RIFORMA DEL LAVORO, ALTRA GIRAVOLTA SULL’ARTICOLO 18

di REDAZIONE

La riforma del mercato del lavoro rischia di trasformarsi in un boccone amaro per le imprese.

Gli imprenditori, già sul piede di guerra per le ipotesi di modifica prospettate sulla stampa (di fronte alle quali, hanno detto, meglio nulla che una cattiva riforma), hanno accolto il ddl presentato dal premier Mario Monti e dal ministro Elsa Fornero con malessere e delusione. Ma Fornero invita gli imprenditori ad essere contenti e a guardare all’intera riforma. E anzi li bacchetta: con le modifiche all’articolo 18 ora non hanno più «alibi» per non investire.

Già in mattinata le imprese avevano fatto sentire il proprio disappunto sulle ipotesi di modifica. Abi, Alleanza Cooperative, Ania e Confindustria hanno infatti diffuso una una nota congiunta per ribadire, nel caso in cui le indicazioni sulle modifiche alla riforma del lavoro avessero trovato conferma, che al Paese «serve una buona riforma» e che, piuttosto che una cattiva riforma, è meglio non farne alcuna. Le imprese ritengono infatti «inaccettabili» le modifiche sull’articolo 18, «in particolare la diversa disciplina per i licenziamenti di natura economica e quella che va complessivamente configurandosi per i contratti a termine», specie quelli stagionali.

Le modifiche, secondo gli imprenditori, «vanificano il difficile equilibrio raggiunto e rischiano di determinare, nel loro complesso, un arretramento piuttosto che un miglioramento del nostro mercato del lavoro e delle condizioni di competitività delle imprese, rendendo più difficili le assunzioni». Un malessere confermato anche in serata, dopo la conferenza stampa di Monti e Fornero. Negli ambienti industriali, a quanto si apprende, prevale un sentimento di rabbia e delusione, dettato dal fatto che il verbale di intesa firmato a Palazzo Chigi il 23 marzo con le parti sociali non coincide con il provvedimento presentato ieri e quindi ci si chiede che senso avesse quel verbale. A dar voce a questo malessere potrebbe essere già domani la leader degli industriali Emma Marcegaglia, che nel pomeriggio parteciperà alla presentazione di un rapporto alla Luiss.

Prova intanto a calmare gli animi il ministro Fornero, che si rivolge agli imprenditori chiedendo loro di essere «contenti» E di guardare all’interezza della riforma e alla maggiore flessibilità che introduce, come ad esempio l’abolizione del ‘causalonè per il primo contratto a tempo determinato (una «liberalizzazione importante per i contratti a tempo determinato»). Dagli imprenditori, ha aggiunto Monti, dovrebbe essere apprezzato anche il fatto che con la riforma si è reso tutto più prevedibile (per quanto riguarda i licenziamenti individuali). Ma alle imprese arriva anche una bacchettata dalla Fornero: se consideravano l’art.18 un «alibi» per non investire, ora questo alibi è stato tolto.

Sul fronte politico, cambiano le posizioni.

«A questo punto andiamo fino in fondo, appoggiamo la riforma e mi aspetto che ci stia anche la Camusso». Dopo settimane di lavoro ai fianchi del premier Mario Monti e dei partiti di maggioranza, da ultimo nel vertice-fiume di sette ore e mezza di ieri, Pier Luigi Bersani è convinto, parlando con i suoi, di aver ottenuto, con il ritorno del reintegro per i licenziamenti per motivi economici, il massimo della mediazione possibile. «Un passo avanti importantissimo» tira un sospiro di sollievo il segretario Pd, che, dopo aver tenuto unito il partito, spera che «tutti, la nostra gente e anche la Cgil, registrino un cambiamento».

Non era semplice da tessere la tela che il Pd ha imbastito nelle ultime settimane per cambiare la riforma del lavoro. Ma il gioco valeva la candela perchè difficilmente Bersani sarebbe riuscito a far votare tutto il partito, lui per prima, su un testo che escludeva la possibilità di reintegro anche per i motivi economici. E le conseguenze di un terremoto nel Pd sarebbero cadute inevitabilmente sulla tenuta del governo. Davanti alla posta in gioco, anche l’ala “montiana” del Pd, come Enrico Letta e Walter Veltroni, si sono convinti che bisognava convincere il Professore a correggere il ddl, evitando posizioni estremiste ma partendo dal modello tedesco sull’articolo 18, sposato da Bersani. In questo lavoro, Bersani è riuscito a trovare alleati, più o meno imprevedibili: il segretario del Pdl Angelino Alfano, che alla fine ha deciso di non alzare le barricate davanti alle richieste del Pd anche per gli aspetti impopolari di una campagna per i “licenziamenti facili”. E il Quirinale, che fino alla fine, spiegano fonti parlamentari, ha fatto la sua parte alla ricerca di una mediazione. «Il concetto che ci stava a cuore – è il bilancio del segretario Pd a fine giornata – c’è: c’è il principio del reintegro c’è e l’onere della prova non è a carico del lavoratore».

Ora, resta da attendere come si muoverà la Cgil, il risultato portato a casa convince l’ala filo-Cgil del partito, pur decisa, come Bersani, a perfezionare la riforma in Parlamento. Per il responsabile economico Stefano Fassina, «è una soluzione positiva, innovativa e coerente con i principi di civiltà del lavoro» e anche l’ex ministro Cesare Damiano, che oggi ha partecipato seduto tra i giornalisti alla conferenza stampa del premier e del ministro Fornero, considera che «le correzioni sui licenziamenti per i motivi economici vanno nella giusta direzione». Ed è soddisfatta per due motivi anche l’ala più riformista del partito: «È stato – sostiene Francesco Boccia – un successo politico di Bersani e si conferma che le riforme che contano si possono fare solo con la mediazione sociale di forze politiche come il Pd. Si dimostra, inoltre, che la maggioranza che sostiene Monti è più solida di come spesso venga dipinta».

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4 Comments

  1. luigi bandiera says:

    In questo campo di sotto el paron italiano cambiano leggi ad ogni minuto.
    Come faremo noi ILOTI a seguire tutti i cambiamenti..?

    Cercano stabilita, dicono, ma poi sono loro a destabilizzare il campo.

    Un contadino non farebbe mai disordine nei suoi campi.
    Se ara segue le stagioni… questi nostri padroni nom seguono nessuna regola se non quella imposta dal padrone foresto. Loro sono piu’ o meno che dei fattori.
    Almeno fossimo in regime di MEZZADRIA… ne guadagneremmo. Invece no, siamo sotto al padrone e basta.

    O non brontolare piu’ o ci si RIBELLA..!

    Per ora attendiamo un CAPO che non sia, pero’, come gli ebrei che aspettano il loro Messia da sempre e per sempre.

    AUGURI

  2. Paolo says:

    Gira gira tondo, casca il mondo casca l’Italia tutti giù per terra!

  3. luigi bandiera says:

    MEJO EL BUXO CHEL TACON..!

    HANNO IMPASTICCIATO L’ART.18.

    EL XE TUTO INGRAMEGNA’..!

    Basta no digo pi’ gnente…

    Rangeve taliani…

    Ah, no, speta, go ancora na roba: e paghe altissime e levissime que la’ no che no se e toca..! E i privilegi..??
    E il loro posto fisso e monotono..??

    Ma vedete mo che compostezza che hanno quando ce lo devono porgere in prossimita’ del BdelC… nostrum..?
    Poi quando penetrano piangono e poi ridono.

    Comunque prendono sempre sul NOSTRUM come i romani de un tempo insomma..!!

    Allora e’ vero che sono tornati..!!??

    Beh. si:
    si salvi chi puo’..!!!!!!!!!!!!

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