Vuoi asilo politico? Braccia per l’agricoltura svizzera. In Italia? Caporalato

asilo di IRENE FRANCESCONI GALLI

Più chiari di così si muore. Nel vallese, già da anni, almeno 10, chi chiede asilo viene impiegato in agricoltura. Lì, il lavoro non manca, e il cantone definito pioniere nei programmi d’occupazione, ora diventa un faro anche per gli altri, per risolvere una questione esplosa soprattutto dopo lo stop del 9 febbraio con il referendum sull’immigrazione di massa. Mercoledì, spiega il Corriere del Ticino,   verrà analizzata mercoledì dall’Ufficio federale della migrazione (UFM). “Con il sistema di contingenti, l’agricoltura teme di dover affrontare mancanza di manodopera. Per compensare l’assenza di una parte dei 25.000-30.000 stagionali, in particolare polacchi e portoghesi, l’idea è quella di utilizzare le forze lavoro già presenti nella Confederazione”. Detto, fatto. C’è posto per tutti, se c’è posto. E i numeri sono questi:

secondo  Jacques Bourgeois, direttore dell’Unione svizzera dei contadini (USC), i termini ci sono tutti per far quadrare il cerchio, con circa 14.000 persone che potrebbero essere prese in considerazione.

“In Vallese, cantone pioniere nei programmi d’occupazione, richiedenti l’asilo vengono impiegati da più di 10 anni nell’agricoltura. Nel 2000 venivano proposte attività lucrative per 421 persone, ha spiegato Roger Fontannaz, responsabile cantonale del settore. Visti i buoni risultati, il piano è proseguito, e oggi lavorano circa 450 richiedenti”.

La questione, se raffrontata con quella italiana, impone una seria riflessione. In Svizzera gli stranieri che hanno titolo per restare, hanno contratto e paga sindacale nei campi. In Italia, diventano immediato caporalato della mafia. Forse non ci resta che dichiararci prigionieri politici di uno Stato inetto e chiedere asilo. Meglio i campi che tirare a campare.

 

 

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6 Comments

  1. CARLO BUTTI says:

    Dopo il referendum si teme mancanza di manodopera? Ma che lungimiranza, che faro di intelligenza, che modello da seguire!!!

  2. Riccardo Terzi says:

    In alcuni comuni siciliani, molti giovani immigrati sub sahariani hanno accettato la proposta di lavorare come “apprendisti cantonieri” . Ogni giorno sono impegnati a pulire aiuole, strade, argini in prossimità di corsi d’acqua prosciugati dalla calura estiva. Molti altri, invece, sicuramente la maggioranza , non hanno accettato perché decisi a raggiungere loro congiunti in Francia, Germania o in altri Paesi del Centro e del Nord Europa.Ma questi “generosi , ospitali ed organizzati” Paesi , da voi indipendentisti ritenuti al top della civiltà, non si degnano nemmeno di prendere in considerazione le loro domande d’asilo. Un amico siciliano, ex compagno di studi universitari, ritornato nella sua città natale , dove opera come funzionario di Polizia, da me contattato recentemente col cellulare, per una “rituale” chiacchierata amichevole, mi ha detto , tra le altre cose, che la maggior parte dei giovani immigrati, inclusi i Siriani in fuga dalla guerra, escludono dalle domande d’asilo soprattutto la Svizzera, sapendo , tramite informazioni precedenti , che è la più inospitale e la più restia, tra i Paesi transalpini, a concedere visti di ingresso o a concedere permessi d’asilo. Altro che accoglienza e lavoro in agricoltura! Informatevi bene prima di diffondere notizie infondate sull’ efficiente accoglienza degli Svizzeri.

    • Stefania says:

      Essere padroni a casa propria vuol dire essere liberi di decidere quanti stranieri ospitare e come aiutarli. Preferiamo quello che accade in Italia?

      • Riccardo Terzi says:

        Anch’io sono convinto che un Paese in profonda crisi economico-sociale, come l’odierna Italia, non può permettersi di accogliere una massa di profughi come quella che, da anni , continua a sbarcare sulle nostre coste. Ma cosa fanno gli altri Paesi transalpini (Francia, Svizzera, Austria, Germania)? Si sono forse precipitati a dare una mano all’Italia? Ma nemmeno per idea! E dire che alcuni di loro non hanno problemi economici. E cosa può fare il nostro Paese quando arrivano migliaia di donne e bambini laceri, affamati e semi assiderati, provenienti da Paesi come la Siria dove regnano sovrane morte e distruzione? Dovrebbe ordinare a marinai e soldati di aprire il fuoco contro questi disperati? Lei, Stefania, avrebbe il coraggio di sparare contro bambini o donne in cinta? E’ un problema enorme, di difficile soluzione, che deve essere risolto con l’intervento e la coordinazione di tutti i Paesi europei, inclusi quelli non bagnati dal Mediterraneo. Governo e diplomazia devono attivarsi concretamente per creare un’organizzazione comunitaria efficiente che risolva QUOTIDIANAMENTE il problema. Ma , per favore, non citate Paesi che , sulle disgrazie altrui,ora e in passato, si sono dimostrati cinici ed indifferenti o, addirittura, come la Svizzera, si sono arricchiti(per esempio impadronendosi degli enormi depositi degli Ebrei perseguitati dai nazisti e , se richiedenti asilo, respinti alle frontiere elvetiche, con conseguente assassinio nei lager hitleriani).

  3. giovanni says:

    Ai nostri politici non sta a cuore il paese ma la poltrona !

  4. Dan says:

    Giustamente essendo gli stranieri una minoranza, fin dal principio, sono stati trattati come tali: o mangiavano la minestra o saltavano dalla finestra.

    Supponendo, sperando, in una sveglia tardiva da parte dei nostri, se domani dovessero radunare un centinaio di richiedenti asilo e mettessero davanti loro una zappa ed una vanga, questi accetterebbero a testa bassa o si scatenerebbero forti del fatto che ogni giorno che passa sono sempre meno una minoranza ma soprattutto sono tutt’altro che posati ?

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