Riscossione crediti, imprenditori lombardi e mala calabrese in affari

di REDAZIONE

L’operazione ‘Grillo parlante 2’ contro la ‘ndrangheta in Lombardia e’ la prosecuzione di quella conclusa nell’ottobre 2012. Ma, spiegano gli inquirenti, mentre allora si mettevano luce i presunti rapporti tra gli aderenti alla cosca di Limbadi (Vibo Valentia) e gli esponenti del mondo politico lombardo, stavolta e’ il turno degli imprenditori. Tutti i soggetti nei confronti dei quali sono state spiccate le misure cautelari devono rispondere a vario titolo di “estorsione aggravata dal metodo mafioso”. In una Lombardia strangolata dalla crisi, in cui e’ sempre piu’ difficile ottenere credito dalle banche, i piccoli imprenditori dell’hinterland che dovevano riscuotere denaro da altri imprenditori trovavano piu’ rapido e sicuro rivolgersi alla criminalita’ organizzata.

In una sorta di “cessione del credito alla malavitosa”, gli uomini del clan Mancuso si presentavano cosi’ ai debitori, raccontavano di essere subentrati ai legittimi titolari del denaro, e riscuotevano il debito trattenendo per se’ il 50% del totale come commissione per il servizio svolto. Le indagini dimostrano che gli ‘ndraghetisti non avevano neanche bisogno di esercitare la violenza, e per convincere i debitori inadempienti bastava presentarsi come appartenenti all’organizzazione, con tutto il carico di pericolosita’ e potenza criminale che circondava il nome dei Mancuso. Tutti i crediti riscossi con questo metodo dall’organizzazione andavano dai 3mila ai 12mila euro, e se gli episodi messi in luce incontrovertibilmente sono solo cinque, nel circuito sono coinvolti a vario titolo una sessantina di imprenditori, a riprova – dicono sempre gli investigatori – di quanto fosse diffusa l’omerta’ nell’ambiente. Gli arrestati sono Sabatino Di Grillo, 38 anni, gia’ detenuto nel carcere di Opera nell’ambito dell’operazione precedente, ritenuto l’elemento di maggiore spessore criminale, e Vincenzo Evolo, 51 anni, anch’egli gia’ detenuto. Ai domiciliari sono finiti Giuseppe Crivaro, 44 anni, e Mauro Mussari, 50 anni. L’unico soggetto a piede libero era Rocco Barbaro, 41 anni, fermato vicino a Roma mentre tornava in Calabria. Per altri personaggi, anch’essi di origine calabrese, e’ stato disposto l’obbligo di firma.

Ma le indagini non si fermano qui: in queste ore spicca infatti la figura di M.D., un pluripregiudicato 60enne originario di Vibo Valentia che tramite intestazioni fittizie gestiva immobili e terreni riconducibili alle attivita’ del clan Mancuso. A M.D. sono stati infatti sequestrati preventivamente, in attesa della confisca, 2 capannoni industriali, 10 appartamenti, 3 villette e 13 terreni agricoli ubicati nei comuni di Cuggiono, Boffalora Ticino, Renate Ticino, Castano Primo e Robecchetto con Induno, per un valore complessivo superiore ai tre milioni di euro.

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