Restare o andarsene: è l’ora delle scelte e stavolta tocca a noi padani

di GIANFRANCESCO RUGGERI

 

Alla fine degli anni ’30 Hitler e Mussolini decisero di risolvere una volta per tutte e da buoni amici il problema “Alto Adige”, dove entro i “sacri confini dell’italica patria” permaneva una popolazione germanica, anzi teutonica, per di più decisamente restia a farsi italianizzare: una situazione inaccettabile per il duce.

I due dittatori trovarono così una soluzione pacifica e per loro persino pratica, ma decisamente dolorosa per i Sud Tirolosi, cui fu concesso con grande magnanimità dittatoriale persino di scegliere, di optare, da cui il nome “opzioni”. Semplicemente ai Sud Tirolesi venne permesso di conservare la loro lingua e la loro identità a patto che lo facessero in Germania  o comunque fuori dai confini italiani, in alternativa gli veniva concesso di vivere in pace nei paesi natii a condizione che si lasciassero italianizzare in tutto e per tutto senza più opporre alcune resistenza. Democratico no?

Il dilemma, o meglio l’opzione, permetteva di conservare la propria identità perdendo però la piccola patria, la Heimat, oppure imponeva di perdere se stessi per conservare il legame con la terra natia. La maggior parte dei Sud Tirolesi decise di optare per la Germania, abbandonando a malincuore valli e montagne, non li attendeva certo un gran destino, dato che Hitler aveva bisogno di carne da macello per le sue guerre, una minoranza decise invece di restare e a tutti loro venne assegnato il nome di dableiber, “colui che resta”. Non mancarono neppure tensioni tra i due gruppi, con reciproche accuse di tradimento e non solo.

Oggi tocca a noi optare, certo non ci sono due dittatori che ci impongono di scegliere entro una data precisa, né ci impongono in quale paese emigrare, ma ciò è solo frutto dei tempi che cambiano, della necessità di salvaguardare le apparenze di democrazia. Non ci viene imposto di optare ufficialmente, ma di fatto siamo messi nelle condizioni di optare.

Molti di noi se ne sono già andati, molti stanno pensando di farlo, tra loro anche alcuni lettori dell’Indipendenza che ho avuto modo di conoscere di persona, io stesso ho un amico in Svizzera il quale ogni volta che ci sentiamo mi dice “Gian, chiudi tutto li a Bergamo e vieni di qua in Ticino! Cosa aspetti?”

Ma perché i padani se ne vanno? La televisione italiana, la tv di regime ci racconta da tempo il fenomeno dell’espatrio e ci parla di disoccupati che vanno all’estero per trovare lavoro, oppure di imprenditori che delocalizzano per pagare meno tasse. Effettivamente esistono anche queste casistiche, ma la tv italiana, matrigna rai in primis, se ne guarda bene dal raccontare quale è il principale motivo per cui i padani se ne vanno: perché non ne possono più di vivere in Italia!!!!

Il mio caro amico che si è trasferito in Ticino ha un lavoro, una casetta e una bella famiglia e quando ci troviamo mi dice che l’aliquota delle tasse è al 18%, ma poi subito aggiunge: “Gian non è solo una questione di tasse, qua tutto funziona, non è come in Italia!” Ogni volta che lo incontro mi dimostra coi fatti la bontà della sua tesi: ad esempio in Svizzera come inquilino è obbligato ad accendere una assicurazione a vantaggio del suo padrone di casa, se per caso dovesse smettere di pagare l’affitto, interviene l’assicurazione e il padrone non corre alcun rischio, al contrario in Italia come padrone della casa lasciatagli dal padre deve incassare 10.000 euro di affitto arretrato da un inquilino moroso, sa che non li prenderà mai e da mesi e mesi non riesce a rientrare in possesso di casa sua, ovviamente nessuno lo difende e lo tutela: “Gian, qua tutto funziona, non è come in Italia!”

I padani si trovano ora nella triste situazione di optare, di fatto ci stanno sempre più costringendo ad optare tra la nostra terra natale e la nostra mentalità, la nostra forma mentis, la nostra essenza. Questo stato chiamato Italia sta diventando sempre più “mediterraneo” anche nelle sue regioni settentrionali, che trascina con sé verso il secondo, terzo mondo. L’Italia ci costringe a vivere in condizioni che per noi sono sempre più inaccettabili, incredibili, insopportabili, si tratta di uno stato dove non c’è la certezza della pena, dove la giustizia è un arma politica, dove i delinquenti escono, perché mancano le carceri, dove la raccomandazione è la normalità, dove il problema principale sembra sia il diritto di voto agli extracomunitari o le nozze gay, dove in generale tutto l’apparato statale è inefficiente e se qualcosa funziona è solo merito degli enti locali, regioni, provincie e comuni. Dimenticavo, oramai anche da noi i comuni vengono sciolti per infiltrazioni mafiose, ecco dove siamo arrivati!

La mentalità padana per sua natura smania per uno stato efficiente e pratico, snello e leggero, vorremmo essere come la Svizzera e al contempo è ancora vivo il ricordo austroungarico, era decisamente meglio quando c’era il vecchio Cèco Bèpe, anche allora le tasse erano alte, ma per lo meno tutto funzionava! Oggi dobbiamo scegliere se preferiamo vivere in uno stato civile e abbandonare così la nostra terra, oppure se rimanere nella nostra piccola patria accettando che poco o nulla funzioni, subendo le regole di un gioco che non ci piace, ma in base al quale vince il più forte, il più furbo, il più raccomandato.

Francamente non me la sento di condannare chi se ne va, anzi umanamente li capisco, però da un punto di vista più generale dobbiamo renderci conto che se la miglior gioventù della Padania se ne va, la mediterraneizzazione della nostra terra troverà sempre meno ostacoli e procederà sempre più velocemente. Proprio per questo ogni volta che il caro amico esule in Svizzera mi invita a stabilirmi di là della “ramina”, cioè il confine italo-svizzero, gli rispondo che “rifiuto l’offerta e vado avanti”, almeno finchè riesco. Insomma sono un dableiber anch’io, uno di quelli che resta, anzi per la precisione uno di quelli che resta per dar fastidio, per rompere le balle a chi vuole mediterraneizzare la mia terra, ma anche a quanti per anni e anni hanno promesso di difenderla e non ha combinato nulla: ho un conto aperto con gli italiani e con una buona fetta della dirigenza leghista!

A tutti voi lettori consiglio, se potete, di crearvi “un rifugio” all’estero, un luogo sicuro e protetto dove potervi trasferire se proprio tutto dovesse andare a rotoli, ma allo stesso tempo vi chiedo di non tagliate mai completamente i ponti con la vostra piccola patria, di non lasciarla completamente in mano a chi la vuole italianizzare, insomma di essere almeno in parte un po’ dableiber anche voi! E ricordate che non siamo noi che ce ne dobbiamo andare da questa terra, non siamo noi! Padania Libera!

 

 

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23 Comments

  1. Andreas says:

    Ociu, Gian, che tüt i muned gh’han do facc…

  2. Annibale says:

    Per andarsene serve un coraggio e una capacità d’adattamento che il padano medio non ha. Quindi rimanere è per la maggioranza una necessità più che un atto di coraggio.

  3. Riccardo says:

    Diamo un’idea : non ha più senso il concetto di territorio se non si intimizza senso di equilibrio ; la sottrazione di libertá attraverso concetti di legge e giustizia è un aspetto meramente speculativo perchè non risente di pedagogica deterrenza , strada ottocentesca di abitudine per i più arretrati di comprendonio ad imparare comportamenti sociali accettabili . Oggi quello che intimizziamo come regole o come comportamento virtuoso è un impianto costruito nel tempo per sottometterti ed ora anche sodomizzarti ! Esempietto semplice : se prendi una multa perchè vai a 5 km più del consentito , ti sparano una multa sproporzionata al fatto in sé ; se poi ti trovi in condizioni di non pagarla hanno legittimato strumenti per portarti via la casa . Basta aprire gli occhi per capire che questo è un pretesto per depredarti . Tutto funziona così e ci si accorge troppo tardi perchè appunto troviamo giusto , quando ” non ci riguarda ” che facciano il culo all’altro . Ti danno in ogni dove la possibilità di lenire le tue frustrazioni fottendo il vicino ma tu che sei “bravo ” no . Tutto è pretesto perciò non distingui bene dal male . Evasore, moroso, fallito , sono solo categorie speculative per rafforzare la filosofia di stato che non produce ma vuole il frutto del lavoro , del parassita per legittimare ricchezza ed averi non guadagnati . Ogni forma di “lavoro” codificato , che di fatto non produce nulla , se non spostamento di ricchezza da chi la produce a chi te la ruba, non è semplicemente lavoro ma rapina legalizzata . Se si continua a lasciarlo fare , o siamo spudoratamente pieni di tutto come il Re Sole , o siamo chiamati in correitá ! Allora decidetevi !

  4. giorgio says:

    Non è vero che non ci sono dittatori , ora ne abbiamo forse molti di più e non ce ne accorgiamo, due in particolare che ci impongono cose assurde, in primis lo stato sanguisuga e poi tutto il popolo bue, che non conosce, che non sà cosa sia il federalismo che non sà cosa sia l’autonomia, o la determinazione dei popoli e che non sà cosa è l’indipendenzae che di conseguenza parteggia per questo stato dittatore.
    Insisto sul tema perchè ci si adoperi il più presto possibile ad insegnare (letteralmente) per rendere edotti i cittadini ignari, e cercare di avvicinare tutti coloro che non sanno, alla conoscenza di tutte quelle problematiche, che lo stato buracratico e parassita italiano ha creato e continua a creare, ma che verranno automaticamente risolte, se la comunità di cittadini viene ridotta e guidata da persone oneste ,che noi cittadini eleggeremo direttamente quali nostri rappresentanti, e che cambieremo nuovamente, mediante referendum propositivi, qual’ora questi nuovi eletti non saranno in grado di amministrare correttamente.
    Sopratutto disporre di piccoli manuali da distribuire , alla gente che non sà, dove elencare con chiarezza i cambiamenti per cui il cittadino ne trarrà beneficio ( in parole povere, il cittadino che ignora, vuol sapere, a chi pagheremo le nuove tasse, a chi andranno i nostri contributi INPS, INAIL, le accise, il servizio sanitario e tutto il resto)
    Per i media l’ argomento è tabù, lo sappiamo benissimo, ma ogniqualvolta qualcuno ne parla, e lo vediamo come in quasti giorni, con la vittoria del popolo veneto,
    quei pochi che ne parlano ci deridono, gli altri , ignorando la materia si dichiarano contrari, a parte l’ironia di Crozza,
    almeno lui ci lavora con la satira e tira l’acqua al suo mulino, la gente di spettacolo non sarà mai di parte, perderebbero fette di mercato, che non possono permettersi.
    La questione degli F 35, e tutte le altre paranoie inventate dai politici italiani, non esisteranno più.
    La svizzera ha i suoi militari che periodicamente addestra, ma non si comprano di certo gli F 35.
    Un’ultima chiosa per rinfrescare la memoria , noi lombardi, al contrario degli svizzeri, non saremo di certo un paradiso fiscale, ma siamo stati di sicuro un paradiso industriale, la nostra ricchezza è sempre stata la nostra operosità e la nostra intelligenza, poi sfruttati e resi impotenti dalla classe politca incompetente e malavitosa italiana.
    Il paradiso industriale o se vogliamo meglio precisare, visto che ci hanno distrutto e ci hanno fatto perdere anche
    le fabbriche, diciamo un paradiso lavorativo e sociale , senza dubbio ritornerà , qual’ora ci fosse autonomia e non bieco statalismo italiano.

    giorgio

  5. Riccardo says:

    Abbiamo perso la guerra , il territorio , cioè la patria ,e siccome molti sono anche vecchi , perso anche la voglia di costruire prospettive di vita nuove. La riscossa dovrebbe essere sentita dai giovani , ma quelli , imbottiti ed ideologizzati per benino dalle false illusioni dei volponi di stato (tv, politica, riccastri, comitati d’affari, mafia ) stanno sbarcando a Londra con le loro lauree ideologiche e fasulle ; lontano da osservatori critici e canzonatori di coetanei arrogantoni maleducati e magari figli di egoistoni “istituzionalizzati” moralistoidi sul culo altrui , spaparazzati mollemente a godersi le miserie e i drammi dei destini altrui come la plebaglia romana nel Colosseo ad eccitarsi coi leoni a sbranare carne umana ….impauriti da infermiere rumene che negli ospedali comandano e spadroneggiano più del Duce , che hanno l’ardire di dare dell’estracomunitario al neretto di turno che invece di mendicare preferisce lavorare , perchè ha soprattutto bisogno di dignitá , quella che manca a quella razza di parassiti imbastarditi egoisti che danno dello sfigato a chi non ce la fa ….Dicevamo appunto delle opportunità inglesi , certo , come lavapiatti promossi a camerieri : una comica se non fossero veri drammi ! Ma come , farsi sfruttare dagli inglesi colonialisti da sempre su tutto , farsi fregare per la seconda volta in nome di false libertá , per la mal riposta concezione di lavoro, per l’onta di scendere dal suv e salire agli onori premiali della manualitá e del saper ben fare e ben pensare . Proporrei ai nostri eroi perciò di fermarsi e usare l’energia vitale della gioventù per spalare la merda che ha invaso tutto , pulire le stalle ed abbellire la terra lasciata in eredità dai loro nonni , che lavoro e le guerre hanno fornito un simulacro di aspettativa per progresso e civiltá , opportinitá queste fagocitate da pochi furbastri e oggi arraffate da tutte le razze di invasori che a vario titolo spadroneggiano il senso di libertá universale . Tutto questo andazzo serve alla razza dei peggiori nemici della vita , padroni incontrastati dello stato , e oramai della miseria delle menti imprigionate ed inebetite dalle loro leggi, dalle loro regole, dalla loro forma mentis . Non c’è Svizzera che tenga se non si abbattono le debolezze , non si speri nella felicitá altrove se non si conquista il senso di sè e della propria vita . Allora per essere indipendentisti prima impariamo ad essere liberi !

  6. Giovanni says:

    Chi va all’estero rifiuta le condizioni di vita in questo stato, una forma di secessione.
    Dobbiamo lottare ed ottenere che non siano i singoli o le imprese per sopravvivere ad andarsene, ma un insieme di territori che devono prendere le distanze e secedere in blocco da questo stato corrotto e mafioso

  7. alessandro says:

    un articolo commovente, complimenti e grazie.

  8. Moray says:

    Andarsene, ma non in Europa. L’Europa è spacciata, tutta. Svizzera e Germania incluse.

    • Luigi Zambotti says:

      Concordo con Moray: é il continente che bisogna abbandonare.
      La Svizzera se cederà sul Common Reporting Standard, il sistema automatico di scambio di informazioni tra Stati sui flussi e titolarità dei capitali, perderà la sua prosperità perchè é dalla gestione di quei capitali che la Confederazione ottiene i maggiori intriti.
      Le poche anche se prospere aziende che possiede non saranno in grado di mantenere l’attuale tenore e costo (molto elevato) di vita.
      pensare la svizzera come rifugio nel medio-lungo periodo è una fesseria.

      Diverso il caso se Lombardi, Veneto, Piemonte secedessero dall’ormai defunto (nei fatti) Stato italiano e si unissero come nuovi Cantoni alla Confederazione elvetica.

      E’ per noi del Nord l’ultima possibilità per poter sfuggire ai torbidi sociali che presto scoppieranno un pò ovunque.

      Loro gli Svizzeri ci danno leggi e governo efficienti, noi portiamo capacità imprenditoriali, manodopera qualificata ed operosa e manifatture in attivo.

      Pensiamoci e sopratutto agiamo!

  9. fabrizioc says:

    Piû o meno quello che cerco di dare io. Un forza a tutti!

  10. BERGHEMADLER says:

    Hai scritto esattamente la mia condizione.
    Non ho le tue conoscenze storiche, ma vedo chiaramente la prospettiva. E ne sono terrorizzato.
    Diversamente da te, però, io sono intenzionato a lasciare la mia amata terra. E’ una sconfitta, lo so. Ma nessuno mi darà una medaglia. Neanche a te.
    Dobbiamo prendere atto che i nostri simili non sono intenzionati a reagire : ignoranti ? complici ? miopi ? Non lo so.
    Determinante è stato un “acceso confronto” alla tavola dello scorso Natale. Ho realizzato l’isolamento della mia (nostra) visione, e la insensibilità alla futura società che ci stanno imponendo.
    Addirittura veniva valutato positivamente l’esodo dei nostri figli giovani laureati, che “vanno a cogliere opportunità internazionali” (sic !!!). Senza capire che sta avvenendo uno scambio : via un laureato, vengono quattro extracomunitari.
    Non scomodiamo il razzismo, ma, oggettivamente differenze culturali ci saranno !! O no.

    • radetsky says:

      Addirittura veniva valutato positivamente l’esodo dei nostri figli giovani laureati, che “vanno a cogliere opportunità internazionali” (sic !!!). Senza capire che sta avvenendo uno scambio : via un laureato, vengono quattro extracomunitari.
      ————————

      Mia simpatia… Questa l’ho subita anch’io. Però credo anche che, a parte la sfortuna di essere a tavola colle persone sbagliate, ho avuto esperienza di gente che ha cambiato idea e, persino da sinistra, in Lombardia,si è convertita alla casa. Certo, non sono attivisti ma, data loro la possibilità di votare in un referendum alla veneta, nel segreto del seggio voterebbero SI (pro secessione).

    • Gianfrancesco says:

      Punto primo l’anno prossimo lasciali tutti a casa e a Natale vai in montagna a sciare!

      Scherzi a parte, parenti politicamente pessimi li ho anch’io, fior fior di comunisti, di mondialisti, soggetti da presunta intellighenzia di sinistra, ‘mpustùr catòlech, ecc: li lascio bollire nel loro brodo…

      Più in generale non è questione di medaglie, ammettiamo che sia come dici tu, che nessuno mi darà una medaglia. Io però non lo faccio per una medaglia, lo faccio perchè sono fatto così, perchè questo lurido quadrato di terra, inquinato e trafficato, urbanizzato e sovrapopolato è casa mia. Punto.
      E non siamo io e te che ce ne dobbiamo andare!
      Se proprio me ne dovrò andare prima voglio far tutto ciò che posso per farli impazzire, perchè questo lurido quadrato di terra dove abito per me è il posto più bello del mondo.

  11. pippogigi says:

    Come ho detto più volte, non siamo a dover andare in Svizzera ma dobbiamo fare in modo che la Svizzera venga a noi. Come? Questa è la nostra terra e devono essere gli italiani ad andarsene, copiamo la Costituzione, le leggi, la fiscalità svizzera, se funzionano la devono funzionare anche qui.
    Basta poco, referendum come in veneto, dichiarazione d’indipendenza, formazione governo provvisorio e smettere di pagare le tasse a Roma.
    Nel giro di un paio di mesi (senza i nostri soldi Roma fallisce immediatamente) ogni cantone della Padania può diventare felice come un cantone svizzero.

  12. gianni says:

    Bella non conoscevo il “patto” ma ricalca alla perfezione quello che sta succedendo.
    Io me ne sono andato baracca e burattini 5 anni fa, ho resistito per 32 anni di antonomia, poi sotto un certo punto di vista mi sono arreso, alla luce dei fatti ho fatto bene, ma forse ho il rammarico di non aver rotto i coglioni abbastanza a quell’itaglia di merda,………..ma sono ancora in tempo, tutto si puo riconsiderare, non è mai troppo tardi……….

  13. Alberto Veneziano says:

    Per sfondare la tonnara ed eliminare la lotta fratricida tra tonni imprenditori e tonni dipendenti è’ fondamentale l’abolizione del sostituto di imposta.
    Nel nuovo stato Veneto devono esserci i cittadini e lo stato, due contraenti.
    Non è ammissibile che una parte, gli imprenditori, accetti di fare da gabelliere per conto del fisco, e che l’altra, i dipendenti, sia esclusa dal rapporto economico con il fisco.
    Come si fa ad applicare l’esenzione fiscale alle buste paga?
    Un imprenditore “italiano” continuerà a pagare le tasse anche per i suoi dipendenti Veneti.

    • Sì Alberto, questa dovrebbe essere una delle primissime battaglie che dovrebbero condurre gli imprenditori che si dicono indipendentisti.
      Far toccare con mano ai loro dipendenti la voracità del fisco italiano non può che accelerare la scelta di indipendenza dall’italia.

  14. Dan says:

    >> “Gian, qua tutto funziona, non è come in Italia!”

    Quando leggo ste cose finisco sempre per domandarmi una cosa: come mai da loro “tutto funziona” ?
    Come mai da loro si fanno disposizioni di legge di questo tipo che tutelano veramente chi deve essere tutelato ?
    E’ solo una questione di cultura e civiltà diffuse, a tal punto da coinvolgere i parassiti stessi della politica ? Una sorta di grande villaggio dei puffi dove tutti si sentono realizzati se fanno la cosa giusta ?
    E’ una questione di grandeur ? Ci sono svizzeri in incognito che girano per il mondo, prendono atto delle schifezze, riferiscono tutto a casetta loro e si divertono a creare la società perfetta, la casetta delle bambole, così tanto per ?
    O è semplicemente questione che gli svizzeri popolo sotto i sorrisi giganti profumati di ricola sono delle bestie senza pari che se vedono qualcuno andare fuori dai binari, sui binari lo buttano sul serio e questa cosa spinge inevitabilmente alla creazione di una società con leggi fatte come si deve ?

    Se noi volessimo diventare come loro, visto e considerato che non possiamo trasferirci tutti lì, come dovremmo ragionare ?

    • Aquele Abraço says:

      E’ difficile da capire per un itagliano o un grego, più facile per un giapponese o uno svedese.

      • Dan says:

        Allora i giapponesi sono concettualmente troppo distanti da noi per il semplice fatto che fino a 150 anni fa erano in pieno medioevo e loro nonno in guerra si auto sfilettava per non far venir meno l’onore della famiglia.
        Noi disgraziatamente o fortunatamente (a seconda dei punti di vista e di chi gli sarebbe toccato finire nel wok) non siamo così quindi non possiamo usarli come mezzo di paragone.
        Sarebbe da capire cosa centrano gli svedesi (che tutto sto genio non mi sembrano neppure loro).

        Rimane quindi in piedi la domanda: come si può cambiare ?

        Un sano ritorno a legnate e olio di semi ?

  15. Guglielmo Piombini says:

    Grazie Gianfrancesco per le interessanti riflessioni e per l’utile testimonianza.

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