RICOSTRUIRE LA DEMOCRAZIA: LA “TELA DI PENELOPE” DELLE RIFORME ELETTORALI

di GIOVANNI BONOMO*

Resoconto della presentazione al Circolo Candide di Milano del libro di G. Galli e D.V. Comero, E. Solfanelli, 2012. (15.11.2012).

Il politologo Giorgio Galli ha riassunto  i motivi ispiratori e la genesi di questa opera, ricordando il precedente libro “Stella e Corona”, con il quale compone una specie di trilogia insieme con la seconda edizione del giugno 2012. Poi ha subito messo il dito sulla piaga, precisando che la crisi italiana – se non cambia lo scenario politico attuale – arriverà a un momento drammatico anche dopo le prossime elezione della primavera 2013, raggiungendo il culmine nel 2015, in concomitanza con l’Expo. Il nodo centrale è cambiare le persone dei  deputati al Parlamento, riducendone il numero e valorizzandone la competenza, la loro formazione culturale, indipendentemente dalle modalità con cui vengano eletti.

Se si comprende questo diventa allora veramente poco interessante studiare come sia la legge elettorale e quali siano i criteri di rappresentanza, conclude Galli prima di passare la parola, per una relazione più puntuale e tecnica sulle conseguenze della formazione delle leggi elettorali e il criteri  di selezione dei deputati al Parlamento, al coautore del libro.

Daniele V. Comero, analista politico e esperto elettorale, interviene proponendo un parallelo con la situazione del 1993, e per alcuni aspetti anche con quella del 2005, per rilevare le coincidenze che possono farci comprendere meglio la situazione politica. Riprende i risultati delle recenti elezioni regionali e comunali siciliane, chiedendosi perché il tracollo del centro-destra non ha avuto una corrispettiva vittoria utile della sinistra, la quale non ha guadagnato voti. E’ con il “Mattarellum” del 1993 che inizia la serie delle leggi-truffa elettorali che hanno spodestato i cittadini elettori del loro diritto a concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale (art. 49 cost.):   l’aspetto più evidente della truffa sono le schede elettorali, sulle quali è possibile apporre solo una crocetta sul simbolo, come se noi elettori fossimo analfabeti di ritorno, esecutori di scelte che invece sono già state fatte dai partiti. Allora non si tratta di delega, ma di impedimento per gli elettori a esprimere il proprio giudizio. Certamente dopo le elezioni del 2013, l’ingresso in Parlamento di deputati del Movimento Cinque Stelle comporterà un’assoluta rottura con il passato, ché almeno tale nuovi eletti  non saranno caratterizzati da un atteggiamento di omertà che ha contraddistinto finora la classe politica italiana. Questo sarà in effetti un elemento dirompente con il passato, come anticipato da Giorgio Galli. Le similitudini e le analogie con il 2005, quando il calo di consenso del movimento di Forza Italia provocò la decisione, con un accordo tra i partiti, di cambiare la legge elettorale peggiorandola nell’attuale “Porcellum” sono già avvertibili. Ricorda l’autore che ciò determinò un risultato elettorale opposto a quello previsto da coloro che dovevano risultare i beneficiari. Questo sistema non è tanto diverso dal precedente “Mattarellum”, come si evince dalla scheda – che ancora viene mostrata ai presenti –  in cui si appone sempre solo una crocetta. Il progetto di  legge elettorale in discussione al Senato si riduce alla fine ad una seria di emendamenti raffazzonati che servono solo a confondere ulteriormente le acque per mantenere lo status quo.

Il PD ha ormai occupato stabilmente il centro del sistema politico, come fosse una nuova DC, disponibile ad alleanze variabili su tutto lo scacchiere, come stanno dimostrano le primarie.

Interviene l’on. Elio Veltri rilevando che tutto il dibattito sulla legge elettorale è inutile e fuorviante, facendo l’esempio di Stati, come Inghilterra, Germania, Francia, Stati Uniti d’America, che hanno leggi elettorali consolidate e indiscusse, le quali non fanno parte del dibattito politico. Noi che invece cambiamo legge elettorale ogni cinque anni abbiamo le cose che vanno sempre peggio. Perché? Perché non si va al cuore del problema, che è la riforma dei partiti. Questi sono il vero problema. Anche la migliore legge elettorale, messa in mano ai nostri partiti, non cambia di una virgola la situazione: finché non si affronta la questione del loro status giuridico e della loro democrazia interna, non si va da nessuna parte. Tutto il dibattito politico italiano sulla legge elettorale non esiste nelle grandi democrazie. Inoltre il maggioritario c’è in Francia, in Inghilterra, negli USA, vale a dire in grandi democrazie. Come si può pensare che in una situazione come quella italiana, con una corruzione finanziaria, con una criminalità organizzata pervasiva, con sette milioni e mezzo tra precari e gente che lavora in nero, si possano fare davvero delle scelte con un sistema proporzionale corretto? Veltri ha ricordato che da oltre due anni si occupa di economia sommersa e criminale, e che, secondo uno studio di Bankitalia, la somma di economia sommersa e di quella criminale ammonterebbe a 500 miliardi di PIL, di cui 200 miliardi la parte criminale. Ma egli ha ragione di credere che i dati siano sbagliati per difetto, essendosi fermata l’analisi al 2008 e avendolo precisato in un proprio articolo. Allora anche l’Eurispes è uscito con nuovi dati che stimano la somma di economia sommersa e di quella criminale con la cifra 720 miliardi di PIL. Se ora consideriamo – precisa Veltri – che il PIL del 2011 è stato di 1541 miliardi, allora i 720 miliardi sono pressoché la metà della ricchezza prodotta, che si rivela fuorilegge, e di questo sembra che non importi niente a nessuno perché noi intanto parliamo… di legge elettorale! Perché non si parla mai dell’economia sommersa? E nemmeno di quella criminale? In 60 anni nessun governo ha fatto mai un piano per recuperare soldi, azioni, titoli e beni, che tra l’altro nemmeno vengono confiscati, essendo i beni sottratti alle mafie solo il 5% del totale accertato, e di questo 5%  ben l’80% non è né venduto né utilizzato. Ma perché non se ne parla? Ma perché tutto questo è diventato il più grande contenitore di ammortizzatori sociali di questo nostro Paese. In questa tragica situazione il sistema proporzionale, soprattutto se non corretto, diventa un’operazione di corruzione devastante, perché i partiti che abbiano i voti se li comprano. In una tale situazione di corruzione e di degrado come si può credere che vengano elette persone per bene e competenti se non hanno soldi?

E anche nei migliori dei casi, se ci si affida ai partiti, siccome il segretario di partito controlla la cassa – e fa l’esempio di un partito che combatte da anni, Italia dei Valori, che ha avuto 100 milioni di finanziamenti pubblici – si favorirà sempre il parente a cui si daranno i soldi per la campagna elettorale. Ora, se riflettiamo su questo ci rendiamo conto che l’argomento della legge elettorale è uno sviamento dai reali problemi che affliggono l’Italia, tra i quali il più urgente è quello della riforma dei partiti.

Interviene Egidio Smeraldi, il quale rileva che recenti studi hanno suscitato allarme perché dimostrano come l’unica liquidità che è rimasta disponibile per salvare le banche sia quella mafiosa: sembra proprio che il capitale mafioso, prima confinato nel settore dei servizi,  entri ora direttamente nel capitale delle banche, non solo italiane. Delle somme che vengono reinvestite legalmente nella regione più ricca d’Italia (la Lombardia fornisce il 23-24% del PIL nazionale, n.d.r.), servono a salvare imprese che non falliscono solo perché ci sono delle finanziarie mafiose che ne rilevano il capitale. D’altra parte è storicamente dimostrato che tutte le economie meno evolute sono fondate sul commercio illegale, ad iniziare da quello della droga. Se non compendiamo la nostra struttura economica non potremo mai riformare i partiti. Quando tira l’edilizia, sovvenzionata dalla mafia, e dalla ‘Ndrangheta per quanto riguarda la nostra regione, tira tutto i resto dell’industria.

Interviene Angelo Gaccione, scrittore, il quale rileva che non a caso l’on. Veltri, con il proprio movimento Nomos (www.nomos.name), ha promosso le tre proposte di legge di iniziativa popolare. Tali proposte derivano dai libri di inchiesta e di denuncia sul sistema corrotto dei partiti, e dai numerosi articoli in proposito usciti sulla rivista Odissea, che avevano già informato la cittadinanza di questo grave scandalo della corruzione a tutti i livelli. Basti pensare all’episodio recente della liquidazione milionaria al figlio della ministra dell’interno Cancellieri, dopo un solo anno di “duro” lavoro alla Fondiaria SAI prima di approdare alla direzione finanziaria di Telecom Italia, che rappresenta un record nella generosa distribuzione di prebende che le società italiane sono abituate a perpetuare– a dispetto della crisi – ai loro top manager. C’è proprio da stupirsi, a questo punto, per come il popolo italiano sopporti sempre e non insorga, a fronte della  scoperta degli scandalosi episodi di corruzione che riguardano partiti e cariche pubbliche.

Prende la parola Paolo Vanoli, divulgatore scientifico e promotore  del Movimento Cinque Stelle nel Comune di Segrate, per informare di aver istituito due gruppi di studio, uno sulla trasparenza e l’altro sull’ambiente-territorio, i quali hanno iniziato ad analizzare seriamente il bilancio del Comune, scoprendo, tra l’altro, che la rotonda “semaforizzata” di Segrate costa, con i prezzi di listino depositati alla Camera di Commercio, più di 92 milioni di Euro, ma a bilancio risulta essere iscritta come costo di soli 920 mila Euro(!). Si sta preparando un esposto alla procura della Repubblica e alla Guardia di Finanza per sospette collusioni mafiose, compravendite di voti o altri interessi. Si pensi che il sindaco, con un ufficio di sole 5 persone, guadagna 2 milioni e 800 mila Euro all’anno. Bisognerebbe chiedere il sequestro di tutti i beni dei politici che finora hanno governato in Comune. Anche la storia del debito pubblico, conclude Vanoli, è una truffa, bisognerebbe anzitutto chiamarlo con il suo vero nome: “debito dei politici”, guidati dai poteri forti per indebitare gli Stati affinché diventino ricattabili dal fondo monetario europeo gestito dai banchieri. In questa situazione non è difficile comprendere che qualsiasi partito prevalga, qualsiasi politico venga eletto, i poteri forti lo compreranno. E questo è lo scopo ultimo della politica bancaria mondiale.

L’avv. Serafino Generoso, già intervenuto durante la presentazione di “Stella e Corona” a inizio anno, la precedente opera degli autori, sottolinea quanto sia  sbagliato attribuire un qualsiasi potere miracolistico alla riforma della legge elettorale. A partire dal 1992 si è pensato di sistemare le cose riformando la legge in senso maggioritario. Un sistema bilanciato di pesi e contrappesi come in USA, con una netta distinzione tra Legislativo ed Esecutivo, consente il controllo del Parlamento, permettendo di evitare anche il rischio della “dittatura della maggioranza”, che si manifesta in Italia già negli enti locali. Se si parla molto di legge elettorale in questo periodo significa anche che i partiti, ingozzatisi di soldi in tutti questi anni, non hanno altro di cui occuparsi, oltre a nascondere le loro nefandezze e le loro competizioni truccate. Pensare che i partiti si riformino al loro interno e autoemendino è pura utopia. Una seria riforma dovrebbe iniziare con stringenti limitazioni dei mandati e della durata delle legislature.

Interviene Fabio Greggio, del movimento Nomos, sottolineando come una delle tre leggi di iniziativa popolare, intitolata “Riforma dei partiti, taglio dei costi della politica e limiti di mandato” è propria mirata a cambiare lo status giuridico dei partiti, e questo al fine 1) di  portare la capacità di fare politica a chi ha idee invece che verso chi ha i soldi, 2) costringere i partiti ad essere chiari sulle loro fonti di finanziamento e sulle loro strategie di spesa. Una delle battaglie di Nomos, inoltre, è per rendere obbligatoria la discussione delle proposte di leggi di iniziativa popolare, che rischiano altrimenti di essere tenute nel cassetto.

Alla conclusione dell’incontro, che si è rivelato animato e costruttivo, tutti hanno convenuto sulla necessità, prima ancora di una riforma legislativa del sistema elettorale, di una legge per rendere trasparente la nascita, la vita, l’organizzazione dei partiti e le modalità di accesso a questi, rendendo quindi effettivo il diritto dei cittadini di concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale.

Ma ciò non toglie che sia indispensabile un sistema elettorale capace di ridare voce agli elettori, che devono essere liberi di giudicare non solo i partiti ma anche le persone. La proposta dei due Autori, esposta nel libro “Ricostruire la democrazia”, di un sistema elettorale positivo, capace di ridare voce agli elettori, che devono essere liberi di scegliere non solo i partiti ma anche le persone, è la strada maestra per una seria riforma.

*Avvocato in Milano e presidente del Centro Culturale Candide

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