Rognoni, le ragioni della Padania 1/ La beffa delle nazioni senza stato

patrimoniale_monopolidi ANDREA ROGNONI – Le ragioni della Padania sono le stesse di tutte le aree “senza stato” del mondo, tanti popoli non riconosciuti,
beffati finora dalla storia, assediati, vinti e gabbati da altre culture nazionali più astute e prevaricatrici, capaci di far credere al resto del
pianeta di esser le uniche legittimate ad avere una lingua, una capitale e un’azienda burocratica di massa. Il gioco al massacro è stato perpetuato ancor più in epoca moderna, con le colonizzazioni esterne e interne, con le legittimazioni farisaiche delle Nazioni Unite e delle cricche delle Olimpiadi. I nazionalismi isterici e dittatoriali del Novecento hanno lasciato poi in eredità tante nazioni senza patria, soprattutto in Europa. Ecco perché la lotta per l’autonomia e il Federalismo in Italia e soprattutto nel Nord della Repubblica, grazie alla schiettezza e alla lungimiranza di chi l’ha guidata in chiave direttamente politica, non ha mai parlato il linguaggio della chiusura e dell’egoismo, della xenofobia e della diffidenza, ma quello metaforico e paradigmatico della libertà di tutte le vere patrie (cioè “matrie”, con neologismo che rende ragione della priorità della cultura materna rispetto a quella degli stati centralisti) del mondo.

 

LE RAGIONI NATURALI
La Natura ha provveduto a fornire alla Padania dei confini piuttosto netti, caratterizzati da una parte dallo spartiacque alpino e dall’altra da quello appenninico toscoemiliano: quella che la buona tradizione dei libri di geografia descrive come val Padana, enclave staccata dal resto d’Europa e dalla penisola italiana vera e propria; la padanità riuscirà a debordare da essa sul piano socioeconomico ma i fondamenti geografici continuano a corrispondere col bacino idrografico del Po, un contesto fertilissimo, di natura glaciale, morenica e alluvionale, che costituisce un continuum piuttosto omogeneo (ne è prova il tipo di coltivazioni) dalla piana di Cuneo a quella del Friuli lungo il pedemonte subalpino e prealpino e dalla piana di Alessandria a quella di Cesena lungo il pedemonte appenninico.

 

Il grande padre (unico legittimo?) Padus raccoglie tutte le acque portandole nel seno di quell’Adriatico che nei tempi preistorici inondava
l’intera Valle. Si può parlare comunque anche di Padania esterna per Liguria e valle toscana dell’Arno in virtù del rapido precipitare dell’altitudine nel versante sud dell’Appennino, tanto da far risucchiare le due realtà dai flussi antropici della Padania interna.

 

LE RAGIONI STORICHE
Vanno innanzitutto sottolineate le differenze strutturali tra panorama preistorico della Val Padana e panorama preistorico della penisola. Le civiltà di Remedello e Scamozzina (rispettivamente Lombardia orientale e occidentale) erano caratterizzate dalla pratica dell’incenerimento tipica del Nordeuropa e conosciuta solo frammentariamente a sud del Po; in epoca più recente la civiltà golasecchiana (protoceltica) da una parte e la civiltà terramaricola dall’altra (segnata dall’uso di capanne di legno) vanno
valutate come assolutamente autonome rispetto a quelle peninsulari in fatto di arte, milizia, economia e tecnica funeraria.
La recente notizia di ritrovamenti geoarcheologici che dimostrerebbero l’improvvisa scomparsa delle Terremare in Emilia a causa di fenomeni di siccità attorno al 1200 avanti Cristo avvalora l’ipotesi di una Padania meridionale rimasta a lungo spopolata e successivamente abitata dagli Etruschi e dai Celti.

 

Ma la prima popolazione storica della Padania, almeno di quella occidentale, risponde al nome dei Liguri, civiltà dedita alla caccia prima ancora che all’agricoltura, da cui potrebbero esser discesi gli stessi Camuni, primi artisti della pietra. A partire dall’ 800 avanti Cristo chiara e forte risulta l’impronta celtica nell’intera valle padana, con origine nella zona insubre e progressivo insediamento delle varie tribù fino al mar adriatico (qui in condominio coi veneti e gli umbropiceni). Tuttora i libri di storia che circolano nelle nostre scuole non fanno intendere a dovere l’autonomia etnica e culturale dell’area che non a caso verrà chiamata dai romani stessi “Gallia Cisalpina”. I celtogalli, unitisi ai liguri preesistenti e ai veneti a est, hanno dato vita a una civiltà ben diversa da quella latina, dalla quale ultima sono stati sconfitti, ma mai definitivamente cancellati e vinti, negli ultimi secoli dell’era precristiana. In età repubblicana e imperiale l’autonomia culturale della Padania come di altre aree romanizzate al di là delle Alpi è riuscita a mantenersi nonostante la pesante imposizione di varie istituzioni e la centuriazione del territorio.

 

Lo sbocco tardoantico di questa resistenza è rappresentato dalla costituzione, in campo ecclesiastico, della diocesi detta dell’Italia annonaria, guidata esemplarmente per un certo tempo dalla figura di Sant’Ambrogio vescovo milanese, che comprende l’intera area padana, giudicata da tutti omogenea al suo interno ed estranea alla penisola, detta Italia Suburbicaria. Il corso storico corrispondente all’alto Medioevo ha poi visto il progressivo nascere e crescere di una civiltà a lingua neolatina che grazie anche all’apporto dei Longobardi e dei Goti assai diversa da quella italica e per molti versi simile a quella occitana (Francia del sud), con la quale vennero mantenuti forti contatti sociali e culturali assieme alla Burgundia, all’Alemannia,
all’Elvezia e alla Rezia, civiltà perialpine di ancor più forte tradizione autonoma.

 

La storiografia ufficiale tende a dare di questo periodo un’immagine oscura perché i tratti feudali si oppongono a quella “gloriosa” idea di nazione che ha soggiogato l’Europa moderna e contemporanea, impedendo la conservazione dei popoli reali. In realtà, per lungo tempo la cristianità imperiale riuscì a salvaguardare l’identità della Padania stessa. Il basso Medioevo ha celebrato l’affermarsi della civiltà comunale e signorile, palestre di libertà e mecenatismo di chiara marca padana, che ha ulteriormente rafforzato la diversità tra la Padania e il resto d’Italia, soprattutto in ambito economico e giuridico. Il granducato dei Visconti è riuscito ad amalgamare diverse
realtà padane, arrivando fino a Perugia, proprio mentre a Genova il banco di San Giorgio inaugurava la finanza europea.
L’età moderna è stata caratterizzata in Padania dal persistere di stati autonomi che hanno difeso strenuamente i loro valori e le loro tradizioni pur sotto l’incalzare degli eserciti e delle amministrazioni francese e spagnola, mentre arrivava al suo culmine la straordinaria,
per certi aspetti inimitabile, esperienza della Repubblica Veneziana (meglio dire estpadana) di San Marco. Il Leone ruggiva anche nel Mediterraneo: una Santarmata che potremmo definire macropadana per composizione ed elezione impediva l’islamizzazione precoce
dell’Occidente fermando gli orientali a Lepanto.

(1-segue)

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