Riscrivere la storia: un’Europa più piccola e solo con il Nord Italia. Piace anche al Financial Times      

europa-impero-carlo-magno_258di ROMANO BRACALINI – Gli Stati-Nazione sono una invenzione recente, che però sono bastati a scardinare tradizioni, caratteri, storie locali che erano piuttosto rappresentative dell’antico spirito comunale europeo: Lega Anseatica, Amsterdam, Venezia, Firenze. L’Italia del Trecento, ma solo quella dalla Toscana in su, era la prima potenza economica d’Europa. Con l’unità fittizia del 1861 e l’aggancio del Sud feudale, l’Italia perse ogni prestigio; e i suoi sforzi per quanto vani suscitavano in Europa derisione e scherno. Si impose lo stile levantino della parte più arretrata, con la furbizia come metodo di vita e la corruzione come costante di governo. All’estero l’italiano era solitamente raffigurato nei tre caratteri tradizionali: baffi neri, pizza, mandolino. La mafia venne esportata negli Stati Uniti. Boss e generazioni di attori avevano, e hanno, nomi meridionali. Sotto questo aspetto l’Italia non cambia pur nell’alternarsi dei regimi. C’è voluto il centocinquantenario, col coro stonato dei laudatori, per misurare l’inconsistenza e la fragilità dello spirito italiano. La grande crisi che l’Europa attraversa è anzitutto crisi di identità.

 

L’Europa delle oligarchie è lontana dallo spirito dei popoli, come lo è l’Italia, questo sogno di ambizione di una dinastia  autoritaria e militarista, scesa, come dice la concisione di Carlo Cattaneo, “coi secoli e col Po”. Ma quello che accade oggi in Europa è forse solo il sintomo del cambiamento in atto. L’Europa, dice il grande storico francese Fernand Braudel, è stata dominata per cinque secoli dalle Città-Stato e solo da un secolo e mezzo dagli Stati-nazione. Tutto fa prevedere che questa Europa, che non ha un mastice comune e mette insieme paesi di diversa natura e dimensione,  senza che i popoli vengano interpellati, è destinata al tramonto. Così, dice sempre Braudel, avrà sempre meno senso parlare di tedeschi, francesi,o italiani, e i grandi Stati che oggi la compongono appariranno come desuete regioni storiche, come l’Attica, l’Etruria, il Brabante: scompariranno gli antichi confini nazionali posti dai sovrani, dai conquistatori, dagli egoismi e dai nazionalismi e torneranno le antiche denominazioni storiche dei popoli cancellati nella loro identità dagli Stati-nazione.

 

Braudel, insomma, immagina il ritorno dell’Europa delle Città-Stato, in cui i popoli,tornati sovrani, si uniranno non sulla base di una ambizione, o per avere più terra o più potere, ma nell’interesse comune al di là della lingua e dei confini. Così il Lombardo-Veneto si unirà al contiguo Tirolo ricomposto nella sua unità linguistica e territoriale. La Catalogna si unirà alle terre francesi d’oltre confine. Olanda e Belgio torneranno all’unità che fu spezzata quando il Belgio venne inventato per farne uno stato-cuscinetto, l’antemurale tra le ambizioni di Francia e Germania. Qualche tempo fa il Financial Times ha ipotizzato qualcosa di simile: un’Europa più piccola e solo col Nord Italia, insieme a Francia, Olanda, Germania, i paesi più ricchi del Nord e dell’Ovest. Il Sud Italia, chiamato Bordello, in italiano nel testo, insieme ai paesi più poveri del Sud e dell’Est: greci, polacchi, romeni.Le antiche convinzioni, i costumi, i caratteri regionali, nonostante gli sforzi dei regimi nazionalisti di estirparli e umiliarli, restano al fondo dei sentimenti più radicati.

Non è bastato trasformare il còrso Napoleone in simbolo della potenza militare francese per affezionare i còrsi alla Francia né farli diventare francesi. Così come era fallito il tentativo di Mussolini di far passare Napoleone per un “eroe” italiano. Quando l’Italia entrò in guerra e occupò la Corsica, i còrsi presero le armi contro gli italiani che si meravigliarono di non essere accolti come liberatori. La Scozia venne unità all’Inghilterra nel 1707. Oggi a Edimburgo c’è un Parlamento e un partito indipendentista scozzese. In Corsica, alle ultime elezioni francesi, ha vinto il partito indipendentista e il presidente eletto Talamoni ha fatto un discorso in lingua còrsa per rivendicare l’antico orgoglio isolano. Il Nord Italia, sganciato dal bordello italiano, aspira anch’esso all’indipendenza e all’autonomia con Milano capitale. C’è già un grande disegno di trasformazione europea: attende solo di essere ripreso e completato.

 

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4 Comments

  1. Giancarlo says:

    Questa presa d’atto della verità è incontestabile da parte di chiunque, salvo non si voglia arrampicare sugli specchi.
    E’ sotto gli occhi di tutti che voler creare un’Europa unita con 20-30 e più stati con storie diverse, lingue diverse, etc….etc…… più che sembra è come vedere una nuova ex URSS rinascere sulle macerie di un esperimento già fallito storicamente e quindi assurdo duplicarlo.
    Una Europa Federale, creata su regioni economicamente e storicamente omogenee è l’unica strada percorribile. Purtroppo gli egoismi nazionali e soprattutto gli interessi personali di personaggi che si ergono paladini della democrazia e degli interessi nazionalistici di ogni stato facente parte di questa Europa e che vogliono far credere che questa Europa è l’unica fattibile ed incontestabile…..avranno vita breve perché la forza dei popoli, quelli veri, quelli che esistevano e si è voluto cancellare come se fossero “scoasse bone solo a concimar i campi”….dovranno ricredersi e prendere atto che così come è stata mal concepita dovrà finire.
    Lo dicono in tanti, quasi ogni giorni anche i politici danno la colpa di tutto a questa Europa.
    Bene, allora perché non si cambia musica ?? Perché ??
    Perché la risposta non può essere che una, la casta dei politici e dei banchieri e dei finanzieri e degli industriali impongono prima di tutto i loro interessi e poi se ce ne rimane tutti gli altri.
    Ma noi non siamo tutti gli altri, noi siamo POPOLI il cui potere sovrasta almeno sulla carta quello dei politici e dunque è palese il loro interesse a mantenere uno status quo insopportabile e maledettamente fallimentare.
    Cosa ci vorrà perché ci si metta ad un tavolo a ricostruire un’Europa vera e fondata sui POPOLI SOVRANI……..VIA A REFERENDUM COSTITUTIVI E BASATU SULLA VOLONTA’ DEI POPOLI QUALSIASI ESSI SIANO. Meglio 50 stati/REGIONI ma la cui volontà è fondata sulla libertà e la democrazia diretta che come adesso mal governata da gente non eletta se non tramite la rappresentatività che a quanto sembra ha fallito in tutta Europa.
    WSM

  2. daniele says:

    Nota per Bracalini: il NORD è Repubblica Veneta e solo quel che resta fa capo a Milano!

  3. luigi bandiera says:

    Amo da morire questo genere di articoli.
    il perche’ e’ palpabile… o no..?
    Ce l’hanno raccontata in tutte le salse che noi siamo fratelli e uni e indivisibili. FALSO..!!!
    Sia i kattolici e sia i falcemartello. Adesso, oggi, si aggiungono anche gli islamici, per curare il nostro interesse.
    Quindi KKI.
    Stiamo soccombendo e noi pensiamo che tutto va bene.
    Continuiamo cosi’ che se la goderanno: gli invasori..!

  4. Benevento says:

    Fatelo pure,e al piu’ presto possibile…noi non abbiamo bisogno ne della porca italia ne ,ancora peggio, dell’europa !

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