RICOSTRUIRE L’IDENTITA’ NAZIONALE PARTENDO DA QUELLE LOCALI

di GIUSEPPE RUSSO

Ho letto un libro, non molto tempo fa, che mi è stato illuminante e parlava della ricostruzione dell’identità nazionale, partendo dal livello locale e proseguendo via via lungo quello regionale e locale per giungere ad un’identità cosiddetta “aperta”, come presupposto necessario per affrontare le sfide rappresentate dalla globalizzazione.

È questo il tema di fondo del saggio “Il mosaico delle identità” di Giuseppe Condello. Riporto dell’autore calabrese: “La prima grande sfida da cogliere è proprio quella di ripartire dalla storia, dal mosaico delle esperienze collettive, per definire o ridefinire l’identità o le identità e incastonarle come segno distintivo dei tessuti locali e territoriali fino ad accogliere ed elaborare senza paure l’identità in divenire, l’identità aperta”. Insomma dallo studio minuzioso delle realtà locali, per estendersi a tutto il paese, evidenziando e sottolineando come, ormai, l’intera identità italiana risulta quasi devastata. Un’identità spezzata, inconsapevolmente, forse, frutto delle diverse vicende storiche, e, probabilmente, a causa del forte fenomeno migratorio che ha portato via con sé gente e pezzi di memoria. Un’identità mai più ricostruita, preoccupati di ricreare nuovamente, di dilatare, allargare ed estendere per far fronte al fenomeno globale, finendo col minare completamente, anziché valorizzare, quel preciso mosaico identitario ancora esistente.

Occorre, dunque, ripartire daccapo, rielaborare, conoscere e riappropriarsi delle radici, delle proprie tradizioni, non nell’ottica di un localismo o di un regionalismo anacronistico ma partendo da una sorta di “ricomposizione” delle realtà micro-territoriali per arrivare ai macrosistemi di cui è fatto il mondo e riuscendo, per questa via, a colmare il “vuoto storico”, i “deficit” delle politiche locali, “rendendo forte il legame tra etica della responsabilità del cittadino e la legalità, per ricostruire i tessuti relazionali della rappresentanza coerente e civile” italiana.  Solo così, infine, potrà ricomporsi quel filo sottile ma indelebile che lega passato, presente e futuro e potranno riunirsi tutte le tessere del mosaico delle identità nazionale.

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9 Comments

  1. Giacomo says:

    nell’ultima frase Monda ce l’aveva quasi fatta: “del mosaico dellE identità nazionalE”. Sbagliato: versione corretta: “del mosaico dellE identità nazionalI”. Che nulla hanno a che fare le une con le altre, se non per il flusso ininterrotto – e forzato – di risorse dai territori produttivi alla succursale dell’inferno in terra.

  2. Nicola BS says:

    mwhahah grazie per le risate! Questa rubrica umoristica abbellisce il giornale.

  3. Maciknight says:

    A me il contenuto di questo articolo è sembrato un sofisticato esercizio linguistico e di retorica intellettuale in stile universitario. Con qualche pregiudizio concettuale, come quello sul localismo, che viene definito anacronistico, confondendolo col campanilismo … il vero localismo è tutt’altra cosa, ed alla base della stessa cultura di “patria”, già in uso nel medioevo con tutt’altro significato di quello attuale …

  4. Domenico says:

    Identità italiana? E’ roba che si mangia? 🙂

  5. Luporobico says:

    Lo stato itagliano se ne guarda bene dall’esaltare in qualche modo le identità vere,quelle locali………………………….invece foraggia quelle inesistenti come quella itagliana.

  6. fabio ghidotti says:

    l’identità nazionale (nel senso di italiana) non è mai esistita. Identità è ciò che uno sente di essere nella sua quotidianità. Chi vuole costruire qualcos’altro, ha il dovere di giustificarlo e deve chiamarlo in un altro modo.E’ ormai diventata insopportabile questa continua fuga tricolore dalla realtà. Che oltretutto è costata morte, distruzione e sofferenze nell’ultimo secolo e mezzo…

  7. sciadurel says:

    ma se avete osteggiato perfino degli innocui cartelli “turistici” con la dizione locale dei Comuni ?

    • Enrico Sarnek says:

      Il massimo grado di tolleranza delle varie culture nazionali (e non locali) per la cultura di stato italiana sono i film dei Vanzina dove il lombardo è il solito bauscia/stronzo, il veneto ignorante/ubriacone, il sardo/bestia da soma mentre loro gli italiani sono sempre gli splendidi.

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