LA TRUFFA DEI RIMBORSI ELETTORALI E L’ACCUSA DI QUALUNQUISMO

di MATTEO CORSINI

“Troppo spesso ci sono proposte che non meritano neppure commenti e sono quelle che alimentano l’antipolitica e il qualunquismo che imperversa in Italia. Mi assumo la responsabilità di aver lavorato per l’aumento dei rimborsi elettorali che difendo: non sono né pentito, né dissociato”. (U. Sposetti)

Ugo Sposetti, a lungo tesoriere del Partito Comunista Italiano e delle sue successive denominazioni, difende la legge del 2002 che ha aumentato i rimborsi ai partiti, rendendoli oltremodo esosi per i cittadini. Quello di Sposetti è un atteggiamento coerente, avendo egli sempre sostenuto questa posizione. Ciò nondimeno, non mi pare per nulla condivisibile, e non solo perché sono tra coloro che pagano il conto pur ritenendo del tutto indesiderabili i servizi offerti da coloro che si occupano a tempo più o meno pieno di politica e occupano le poltrone di Camera e Senato.

“Antipolitica” e “qualunquismo” sono le due parole che si trovano in qualsiasi frase fatta pronunciata dai difensori dei “rimborsi elettorali”, la formula inventata in sostituzione di “finanziamento pubblico” allorquando quest’ultimo venne abolito da un referendum. Questi autodefinitisi servitori della collettività, che un giorno sì e l’altro pure insistono nel dire che vogliono fare gli interessi dei cittadini e il bene del Paese, che il popolo è sovrano (a questo punto solitamente tirano in ballo pure l’articolo 1 del loro grande Totem: la Costituzione) e altre amenità del genere, aggiungono poi, di solito, che “la politica costa”.

E come se costa! La cosa che evitano accuratamente di fare, però, è un qualche confronto con altri Paesi di quell’Europa spesso invocata con l’altra frase fatta “serve più Europa”. E’ di pochi giorni fa la conclusione ridicola, ancorché prevista con largo anticipo, della commissione istituita per comparare le indennità dei parlamentari italiani a quelle di altri Paesi europei: in sostanza hanno detto che non ne riuscivano a venire a capo. Ritengo che non sia necessario aggiungere altro. Ebbene, secondo i dati riportati dal “Sole 24 Ore l’11 aprile”, i rimborsi elettorali costano ai contribuenti italiani 189.2 milioni ogni anno, mentre in Germania la cifra è di 130 milioni. Si noti che i tedeschi sono circa 20 milioni in più degli italiani e il loro Pil pro capite è di un 20 per cento abbondante superiore al nostro. E che dire della (statalistissima) Francia? 74.8 milioni all’anno.

Meglio non andare oltre. Tra l’altro, i “rimborsi elettorali” sono mediamente dalle tre alle quattro volte superiori alle spese documentate dai partiti. Signor Sposetti, sono antipolitici e qualunquisti anche i numeri?

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