Rizzi: Se abbiamo il rating della Baviera ma dobbiamo stare con chi non ha voglia di lavorare. A quando la macroregione?

di MONICA RIZZI – E torniamo ancora a fare come i gatti sui maroni. Non ci stacchiamo da quella idea che si chiama macroregione e che non solo venne pensata da Gianfranco Miglio come via d’uscita dalla gabbia centralista che genera debito e pubblica amministrazione ferma alla prima guerra d’indipendenza (si fa per dire). Ci sono gli atti politici che parlano, e come già affrontato documentando di recente su questo quotidiano gli annunci dei partiti, torniamo a ripassare tutto ciò senza  inventare nulla di nuovo.
Era il 16 febbraio e correva l’anno padano del  2013. Sembrava il tavolo di una nuova era, quella del federalismo a geometria variabile per via elettorale. La Lega governava il Veneto, il Piemonte e, di lì a poco, la Lombardia. L’allora segretario Roberto   Maroni affermò: “E’ una sorta di ”sindacato territoriale. Se qualcuno ha un problema la macroregione si muove per risolverlo. Pretendiamo che i nostri soldi, che derivano da una buona gestione della cosa pubblica, li possiamo spendere come vogliamo”.
Una bella agenzia dell’Adnkronos riepiloga i fatti. Quel che ne è stato poi lo sappiamo, non serve aggiungere altro.
Sirmione, 16 feb. (Adnkronos/Ign) – E’ stato siglato oggi a Sirmione, sul lago di Garda, il patto per la macroregione del Nord tra il segretario federale della Lega Nord e candidato alla presidenza della Regione Lombardia, Roberto Maroni, il presidente della Regione Piemonte, Roberto Cota, il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia e il presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, Renzo Tondo. Presenti anche il sindaco di Verona, Flavio Tosi, il sindaco di Pavia, Alessandro Cattaneo del Pdl e l’ex ministro Maria Stella Gelmini.
La costituzione della macroregione del Nord, fortemente voluta da Maroni e inserita nel suo programma elettorale, rappresenta, secondo lo stesso segretario della Lega, una sorta di ”sindacato territoriale. Se qualcuno ha un problema la macroregione si muove per risolverlo e penso sia utile soprattutto per le autonomie locali, e i sindaci per le questioni che li toccano direttamente, come ad esempio il patto di stabilità. Pretendiamo che i nostri soldi, che derivano da una buona gestione della cosa pubblica, li possiamo spendere come vogliamo”.
”Quello siglato oggi – aggiunge Maroni – non è un accordo tra i vertici, tra i presidenti delle Regioni, ma riguarda tutti. Parte oggi questa sfida – conclude – che si allarga a tutte le componenti delle Regioni”.
Basta Sud, basta Roma” dice Zaia. ”Nella mia Regione – sottolinea – ho difficoltà a spiegare ai veneti che abbiamo il rating della Baviera ma siamo trascinati nell’oblio da chi non ha voglia di lavorare. Napolitano dice che il federalismo non è più una scelta ma una necessità, i risultati sono sotto gli occhi di tutti: il Nord lavora, gli altri sprecano. Io non so più cosa dire ai 160mila disoccupati veneti”.
Per Cota, la costituzione di una macroregione ”è una grande opportunità anche per il Piemonte. Oggi a noi rimane solo il 37% delle entrate tributarie e il risultato è che i piemontesi sono in grossa difficoltà perché hanno una pressione fiscale superiore al 60%”.
Dal canto suo il presidente del Friuli Venezia Giulia, Renzo Tondo, sottolinea come, nonostante la Regione a statuto speciale possa contare su molte agevolazioni, la costituzione della macroregione ”può essere un servizio per tutto il Paese. Se si ferma il Nord infatti – rimarca – si ferma tutta l’Italia. Ecco quindi che la costituzione della macroregione non è da vedersi come un privilegio ma anche una necessità per fare ripartire l’economia del Paese”.
Che la politica sia tattica, strategia, non c’è dubbio. Ma che possa trasformarsi in fantascienza, in spazio 1999 e nel caso Ospizio 2013, con perdita di memoria, ce ne passa. La macroregione resta attuale. Moderne sono le parole di Zaia quando afferma che diversamente siamo trascinati nell’oblio da chi non lavora neanche con le botte, e si fa ancora per dire. Oggi il Nord,i politici del Nord, che cosa hanno da dire alle loro decine di migliaia di disoccupati? Non serviva inventarsi la flat tax per uscire dalla crisi della pressione fiscale. Bastava e basta essere più liberi. Nella legalità, perché a conti fatti solo un progetto macroregionale ci tiene attaccati all’Europa e fa sopravvivere quel miracolo che è la giustizia sociale che abbiamo pagato con il nostro lavoro.
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2 Comments

  1. sciadurel says:

    ogni tentativo di sistemare questa finzione di “paese” è sempre andato a vuoto
    non venitemi a parlare del boom economico o di cazzate tipo “quando c’era la lira” perchè se non avete capito che li eravamo “al traino” dei dollari americani e del debito… allora lasciamo perdere

  2. sciadurel says:

    se i Padani non capiscono che l’itaglia ci ha rovinato e portato nel baratro … è tutto inutile

    e buonanotte ai leghisti 2018 che inneggiano al tricolore, veramente, condoglianze state uccidendo figli e nipoti per l’ennesima volta. amen

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