Rizzi a lindipendenza: se ci fosse Miglio sarebbe con Grande Nord. Avanti con le macroregioni

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di MONICA RIZZI* – Ho letto distrattamente su un quotidiano che Gianfranco Miglio dopo il congresso di Grande Nord si sarebbe rivoltato nella tomba. E perché mai? Io credo che il futuro del Paese abbia una cruna dell’ago obbligata. Quella della macroregione. Forse il grande professore si è rivoltato dopo le giravolte di chi ha sposato tutti i compromessi possibili per arrivare a governare. Oggi i partiti di governo sono solo degli algoritmi, dei fan, dei follower sui social. Fondamentali certo, ma non sono il cuore della democrazia che è il consenso reale, non il consenso attraverso la persuasione che ci ammalia con la tecnologia a portata di mano.

La deriva che stiamo vivendo è dunque figlia di una democrazia malata. A decidere se mandare o meno a processo qualcuno, è la rete. Non entro nel merito dei fatti di cronaca,  ma questo è sintomatico del grado di analfabetizzazione e di coloseizzazione della politica. Pollice verso o pollice su. O vivi o ti condanno. I social come moderno panem et circencens, si dà al popolo quello che chiede il popolo per conservare il consenso, per indirizzare il consenso. La storia non ha bisogno di essere reinventata.

Prendo la parola solo dopo il primo congresso programmatico di Grande Nord e lo faccio dalle colonne di questo quotidiano, che è libero più di altri, come la rete, ma che ci offre lo spunto della riflessione, e dell’approfondimento, dell’analisi che è indispensabile per la politica.

Sono più di 50 anni che si parla di Nord e Sud. Delle loro questioni. Abbiamo provato la devolution, abbiamo provato i decreti attuativi del federalismo fiscale. Abbiamo provato l’autonomia. Ogni volta è stato un salto nel vuoto drammatico. Un buco con il nulla attorno.

Il congresso programmatico di Milano del 17 febbraio scorso è stato una maratona faticosa, abbiamo dato voce ai partiti nostri ospiti, abbiamo ascoltato le voci delle associazioni, abbiamo ascoltato tutto e il suo contrario, a volte, ma alla fine la sintesi non si è fatta attendere. Sia dalle parole di Roberto Bernardelli, presidente federale di Grande Nord che dai contributi che hanno indicato la strada di un paese confederato in macroregioni. Quale sarà il modo per arrivarci? Probabilmente passerà da quella cruna dell’ago che ho detto all’inizio. Perché per quanto si possa immaginare, la crisi morde e questo governo non è la risposta ai mali del Nord, del Centro e del Sud.

Non lo potrà essere, da solo, un governo dei territori esatta fotocopia di un centrodestra o di un centrosinistra che mandano avanti l’ordinaria amministrazione. Grande Nord potrà essere ignorato dalla grande stampa, dal cartello delle televisioni, per non disturbare i manovratori. Sono scene già viste. Ma gli eventi ci daranno ragione, occorre essere preparati a cavalcare questa nuova frontiera del Nord, perché saranno gli altri a chiedere cosa vogliamo e con chi stiamo.

segretario organizzativo federale Grande Nord*  

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6 Comments

  1. caterina says:

    oggi pero’ ho letto da qualche parte che il sindaco di Napoli fara’ di Napoli una citta’ autonoma che si reggera’ con una sua criptomoneta… se questa e’ una sfida, magari fosse vera!.. Come vedete, non e’ il caso di essere reticenti e sempre col freno a mano per il timore di spaventare quelli che oggi sono i manovratori… Vale la pena studiare un piano di azione preciso e realizzarla veramente l’autonomia, senza timore sfidando chi oggi pensa stando a Roma di essere il padrone del motore… Si deve osare, con proposte precise e programmi che mirano a raggiungere una meta che in ogni caso e’ progresso e salvezza economica e in definitiva partecipata realizzazione di benessere in una convivenza operativa.

  2. RAFFAELE says:

    Cara Monica gli scticchoolii sinistri che attanagliano la trpubblica dellf banane Salvini o nkn Salvini sono srmpre piu’ forti, la confrderazione di macroregioni e’ una idea geniale che salva ol made in italy e l’export unica forza di questo baraccone chiamato italia. Purtroppo abbiamo poco tempo e molti nemici. Ma non dobbiamo avere paura, le idee quelle valide se portate avanti da gente srria e onesta arrivano sempre nei cuori della gente. Avanti con Grande Nord.

  3. Gianluca P. says:

    Una piccola nota: inquietante la gente che applaudiva su certi interventi. GN dovrebbe essere un movimento che guarda all’Europa, ai mercati, alla questione dei confini che diventano labili, mettendo in concorrenza zone con economie simili. Quello che Miglio teorizzava. La parola ‘enclave’ dentro la zona euro, usava dire il Professore. Nella sala si applaudiva a presunti alleati. Non è tanto quello che dicevano, ma il fatto che ‘Milano’ applaudiva senza un senso. La presa di coscienza è fondamentale. Se quella sala viene spostata a Barcellona, ma anche solo in alcune zone del Veneto, partono fischi a manetta e si deve smettere. Chi c’era in sala? Perché si cercano certe alleanze? Nel manualetto ‘Io, Bossi e la lega’, Miglio ammoniva sul fatto di fare attenzione – in tutte le fasi di sviluppo di un movimento – a non fare entrare nessuno e a non fare alleanze con nessuno. Erano 10 punti. Miglio va letto bene, non solo usato a caso. Dopodiché il percorso è in salita, un po’ per un nord dormiente e, un po’ perché l’ambiente dove si agisce oggi, Rizzi, è globalizzato e le variabili da tenere sotto controllo sono aumentate esponenzialmente. Giusto provarci, ma fare attenzione a non sbagliare la mira questa volta. TROPPI IN PASSATO HANNO USATO MIGLIO SENZA AVERLO LETTO E CAPITO, SOLO A FINI STRUMENTALI. Ps ” Milano vicino all’Europa Milano che banche che cambi.” Cantava, Lucio Dalla. Quella sala lì è addormentata. Se non si svegliano l’Europa diventa lontana, a 4 passi dalla Luna, che vi guarda e vi sorride, ma non vi porterà fortuna! ps2 non fare la lotta unidirezionale su Salvini. Per me è sbagliato. Ha gestito bene la questione globale, Salvini, e bisogna dargli atto di aver capito meglio di altri come la gente sente. Dopodiché usare termini dove il sovrano manca, (dove sta, chi è??) è il contrario della labilità del confine che predicava il professore. Facciamo si che il professore non si morto per nulla. Auguri!

  4. luigi bandiera says:

    In prima battuta mi scappo’ questa: pensiamo ai vivi e non ai morti che stanno bene dove sono perche’ senza italia. LA SCHIFEZZA…

    Pensiamoli e commemoriamoli giustamente ma ocio a questa formula:
    passato per il presente e’ uguale al FUTURO.

    (Pa.Pr=Fu)

    Vogliamo davvero cambiare il nostro futuro che sara’ giocoforza presente..?

    Bisogna cambiare il PRESENTE..! Per l’appunto.

    Ormai il passato e’ PASSATO e non si puo’ cambiare per cui se non si cambia il presente il futuro non cambiera’.

    Teoria davvero semplicissima.

    Oh, guardate che io non invento mai nulla anche se questa mia e’ una novita’.

    Saluti…

  5. Riccardo Pozzi says:

    Convengo con lei, prima di tutto sulla libertà di questo spazio (aggiungo la professionalità della sua direzione), e sulla amarezza di fondo dell’analisi. Invidio l’entusiasmo per la nuova formazione, anche se aumenta la mia perplessità sulla sua capacità di incidere realmente sulla politica che conta (penso a fondi e ad alleanze). Sono convinto che la questione nord esploderà ancora, come ha detto Ricolfi a radio24 stamattina, spero solo che prima di passare dalla cruna dell’ago il cammello non ingrassi troppo.

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