A ROMA LA MOSTRA DEI TESTAMENTI DEI GRANDI ITALIANI

di ANTONIO VILLA

Spettabile “l’Indipendenza” Le invio questa mia lettera, tratta dal sito online romasette.it per testimoniarle che le celebrazioni per il 150° dell’Unità d’Italia non sono ancora terminate. Cosa che, a molti come il sottoscritto, fa anche piacere.

È partita  giovedì 16 febbraio la mostra “Testamenti di grandi italiani” presso l’Archivio storico capitolino promossa dall’Assessorato alle Politiche Culturali e Centro Storico di Roma Capitale. L’esposizione, realizzata nell’ambito dei festeggiamenti dei 150 anni dell’Unità d’Italia, è curata dal Consiglio nazionale del notariato e dalla Fondazione italiana del notariato.

La rassegna ha lo scopo di illustrare la grandezza di personaggi celebri per le loro attività pubbliche tramite una raccolta di testamenti originali come quelli che riguardano Cavour, Verdi, Caruso, Garibaldi, Manzoni, Verga, D’Annunzio, Lina Cavalieri, Pirandello e tanti altri. Per questa occasione sono stati avviati i lavori di restauro del “codicillo” testamentario di Giuseppe Garibaldi, scritto proprio da lui prima di morire: un documento datato 1° giugno 1882 , che sarà visibile durante la mostra.

In collaborazione con l’Archivio storico capitolino, la Fondazione Italiana del Notariato, eroga una borsa di studio annuale di 10 mila euro, riservata ai laureati in discipline archivistiche, per la schedatura di 62 volumi che contegono atti notarili riguardanti il XVI secolo custoditi nell’Archivio storico capitolino, conservato presso l’Archivio notarile capitolino, in previsione di creare uno strumento informatico che possa renderne più veloce la consultazione.

Questi atti notarili sono di particolare interesse perché da essi traspaiono anche aspetti morali e filosofici dei personaggi, come si legge nella prefazione al catalogo della mostra, dove si precisa anche che “gran parte di questi documenti sono sintetici e non solo ricostruiscono ambienti e legami famigliari”, ma “tratteggiano la personalità dei vari personaggi”.

Dal punto di vista prettamente storico, “questi atti – spiegano in una nota dal Comune – hanno permesso di ricostruire lo spaccato di una Roma del 500 impegnata in attività commerciali e committenze artistiche che determinarono una crescita incontrollata dell’attività notarile praticata da forestieri”. Erano però molti all’epoca le frodi, le proteste e i contrasti. Ma grazie all’intervento di Giulio II nel 1507, con la bolla Sicut prudens, venne istituito il Collegio dei Correttori e Scrittori della curia romana, dotato di un archivio che doveva raccogliere le copie degli atti, creando in tal modo uno dei più importanti archivi generali della Curia romana.

L’esposizione, organizzata sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica e del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, verrà aperta al pubblico tutti i giorni dalle ore 10 alle ore 18 e finirà il 17 marzo presso l’Archivio Storico Capitolino in piazza dell’Orologio 4. L’ingresso è libero e per ricevere maggiori informazioni si può telefonare allo 06.0608, oppure, consultare il sito www.notariato.it.

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One Comment

  1. Rodolfo Piva says:

    Egr. Sig. Villa
    La mostra dei testamenti dei “grandi Italiani” è perfettamente in linea con la retorica patriottarda. Con riferimento ai festeggiamenti ed alle celebrazioni per l’unità d’Italia mi permetto di segnalare alcune mie considerazioni da persona che da parecchi anni ha come hobby lo studio della storia attraverso la consultazione di testi e documentazioni diverse, la loro analisi e comparazione.

    Da questo studio emergono che chiarezza i seguenti dati:

    1. L’unificazione del paese Italia è avvenuto attraverso l’aggressione militare e tipicamente imperialista di uno stato: il Regno di Sardegna rivolta verso gli altri Stati presenti sul territorio della penisola e ciò in combutta con potenze come la Gran Bretagna e la Francia.
    2. La costituzione del Regno d’Italia avvenne senza il consenso della maggioranza delle popolazioni che dovettero subire l’annessione. E’ ben vero che i misfatti devono essere legalizzati e , proprio a tal proposito, vennero effettuati plebisciti truffaldini.
    3. Dal punto di vista della “modernità”, ovviamente per qui tempi, in tema di legislazione sociale, il Regno di Sardegna era quello più arretrato. Le popolazioni annesse al Regno d’Italia, che godevano di una situazione migliore, si ritrovarono pertanto in una situazione di regresso.

    A 150 dall’unificazione esiste lo stato italiano ma sicuramente non esiste la nazione italiana (e nei fatti non esisterà mai) anche se i giornalisti, e non solo loro, hanno il malvezzo di considerare stato e nazione come sinonimi.
    Alla luce di quanto sopra non vedo francamente cosa ci sia da festeggiare. Sicuramente c’è solo da piangere.
    Mi sembra altresì evidente che chi festeggia il 150° dell’unità dello Stato lo fa in assenza di conoscenze e quindi appartiene alla categoria degli ignoranti in buona fede o, peggio, alla categoria di coloro che, pur avendo le capacità di capire, preferiscono allinearsi alla menzognera retorica demagogica e patriottarda di regime .
    Dopo di che continuate pure a celebrare ed a raccontarvela tra di voi.

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