Repubblica, un copia e incolla dello stato sabaudo

di ALDO MOLTIFIORIrepubblica

 

Negli anni dal ’45 al ’48 e nonostante la protezione americana, con il suo incoraggiamento a costruire una democrazia di stampo federale, la classe dirigente di quell’epoca, costituitasi in assemblea costituente,  ha miserabilmente optato per uno Stato copia e incolla di quello sabaudo fascista. Ma vediamo più da vicino questo secondo vulnus al popolo,  epperciò ancor più criminale, perpetrato ai danni della Lombardia, ma non solo. A quasi un secolo da quello del 1859, operato allora dal Re Cacciatore, i cosiddetti costituenti, nel periodo ’46-’48 del secolo scorso e con lo stesso spirito di forte impronta  autocratica (nel caso di Dossetti addirittura teocratica), hanno adottato una Costituzione per certi peggiore perfino del vecchio Statuto Albertino sul quale poggiava il potere del Re di Sardegna. Costituzione e giova dirlo chiaro e forte; illegittima, assolutamente illegittima, poiché mai sottoposta a ratifica del popolo.

Non si riteneva il popolo all’altezza

L’indignazione poi sfocia in rabbia quando si ricordano le due più principali motivazioni assunte dalla quella scellerata classe dirigente  a giustificazione di un tale vulnus al popolo. La prima vi attribuiva (al popolo) la immaturità e la incapacità di comprendere la complessa architettura di una legge costituzionale che come ebbe a dichiarare Dossetti (il più celebrato dei cosiddetti padri costituenti) doveva essere imposta al popolo come legge assoluta e trans temporale. Badate bene, nel 1948 al popolo di Lombardia viene imposta una legge del Signore come ai tempi di Tomaso d’Aquino! Voglio dire che una legge, ed in special modo quella costituzionale, deve rappresentare il patto di convivenza tra persone di un popolo e tra popoli.

Deve in assoluto essere una legge comune, (la common law anglosassone) ossia la sintesi delle norme e delle prassi che regolano da sempre la vita  e le interazioni di una comunità. Essa perciò deve scaturire dal popolo come espressione maggioritaria della sua volontà distillandone la personalità, le esperienze e le vicende storiche. Non può essere, il patto costituzionale,  in alcun modo, la legge del governante (la rule law dei regimi dispotici) come lo era al tempo degli Imperi o dei Regni (i Savoia del Regno di Sardegna per l’appunto con la statuto Albertino). Le decisioni assunte dalla assemblea costituente nel 1948 ci hanno imposto una legge del governante e non la legge comune del popolo.

Illegittima perché senza suffragio

E tale legge costituzionale non essendo mai stata ratificata dal popolo a suffragio  universale è illegittima e dunque non lo impegna in alcun modo. Non ha alcun valore la motivazione che quella Assemblea Costituente fosse stata eletta per deliberare la Costituzione (così stava scritto nel decreto giurisprudenziale del 1944 a firma di un sig. nessuno quale era luogotenente del Regno Umberto II). Per effetto del tradimento dell’8 settembre e per effetto della guerra civile seguita alla sconfitta militare lo stato italiano era decaduto e nessuna fittizia autorità politica poteva sostituirsi al popolo, meno che mai con la imposizione di un atto fondante e fondamentale quale è per l’appunto il patto di convivenza costituzionale.

Un formale processo giuridico alla classe dirigente dell’epoca e a quella attuale dovrà prima o poi essere approntato, similmente a quanto avvenuto a Norimberga. Si dovrà procedere  con un semplice capo d’accusa: Crimine contro il popolo lombardo, contro il popolo veneto e contro tutti i popoli italiani e sud tirolesi. La sede più appropriata sembra essere quella dell’Aja.

Di quale sovranità si parla

La tragedia, ma di mostro giuridico si deve parlare, si completa quando si ricorda che quei politici ebbero l’impudenza di far dichiarare come preambolo alla Costituzione “La sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti stabiliti dalla Costituzione”. Ma di quale sovranità di popolo stiamo parlando se non gli è stato consentito di esercitarla nel momento fondante del patto di convivenza sociale politico e giuridico? E! Di quale Costituzione stiamo parlando se al popolo non è stato permesso di esercitare quella sovranità popolare che si riassume semplicemente così “L’unica fonte delle leggi  è la sovranità popolare quando espressa dalla sua maggioranza a suffragio universale” Con quel preambolo si uccide difatti la sovranità del popolo sottoponendola al potere della legge, quando sta scritto nel sangue e nell’anima di ogni popolo libero e sovrano  che  è esso e solamente esso, il popolo la fonte delle leggi. Non esiste alcun patto di convivenza tra i popoli italiani, non esiste alcun patto di convivenza tra questi popoli e lo Stato che li domina arbitrariamente.

Se lo Stato è illegittimo

Bisognerà dichiarare decaduto questo Stato illegittimo, riprendere in mano i destini del popolo lombardo dichiarando la propria sovranità. Procedere alla elezione della assemblea costituente lombarda (altrettanto dovranno fare gli altri popoli) che procederà alla stesura della propria costituzione. Da ultimo  rappresentanti di tutti i popoli dovranno convergere su una convenzione federale di natura europea per stilare una nuova costituzione federativa da sottoporre a ratifica popolare. Non si propone qui un formale processo di costituzionalizzazione del futuro lombardo e italiano ma il quadro di riferimento dei passaggi necessari per arrivare ad inserire il popolo lombardo nella mittel Europa. Tutta la sua storia, da quella celtica a quella longobarda e quella lombardo-veneta, si è dipanata  fin dalla sua origine nelle grandi pianure del centro Europa.

L’alleanza federativa  con gli altri popoli italiani, di stampo e matrice bizantine   è certamente auspicabile ma non più strettamente necessaria quando si consideri che l’orizzonte politico prossimo venturo ci vede tutti impegnati alla costituzione di un Europa federata dei popoli e delle Regioni. E’ in quel quadro che andrà collocata una intesa con gli altri popoli italiani.

Ricordo solo che nella Francia gaullista, pure afflitta da forti pulsioni centraliste, la Costituzione del 1958 che vide il passaggio dalla IV alla V repubblica è stata ratificata dal popolo mediante referendum a suffragio universale. In questo fortino del potere autocratico, così bisogna chiamare l’Italia, si raggiunge poi il diapason della impudenza e della irrisione alla sovranità popolare, quando  nel 2001, quindi già nel ventunesimo secolo, con referendum abrogativo viene cancellata una seppur timida ed evanescente riforma costituzionale del titolo V votata in parlamento. Vedete bene il paradosso? Si è cioè abrogata la riforma di una Costituzione sulla quale il popolo non si è mai pronunciato! Cose turche? Forse peggio! (4-segue)

 

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4 Commenti

  1. antonio says:

    Anche se il popolo l.avesse votata punto per punto non capisco perché dovrebbe essere imposta ai popoli futuri che a quell.epoca non erano nati . I tempi cambiano e i popoli si adeguano e dunque anche le costituzioni . non è liberale che i popoli attuali non possono scegliere il proprio destino attraverso l.autodeterminazione .altresì questo non si può o non si deve non si evince neanche chiaramente dal paradigma del diritto interno tanto meno in quello internazionale…mi sembra che i popoli sono assoggettati più a una paura psicologica che reale

  2. Roberto Porcù says:

    Mi piace l’articolo, lo “studiato” Moltifiori spiega argutamente ciò che molti di noi “picco e pala” intuiscono o lamentano al bar.
    Io vorrei salire un altro scalino nel capire le cose.
    Il fascismo non è mai finito, distribuiva cariche ed era troppo bello da accantonare.
    Dopo il ’45 ci fu una guerra tra bande per prendere tutto quel che c’era da prendere e, con un gioco di prestigio, l’Italia fascista divenne l’Italia antifascista. Cambiare tutto perché nulla cambi.
    Certo, alcuni nomi cambiarono, ma la sostanza fu quella.
    Prima c’era il Re che in una Repubblica non serviva più, ma la carica era troppo ghiotta e così, cacciatolo in contrasto alla volontà popolare (sui brogli e sull’impossibilità ad esprimersi di parte della popolazione mi pare gli storici non abbiano dubbi) si inventarono un Re pro tempore con una carica ed una reggia per uno da eleggere fra loro.

  3. Rodolfo Piva says:

    Caro Montifiori. Grazie per aver fornito a me e lo spero anche per gli amici indipendentisti nonché per i leghisti, un grande spunto di riflessione. In mezzo a questo bailame di chiacchiere dei polticanti di mestiere è fondamentale, di tanto in tanto, mettere dei punti fermi. Cordiali saluti.

  4. Pippogigi says:

    L’articolo mi ha fatto molto piacere perché condivide alcune considerazioni personali che medito da tempo.
    Il primo concetto da tener presente è che l’Italia non esiste, è un invenzione come la Jugoslavia o la Cecoslovacchia, non esiste l’Italia, non esiste un popolo italiano, non esiste la lingua italiana (al massimo il dialetto fiorentino). Il secondo concetto è che l’occupazione italiana della Padania è illegale, dunque tutti i trattati, gli accordi, le leggi italiane non hanno alcun valore per la Padania ed i loro effetti sono nulli.
    Questo vuol dire che la situazione della Padania attuale è quella che sarebbe dovuta uscire dalla Conferenza di Vienna postnapoleonica ovvero Ducato di Savoia, Repubblica di Genova, Regno Lombardo Veneto, Tirolo, Ducato di Modena, Ducato di Parma, territori padani sotto lo Stato della Chiesa, Istria e Dalmazia.
    Il terzo concetto è che se le leggi italiane sono nulle si crea un vuoto legislativo, per evitarlo si assume che gli Stati Padani abbiano adottate le corrispondenti leggi e Costituzione Svizzere del periodo.
    Il quarto concetto è che se i trattati e gli accordi internazionali dell’Italia non valgono e non possono avere conseguenze per la Padania, la Padania non ha mai combattuto guerre e non ne ha ne vinte ne perse, non ha mai adottato l’Euro, non ha mai aderito alla Unione Europea, i trattati di Osimo del 73 e di Parigi del 47 non hanno valore ne possono avere conseguenze per la Padania ma solo per l’Italia.
    Il terzo concetto è bello: tra le altre cose se la legislazione svizzera del periodo non prevede il finanziamento pubblico ai partiti oppure, per ipotesi, prevedesse che i deputati e senatori possono percepire uno stipendio lordo di 10.000 euro al mese, mentre i deputati padani ne hanno percepiti 20.000 euro lordi, i soldi indebitamente riscossi vanno restituiti.

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