Riforme, arriva il referendum: vuoi tu più Stato e meno Regioni?

sprechidi GIULIO ARRIGHINI

Hanno approvato le riforme. Ve ne siete accorti? Avete brindato? No, il Paese pensa ad altro, a come arrivare a fine mese e trovare lavoro. In altre parole, si pensa a come sopravvivere.

Poco interessa anche alla gente che Forza Italia si sia spaccata, che la Lega litighi per le liste elettorali in Veneto. Ci sono altre priorità: le bollette.

Sapete che si andrà a referendum? Renzi porterà il quesito all’attenzione dei sudditi elettori. E nel pacchetto sorpresa c’è la clausola di salvaguardia. Ovvero il diritto dello Stato di legiferare in materia regionale quando e come vorrà, per il bene della patria, per il bene comune.

Di certo le rimborsopoli e le sprecopoli delle Regioni non hanno favorito un processo di affrancamento, di emancipazione di queste entità rispetto al loro mandato originario. Sono solo e soprattutto centri decentrati di spesa, buoni per collocare gli amici, i parenti, ed erogare consulenze. Dunque, lo Stato nel suo ritorno sulla scena con un neocentralismo  garantito dalla sacra Costituzione, procede a riconquistare le posizioni forse perdute.

Altro che macroregioni, altro che referendum per le autonomie e gli statuti speciali. Roma pigliatutto.

Ed ecco il piccolo vademecum delle riforme. Il provvedimento tornerà in Senato, ma alla gente interessa davvero questa disputa tra partiti per dividersi il Paese?

Composizione del Senato, modalità di elezione del Presidente della Repubblica, immunità per i Senatori: sono questi i punti controversi della riforma costituzionale approvata oggi dalla Camera in seconda lettura. Alcuni di essi potranno in teoria essere modificati in Senato mentre altri, come la composizione del futuro Senato no, essendo stati confermati dalla Camera nello stesso testo licenziato in prima lettura da Palazzo Madama.

COMPOSIZIONE DEL SENATO. Seguendo le richieste di Fi, i futuri 95 senatori saranno consiglieri regionali eletti dai vari Consigli Regionali. Molti critici propongono il modello tedesco, con la presenza in Senato delle Giunte Regionali anziche’ dei Consigli. Era la posizione iniziale del Pd e, alla Camera, della Lega, nonché di diversi costituzionalisti.

SENATORI DI NOMINA PRESIDENZIALE. E’ un altro punto non modificabile in Senato. Nel Senato siederanno gli ex presidenti della Repubblica e “fino a cinque” senatori nominati dal presidente della Repubblica, che resteranno in carica sette anni. Visto che il futuro Senato sara’ una Camera delle Regioni e delle Autonomie territoriale, i critici sottolineano l’estraneità dei senatori di nomina presidenziale.

ELEZIONE DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA: la Camera ha cambiato il testo del Senato. Sono previsti dei quorum decrescenti nei primi sei scrutini (i due terzi degli aventi diritto, e poi i tre quinti), e dal settimo in poi occorreranno i tre quinti dei votanti (il 60%). La norma e’ stata introdotta per impedire che la maggioranza possa eleggere da sola il Presidente, ma c’e’ il rischio che il Parlamento si blocchi, finche’ non verra’ accettato il candidato indicato dalla minoranza.

IMMUNITA’ A SENATORI – I futuri senatori godranno delle stesse tutele dei deputati, compresa l’autorizzazione a procedere per l’arresto o l’utilizzo delle loro comunicazioni nei processi. Il testo non specifica se questa garanzia riguarda solo l’attivita’ parlamentare e non quella nei Consigli Regionali, con rischio di disparita’ tra consiglieri regionali semplici e consiglieri-senatori. Anche qui la Camera ha confermato il testo del Senato.

CLAUSOLA DI SALVAGUARDIA – La Camera potrà approvare leggi nei campi di competenza delle Regioni, “quando lo richieda la tutela dell’unità giuridica o economica della Repubblica, ovvero la tutela dell’interesse nazionale”. Il ddl potrà essere presentato solo dal governo, mentre alcuni studiosi e parlamentari chiedono che possano farlo anche i parlamentari.

SINDACATO PREVENTIVO SU LEGGE ELETTORALE – un quarto dei deputati potranno chiedere alla Corte di esprimersi preventivamente sulla legge elettorale approvata, prima che essa sia promulgata. La sinistra interna Pd e alcuni costituzionalisti chiedono che questo quorum sia abbassato a tutela delle minoranze parlamentari.

 

segretario Indipendenza Lombarda

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