Rigodanzo, il “mungivacche” che se ne è sbattuto delle “quote latte”

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La sua guerra la combatte dal sedile di un trattore: e anche ieri, prima ancora di arrivare al presidio di Soave, il “guerriero del latte” Eugenzio Rigodanzo ha voluto dire la sua. Nel suo stile, stavolta inchiodando il trattore per mezzora sul cavalcavia sulla A4, a San Lorenzo, e non si è capito se per farci cadere un po’ di letame o meno. E da lì, dal trattore, ha spiegato le ragioni della sua rabbia sventolando una sentenza attesa da 17 anni che anziché dargli del matto, come accade spesso, lo definisce parte lesa assieme a tutti gli allevatori italiani “vittime” delle quote latte. «Matto io?», gridava imprecando dalla cabina del suo trattore. «Guarda qua!». Tutte le risposte sono scritte in una sentenza del Tribunale di Roma depositata nemmeno un mese fa. In quella sentenza Rigodanzo, «l’unico Veneto dei cinque mungivacche che non hanno mollato», da guerriero aggressivo diventa parte lesa. «In cinque!», si scatena, «in un Paese che conta 36 mila allevatori e 110 mila agricoltori».

In questa mezzora di blocco della bretella che dalla provinciale di San Lorenzo scende verso il casello e la regionale 11, tra le 10.30 e le 11, Rigodanzo parafrasa la sentenza: «Per le quote latte, ho parlato con gli ultimi sette ministri all’Agricoltura. La mia rabbia è colpa loro, perchè non mi hanno permesso di fare il mungivacche come volevo io. Io l’ho fatto lo stesso, e per tutta risposta mi hanno fatto arrivare cartelle di Equitalia mezze false. Per darmi ragione ci hanno messo 17 anni». La sentenza con cui il Gip Giulia Proto archivia il procedimento per truffa a carico di Agea (Agenzia per le erogazioni in agricoltura) ma suggerisce al Pm di procedere per falso parla chiaro. «Dopo 17 anni, dopo rinvii continui, l’arresto del Capo dipartimento del Ministero delle Politiche agricole e forestali un anno fa, il Csm che nell’ottobre del 2012 solleva dall’incarico il pm di questa inchiesta, il giudice che cambia e quello nuovo che viene nominato e a me comunicato una settimana prima dell’ultima udienza. Hanno verificato che le quote latte non erano state correttamente quantificate, cagionando danni sia ai produttori che allo Stato italiano per le sanzioni, ma che, soprattutto, i funzionari Agea per giustificare l’errore modificarono i criteri di calcolo del numero di capi potenzialmente da latte».

Rigodanzo ricostruisce la questione e cita ampi passaggi della sentenza: ci aggiunge solo che «ora si dovrà fare chiarezza su qualcosa come 426 milioni di euro». Ieri, però, ce l’aveva anche con Alfano: «Ha accusato tutti di aver lordato i pantaloni delle divise delle forze dell’ordine! Sono stato io a dare l’ordine (il lancio di letame nei pressi di Vancimuglio oltre 15 anni fa, ndr), e me ne assumo tutta la responsabilità. L’unico colpevole sono solo io: ho preso 4 mesi e 10 giorni».

FONTE ORIGINALE: http://www.larena.it

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One Comment

  1. caterina says:

    l’Italia è piena di eroi solitari capaci di resistere ad uno stato mostruoso che nessuna organizzazione riesce a debellare… occorre scardinarlo dalle fondamenta, ed è semplice…nel Veneto lo faremo: voteremo SI al referendum per l’Indipendenza…
    apripista per chi ci vorrà imitare!

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