ROMA SULL’ORLO DELLA BANCAROTTA. E VOLEVANO LE OLIMPIADI!!!

di REDAZIONE

Roma è sull’orlo della bancarotta e il sindaco Gianni Alemanno si è presentato a Cannes con il cappello in mano davanti al gotha degli immobiliaristi, cercando di convincerli a investire nella Capitale.  Poi, sulla strada del rientro in Italia, ripensa con orrore alle cifre del bilancio comunale e gli sovviene l’unica via d’uscita: si vende tutto quello che è possibile. Vendere significa cedere gioielli, che per la città sono quei pezzi del patrimonio di ex municipalizzate sopravvissute alle prime alienazioni per fare e cassa e alla devastazione della politica.

Quindi sul mercato potrebbero arrivare il 21 per cento di Acea, multiutility ambientale. Ma anche Farmacap, la risorsa che ha consentito ai romani di avere le medicine del servizio sanitario anche quando i “privati” dicono no per i troppi debiti della Regione. E poi la quota di Aeroporti di Roma, la Centrale del Latte che fino a pochi mesi fa il Comune voleva ricomprare da Parmalat, forte di un contenzioso decennale, per finire con Ama e Atac.

L’idea per salvare la città Capitale da una bancarotta annunciata per i debiti lasciati dalle precedenti gestioni, e ormai sempre più vicina anche complice la gestione del centrodestra, sarebbe la solita: la superholding all’interno della quale inserire le quote della altre società per costruire un bilancio consolidato e quindi “annegare”  i debiti, ricorrendo alla cessione di quote della holding. In sintesi, riunire tutto e poi fare uno spezzatino finanziario.

Altre possibilità non sembrano esserci, anche perché alcune altre aziende non valgono più nulla. Ad esempio l’Ama (nettezza urbana) è prossima a finire essa stessa in discarica e si è salvata dal fallimento, ricontrattando un debito con Bnl Paribas che per i creditori è divenuto “pro solvendo”: hanno avuto i soldi ma a condizione che Ama onori il debito, altrimenti se li riprenderanno dai conti correnti delle società. E poi da un punto di vista industriale l’appeal di Ama è praticamente nullo, poiché gestisce il ciclo passivo dei rifiuti, quello cioè che non produce alcuna ricchezza. Con Ama il Comune ha solo costi.

E poi c’è l’Atac (trasporti). Al problema nazionale delle riduzioni dei trasferimenti statali e regionali per il settore, si aggiungono conti in disordine. Per ora i vertici hanno salvato la spa dal portare i libri in tribunale, a giugno incasserà un po’ di respiro dall’aumento del biglietto ma prima di diventare parzialmente o totalmente appetibile per un privato ci vorranno ancora un paio d’anni e diversi dipendenti lasciati a casa.

L’intera operazione holding, al di là dell’ottimismo che traspare  dal Campidoglio, è l’ultima spiaggia. Se non dovesse andare in porto sarebbe la bancarotta. E i primi segnali sono già arrivati: con 1 miliardo di euro che deve avere dalla Regione Lazio, il Campidoglio è dovuto ricorrere allo sblocco dei fondi del Governo per pagare gli stipendi dei dipendenti comunali. E questo è successo la settimana scorsa. Se non succede qualcosa, i dipendenti del Campidoglio a marzo  non avranno proprio lo stipendio. Le casse sono completamente vuote. A meno che non scenda in campo ancora una volta lo Stato… E pensare che volevano concorrere per le Olimpiadi, coi soldi degli altri.

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7 Comments

  1. Roberto Porcù says:

    Attenti ! Attenti a quando i politici vendono i gioielli di famiglia dopo averli saccheggiati !
    Il giochetto comincia con gonfiarli di personale, poi li vendono a qualcuno che ignora il vezzo italiano, compra, pensa di risistemare imprenditorialmente e questo gli diviene impossibile. Dopo che si sono liberati dei carrozzoni, i politici che hanno giocato a far impresa, tornano politici puri. Possono dire e pretendere qualunque cosa, ché non tocca più a loro attuarla e, o per l’ambiente, o per problemi sociali legati al personale, o semplicemente per portar a casa qualcos’altro con sanzioni varie, sono in grado di fermare qualunque attività economica.
    Esempi non mancano.
    Anziché cercare loro di vendere i gioielli di famiglia, quanto prima, dobbiamo essere noi Cittadini a disfarci di questi “gioielli” (in senso anatomico) che ci ritroviamo.

  2. Salvatore Giannasso says:

    Che altra delusione, dopo i Veltroni e i Rutelli, etc, questo Alemanno che, tradotto, vorrebbe dire Tedesco. Voleva le Olimpiadi con le pezze al sedere e con le stesse, adesso, vuole vendere i gioielli della capitale!! Ma, chi lo autorizza a prendere simili iniziative? La Giunta, il partito, il Vaticano, i Romani? Che qualcuno lo fermi, anche con la forza!

  3. rebongia says:

    Per Ale: per forza che alla fine non saltano mai, perche’ alla fine i loro buchi, sprechi e deficit li paghiamo noi del Nord!!!
    Sevgliamoci fuori, nessuno ci regalera’ l’autonomia o la secessione, dovremo andare a prendercela con le nostre mani, e alla svelta.
    Qui stanno rubando anche il futuro ai nostri figli.

  4. Brixiano says:

    Eh eh eh, bravo Leonardo….il problema però è che se restiamo ancora con questi lavativi attaccati agli zebedei, ci toccherà ripianargli ancora una volta il deficit. Io ho pazienza, ma sta per finire, o succede qualcosa a breve o toccherà farlo succedere….

  5. agostini detto buzì says:

    MARTINSICURO i politici ladroni ci hanno rovinati assunzioni di parenti nipoti parassiti, a martinsicuro te sono tutti parenti cosi quando fanno le elezioni vincono sempre loro, in municipio sono tutti parenti, i concorsi mai fatti al limite interni o con corsi speciali fatti in comune e poi chiamati, cosi se la procura della repubblica di teramo darebbe una spulciata alle licenze commerciali o alle edilizie si accorgerebbero che sono mafie come in calabria che fa quello che cazzo gli pare. adesso le elezioni ma sono inutili, perche si sono rubato tutto anche le apparenze COSA NOSTRA CASA NOSTRA.. quelli di fuori solo posti da spazzino

  6. ale says:

    sono sempre tutti sull’orlo di qualcosa, dalla grecia all’italia a unicredit alle amministrazioni all’alitalia bla bla ma alla fine non falliscono mai… o non sono sull’orlo o qualcosa non torna

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