Rider, ci voleva la procura per indagare per caporalato e sfruttamento?

riderdi Stefania Piazzo – Sottopagati. In strada senza una copertura assicurativa come dio comanda. Senza un contratto dipendente. Anzi, secondo certi giudici si tratta di lavoratori autonomi. Viva la nuova economia che sfrutta la disoccupazione e la fame (di chi lavora) per inventarsi una professione che è disperazione quotidiana. All’impresa interessa che il lavoratore costi meno possibile, l’alibi della crisi  copre qualsiasi ribasso. Se non ti va, stai a casa. E’ la new economy e i lavori del piffero a costo sotto zero spacciati come dono della provvidenza, del piuttosto che niente meglio anche questo.

E ora? L’indagine della Procura di Milano sul fenomeno dei rider, i ciclofattorini che consegnano il cibo a domicilio, oltre alla violazione delle norme antinfortunistiche e di sicurezza stradale, intende far luce anche sull’aspetto di sfruttamento dei lavoratori e tra i lavoratori, come il caporalato, e sulla presenza di clandestini.
Infatti, ad agosto, dai controlli di 30 rider sono stati trovati 3 lavoratori clandestini, senza documenti in regola. Bravi…

La Procura di Milano ha aperto un’indagine conoscitiva sul fenomeno dei rider in particolare per verificare violazioni delle norme sulla sicurezza sul lavoro, a loro tutela, l’aspetto della sicurezza pubblica sulle strade e i profili igienico-sanitari riguardanti i contenitori che utilizzano.

L’indagine, che sta anche monitorando gli incidenti stradali, è coordinata dal procuratore aggiunto Tiziana Siciliano e dal pm Maura Ripamonti e condotta dalla squadra specializzata di Polizia giudiziaria e dalla Polizia locale.

Ma come…. non doveva pensarci il governo del cambiamento o il partito di prima gli italiani? Ma no, hai voluto la bicicletta dei poveri? Pedala.

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