Rizzi: Von der Leyen, la donna che vuole gli Stati Uniti d’Europa e non il populismo

Schermata 2019-07-03 alle 15.40.09di MONICA RIZZI – Lasciatemi esprimere, come donna, la profonda soddisfazione per un’Europa al femminile. Qualificata, di alto profilo istituzionale, con cui potersi misurare. Non avremo economisti dell’ultima ora, propositori di fantasmagoriche uscite dall’euro o sostenitori di minibot, a guidare il vecchio continente.
La nomina in particolare alla guida della Commissione Europea della tedesca Von der Leyen, torna a illuminare una strada oscurata almeno in Italia dall’avanzata del populismo, del centralismo romano. Tra le affermazioni politiche che contano per ora di più c’è quella dichiarazione datata 2011 in cui Ursula Von der Leyen esprime il desiderio di creare “gli Stati Uniti dell’Europa, prendendo come esempio gli esempi federali di Svizzera, Germania, o Stati Uniti”.

Il processo insomma di integrazione europea che si basa sul riconoscimento delle autonomie, non della loro mortificazione, l’affermazione del federalismo e delle regioni come grimaldello per superare lo status quo degli stati nazionali, vecchi, superati, pericolosi, armati di odio, rancore, ritorno al passato.

Non serve dire di più. E’ il miglior auspicio per l’Europa che ci piace, quella dei popoli, non dei viceministri, non dei porti chiusi a corrente alternata a seconda di chi dice un ministero, mentre sull’altra sponda della stessa isola gli sbarchi sono accolti in silenzio.

Vogliamo l’Europa che genera cultura politica, non manipolazione mediatica. Il 26 maggio il voto non ha decretato il successo dell’ultradestra mascherata da buon senso, semmai in Europa si è affermata un’altra volontà. L’Italia autarchica, sempre contro tutto, è isolata. Ha successo solo a casa nostra questa politica del “Faso tuto mi”, a Bruxelles ci guardano preoccupati. Non c’erano i numeri perché il blocco delle destre potesse avere voce in capitolo, i voti del 26 maggio non sono serviti a nulla se non a rafforzare o indebolire gli equilibri tra le forze di governo.

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4 Comments

  1. caterina says:

    ha ben radicato il senso di distinzione tra stato e regioni, da loro i lender, che hanno autonomie che le nostre regioni non hanno e perciò si potrebbe sperare che sia sensibile alla trasformazione che in Italia è cosi osteggiata per il centralismo stupido instauratosi dopo la forzata e violenta famosa unità centosessant’anni fa e che vive ancora del motto “l’Italia è fatta, facciamo gl’italiani”, come se i popoli così diversi e ricchissimi di storia millenaria che ci vivono dovessero omologarsi sulla base di imposizioni lontane mille miglia dai costumi e regole di convivenza che li caratterizzavano… D’altra parte, se l’Europa non si dà una scrollata della griglia che si è imposta e non l’ha portata da nessuna parte, non ha neppure più senso di esistere perché diventata una sovrastruttura costosissima e inutile.

  2. caterina says:

    chissà se col passar degli anni l’originaria Von der Leyen ha cambiato opinione anche se la Germania da cui proviene

  3. luigi bandiera says:

    Il discorso sa tanto di MINESTRONE. Cioe’ di CONFUSIONE.

    Se si parla di federalismo alla Germania maniera e o Svizzera…

    Allora non e’ il caso nostro.

    Va ben, ormai i kattokomunistislamici hanno in mano l’europaa che non e’ certo dei popoli.

    La cantilena puo’ suonare cosi’: piu’ europa e meno popoli.

    E i popoli NON sono chiamati a decidere e anche se decidessero (ultime votazioni UE) sarebbe lo stesso, vincono e si siedono sulle poltrone i soliti poteri sebben con attori diversi.

    Che goduria leggere come si gira sto kax di minestrone.

    Stiamo soccombendo e non lo sappiamo…

    Salam

  4. Marco Green says:

    Purtroppo c’è un equivoco: quando parlano di federalismo i cosiddetti “europeisti-democratico-progressisti” intendono federazione degli attuali stati europei, volendo in questo modo togliere agli stati ulteriori fette di sovranità in favore di un maggiore centralismo europeo; insomma, si tratta di una lotta di potere tra centralismi e non di realizzazione di quell’Europa delle regioni (cioè delle vere nazioni) che vorremmo noi, veri democratici (qui senza virgolette) in quanto veri federalisti.

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