Cassazione: ok scarcerazione Serenissimi. Ma quale Lega sarebbe tornata in piazza?

di BENEDETTA BAIOCCHItanko4

La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del pm Leonardo Lesti della Procura di Brescia contro la scarcerazione dei secessionisti decisa dal Riesame. Dunque è ribadito che non fu terrorismo e che nessuno torna in carcere. Non c’è dubbio che le sentenze vanno lette per quello che sono, la dietrologia va lasciata a casa. Tuttavia le date a volte si incastrano a pennello con gli eventi, alcuni eventi della politica. Come dire, che coincidenza. Sì, la coincidenza c’è, causale, con la vicina data del congresso straordinario della Lega a Padova, la Lega che parla agli italiani. Sta scritto che è per l’indipendenza della Padania, ma che ci si trovi davanti ad una Lega per certi aspetti “normalizzata”, privata dalle sue ruvidezze popolane, più italiana che padana, appare più che evidente.

Il no euro e lo stop immigrazione è un linguaggio comprensibile da Sud a Nord. Una moneta cattiva che colpisce Nord e Sud da demolire, con buona pace del Nord che compete anche se ha l’euro. Per avere consenso, occorre allargare lo sguardo e proporre una ricetta nazionale. Come sta facendo Salvini.

La macroregione e le tasse a casa nostra, il 75% diceva il governatore, possono un momentino aspettare. Quando, ad aprile, arrivò la notizia degli arresti per terrorismo e armi di 24 persone a vario titolo indipendentisti, la Lega colse al volo l’opportunità di cavalcare l’onda di protesta del buon senso. Lo Stato è un asino nel saper confiscare i beni della mafia, deve proprio incattivirsi con un gruppo di sognatori? E così, l’inchiesta già smosciata venti giorni dopo con la scarcerazione di quasi tutti i “patrioti” imputati, con il tribunale del riesame che in 66 pagine buttava via due anni di intercettazioni dei Ros, a incassare il consenso sul paradosso fu proprio la Lega. Un regalo.

Oggi, la moderazione e il linguaggio salviniano promettono bene per il sistema. La Lega può rifondare il centrodestra, si candida per farlo. Salvini va a Roma, Salvini va in Sicilia, allarga lo spettro elettorale e fa cadere il muro del padanismo. Tutti italiani. Con la Le Pen che dice prima i francesi e non prima i bretoni. Una Lega un po’ nazionalista, che si candida a essere partito nazionale. Ce l’avreste vista, in caso di irrigidimento della Cassazione, a scendere in piazza a difendere un’altra volta i secessionisti?

Questa volta, sarebbe stata un po’ dura.

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2 Comments

  1. caterina says:

    se volevano far paura alla Lega, non l’hanno certo fatta ai Veneti iIndipendenti, ancor più fieri di aver votato SI al plebiscito digitale…
    La Lega vada pure dove vuole, secondo dei percorsi che devono fare i conti con troppe teste…
    Nel Veneto chi ha giocato coi tanko ha anche pagato senza aver nessuna colpa se non l’idea fissa dell’indipendenza… che comunque è l’idea dei più, e che arriverà in porto sicuramente e pacificamente perchè appartiene ad un popolo che sa finalmente chi è e quello che vuole!

  2. Giuluo Arrighini says:

    ,,,nel frattempo c’è chi è stato incarcerato per più di quindici giorni, mentre nella nostra terra scorazzano indisturbati terroristi veri e mafiosi. Per lo stato italiano, il regime italiano, i nemici sono i primi, non i secondi. Tutto ciò imporrebbe una riflessione ai sonnolenti cittadini lombardo- veneti. Che dite?

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