Nordest, imprenditori pessimisti sulla ripresa nel 2013

di REDAZIONE

 ”Il clima di fiducia degli imprenditori del Nordest appare ancora critico e ulteriormente pessimista tanto che tutti i saldi sintetici risultano in peggioramento se riferiti alle attese per il prossimo trimestre”. Lo constata un’indagine della Fondazione Nordest tra 223 titolari d’impresa del Triveneto.

Unica eccezione, ancora una volta, e’ quella relativa alle vendite all’estero per le quali il dato rimane non solo positivo ma addirittura in crescita rispetto a giugno: da +12,7 a +18,2 e con 33,3% di imprenditori che prospetta una crescita.Ancora e solo export Per quanto riguarda le valutazioni circa la dinamica del Nord Est, a ottobre si registra un leggero recupero rispetto al picco negativo rilevato a giugno. Il saldo di opinione, che indica la differenza in punti percentuali tra le indicazioni di crescita e quelle di flessione, risale, infatti, da -82,0 a -67,4, dove a fronte del miglioramento e’, tuttavia, necessario osservare come il dato evidenzi una situazione ancora di forte criticita’, con valori prossimi a quelli registrati circa tre anni fa. Come allora, sette imprenditori su dieci ritengono che il Nord Est si trovi in una situazione di arretramento e, in particolare, per tre su dieci si tratta di una netta caduta.

Piu’ critica la situazione dell’economia italiana per la quale quasi il 90% del panel esprime un giudizio negativo di flessione, sebbene in leggero recupero rispetto a giugno, ma lontano dall’ultimo risultato positivo di maggio 2011. Anche l’Unione Europea presenta ormai dati negativi da novembre 2011. Ad ottobre 2012 il 59,2% degli imprenditori ritiene che l’economia di quest’area sia in flessione a fronte di appena il 7,7% che, invece, ravvisa una crescita. Per quanto riguarda, infine, l’economia americana e quella internazionale, dopo i brillanti risultati di inizio anno, a partire da giugno, seppur con risultati ancora positivi, si e’ registrato un certo rallentamento che ha portato i saldi di opinione rispettivamente a +15 e a + 35,5.

”Le prospettive per i prossimi sei mesi mostrano per ogni livello territoriale considerato valori sintetici migliori rispetto a quelli registrati a consuntivo – puntualizza Silvia Oliva, segretaria della Fondazione -. Tuttavia, per quanto riguarda l’economia nordestina, italiana e europea il clima di fiducia del panel appare ancora fortemente caratterizzato da un profondo pessimismo. Su questi fronti pesano certamente l’incertezza del quadro generale e internazionale, i dubbi sull’evolversi della crisi europea dei debiti sovrani e i dati ancora negativi su occupazione, consumi e investimenti che non sono in grado di poter dare una spinta all’attivita’ produttiva.

Per quanto riguarda il Nord Est solo il 10,8% ritiene che ci si potra’ attendere una crescita, mentre il 61,1% prospetta ancora una flessione. Per l’economia italiana i pessimisti sono il 75,3% e gli ottimisti il 3,4%, per quella europea il 45,6% e 13%”. Sul fronte statunitense si registra una sostanziale stabilita’ del saldo di opinione con una quota di chi prospetta una crescita nel prossimo semestre pari circa al 45%, a fronte di un 56% che, invece, si attende una dinamica positiva sul fronte internazionale. Anche a livello mondiale i dati confermano un buon clima di fiducia, ma lontano dai dati particolarmente brillanti registrati nel 2010 e fino a meta’ 2011. Tra giugno e ottobre si registra un leggero miglioramento di quasi tutti i saldi di opinione relativi ai diversi parametri aziendali, tuttavia, l’unico dato positivo rimane quello delle esportazioni (+18,6 da +13,9) che si confermano attualmente quale unico motore di sviluppo e di sopravvivenza per le imprese locali. Nello specifico a ottobre circa un’impresa su cinque dichiara di aver registrato un andamento positivo per produzione e ordini a fronte di una quota ampiamente piu’ rilevante di aziende che hanno registrato una flessione.

Tale incertezza determina un ulteriore peggioramento del dato sull’occupazione: sebbene rimanga prevalente la quota di chi dichiara una situazione normale in termini di organici, ben il 35,1% la giudica negativa e solo il 12,4% positiva, con una riduzione del saldo di opinione da -17 a -22,7. ”Questi dati mostrano in modo evidente – conclude Oliva – come l’Italia e, nello stesso modo il Nord Est, si trovino nella necessita’ di agire prontamente per risolvere da un lato il problema dell’occupazione, dall’altro quello della necessita’ di fare ripartire in tempi brevi la domanda interna, sia come consumi delle famiglie che come investimenti delle imprese, non potendo immaginare un futuro basato solo sul traino delle esportazioni”.

FONTE ORIGINALE: Agenzia Asca

Print Friendly, PDF & Email

Related Posts

2 Comments

  1. Culitto Salvatore says:

    il nord e il nord est italiani sono la parte più produttiva e industrializzata del paese, se sono in crisi loro ne risente tutta l’italia, secondo me è proprio questo il problema, è solo una parte del territorio quella sviluppata e il resto è lasciato al suo destino, se prendiamo ad esempio la sicilia, tale regione ha il potenziale per poter essere più produttivo sia del veneto che della lombardia eppure sta nell’oblio, a differenza delle su citate regioni nei 150 anni di storia italiana ha avuto sempre un costante peggioramento paragonandola alle regioni del nord ovviamente) questo è qualcosa che effettivamente è difficile da capire e da spiegare, veneto e lombardia in particolare hanno avuto un miglioramento delle proprie condizioni superiore a quello avvenuto nel resto d’europa, partivano da standard incredibilmente bassi ma sono riusciti grazie all’impegno, al lavoro e ai finanziamenti dello stato a diventare un area altamente industrializzata e produttiva, il sud…beh il sud è stato trattato come colonie, un disinteresse totale in tutti i settori, politici, amministrativi, legali, i risultati purtroppo oggi sono ancora più evidenti che in passato, se non si fosse distrutto il sud il meridione oggi avrebbe potuto dare una mano all’economia italiana, la situazione delle prosperose regioni padane oggi non sarebbe di crisi, facendo crescere l’italia tutta e non solo una parte di essa oggi il nord sarebbe forse un po meno sviluppato ma non avrebbe i problemi attuali perchè non dovrebbe mantenere nessuno, anzi avrebbe avuto la possibilità di superare i problemi anche grazie al resto d’ìitalia, quando su questo giornale si legge di fallimento italia non posso che darvi ragione, l’italia è fallita come entità, come nazione, perchè si è scelto di puntare tutto sul cavallo sbagliato

    • claudio says:

      Sugli investimenti dello stato forse occorrerebbe da metterci alcuni puntini sulle ‘i’.
      E’ innegabile che il sud, inclusa la Sicilia, abbia ricevuto in decenni una montagna di soldi. E’ anche innegabile che il “triangolo” (così veniva chiamato) industriale era tra Torino, Genova e Milano, dove non solo sono arrivati investimenti ed infrastrutture, ma anche facilitazioni e sovvenzioni indebite a certe imprese piemontesi, la FIAT in testa.
      Il Veneto (ed il Friuli) sono il caso d’eccezione, e in parte anche l’Emilia. In questi posti non sono mai arrivati investimenti, tantomento infrastrutture. Gli unici investimenti li portò Volpi a Marghera con industrie chimiche e il porto, parliamo comunque di briciole in confronto a quello che fu speso nella penisola.
      Ebbene la cosa interessante è che quest’area è relativamente depressa, specie quando i carrozzoni hanno dovuto alimentarsi del vero mercato. In compenso sono stati fatti danni enormi: dall’avvelenamento della laguna, al lento affondamento di Venezia, dovuti (ormai tutti lo riconoscono) all’allargamento delle bocche e la costruzione dei canali per le navi.
      Le aree del Veneto che si sono davvero sviluppate sono quelle dove non sono mai arrivati investimenti, anzi, ogni volta che si poteva si è venuti a mungere. Queste sono il vicentino, il veronese e il trevigiano.
      Se per l’Emilia la prossimità con la Lombardia e il Piemonte possono avere avuto effetti di riflesso, questi in Veneto ne hanno avuti molto meno. Veneto e Friuli hanno potuto sfruttare invece la contiguità con Austria e Germania, naturali partner commerciali da sempre.

Leave a Comment