Riina, lo Stato del pizzo e dei mafiosi che giurano sugli eroi dell’Italia

di GIULIO ARRIGHINI – Totò Riina merita la morte che si merita. I conti col padreterno li farà dopo, per ora non ha ancora finito di farli con la giustizia terrena. Ma forse ci siamo già dimenticati che la mafia, le varie mafie, le ‘ndrine…. in generale tifano per l’Italia. Per lo Stato italiano. Rispolveriamo insieme la cronaca! ndrangheta

Giuravano su Mazzini e Garibaldi. E anche sullo stragista Lamarmora. E uno. E due: la ‘Ndrangheta faceva recupero crediti per le imprese, al posto dell’inesistente giustizia civile. La straordinaria registrazione del rito di affiliazione da parte della Dia di Milano che ha tagliato la testa a 40 adepti della mafia calabrese nel triangolo più intraprendente del Nord tra Como, Lecco e Brianza, ma anche Verona e Bergamo, dovrebbe far insorgere il patriottismo italiano, per lesa maestà. Invece no. Sono fatti accaduti nell’inverno 2014 ma già sono dimenticati…

Stragisti e massoni

Non giuravano, di certo, sul brigantaggio o sulle insorgenze, o su San Marco, i nuovi criminali. Macchè. Agivano in nome e per conto della prosecuzione di un stato che, grazie a Garibaldi, Mazzini e il generale Lamarmora, il terzo della tripletta patriottica, ha taroccato la storia. I tre hanno agito, assistito, condiviso la responsabilità politica di reprimere le libertà, falsificare i plebisciti di annessione, reprimere, come fece il generale che fu anche primo ministro per meriti sul campo, la rivolta dei genovesi con feroce intervento armato. Al pari di Enrico Cialdini, compagno di merende, un altro eroe del Risorgimento a cui ancora si dedicano vie e piazze.  Cialdini a Napoli ebbe poteri eccezionali per sterminare, è il termine esatto, la rivolta del Sud  attraverso il brigantaggio. Non bastando le misure speciali, si passò col plauso di Mazzini e Garibaldi e Lamarmora ad arresti in massa, esecuzioni sommarie, distruzione di casolari, borghi rurali. Rastrellamenti a oltranza, rappresaglie in stile nazista come quelle che rasero al suolo Casalduni e Pontelandolfo. Ma ai Cialdini di turno la toponomastica ancora si inchina. Mancava, nell’elenco dei mafiosi, Bava Beccaris. Forse ancora non glielo avevano spiegato.

La saldatura tra Stato e mafia esiste

La saldatura tra Stato e mafia esiste, ed è nella violenza culturale a cui ci si ispira. Sta nell’essere compari dove serve, nel desertificare i territori, come già accade, nell’esercitare l’estorsione fiscale e la sua esazione, come già accade. Sta nel non avere potere contrattuale elettorale, perché decidono gli altri. Puoi solo scegliere se morire con l’uno piuttosto che con l’altro, rappresentato peraltro dal sistema dei partiti, comparse del parlamento che non ha poteri già da un pezzo, visto che, come disse anche Draghi, indebitati come sono, la sovranità gli italiani l’hanno già persa.

Insomma, la ‘Ndrangheta celebra gli stragisti e gli statisti che cancellano la dignità umana e soverchiano le identità. Il controllo delle finanze, del sistema bancario, del potere politico, non la differenzia dallo stile di una certa massoneria sanguinaria. Di Pontelandolfo e Casalduni non rimanga pietra su pietra”, aveva ordinato Cialdini amico del terzetto idolatrato dalla ‘Ndrangheta.

Del Nord, oggi, non resti pietra su pietra. Come a Genova con Lamarmora, oggi si fermi la fame di giustizia sociale che sale dai territori, al quale il governo di Mazzini e Garibaldi e Lamarmora negano di esprimere il pensiero. E avanti discorrendo.

“Ieri mattina all’alba giustizia fu fatta contro Pontelandolfo e Casalduni. Essi bruciano ancora”. E’ questo il metodo per ottenere il consenso, l’esercizio della forza armata, il terrorismo di Stato, che si può imitare per guadagnare la sovranità dei territori. Cosa lo rende diverso rispetto alle famiglie che controllano la Lombardia con la minaccia delle bombe?

Più mafiosi che clandestini

Infine, con tutto il rispetto, ci sono forse più affiliati alla ‘Ndragheta tra Lecco, Como e la Brianza, triangolo in cui per la prima volta è stato filmato il rito affiliazione, che stranieri clandestini. Ci preoccupiamo, legittimamente, di un fenomeno in crescita, gli sbarchi, ma non ci rendiamo conto che l’economia è in mano ad un secondo Stato che ha esteso sin qui il controllo di fabbriche, negozi, banche. Siamo commissariati. E a volte senza alternativa. Se ti distruggono il negozio, devi continuare a pagare comunque le tasse. Se paghi prima il pizzo, almeno la mattina alzi ancora la serranda, finché lo decide il patto di stabilità o le clausole di garanzia per rientrare nel debito. Come vuole Bruxelles, la mafia dei colletti bianchi che non finisce però nelle inchieste dei Ros.

Però la preoccupazione è liberare Riina…

Print Friendly, PDF & Email

Related Posts

2 Comments

  1. Frico says:

    Infatti, alle prossime elezioni farsa mi presenterò alle urne non votando e dichiarando il mio non avvallo a questo stato mafioso..amen.

Leave a Comment