrezzata rispetto ad altri Paesi europei a fronteggiare la tempesta finanziaria”. Il governo, da quel che è dato capire, non è entrato in crisi perché non seguiva i suggerimenti europei, ma proprio perché li applicava con zelo. Adesso è stato sostituito da un tecnico. Il terzo in tre mesi, nei confini dell’Ue.

 

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