Ricollocamenti e rimpatri, l’Italia indietro sentenzia la Ue

rimpatri (1) “Oggi ho inviato una lettera a ogni ministro dell’interno” dei 28 “con un messaggio chiaro”, ovvero “dobbiamo cambiare marcia ai ricollocamenti” per cui “le decisioni prese devono essere attuate immediatamente”. Così Dimitri Avramopoulos di fronte al bassissimo numeri ricollocamenti Ue di rifugiati effettuato finora. Il commissario Ue ha rassicurato l’Italia sulla procedura per le impronte: non ci sarà nessuna nuvola su questa questione che ha amareggiato il premier Matteo Renzi.

Rapporto Commissione Ue “Nonostante il fatto che i ricollocamenti dall’Italia siano iniziati alcune settimane prima rispetto alla Grecia, sono ancora molto indietro rispetto” all’obiettivo dei 39.600 rifugiati in due anni.  Finora sono stati ricollocati solo 279 migranti dall’Italia, con 200 richieste pendenti rimaste tuttora senza risposta. “Il basso tasso” di ricollocamenti, però, “è largamente dovuto ai limitati arrivi di migranti” con i requisiti per beneficiarne.

“L’Italia ha compiuto oltre 14mila rimpatri di persone che non avevano diritto all’asilo nel 2015 e ha partecipato a 11 voli Frontex congiunti di richiedenti asilo respinti”, ma “questo resta insufficiente nel contesto di oltre 160mila arrivi” nello scorso anno. Così il rapporto della Commissione Ue sull’Italia in cui si sottolinea che, se le strutture di ricezione sono “già ampiamente sufficienti” per i richiedenti asilo da ricollocare, sono invece “evidenti gravi carenze” di sistemazioni pre-rimpatri con solo 420 posti.

Secondo passo della procedura d’infrazione aperta a luglio 2013 contro l’Italia perché non ha notificato le misure con cui ha trasposto la direttiva del 2011 sui ‘residenti di lungo periodo’ che estende le regole per prendere la residenza anche ai rifugiati. In base ad esse, chi ha l’asilo può acquisire la residenza permanente esattamente come i cittadini dei Paesi terzi, dopo cinque anni di soggiorno legale. Bruxelles ha inviato la ‘lettera di messa in mora’ anche a Francia, Grecia, Lettonia e Slovenia per la stessa mancanza.

I rapporti pubblicati oggi serviranno da base per le discussioni sulla questione migranti tra i leader dei 28 al vertice Ue della prossima settimana, dove non si parlerà di sola ‘Brexit’.

Gli ambasciatori dei 28 riuniti nel cosiddetto Coreper dovrebbero approvare le raccomandazioni del Consiglio basate sulla valutazione del sistema Schengen che danno alla Grecia tre mesi di tempo, in base a quanto previsto dal’articolo 19.a del codice Schengen, per rimediare alle mancanze rilevate. Inoltre la raccomandazione prevede che alla scadenza dei tre mesi possa essere attivato l’art. 26 che estende a due anni i controlli in certi tratti della frontiera. Se la Grecia si sarà adeguata, indicano fonti europee, la seconda fase non scatterà. L’adozione formale della raccomandazione è prevista come ‘punto A’ (cioè senza discussione’ dal Consiglio Ecofin di venerdì 12 febbraio – prima formazione di Consiglio disponibile – e a far data da quel giorno scatteranno i tre mesi di tempo per la Grecia.

 

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