Solstizio d’estate sulle riforme del paese: tutto fumo e niente arrosto

di DANIELE VITTORIO COMERO

Con il caldo tropicale di questi giorni succedono cose difficili da capire. Questo giornale ha già scritto del dibattito in corso al Senato chiedendosi se la Lega è una o trina. Vediamo i vari passaggi con calma: mercoledì inizia il dibattito in aula, a sorpresa va in scena il sorpasso dell’art.1, per iniziare la discussione e le votazioni dei famosi maxi-emendamenti per introdurre il semipresidenzialismo e il Senato federale all’art. 2.

Questo nuovo scambio politico è tra PDL e Lega, mentre la riforma costituzionale è frutto dell’accordo ABC (Alfano-Bersani-Casini). Un modo semplice per ingarbugliare la matassa delle riforme. La scaltra idea, gestita da Calderoli e Bricolo, è quella giusta per scatenare le ire e le gelosie del PD, che grida al tradimento, con successivo rapido passo indietro di Bobo Maroni. Si arriva così a giovedì 21 giugno, solstizio d’estate: il Senato è fermo sull’art. 2, con la variante Calderoli. Il presidente Schifani si rende conto del pasticcio fatto e rinvia l’art.2 e tutto il bagaglio di maxi-emendamenti riferiti ai due grandi temi in questione, in commissione. L’Aula ritorna sui suoi passi, con l’esame dell’articolo 1 e degli emendamenti ad esso riferiti, in precedenza accantonati. L’articolo è quello più conosciuto e riguarda la composizione della Camera dei Deputati: riduce il numero da 630 a 508 (di cui 8 nella circoscrizione estero) e fissa a 21 anni il limite di età per l’eleggibilità a deputato, attualmente stabilita a 25. Il seguito della discussione è stato rinviato a mercoledì della prossima settimana.

Tanto fumo per poco arrosto, una riduzione di 122 deputati, per cui ne avremo uno ogni 114mila abitanti, contro gli attuali 92mila. Ora i deputati li vediamo pochissimo, domani avranno la scusa per non farsi vedere del tutto. Con il dovuto rispetto, viene proprio da pensare: chi se ne frega di queste riforme. Qui non è il caso di discutere del contenuto del ritrovato accordo PDL e Lega sul senato federale e sul semipresidenzialismo alla francese, che forse è solo una variante tattica in vista delle elezioni, ma di capire il senso di tutta l’operazione, del disegno di legge di riforma della Costituzione, portata avanti in zona cesarini, come nel 2000-2001.

Pensa e ripensa, si trova una sola spiegazione, che giustifichi tutto questo grande dispiegamento di concetti non supportato da un comportamento coerente con l’importanza del compito: si ha l’impressione che il risultato non conti per nulla, pochi di loro hanno a cuore l’Italia e gli italiani, impegnati come sono a fare teatro. Dalla lettura del testo della riforma si intravede, un po’ a fatica, quale può essere il vero obbiettivo: la salvaguardia e il completamento del “porcellum”, la legge firmata da Calderoli nel 2005.

Proprio così, stanno lavorando a completare la parte mancante della riforma elettorale del 2005, quella che ha messo il nome del candidato premier sulla scheda, senza fornire un parallelo rinforzo ai suoi poteri. Per maggiori informazioni chiedere a Prodi e Berlusconi (che si lamenta ancora adesso). La riduzione del numero di parlamentari e la discussione sul senato federale sono escamotage per distrarre gli elettori, solo fumo negli occhi, per coprire le due cose essenziali che verranno fatte: la sfiducia costruttiva che mantiene in sella il premier come fosse una cinghia sottopancia, il rafforzamento dei poteri del capo del governo con la bacchetta virtuale della possibilità di revoca dei ministri. Se questa ipotesi è ragionevole, allora sono tutti d’accordo ad andare al voto con il porcellum così com’è o al più imbellettato con un po’ di profumo, per coprirne l’insopportabile fetore.

 

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One Comment

  1. gigi ragagnin says:

    ma cosa vi aspettavate dall’allega d’abbozzi e d’ammaroni ? l’allega 2,0 … e calerà ancora.

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