“RICHEN, PRINCIPE DELLA ZOLLA”, EPOPEA DELLA VITA CONTADINA

di REDAZIONE

Sarà tra pochi giorni in libreria il quinto volume del giornalista e scrittore brianzolo Emilio Magni che la casa editrice Mursia pubblica nel giro di appena sei anni. Questa volta però l’opera è una novità rispetto alle precedenti che avevano come spunto il dialetto milanese. Il libro in uscita è “Richén principe della zolla”, un romanzo ambientato nel mondo contadino della Brianza. Per certi versi Magni continua, tuttavia, nel suo impegno di tramandare alle future generazioni un mondo ormai quasi dimenticato che aveva nella tradizione, nella cultura contadina e nel suo dialetto molti valori: un patrimonio durato secoli, travolto e quasi cancellato in pochi anni quando, nel dopoguerra, l’industrializzazione ha preso ad irrompere.
“Richèn principe della zolla” racconta la storia di una di quelle caratteristiche famiglie patriarcali brianzole: una cronaca lunga quasi un secolo, che va dagli anni appena dopo l’unità d’Italia, all’affacciarsi del boom economico. E’ una storia della vita dura nella cascina, nella stalla, nei campi spesso dal terreno avaro, degli amori e delle trasgressioni, degli umori del clima, della grande fatica nei campi, della conoscenza dei segreti e della generosità della natura, della perizia e della fantasia nel lavoro, un qualità questa che ha permesso al mondo contadino di combattere e spesso di vincere quello stato di miseria in cui furono costretti anche a causa dell’avidità e della mano pesante usata dai padroni delle terre. E’ anche una storia di dolori e di tragedie portati dalle guerre, ma anche dagli odi tra i contadini e anche dentro la famiglia. Sopra ogni cosa si posa però la grande dignità del contadino vero e saggio, un valore che è proprio di Richén il protagonista assoluto dell’intera epopea raccontata da Magni. IL “resgiù” Enrico, chiamato amichevolmente e rispettosamente Richén, figura ascetica ed illuminata, per certi versi colta, è uno di quelle sapienti figure piene di buon senso che Gianni Brera definiva appartenenti alla “nobiltà della zolla” perché dei valori della terra conoscevano tutto: la grande madre terra dalla quale ogni giorno viene la vita.
“Richén principe della zolla” si dipana su due livelli che , via via, si intrecciano. Uno dei disegni dell’autore è di porre in evidenza quello che è stato l’ultimo secolo di vita del mondo contadino, un universo semplice e valoroso al tempo stesso vissuto per millenni. L’altro messaggio che Magni vuole dare è amaro e pieno di accuse. Sono bastati pochi anni, nell’ultimo dopoguerra per cancellare l’agricoltura che era stata la vera essenza del lavoro dell’uomo e della sua vita. Il vecchio Richén, che conosce bene le esigenze della natura, cerca di frenare la corsa all’accaparramento selvaggio delle terre e di arrivare a una equilibrata e intelligente trasformazione del suolo. Ma viene travolto e i suoi campi sono espropriati. Comunque morirà sereno convinto delle sue idee. Distruttivi eventi futuri gli daranno poi ragione.

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2 Comments

  1. Giacomo says:

    Non conosco questi eventi, ma in generale il popolo brianzolo, come quello bergamasco, ha avuto una gran fretta di togliere gli scarponi dalla terra e di trasformare la terra medesima in una distesa di capannoni e i fiumi in rigagnoli di trielina. Come sempre, i popoli lombardi non brillano per Weltanschaung, né per saggezza o preveggenza.

  2. Francesco says:

    da brianzolo emigrato dopo aver constatato la fine della nostra “cultura”, non posso però non riconoscere che quella stessa “cultura” è alla base della nostra scomparsa storica.

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