Replica a Bracalini, la questione meridionale è tutta colpa dei Savoia

di FRANCO SIGNORELLI

Dopo aver letto l’editoriale di Romano Bracalini “Perché il Sud è povero ed arretrato? Ecco le cause e le colpe” ed aver fatto sbollire la comprensibile prima reazione di dispetto alle evidenti inesattezze sulle quali la tesi di Bracalini si fonda, ho deciso di scrivere una concisa replica. Non per polemica, ma per amore del lettore. Non per puntare il dito contro Bracalini e contro la redazione de “l’Indipendenza”, che dà adito a tali macroscopiche inesattezze, ma per far capire che, Carlo Levi docet, le parole sono pietre. Esse hanno conseguenze e per questo bisogna misurarle attentamente.
La storia del meridione d’Italia (bisogna sempre ricordare infatti che si tratta di una parte della nostra Italia, non di un posto sottosviluppato da denigrare) è talmente complessa che nessun editoriale potrà mai delucidarla. Ciò che mi preme è unicamente dare qualche spunto perché chi legge abbia voglia di documentarsi a fondo.
La dominazione normanna e soprattutto la sveva fecero raggiungere al Sud d’Italia uno splendore mai più eguagliato, pur dominando anche su gran parte del settentrione, su parte dell’odierna Val d’Aosta, Svizzera e Germania meridionale. E ciò smentisce in maniera evidente l’affermazione di Bracalini, secondo il quale “L’abbandono del Mezzogiorno era tale che dalla caduta dell’impero romano all’avvento della dinastia borbonica, non si aprì una sola strada rotabile che mettesse in comunicazione le province fra loro e queste con la capitale”. Basta leggere l’enciclopedia Treccani per rendersi conto che le reti di comunicazione all’interno del regno del Sud e fra questo e gli altri stati erano ben sviluppate per gli standard del tempo. Esse ricalcavano in parte la rete viaria romana, com’è logico, formando in più un nuovo tessuto viario a forma stellare composto di strade brevi, ramificate, che da tutti i centri attivi si irradiavano in ogni direzione con una complessa articolazione collinare, che contrastava con la regolarità e la linearità del sistema viario romano basato su uno schema centralistico e comprendendo inoltre altre vie di comunicazione, non solo terrestri ma anche fluviali e marittime.
Le dominazioni angioina ed aragonese ed i vicereami asburgici e savoiardo (ebbene sì anche la casata Savoia mise il suo zampino nel Sud ancor prima dell’Unificazione, salvo poi scambiare la Sicilia con la Sardegna…), segnarono purtroppo un lungo periodo di declino fra il 1266, data della cacciata degli Svevi, e 1734, data dell’avvento al trono di Napoli di Carlo III di Borbone. Da tener presente, però, che tale declino non era limitato al Sud, ma interessava tutta la penisola, frammentata e dominata in gran parte da popoli stranieri. E si trattava di declino relativo, considerando le bellezze architettoniche edificate in quel periodo e che ancora costellano il meridione.
In seguito, l’avvento dei Borbone segna un progresso innegabile per tutto il Regno delle due Sicilie, che dura fino all’annessione al Regno d’Italia. I Borboni portarono il Regno delle Due Sicilie all’avanguardia in numerosi campi, dalle lettere alla musica e alle scienze, dall’industria al commercio e alle telecomunicazioni, dall’agricoltura all’allevamento del bestiame, senza trascurare il fatto che nel Meridione vi era la più alta percentuale di medici per abitanti (1 su 958 a fronte di 1 su 1834 in Piemonte, Luguria, Lombardia, Toscana e Romagna) smentendo l’affermazione di Bracalini che “L’unico ceto medio che si era potuto formare era quello degli avvocati”. Numerosi progressi sociali, un tasso di disoccupazione tra i più bassi d’Europa, una pressione fiscale diretta ed indiretta ed un costo della vita nettamente inferiori rispetto agli altri Stati preunitari facevano sì che il Regno delle Due Sicilie fosse il più popoloso della penisola e Napoli fosse di gran lunga la città più grande d’Italia, mentre Palermo rivaleggiava con Roma e Messina aveva il doppio degli abitanti di Reggio Emilia o di Brescia. Ciò smentisce ancora una volta Bracalini quando scrive che “Dopo gli spagnoli, il regime borbonico assestò al Mezzogiorno il colpo finale”. Chiunque voglia acquisire dati obiettivi a conferma di ciò che scrivo non ha che consultare dati e cifre del primo censimento della popolazione del Regno d’Italia del 1861, a pochi mesi dall’Unità. Il Regno delle Due Sicilie contava 5 milioni di occupati, di cui gran parte specializzati in vari campi, dall’agricoltura all’industria al commercio, sul totale nazionale di 11 milioni. Forse ancor più eloquente per chi è abituato a ragionare in termini di “spread” risulterà la considerazione che la rendita dei titoli di stato del Regno delle Due Sicilie nel 1860 era del 120% alla Borsa di Parigi e che il Ducato del Regno delle Due Sicilie valeva 4.25 lire piemontesi ed era garantito in oro nel rapporto di uno ad uno, mentre il rapporto lira/oro era di tre ad uno (ogni tre lire piemontesi in circolazione ve ne era solo una in oro).
Il colpo di grazia al Meridione non lo hanno dato affatto i Borbone ma purtroppo i Savoia. Il Nitti stesso, egli sì giornalista imparziale, oltre che insigne statista, scrisse che i Savoia, mettendo fuori corso il Ducato, triplicarono la massa monetaria incamerata con l’annessione del Sud. Sotto i Savoia il meridione piombò in una condizione di pre-feudalesimo. Essi introdussero in un sol colpo ben 22 nuove tasse, mentre la pressione fiscale diretta al Sud era rimasta immutata dal 1815 al 1860, pur aumentando le entrate fiscali in tale lasso di tempo da 16 milioni di ducati a 30 milioni, dimostrazione incontestabile di crescita economica. Il governo Savoia Smantellò le industrie del Sud, un esempio per tutti le Regie Ferriere di Mongiana, in Calabria, trasferendole al Nord, dando così inizio all’emigrazione, fenomeno assente durante il regno borbonico, e guadagnando così nei secoli manodopera a basso costo. Abolirono inoltre il protezionismo, aprendo il mercato a prodotti esteri a basso costo ed ancor più bassa qualità, determinando il declino dell’agricoltura del Sud. Smantellarono i cantieri navali e gli arsenali e quindi la flotta mercantile che sotto i Broboni era la seconda del mondo, dopo quella inglese. Addirittura l’industria ceramica di Capodimonte, nota in tutto il mondo, venne quasi azzerata con l’annessione del Regno delle Due Sicilie a quello piemontese.
Eppure la maggior parte dei meridionali hanno accettato di pagare questo prezzo altissimo all’Unità d’Italia. Dimostrazione ne è il fatto che i più strenui difensori dell’unità nazionale sono proprio i meridionali. Ciò che risulta insopportabile è l’imbattersi a cadenza regolare in articoli e pubblicazioni del tenore dell’editoriale di Bracalini, che sputano sentenze antimeridionali come fossero verità inappuntabili.
Invito quindi il lettore a formarsi una propria opinione documentandosi a fondo. Il web è una fonte inesauribile. Basta leggere gli scritti di Nitti, quelli di Denis Mach Smith, consultare gli archivi dell’Ufficio Storico della Marina Militare o dello Stato Maggiore dell’Esercito, oppure leggere le tante pubblicazioni sul Sud e l’Unità d’Italia di Gennaro de Crescenzo, di Giuseppe Ressa, di Mario Intrieri.
Chiunque abbia uno spirito aperto potrà rendersi conto che la questione meridionale è molto più complessa di quanto scrive Bracalini. E soprattutto che è profondamente sbagliato trarne spunti antimeridionali. Siamo tutti meridionali, nel senso che la storia del meridione è storia italiana e chi dà credito a chi denigra il meridione in quanto tale cade in un falso storico paragonabile alla “Constitutum Constantini”. Per dirla con Aristotele, la causa della difficoltà della ricerca della verità non sta nelle cose, ma in noi, che chiudiamo gli occhi alla verità come fa la nottola alla luce del giorno. Per pigrizia, comodità, faziosità, sempre per ignoranza.

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211 Comments

  1. libero says:

    La cosa sconcertante è che si etichetta NORD tutto quello che non è ex borbonico, quindi a Nord dell’Abruzzo sarebbero tutti … piemontesi o simil-padani ….
    Ma nessuno ha mai misurato la distanza tra Abruzzo e Lombardia ? … c’è una vasta area di Centro Italia che ha avuto meno di Nord e Sud e che però ha saputo crescere da sola e con le sue sole forze e questo dovrebbe far riflettere molto, specialmente chi parla di scarse politiche per il Sud, in effetti da parte meridionalista si aspetta che lo stato o qualcuno vada lì a creare i posti di lavoro e non a crearli … nel Centro Italia contadino sono nate molte piccole indistrie senza alcun aiuto statale, prima botteghe sotto casa, poi laboratori e poi piccole industrie, … un esempio per tutti, nel Maceratese-Fermano, zona povera nel dopoguerra, è nato il più grande distretto calzaturiero d’Europa e senza ricevere un soldo dallo stato e pure con strade insufficienti e senz aun collegamento tirreno-adriatico, mentre nel Sud ci sono ben 2 autostrade tirreno-adriatiche ….. meditate invece di fantasticare.

  2. luigi bandiera says:

    Il piano MARCHALL… DETTE BUONI RISULTATI al NORD.

    Mentre il piano CASSA PER IL MEZZOGIORNO… e quanti anni che funziona, ENNE O. NO.

    Saluti

    • luigi says:

      I soldi del “piano marshall” dovevano essere spesi per l’intero territorio, invece servirono soltanto per avviare le aziende del nord che continuarono a sfruttare i meridionali. Con la cassa del mezzogiorno i meridionali sono stati presi in giro, prendendo solo le briciole, mentre al nord i soldi sono sempre arrivati in abbondanza senza nessuna cassa.

  3. Veritas says:

    Parliamo dei giorni nostri. mie esperienze :
    – tre anni fa, in un ospedale milanese, eranocon me ricoverate due signore, una di Ragusa, una del Pavese, entrambe ultrasettantenni. Ebbene, quella del Pavese parlava in dialetto coi suoi familiari, ma con le altre persone parlava in italiano. L’altra signora parlava soltanto siciliano con tutti, medici compresi e l’italiano lo capiva a stento.
    – Ancora, due e tre anni fa, in un supermercato, una signora si rivolse a me per chiedermi di leggerle un cartello su certi prodotti, confessandomi di essere analfabeta: non so di dove fosse e non glielo chiesi ma aveva un forte accento meridionale.
    – Infine, più recentemente, una mia cara amica di origine pugliese ma cresciuta e laureatasi a Milano, mi raccontò di aver appena visitato, a Napoli, una sua zia napoletana moglie di un suo zio pugliese e che era rimasta di stucco nel vadere quella zia, scartato un regalo da lei portatole, tirare dalla finestra sia la carta che la scatoletta che lo conteneva.
    Non aggiungo altro.

    • Salvo says:

      che acume…togliti i paraocchi e apri il cervello.

      • luigi says:

        Io invece andai a trovare un mio zio a milano, appena arrivato fui derubato, coltello alla mano da un meneghino con il forte accento milanese. Quando chiesi informazione a una signora milanese, questa si mise a gridare, credendo che io volessi derubarla, a quel punto andai alla stazione e me ne ritornai a Napoli.

      • gigi ragagnin says:

        i “cuggini” Salvo …

  4. Homo Liber says:

    Il dibattito su questo articolo e su quello precedente di Bracalini ha ormai raggiunto toni stucchevoli e soprattutto controproducenti per entrambe le fazioni (Nordisti e Sudisti).
    Per tornare con i piedi per terra e soprattutto guardare al non facile futuro che attende tutti noi, ripropongo il seguente:

    Vecchio (molto) e profetico articolo di Gianfranco Morra – © L’Indipendente.

    Recessione o secessione? Vorrei dire anch’io la mia parola. Partirei, anzitutto, dalla realtà esistente, che mi sembra giustifichi l’accostamento congiuntivo: recessione e secessione. Perché? Perché la recessione, l’inflazione, il disavanzo, la svalutazione sono cose a tal punto reali, che solo per malafede si possono negare o minimizzare. La recessione nel nostro paese, del resto, non è solo economica, ma anche morale e istituzionale. E quando in un paese vi sono sottosviluppo economico, mancanza di un minimo denominatore comune morale e latitanza delle istituzioni, la via della disgregazione è già in gran parte percorsa.
    Recessione, dunque, e gravissima. Secessione? Anche. Non un compito da realizzare, solo giuridicamente non c’è, ma nella realtà esiste da sempre. Due Italie, solo apparentemente unite, in realtà profondamente diverse per costumi, attività economiche, coscienza etico-politica, stili di vita.
    Il trionfo della soluzione unitaria nel Risorgimento, paradossalmente incarnata dal rivoluzionario Mazzini e dallo statalista Cavour, riuscì a soffocare la prevalente proposta laica e cattolica della federazione, ma non riuscì a fare l’unificazione. Massimo d’Azeglio osservò che l’Italia era stata fatta, ma non gli italiani; fu una pietosa menzogna.
    In realtà, neppure l’Italia fu fatta: fu occupata, non unita; statizzata, non solidarizzata; burocratizzata, non liberalizzata.
    La secessione del Sud data dalla proclamazione del Regno, negli anni successivi, lungi dall’essersi attenuata, s’è accentuata. Alle istanze autonomistiche lo Stato italiano ha risposto con l’assistenzialismo e il clientelismo, frenando così anche le tendenze verso lo sviluppo.
    E’ accaduto il contrario di quanto chiedeva il meridionale Sturzo: il problema del Mezzogiorno è, in realtà, il problema dei meridionali; solo essi possono risolverlo, con quel modello di sviluppo che la geografia e la tradizione della regione richiedono.
    Le cose sono andate diversamente. Soprattutto negli ultimi decenni, assistenzialismo e partitocrazia hanno distrutto le forze autonome dello sviluppo del Mezzogiorno, per farne un magazzino di voti da comprare. La difesa dello Stato assistenziale, fallito da tutti i punti di vista, altro non è che la difesa della prevaricazione, dell’intrallazzo, della tangente.
    Purtroppo, mentre IL NORD LO SA E SI RIBELLA, IL SUD PAZIENTA E ACCETTA (PER IMMEDIATA CONVENIENZA). Più secessione di così…
    La secessione dal Sud non l’ha inventata la Lega Nord; l’ha solo trovata e ha invitato a pensarci sopra.
    Dalla realtà (recessione e secessione) dobbiamo ora spostarci alla proposta (recessione o secessione) di Vittorio Feltri:
    «Le ipotesi sono due:
    – o l’Italia si spacca, e il Nord ha qualche speranza di riagganciare il carro europeo, mentre il Sud con la forza della disperazione trova la strada per liberarsi dalla classe dirigente e politica che si è dato e alla quale non si ribella per paura di dover digiunare;
    – o l’Italia resta una e indivisibile col risultato brillante di morire unita e di unità».
    Debbo osservare che le ipotesi enunciate in questa conclusione non sono due, ma tre.
    La prima è quella di mantenere le cose come sono: è quanto vorrebbe fare la partitocrazia per difendere con le unghie e con i denti i suoi privilegi.
    La seconda è quella della secessione. Che è ipotesi realistica e niente affatto improbabile. E’ accaduto anche altrove, in Slovenia e Croazia; sta accadendo in Cecoslovacchia (oggi è già accaduto da tempo).
    La terza ipotesi è l’emancipazione del Sud dai colonialisti partitocratici. Ipotesi ardua, ma non del tutto improbabile. Per favorirla bisogna seguire quella stessa via che consentirebbe al Nord di risorgere e di entrare nell’Europa. E’ la via del federalismo.
    I modelli europei esistenti ci indicano in qual modo: accorpare le regioni (come già prevede l’art. 132 della Costituzione) e creare delle entità federative di notevoli dimensioni, cui affidare tutte le principali funzioni statuali a eccezione dell’esercito, della giustizia, della politica estera, e poche altre. Se, poi, questo tentativo dovesse fallire, allora la via della secessione (della liberazione) diverrebbe inevitabile.

    Homo Liber aggiunge:

    La via del federalismo equivarrebbe oggi di fatto a quella di una sostanziale secessione; è proprio questo il vero motivo per cui il governo Napolitano-Monti, espressione totalitaria delle elites finanziarie, della partitocrazia e della burocrazia parassita, ha eliminato persino la parola “federalismo” dal programma di governo.
    L’ipotesi federalista è quindi ormai da tempo tramontata definitivamente poichè genererebbe comunque il risultato di perdita di potere e privilegi per coloro che da sempre comandano indisturbati con le loro parassitarie natiche incollate ad inutili e costosissime poltrone.
    Solo l’indipendenza dall’Italia può salvare le regioni del Nord, e, se lo vorranno, anche del Sud, dalla rovina.

  5. Domenico says:

    Ho rivisto stasera, con mio figlio, il film di Squitieri “Li chiamarono briganti”. Bellissimo e da vedere, sia al sud che al nord. Viene spontanea una riflessione: i meridionali migliori, quelli dotati di attributi, si ribellarono ai savoiardi e vennero uccisi come briganti: Nel corso della guerra civile chiamata guerra al brigantaggio gli eroici soldati savoiardi fecero qualcosa come 200 mila morti, compresi i civili, vecchi donne e bambini massacrati ‘eroicamente’ per rappresaglia. Di quelli rimasti vivi, 3 milioni e mezzo sono emigrati tra il 1865 ed il 1900. Dall’unità ad oggi si calcola che siano emigrati almeno 15 milioni di meridionali, praticamente tutti quelli che avevano voglia di lavorare. Con pochissime eccezioni quindi ad abitare il sud è rimasta la parte peggiore della popolazione. Quindi non c’è da meravigliarsi, nè dell’inciviltà ampiamente dimostrata dai neoterroni nei commenti a questo articolo, nè del degrado sempre più profondo delle regioni in cui questi individui vivono

  6. Filippo83 says:

    Prendo per buoni i dati di Luigi, secondo cui i meridionali comprano ogni anno 63mld€ di prodotti settentrionali.
    Il solo Veneto ha un PIL annuo di ca. 150mld€. La Lombardia va sui 320mld€. L’Emilia-Romagna sui 140mld€. Il Piemonte 125mld€. Friuli-VG, Trentino-AA/Südtirol e Liguria fanno sui 110mld€ insieme. In totale oltre 800mld€, all’anno.
    Quindi, ben il 7.5% del PIL settentrionale è dovuto ai prodotti venduti al Sud, vista così grezzamente. Intendiamoci, non è che dal Sud non arrivi nulla: ad esempio nell’alimentare il Meridione italiano non è affatto male, nemmeno per noi padani/veneti/cisalpini/longobardi/terroni tedeschi, ed anche quello ha un buon giro economico.
    Luigi, mi verrebbe da risponderti a tono, ma invece ti faccio i miei complimenti per le battute che ci regali. Però ti ricordo che il solo Veneto ha una quota del PIL dovuta all’interscambio con l’estero quasi pari all’intero interscambio Nord-Sud in Italia, e superiore all’intero export del Centro Italia.
    Buonanotte a tutti.

  7. Filippo83 says:

    Vorrei ripetere a tutti i meridionali alcune domande poste sotto. Non è che sia del tutto in disaccordo con voi, ma credo che molti di voi si arrampichino sugli specchi, nutrendosi o di leggende metropolitane o di false speranze: che esistono anche al Nord, non c’è dubbio, ma non è di questo che parliamo.
    Ecco, io vorrei che mi spiegaste perché il Sud ha una certa classe dirigente anche all’opposizione, o perché certe zone del Sud hanno una certa mentalità anche al di fuori della mafia, o perché le campagne appaiono abbandonate e selvagge come nei Balcani, randagismo endemico e diffuso compreso (attenti, parlo con cognizione di causa, non per leggende metropolitane). Perché, appunto, la Germania Est ce l’ha fatta in 20 anni, e il Sud no in 60? Perché la VW sì, e la FIAT no (attento, sono impliciti anche i difetti del Nord, soprattutto quelli di certe aziende e di certi dirigenti)? E’ il Nord che ha plagiato milioni di persone per decenni, o una parte del Nord che se n’è solo approfittata mentre nel Sud prevaleva la “parte peggiore” della società?
    Nessuno sano di mente può mettere in dubbio che il singolo uomo sia uguale un po’ ovunque, di base; ma nessun sano di mente, altrettanto, può dubitare che sia la società a plasmare e condizionare il comportamento umano. Un meridionale può essere una bravissima persona, una pasta d’uomo, ottimo sia sul lavoro che fuori, ma che pensa senza vergogna che denunciare qualcuno alla polizia sia un’infamia (anche qui parlo per conoscenza diretta). Siete sicuri che una società simile, che rovina anche le migliori persone, sia tutta colpa del Nord?

    • Salvo says:

      la Germania ce l’ha fatta anche in 10-12 anni, ma ti manca un piccolo particolare….Ha speso almeno 10 volte di più di quanto è stato fatto in 150 anni in italia.

      c’è una bella differenza.

      I meridionali hanno poco senso dello Stato, perchè non c’è mai stato! e la mafia è l’esempio più lampante.

      Se ci fosse lo Stato non ci sarebbe la mafia.

    • luigi says:

      Ma veramente credi che il Popolo abbia voce in capitolo? Il Popolo non conta niente, se lo sviluppo industriale dovesse spostarsi in Africa o nel Medioriente e se i grandi gruppi industriali del nord potessero trarne un vantaggio, spostando le loro frabbriche al sud, la situazione si capovolgerebbe. Quelli del nord dicono di essere intelligenti, di essere produttivi, si considerano sfruttati dal sud piagnone e assistenzialista. Se le cose stanno cosi’, allora tanto intelligenti e furbi i nordisti non sono. Pero’ nello stesso tempo i meridionali continuano ad emigrare in cerca di lavoro, perche’ in italia non esiste nessun sussidio di disoccupazione e molti meridionali o hanno la capacita’ di sapersi cercare un lavoro emigrando oppure si arruolano nell’esercito, nella polizia o nella camorra. Basterebbe fare un’indagine su tutte le leggi fatte da tutti i governi italiani per rendersi conto che gli industriali del nord non vogliono la concorrenza al sud che di fatto resta un loro mercato. In tutto questo a perderci sono i meridionali senza lavoro e in parte, ma solo in parte i lavoratori che pagano le tasse. Perche’ se e’ vero che pagano le tasse, e’ anche vero che la nord lo stato sociale esiste. Molti meridionali quando si ammalano gravamente sono costretti a trasferirsi negli ospedali del nord per curarsi, con tutto il carico di sofferenza e di disagio dei familiari. Gli italiani che abitano al nord non sono costretti ad emigrare al sud per lavoro, o venire a curarsi negli ospedali del sud. E’ facile disprezzare e nello stesso tempo ritenersi civili.

  8. Filippo83 says:

    Alekos, se credi che (FIAT e biscottifici a parte) il PIL del Nord sia dovuto al mercato interno, o non sai di cosa parli o sei fermo agli anni ’60. Intanto, perché il Nord ha più abitanti del Sud (controlla pure) e pure più ricchi, ergo un mercato maggiore e sempre interno; e poi perché l’import/export vale una GROSSA quota del PIL locale: es. il 35-40% in Veneto. Tra l’altro, in regioni come appunto il Veneto l’indotto non è nemmeno FIAT o Alfa: è Volkswagen o BMW (e la VW quest’anno è stata la prima casa per vendite in regione). Oppure, dovrai dirmi che ogni famiglia del Sud ha immancabilmente una macchina utensile industriale prodotta nel Nord, per il proprio sfizio…
    Quindi, prima di copiare ed incollare discorsi che poi ripeti all’infinito, vedi di studiarti un po’ di macroeconomia e di dati sul Nord, e poi possiamo discutere.

    • Filippo83 says:

      Forse in Veneto è il 30-35%, ma cambia poco (mi correggo da solo).

    • Marco says:

      Certo, aggiungo che la produzione di auto del gruppo Fiat in Padania è ormai ai minimi (Alfa Mito e Lancia Musa a Mirafiori); gli stabilimenti “italiani” sui quali la Fiat punta si trovano tutti nel centro-sud:
      * Pomigliano (Napoli) – Fiat Panda
      * Cassino (Frosinone) – Fiat Bravo, la Lancia Delta e l’Alfa Romeo Giulietta
      * Melfi (Potenza) – Fiat Punto
      * Sevel Val di Sangro (Chieti) – Fiat Ducato

  9. alekos80 says:

    Il Sud, la povertà e i soliti “maestri”

    Le cause della povertà del Sud secondo Bracalini. Romano Bracalini, in un suo intervento sulla rivista online “L’indipendenza” (8/7/12) espone una serie di tesi per spiegare (senza che nessuno di noi glielo abbia chiesto) le “cause e le colpe della povertà e dell’arretratezza del Sud” e per dimostrare (ancora una volta) la tesi dell’inferiorità dei meridionali… Bracalini, però, già nominato vicedirettore di tg Rai in orbita-Lega, grande conoscitore della storia sabauda e fascista, sembra utilizzare fonti storiche alquanto personali e ormai superate. Ignora, allora,

    i più recenti studi in cui si rivelano dei dati interessanti e in netta contrapposizione con quanto da lui affermato: “non esisteva, all’Unità d’Italia, una reale differenza Nord-Sud in termini di prodotto pro-capite. Il divario economico fra le due grandi aree del paese in termini di prodotto sembra invece essere un fenomeno successivo. In Campania il reddito pro capite è comparabile a quello della Lombardia, mentre in Puglia e nelle Isole maggiori è analogo a quello medio nazionale (Vittorio Daniele, Paolo Malanima, “Il prodotto delle regioni e il divario Nord-Sud in Italia (1861-2004”, in Rivista di Politica Economica, Marzo-Aprile, UMG, Catanzaro, 2007). Altri dati dimostrano che nel 1871 il tasso di industrializzazione del Piemonte era del l’1.13%, quello della Lombardia 1.37%, quello della Liguria 1.48%. Erano già trascorsi dieci anni di smantellamento dell’apparato industriale dell’ex Regno delle Due Sicilie ma l’indice di industrializzazione della Campania era ancora dello 1.01% (con Napoli, nel dato provinciale, all’1.44%. Più di Torino, che era all’1.41%), quello della Sicilia allo 0.98% (ai livelli del Veneto, 0.99%). Nel 1861 gli addetti impegnati nell’industria meridionale sono 1,6 milioni (meno di 1,5 milioni quelli nel Centro-Nord). La percentuale della popolazione attiva che si dedica alla manifattura è superiore al Sud: il 22,8%, contro il 15,5 per cento (Guido Pescosolido in Svimez, 150 anni di statistiche cit. e cfr. Sole 24 Ore, 25 maggio 2011). Bracalini ignora, ovviamente, anche i dati pubblicati dalla docente universitaria belga S. Collet qualche settimana fa e nei quali si evince l’importante dato secondo il quale, in termini finanziari, “le Due Sicilie del 1860 erano come la Germania di oggi”. Dimentica, poi, le 4587 miglia di strade costruite solo negli ultimi anni di Regno e, su tutti, il dato secondo il quale avevamo la prima flotta mercantile d’Italia (tra le prime in Europa) e lo stesso dicasi per i sorprendenti dati relativi alle esportazioni o alle produzioni agricole meridionali preunitarie (cfr. G. Federico RPE, Bologna, 2007). Bracalini dimentica pure, infine, le centinaia di migliaia di “briganti” massacrati (e spesso decapitati per “comodità di trasporto” come ci rivelano i documenti -evidentemente a lui sconosciuti- conservati nella Busta 60 del fondo Brigantaggio presso l’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito Italiano) e non mostra di avere nessun rispetto per quei milioni di emigranti meridionali che (un caso?) solo dal 1860 in poi furono costretti a partire a milioni (e ancora sono costretti a farlo) per il resto del mondo… Del resto, da uno scrittore che cita Plinio in maniera a dir poco originale o che confonde il governo vicereale con il governo borbonico e da uno scrittore che nella sua ultima opera sostiene stravaganti e offensive tesi secondo le quali i “meridionali diventavano perché non avevano voglia di rimboccarsi le maniche nei loro paesi”, che cosa potremmo aspettarci? Cosa aspettarci da uno scrittore che, con punte oggettive di razzismo, afferma cose del tipo: “Finchè il proletariato meridionale risolverà il suo problema nelle campagne con l’emigrazione (che oggi è ripresa) e nelle città col delitto, il Sud non farà progressi e continuerà ad andare alla deriva” suscitando le orgogliose e positive reazioni dei suoi colleghi leghisti (e razzisti) anche su questo blog? Che cosa dovremmo fare, allora, noi “terroni”, “neoborbonici” e “scansafatiche” “inferiori o incapaci” di ieri e di oggi? Nessuna secessione e nessun ritorno al passato ma rivendicare con forza il diritto alla verità storica e il diritto di essere rispettati con la necessità e l’urgenza (dopo 151 anni) di una vera “par condicio” politico-economica. E, magari, forti delle migliaia di persone ormai “consapevoli”, iniziare ad evitare di invitare Bracalini dalle nostre parti, boicottare i giornali su cui scrive e i suoi libri…
    Prof. Gennaro De Crescenzo
    Napoli

    http://www.neoborbonici.it/portal/index.php?option=com_content&task=view&id=4206&Itemid=99

    alekos

    • Filippo83 says:

      Se cominci coi link dei neo-borbonici… Sarebbe come se ti si rispondesse con un link a Borghezio: stesso valore, forse meno dati ma forse anche più precisi. I neo-borbonici sanno almeno la differenza tra industria moderna ed artigianato? Tra strade e ferrovie? Tra tesaurizzare, ed investire? Non citano mai l’analfabetismo del Sud, o le condizioni di miseria in cui si viveva (certo non si viveva megli oche al Nord)?
      Lo dico io per primo: il Sud vu vinto e sfruttato dall’unità italiana, su questo non sorgono dubbi, l’ho scritto anche stamattina; ma, sempre come ho scritto stamane, non ci si possono inventare dati e miti di un’Età dell’Oro che il Sud non ha mai vissuto negli ultimi 800 anni (cioè dalla fine dei re normanni).

  10. alekos80 says:

    Agricoltura.

    In lire del 1911, nel 1891 il prodotto agricolo pro capite nel Nord era di 201 lire, mentre nel
    Sud di 23419. Se poi guardiamo alle diverse regioni, scopriamo che la Lombardia, dotata di tanti terreni
    fertili, ma anche densamente popolata, si trovava in penultima posizione quanto a prodotto agricolo
    pro capite, mentre la Puglia, insieme all’Umbria, si trovava in prima posizione e la Sardegna in
    seconda. Tutte le regioni del Mezzogiorno, eccetto la Campania (fertilissima, ma popolatissima), si
    trovavano al di sopra della media nazionale, insieme a quelle del Centro, mentre quelle del Nord erano
    al di sotto.
    I dati sulla produttività del lavoro agricolo, che si ottengono dividendo il prodotto totale per il
    numero dei lavoratori agricoli, confermano più o meno questa gerarchia fra regioni20. Ancora nel 1911
    la produttività del lavoro agricolo è, nella media italiana, di 780 lire. Nel Nord è di 758 e nel Sud di
    821. Le stime elaborate indipendentemente da Zamagni, Esposto e Federico concordano sulla
    superiorità del Sud21. Solo più tardi, e cioè fra la Prima e la Seconda guerra mondiale, il prodotto per
    addetto in agricoltura nel Nord superò quello del Mezzogiorno.

    Industria

    Come ha scritto Piero Bevilacqua «al momento dell’Unità d’Italia le distanze tra il Nord e il
    Sud, sul piano della struttura industriale non erano così rilevanti come lo sarebbero diventate in
    seguito». Anzi, in talune industrie, come quelle metalmeccanica, conciaria, cartaria e dello zolfo, il
    Sud non era affatto in una posizione svantaggio. Le ricerche di Stefano Fenoaltea soprattutto hanno
    rivelato che il vantaggio del Nord si profila e si consolida solo dalla fine dell’Ottocento e non prima.
    Nel 1871 c’è un modesto vantaggio del Nord: il prodotto pro capite industriale è di 63 lire (del 1911)
    nel Nord e di 57 nel Sud. In posizione di vantaggio si trovano la Lombardia, il Piemonte e la Liguria.
    In compagnia, però, della Campania e della Sicilia. Quasi tutto il Centro e il Sud si collocano,
    comunque, al di sotto della media nazionale, anche se lo scostamento dal valore medio è modesto
    davvero.

    Servizi.

    All’epoca dell’Unità, i servizi, quanto a valore complessivo prodotto, erano più importanti
    dell’industria, e rappresentavano poco meno del 30% del prodotto aggregato. Anche nel caso dei
    servizi, i primi tre censimenti unitari suggeriscono un’immagine probabilmente fuorviante (anche se
    con certezza è impossibile dire). Stando ad essi, in tutta Italia la popolazione attiva nel terziario
    sarebbe il 16-17% del totale. Il Nord avrebbe un vantaggio nel 1861 rispetto al Sud (18 a 15%); il Sud
    avrebbe un vantaggio nel 1871; nel 1881 vi sarebbe parità.

    Il prodotto delle regioni e il divario
    Nord-Sud in Italia (1861-2004)

    E’ lo studio ormai famoso dei Proff. Daniele e Malanima, tanto per ristabilire una volta per tutte la verità storica.

    http://www.paolomalanima.it/default_file/Articles/Daniele_%20Malanima.pdf

    E questa e la relazione Svimez:

    150 anni di crescita, 150 anni di divari:
    sviluppo, trasformazioni, politiche.

    http://web.mclink.it/MN8456/iniziative/150_anni/30_05_2011_relazione_svimez_integrale.pdf

    E’ troppo chiedere di leggerli a tutti, prima di continuare a sparare ca xx te.

    Alekos

    • Luca says:

      Non ho letto tutto quello che hai scritto, ma mi basta questa frase: “In lire del 1911, nel 1891 il prodotto agricolo pro capite nel Nord era di 201 lire, mentre nel
      Sud di 23419.” Ma secondo te è verosimile un dato per il sud superiore di 116,51 volte? Ma per favore dai! Questi sono numeri che non stanno nè in cielo nè in terra. A meno che tu non abbia dimenticato una virgola nel valore del sud, che in tal caso sarebbe pari a 234,19. Ma anche in tal caso vorrebbe dire poco o nulla: prima di tutto, cosa si intende con “prodotto agricolo pro capite”? Il valore totale della produzione agricola divisa per il numero di abitanti? In tal caso il dato non significa assolutamente nulla, dal momento che mi pare palese che la percentuale di impiegati nell’agricoltura al sud (dove praticamente non esistevano fabbriche) fosse maggiore di quella relativa al nord. E’ quindi ovvio che il dato risulti maggiore per il sud. In ogni caso, giusto per smorzare i toni, quando si parla di dati riferiti a quell’epoca bisogna tener conto che l’incertezza è elevatissima. La verità è che NESSUNO è in grado di fornire dati economici realmente affidabili per il periodo dell’unificazione italiana. C’è anche un interessante articolo su noise from amerika al riguardo, per chi fosse interessato.

  11. alekos80 says:

    Perché il nord non ha mai mantenuto il sud, come credono i nordici

    “Da tempo si è mostrato che il valore economico della protezione consentita dagli incentivi al meridione è inferiore a quello della protezione doganale al cui riparo è sorta l’industria delle regioni nord-occidentali del Paese. E notisi che quella industria ha fruito di altri benefici: i profitti straordinari consentiti dalle commesse belliche conseguenti alle due grandi guerre e poi il pratico annullamento dei debiti delle imprese reso possibile dalle due inflazioni postbelliche. E ciò non è neppure bastato: per il sostegno del sistema industriale che si andava formando sono infatti occorsi anche i ripetuti salvataggi industriali effettuati nel ventennio tra le due guerre, un tipo di intervento che è poi continuato anche dopo l’ultima guerra, con un ritmo e per entità che non trovano esempi nel resto del mondo occidentale. A fronte di questa vicenda si collocano i 1.100 miliardi, in lire 1972, di contributi in conto capitale impegnati e ancora in parte non erogati all’industria meridionale a tutto il 1974. Si tratta di un importo probabilmente minore dei sopraprofitti di una sola delle due guerre conseguiti dalle industrie del triangolo; lo stesso può dirsi per ciascuna delle due inflazioni belliche di cui hanno beneficiato gli investitori in impianti industriali del tempo che, come era normale, si fossero largamente finanziati con prestiti bancari. Non vi è modo ovviamente di procedere a valutazioni anche approssimate di tali benefici. Questa possibilità esiste però nei riguardi dei salvataggi bancari: la perdita assunta dallo Stato a seguito dei salvataggi bancari effettuati dopo la prima guerra mondiale fino all’operazione di risanamento effettuata dall’IRI nel 1934 è stata valutata in 10,5 miliardi del tempo, importo che si può far corrispondere a 1.400 miliardi del 1972. I contributi in conto capitale dati all’industria meridionale durante tutto l’intervento straordinario, ammontanti come detto sopra a 1.100 miliardi, sono dunque inferiori al costo dei soli salvataggi bancari, un costo, notisi, sopportato da una economia italiana certo molto più povera di quella odierna.
    Pur non potendo stimare le quantità, di certo non è stato solo il Mezzogiorno ad usufruire dell’intervento pubblico per l’industrializzazione.4 L’area del Nord Ovest fu, fino agli anni ‘60 del secolo scorso, l’unica in cui ci fosse una notevole presenza del settore secondario. Per questo motivo fu l’unica area che poté godere di tutte le politiche di incentivi e protezione doganale. E di certo gli interventi a favore dell’industria padana non cessarono con l’avvio della politica di intervento del Mezzogiorno. Per poterlo affermare serenamente è sufficiente contare tutte le volte in cui si è evitato il fallimento della FIAT.
    Il condizionamento della classe imprenditoriale del Nord delle scelte di intervento per lo sviluppo del Mezzogiorno ha comportato una distorsione della natura dello stesso tale da apportare, nel lungo periodo, maggiori vantaggi al Nord rispetto al Sud.
    La SVIMEZ, già nelle stime preliminari relative alla fase di preindustrializzazione, aveva previsto che gli effetti dell’intervento, così come definiti, sarebbero stati maggiormente favorevoli per il Nord.
    “La Svimez, applicando la teoria del moltiplicatore agli investimenti previsti per il primo biennio, era giunta alla conclusione che la spesa della Cassa avrebbe generato una domanda di beni di investimento e di consumo pari al 69% del suo ammontare; sarebbe avvenuta la localizzazione al Nord del 55% dei consumi, del 118% dei risparmi, del 51% dei tributi (indiceSud=100). L’incremento del reddito sarebbe stato più alto al Sud solo nel primo ciclo, mentre già al quinto ciclo sarebbe stato più alto al Nord”
    Questa fase che ha determinato la creazione di un mercato di consumo nel Mezzogiorno il quale, unito alla emigrazione di massa, legata sostanzialmente allo spopolamento delle zone rurali, fece da traino al “miracolo economico verificatosi nel Centro – Nord nel decennio successivo. Le politiche della prima fase di intervento, infatti, furono collocate nell’ottica dell’urbanizzazione dell’area e dell’abbandono delle campagne al fine di colmare lo squilibrio esistente nel mercato del lavoro. E poco importava la totale assenza di industrie nei centri urbani. Il fine dell’intervento era il raggiungimento della piena occupazione, che si poteva realizzare in entrambe le aree che formavano l’economia dualistica attraverso l’emigrazione di massa. Pur non volendo enfatizzarne il ruolo si può affermare che il vero miracolo del Nord sia stato l’istituzione della Cassa.
    Ma non è tutto. Le opere pubbliche, piccole o grandi che siano, devono essere realizzate da imprese private. E di certo le opere di preindustrializzazione del Mezzogiorno non erano realizzabili da imprese locali, semplicemente perché esse non esistevano.
    Gli investimenti infrastrutturali nel Mezzogiorno, quindi, rappresentarono una ghiotta occasione di crescita per le imprese del Nord le quali, oltretutto, ebbero la possibilità di ottenere i finanziamenti senza gara d’appalto. L’eccesso di discrezionalità da parte della Pubblica Amministrazione, a queste condizioni, appare evidente. Esse avevano la possibilità di scegliere arbitrariamente l’importo da erogare, le imprese appaltatrici e la localizzazione delle infrastrutture. Ciò ha comportato la nascita di opere inutili, quando completate, a costi abnormi e localizzate in ragione di convenienza politica, utili solo alle imprese ed al tessuto economico del nord.
    Il miracolo economico del secondo dopoguerra fu anche dovuto al contributo, interno ed esterno, dei lavoratori meridionali. Contributo interno: le industrie avevano bisogno di manodopera e tanta parte fu fornita dal Sud attraverso l’emigrazione interna. Primo contributo esterno: per funzionare, le industrie avevano bisogno di carbone e fu a tal riguardo decisivo il contributo dell’emigrazione in Belgio, in gran parte meridionale; infatti, fu stipulato un accordo tra Belgio e Italia: per ogni 1000 operai italiani che lavoravano nelle miniere, il Belgio si impegnava ad esportare in Italia 2500 tonnellate di carbone al mese. Secondo contributo esterno: il massiccio flusso migratorio in Europa alimentò con le rimesse in valuta il mercato meridionale, che svolse un ruolo decisivo per il decollo dell’industria settentrionale.

    Per gli anni dal 1996 al 2009 le spese in conto capitale sono state contabilizzate dal Dipartimento del Tesoro per adempiere ad obblighi a livello europeo. Da esse risulta che la spesa per investimenti e incentivi è stata in media del 2,78% del PIL nel Centro – Nord e dell’1,13% del PIL nel Mezzogiorno. In proporzione la spesa è stata del 29% nel Mezzogiorno e del 71% nel Centro – Nord. Volendo mantenere le stesse proporzioni per il periodo dell’intervento straordinario, si può assumere che nel Centro – Nord la spesa sia stata in media del 2,5% del PIL.

    La leggenda fiscale

    l Mezzogiorno anche subito dopo l’unità veniva incolpato di tutto. Una leggenda corrente all’epoca riguardava il livello della tassazione. Il Sud, si diceva, paga poche tasse e vive alle spalle del Nord. Si diceva cosí, ma nessuno aveva chiesto il parere a carta e lapis (non c’era ancora la calcolatrice). Questo parere decise di chiederlo Nitti. Ed appurò, come anche altri, che le cose stavano alla rovescia. Il Sud, in proporzione alla sua ricchezza, pagava piú del Nord, non meno. La parte povera del paese era fiscalmente gravata piú della parte ricca ed in piú doveva sopportare la nomea dello scroccone di casa. Fortunato riconosceva non esserci piú “dubbio, dopo le sicure analisi e i minuti raffronti della grande indagine statistica, compiuta dal Nitti: il Mezzogiorno, comparativamente alla sua ricchezza, sopporta un onere tributario assai maggiore di quello che grava l’alta e la media Italia” . La sperequazione venne documentata e ribadita anche da Salvemini: “l’Alta Italia –diceva lo storico pugliese- possiede il 48% della ricchezza totale e paga meno del 40% del carico tributario; l’Italia media possiede il 25 % e paga il 28%; l’Italia meridionale possiede il 27% e paga il 32%. Nel dare, il Meridione è all’avanguardia, nel ricevere è alla retroguardia”
    Agli storici è noto che dopo l’Unità la maggior parte delle tasse del Sud faceva un viaggio di sola andata, ossia non ritornava al Sud sotto forma di investimenti pubblici: lo Stato spendeva mediamente 50 lire per ogni cittadino del Nord e 15 lire per ognuno del Sud.
    Tante volte si è quindi impropriamente potuto parlare di fiumi di denaro destinati al Sud: si trattava di denaro che il Sud in realtà non ha mai visto. Un fenomeno clamoroso, da questo punto di vista, è stata la spesa nominalmente straordinaria che diventava sostitutiva di quella ordinaria. A tale proposito l’economista Gianfranco Viesti mette bene in evidenza lo scarto tra cifre nominali e cifre effettivamente fruite dal Mezzogiorno quando afferma che spesso la “spesa ‘straordinaria’ sostituiva la spesa ordinaria: nelle regioni del Sud venivano realizzati, con l’ausilio delle risorse straordinarie della Cassa, strade e ferrovie, impianti elettrici e di telecomunicazioni, che l’ANAS, le Ferrovie dello Stato, l’ENEL e la SIP effettuavano nel resto del paese con le loro risorse ordinarie”. Il Sud, dunque, finiva spesso per avere somme “straordinarie” gonfiate di aria fritta.
    Data la propaganda fatta sulle cifre “straordinarie”, però, “l’opinione pubblica del Nord si convince che colossali risorse sono utilizzate (e in gran parte sprecate) nel Mezzogiorno”. “Eppure – scrive De Rosa- l’intervento straordinario, come dimostrò lo stesso Saraceno, non era costato allo Stato italiano piú dello 0,50 % del reddi-to nazionale: quasi niente, rispetto a quanto erano costati all’Italia lo sviluppo e la preservazione dell’industria centro- settentrionale” (che ovviamente è interesse e patrimonio nazionale, come interesse e patrimonio nazionale dovrebbe essere lo sviluppo del Sud).

    Un altro dato, non certamente marginale ai fini di un discorso di equità e di sviluppo: fino al 1961 (nazionalizzazione dell’energia elettrica) il Sud ha pagato tariffe elettriche “piú onerose” . Ma il Sud, come dice la vulgata dei nordici, non paga meno tasse del Nord? Per il passato, dati alla mano, Nitti ha dimostrato quanto fosse lontana dalla realtà questa convinzione. Ed oggi? Idem.
    Oggi Bossi e sodali hanno forse ragione sulle tasse? Il Sud paga forse meno del Nord? Se cosí fosse, dato che è la parte meno sviluppata del paese, sarebbe normale. Ma i dati che si possono reperire tranquillamente, e doviziosamente forniti da Viesti, conducono alle stesse conclusioni a cui giunsero ieri Nitti ed altri studiosi. Il Mezzogiorno, in altri termini, dovrebbe in proporzione pagare di meno e invece paga di piú: “Fra il 1996 e il 2006 le entrate fiscali pro capite al Sud sono cresciute del 56,4% e nel Centro- Nord del 36,4%, pur in presenza di una crescita economica grosso modo simile fra le due aree”. Come si spiega? “Con meno risorse disponibili –dice Viesti- enti locali e Regioni del Sud hanno utilizzato la propria capacità di imposizione fiscale. L’addizionale IRPEF in media è dell’1,23% al Sud e dell’1,03 al Nord; la leva fiscale dei Comuni dell’81,1% al Sud e del 69,1% al Nord. [In definitiva] i cittadini delle regioni piú povere (e con meno servizi pubblici), a parità di reddito, pagano piú tasse”.
    D’accordo, pagano piú tasse; però – si potrebbe pensare- introitano bastimenti di trasferimenti pubblici che derivano da tasse pagate da altre regioni.
    “Nel 2006 le spese per investimenti pubblici sono ammontate a 58,3 miliardi di euro nel Centro-Nord (72% del totale) e a 16,3 miliardi di euro nel Mezzogiorno. Nella media 2000-2006 gli investimenti pubblici pro capite sono stati 680 euro al Sud e 946 euro al Centro-Nord, con uno scarto che si è significativamente ampliato nel tempo”
    Per concludere, pur senza avere esaurito l’argomento, andiamo a verificare la spesa corrente. È almeno lí che il Sud ottiene di piú? “Il cittadino del Sud – riporta Viesti, riferendosi ai luoghi comuni- riceve troppo rispetto a quanto riceve un cittadino del Nord. Questa ipotesi, di senso comune in Italia e su cui moltissimi, indipendentemente dalla latitudine a cui vivono si sentirebbero di convenire, è perfettamente verificabile. Ma, sorpresa, è falsa. Nel 2006 la spesa pubblica pro capite è stata in Italia pari a 14.141 euro. Il valore sale a 15.719 euro nel Centro-Nord e scende a 11.253 nelle otto regioni del Mezzogiorno. Dunque, un cittadino del Sud, in media, beneficia di una spesa pubblica corrente del 28% inferiore rispetto a un cittadino del Centro-Nord. Tale scarto è rimasto costante nel corso degli anni: quello che vale per il 2006 vale anche per gli anni precedenti”. Questo quadro di dati smentisce la vulgata nordica circa la questione del Meridione e ribadisce il concetto del Mezzogiorno come questione nazionale.

    A proposito, sapevate che l’espressione “miracolo economico” fu coniata da una giornalista di The Economist che trovò lo sviluppo del Centro – Nord inspiegabile?

    Fonte:

    Sergente Romano

    http://politicainrete.it/forum/movimenti-e-cultura-politica/regno-delle-due-sicilie/152569-perche-il-nord-non-ha-mai-mantenuto-il-sud-come-credono-i-nordici.html

    alekos

    • Filippo83 says:

      Il PIL medio al Nord è di ca. 29-30mila€, al Sud (tolta Roma) di ca. 17-18mila€: ergo, un cittadino meridionale riceve in proporzione oltre il 60% di quel che produce, il cittadino settentrionale poco oltre il 50%. Dati 2006 da te citati. Se vuoi fare i confronti, impara a farli bene (o che impari quel Viesti: un po’ di statistica l’avrà studiata, spero).
      Possiamo discutere quanto sia benvenuta ed efficiente questa spesa pubblica, ma questo varia poco da Nord a Sud (la burocrazia è malvoluta da tutti, mentre la sanità buona o cattiva la vogliono tutti). Se però la tua idea è che chi produce debba sovvenzionare a forza chi non produce, hai sbagliato idea, ma hai indovinato il paese (Italia).
      Io posso però anche tirarmene fuori: se Nord=Nord Ovest, vai a dirlo alla FIAT o all’Ansaldo, non all’altra metà del Nord.

    • Filippo83 says:

      PS In Belgio, come altrove, c’erano tantissimi veneti e furlani: non spariamo balle tipo “solo i meridionali emigravano”.

  12. sciadurel says:

    basta sfruttare i poveri meridionali …
    secessione subito

  13. alekos80 says:

    E poi, basta con la storiella del “perchè i meridionali non secedono”.

    I meridionale non secedono perchè i primi a cui non conviene sono proprio i nordici e gli imprenditori nordici.

    il 70% dei loro prodotti a chi lo venderebbero più?

    Cristallino.

    alekos

    • alberto says:

      Sinceramente la tua affermazione é errata. Le regioni del nord sono specializzate nell’export piú di tutto. Il mercato interno é paralizzato da anni. Comunque le piú grandi ingiustizie le hanno subite i Veneti e i meridionali in primis.

      Solo il 20% dei veneti volle l’annessione… il resto sono chiacchere.

      Nel meridione furono uccisi 250.000 “briganti” o gente comune, e i mille di Garibaldi furono molti di piú.

      I libri di storia devono essere riscritti cazzo!
      Io sono Veneto, NON italiano. Volgio ció che la mia gente vuole e ció che la storia ci deve restituire… la libertá!

      • alekos80 says:

        …verifica quanto vende la Fiat nel resto del mondo…tanto per citare un esempio. Per non parlare delle banche nordiche e delle asssicurazioni sempre nordiche che non molleranno mai il loro mercato protetto meridionale con concorrenza zero.

        …sul resto siamo molto d’accordo.

        Con chi non …abusa della grappa, si riesce anche a discutere.

        alekos

        • mv1297 says:

          Io sono veneto, e sentire in continuazione gente che offende la mia terra con i soliti stereotopi (la grappa bevuta a fine pasto, magari pesante, ti aiuta a digerire alla grande anche se personalmente non ne faccio uso) mi viene una rabbia addosso che vorrei prendere persone come lei e gridare una sola cosa:
          bene, bravi e allora se vi fa schifo il Veneto, perchè non fate le valigie ed andate altrove? o siete così “intelligenti” e portatori di cultura superiore?
          Questa vostra supponenza e da primi della classe, mi sembra di capire, non vi abbia molto aiutato se continuate a lamentarvi ma da “chiagni e fotti”.
          Se ne stia zitto che fa figura migliore.

      • luigi bandiera says:

        VERISSIMO..!!!

    • Unione Cisalpina says:

      oramai date i numeri senza ritegno ! 😀 … ti va un kaffè ?

  14. alekos80 says:

    Ha ragione Angelo Panebianco quando sulle pagine del Corriere della Sera il 26 Ottobre u.s., scriveva: “c’è in alcune classi dirigenti del Sud (politici, intellettuali, imprenditori, professionisti) una sorta di complesso di inferiorità psicologica e culturale verso gli omologhi del Nord del Paese”; solo così si spiegano frasi del tipo
    <>.
    Ha ragione perché questi stessi “campioni del piagnisteo” che si lamentano sempre, nulla fanno per cambiare le cose, continuando nel loro esercizio quotidiano di disfattismo, pessimismo, se non addirittura di piccoli interessi di bottega.
    Ha ragione ancora una volta Angelo Panebianco, quando nello stesso articolo afferma che “i 60 anni di democrazia non hanno portato doni al Mezzogiorno “. Ma ha ragione perché le politiche economiche del Mezzogiorno volevano solo un Sud assistito.
    Al Sud non doveva esserci sviluppo autentico e per tutti, ma solo per il ceto medio e per i cortigiani della politica, delle corporazioni e degli apparati, che si dovevano ingrassare e che non si dovevano lamentare. Anzi!
    Il resto della popolazione invece doveva emigrare per diventare forza lavoro necessaria a sostenere il boom economico di quegli anni nel nord-ovest del Paese.
    Orbene, non si può pensare che 60 anni di assistenzialismo non abbiano inciso negli usi, nelle abitudini e negli stili di vita della gente del Sud.
    L’ assistenzialismo è un cancro culturale che uccide i neuroni e sviluppa una capacità mostruosa nell’evitare le fatiche e i sacrifici e nel ricercare il facile guadagno.
    Quando la Germania festeggiò il decennale della sua unificazione il 3 Ottobre dell’ anno 2000, la felicità non sprizzava nei tedeschi. Dopo due lustri di investimenti i panzer teutonici si sentivano quasi frustrati per i pessimi risultati che avevano fin lì raggiunto.
    Ma non si arresero! Sapevano che dovevano cambiare una mentalità che, per caratteristiche antropologiche, si modifica solo dopo tempo.
    E così continuarono gli investimenti in infrastrutture sotto la stretta regia dello Stato Centrale; investimenti che ad oggi ammontano a 1300 miliardi di Euro, mentre da noi si sta ancora a discutere della fondamentale Catania-Ragusa o del Ponte sullo Stretto.
    Oggi dopo 20 anni di cura da cavallo la ex Repubblica Democratica Tedesca ha festeggiato il ventennale della sua unificazione con risultati da capogiro. Per esempio, ha visto crescere il PIL del 163% rispetto al 49% dei Lander dell’Ovest.
    Altra statistica: nel 1990 nelle Regioni orientali servivano 78 ore per realizzare
    l’ equivalente di 1000 Euro di produzione; oggi ne servono 28,6 contro le 22,3 delle Regioni dell’ Ovest.
    Sulle infrastrutture abbiamo già detto.
    Come si vede il divario si è quasi annullato, ma con una formula tanto semplice quanto efficace! I soldi dovevano andare in infrastrutture e non in assistenza. Nulla è mai casuale: “le Nazioni non nascono ricche, diventano ricche “, diceva Alfred Marshall.

    • Filippo83 says:

      Tutto bello, tutto giusto: ma spiegaci perché il Sud ha una certa classe dirigente anche all’opposizione, o perché certe zone del Sud hanno una certa mentalità anche al di fuori della mafia (attento, parlo con cognizione di causa, non per leggende metropolitane). Perché, appunto, la Germania Est ce l’ha fatta in 20 anni, e il Sud no in 60? Perché la VW sì, e la FIAT no (attento, sono impliciti anche i difetti del Nord, soprattutto quelli di certe aziende e di certi dirigenti)? E’ il Nord che ha plagiato milioni di persone per decenni, o una parte del Nord che se n’è solo approfittata mentre nel Sud prevaleva la “parte peggiore” della società?

  15. alekos80 says:

    In cinque pagine di un suo libro, Einaudi, in forma molto velata, ebbe l’ardire di accennare ad una larva della verità che è alla base dello sviluppo del Nord e della provocata “ questione meridionale”.-“ Peccammo, è vero di egoismo quando il settentrione riuscì a cingere di una forte barriera doganale il territorio nazionale e ad assicurare alle proprie industrie il monopolio del mercato meridionale. Noi riuscimmo così a far affluire dal Sud al Nord una enorme quantità di ricchezza. Ma è giusto ricordare che noi settentrionali non saremmo riusciti a consumare il nostro peccato di egoismo protezionista,se non fossimo stati aiutati dai grandi proprietari di terre a grano del mezzogiorno” (Il Buongoverno pagg.147/151). Eravano nel 1886, in 26 anni le industrie del Sud erano state distrutte, non avremmo più esportato noi del Sud, le locomotive che Pietrarsa fabbricava e vendeva al Piemonte già nel 1843, eravamo diventati e ancora siamo il mercato del Nord,una colonia ai cui abitanti,viene rivolto l’invito ad intraprendere un pellegrinaggio al museo Lombroso.

  16. oppio 49 says:

    cari terroni avete rotto i coglioni: cari padani, che andate sempre cercando motivi, dati storici e tutto ciò che può scatenare bagarre completamente improduttive alla causa dell’indipendenza del nord, avete rotto i coglioni. al di là della doverosa sortita, qualcuno si è accorto che sono passati 150 anni dalla famigerata unità? in questo lasso di tempo ci sono state crisi recessive, l’industrializzazione di mezza europa, la quadrupliczione della popolazione mondiale, l’ascesa e la caduta del comunismo, la conquista della luna e non so quanti papi (e adire il vero non me ne frega nulla), la formazione di almeno una cinquantina di nuovi stati, la prima e la seconda guerra mondiale etc. etc. adesso basta, l’invito che rivolgo a TUTTI gli indipendentisti è di piantarla di andare avanti con la testa girata all’indietro… si va a sbattere, si va a sbattere senza concludere nulla contro il risentimento di questo o quel veneto, di questo o di quel siculo o napoletano o lombardo. ho già avuto modo di dire che non sono un filosofo ma cerco sempre di essere costruttivo e propositivo quando intervengo. la mia proposta di oggi è proprio quella di non toccare argomenti storici (o ritenuti tali) tanto ognuno rimane sulle proprie posizioni. le statistiche ci aiutano a capire alcuni dati ed alcune tendenze? ok, ma non prendiamo statistiche e censimenti fatti il giorno dopo della famigerata unità di questa repubblica delle banane. avviciniamoci ai giorni nostri e facciamo proposte per affossare questo stato che, a quanto pare (ma forse solo a parole) non va bene nemmeno agli itagliani del sud. se dovessi ribattere ad uno come diego napoli regna (che per inciso scrive rigorosamente in maiuscolo come tutti i semianalfabeti) dovrei abbassarmi al suo livello di discussione (se così si può chiamare la bile maiuscola che vomita online). ma non lo voglio fare, non me ne frega nulla di qualche zotico che spara cazzate. vorrei proposte per andarmene dall’itaglia, solo quello

  17. Le cause della povertà del Sud secondo Bracalini? Luoghi comuni e superficialità…
    Romano Bracalini, in un suo intervento sulla rivista online “L’indipendenza” (8/7/12) espone una serie di tesi per spiegare (senza che nessuno di noi glielo abbia chiesto) le “cause e le colpe della povertà e dell’arretratezza del Sud” e per dimostrare (ancora una volta) la tesi dell’inferiorità dei meridionali… Bracalini, però, già nominato vicedirettore di tg Rai in orbita-Lega, grande conoscitore della storia sabauda e fascista, sembra utilizzare fonti storiche alquanto personali e ormai superate. Ignora, allora, i più recenti studi in cui si rivelano dei dati interessanti e in netta contrapposizione con quanto da lui affermato: “non esisteva, all’Unità d’Italia, una reale differenza Nord-Sud in termini di prodotto pro-capite. Il divario economico fra le due grandi aree del paese in termini di prodotto sembra invece essere un fenomeno successivo. In Campania il reddito pro capite è comparabile a quello della Lombardia, mentre in Puglia e nelle Isole maggiori è analogo a quello medio nazionale (Vittorio Daniele, Paolo Malanima, “Il prodotto delle regioni e il divario Nord-Sud in Italia (1861-2004”, in Rivista di Politica Economica, Marzo-Aprile, UMG, Catanzaro, 2007). Altri dati dimostrano che nel 1871 il tasso di industrializzazione del Piemonte era del l’1.13%, quello della Lombardia 1.37%, quello della Liguria 1.48%. Erano già trascorsi dieci anni di smantellamento dell’apparato industriale dell’ex Regno delle Due Sicilie ma l’indice di industrializzazione della Campania era ancora dello 1.01% (con Napoli, nel dato provinciale, all’1.44%. Più di Torino, che era all’1.41%), quello della Sicilia allo 0.98% (ai livelli del Veneto, 0.99%). Nel 1861 gli addetti impegnati nell’industria meridionale sono 1,6 milioni (meno di 1,5 milioni quelli nel Centro-Nord). La percentuale della popolazione attiva che si dedica alla manifattura è superiore al Sud: il 22,8%, contro il 15,5 per cento (Guido Pescosolido in Svimez, 150 anni di statistiche cit. e cfr. Sole 24 Ore, 25 maggio 2011). Bracalini ignora, ovviamente, anche i dati pubblicati dalla docente universitaria belga S. Collet qualche settimana fa e nei quali si evince l’importante dato secondo il quale, in termini finanziari, “le Due Sicilie del 1860 erano come la Germania di oggi”. Dimentica, poi, le 4587 miglia di strade costruite solo negli ultimi anni di Regno e, su tutti, il dato secondo il quale avevamo la prima flotta mercantile d’Italia (tra le prime in Europa) e lo stesso dicasi per i sorprendenti dati relativi alle esportazioni o alle produzioni agricole meridionali preunitarie (cfr. G. Federico RPE, Bologna, 2007). Bracalini dimentica pure, infine, le centinaia di migliaia di “briganti” massacrati (e spesso decapitati per “comodità di trasporto” come ci rivelano i documenti -evidentemente a lui sconosciuti- conservati nella Busta 60 del fondo Brigantaggio presso l’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito Italiano) e non mostra di avere nessun rispetto per quei milioni di emigranti meridionali che (un caso?) solo dal 1860 in poi furono costretti a partire a milioni (e ancora sono costretti a farlo) per il resto del mondo… Del resto, da uno scrittore che cita Plinio in maniera a dir poco originale o che confonde il governo vicereale con il governo borbonico e da uno scrittore che nella sua ultima opera sostiene stravaganti e offensive tesi secondo le quali i “meridionali diventavano perché non avevano voglia di rimboccarsi le maniche nei loro paesi”, che cosa potremmo aspettarci? Cosa aspettarci da uno scrittore che, con punte oggettive di razzismo, afferma cose del tipo: “Finchè il proletariato meridionale risolverà il suo problema nelle campagne con l’emigrazione (che oggi è ripresa) e nelle città col delitto, il Sud non farà progressi e continuerà ad andare alla deriva” suscitando le orgogliose e positive reazioni dei suoi colleghi leghisti (e razzisti) anche su questo blog? Che cosa dovremmo fare, allora, noi “terroni”, “neoborbonici” e “scansafatiche” “inferiori o incapaci” di ieri e di oggi? Nessuna secessione e nessun ritorno al passato ma rivendicare con forza il diritto alla verità storica e il diritto di essere rispettati con la necessità e l’urgenza (dopo 151 anni) di una vera “par condicio” politico-economica. E, magari, forti delle migliaia di persone ormai “consapevoli”, iniziare ad evitare di invitare Bracalini dalle nostre parti, boicottare i giornali su cui scrive e i suoi libri…
    Prof. Gennaro De Crescenzo
    Napoli

  18. Marco says:

    A questo punto come prossimo editorialista propongo Topo Gigio.

    http://www.youtube.com/watch?v=qxX1_yJvzGY

  19. CARLçO BUTTI says:

    “italiani, vi esorto alle Storie” diceva Ugo Foscolo. Ma quando le Storie sono manipolate dalle diverse fazioni , perché ciascuna possa tirare acqua al prioprio mulino ideologico, ne sortisce uno squallido dibattito come quello che infesta queste pagine.

  20. Roberto says:

    Il Ponte di Ferro del Garigliano
    ”Lassate fa o’ guaglione”.
    Leggetelo tutto, è emblematico riguardo al presunto stato di arretratezza del Regno delle Due Sicilie
    ”Lassate fa o’ guaglione”.
    Leggetelo tutto, è emblematico riguardo al presunto stato di arretratezza del Regno delle Due Sicilie (Panico)

    Nel febbraio del 1828 Francesco I di Borbone incarica l’ingegnere di stato Luigi Giura [Maschito (PZ), 1795 – Napoli, 1865] di provvedere alla costruzione di un ponte sospeso in ferro sul Garigliano; all’epoca già ne esistevano degli esemplari del genere in Inghilterra, Francia ed Austria. Il Giura pertanto iniziò un viaggio di studio per osservare, studiare e disegnare (non esisteva la fotografia) i progetti dei ponti già esistenti ed il 14 aprile 1828 era già in grado di presentare il suo elaborato completo e dettagliato in tutte le sue parti compresi rilievi, i sondaggi del terreno ed il costo totale (chiavi in mano). Approvato dalla Direzione Nazionale delle strade e dei ponti, il re comandò l’avvio immediato delle gare di appalto che dovevano essere rigorosamente limitate a ditte e materiali delle Due Sicilie.
    Il 20 maggio 1828 furono iniziati lavori e il giornale inglese The Illustrated London News espresse “perplessità sulle capacità progettuali e costruttive dei napoletani e le sue vive preoccupazioni sulla sorte dei poveri sudditi, sicure vittime di questo vano esperimento di sprovveduti dettato solo dalla voglia di primeggiare”. In effetti a quella data i ponti sospesi in ferro avevano tutti un grosso problema legato alla flessibilità della lega ferrosa allora usata che li rendeva oscillanti ai grossi pesi ed al forte vento.
    Erano appena iniziati i lavori di sbancamento presso il Garigliano per realizzare le fondamenta delle quattro torri portanti, quando a Parigi, a causa del vento, crollò il ponte sospeso in ferro progettato dall’accademico Navier; a Londra venne chiuso il ponte Driburgh sul Twed e la stessa cosa avvenne in Austria. In pochi giorni in tutta Europa si levò un vespaio di critiche contro questo nuovo tipo di costruzione e il malcontento arrivò fino a Napoli dove il consiglio dei ministri del Re si espresse per la sospensione dei lavori. Il sovrano non si scompose e si narra che esclamò: ”Lassate fa o’ guaglione”.
    Fatto sta che i lavori proseguirono, mentre il ventenne Ferdinando II succedeva al trono nel 1830. Il 4 maggio del 1832 il solito giornale inglese ipotizzava che il ponte fosse pronto, ma non fosse stato ancora collaudato per “timore del suo sicuro crollo”. Il 10 maggio 1832 Ferdinando II si presentò davanti alle torri di sostegno del ponte alla testa di due squadroni di lancieri a cavallo e 16 carri pesanti di artiglieria, colmi di materiali e munizioni.
    Sulle due rive del Garigliano gli fanno ala ambasciatori, militari e una folla strabocchevole di gente proveniente dai centri vicini. Quando il sovrano si piazzò al centro del ponte con la sciabola alzata, si fece un gran silenzio; con voce ferma comandò agli uomini di passare il ponte più volte in ambo le direzioni, prima al trotto e poi al galoppo, infine alla carica; poi passarono i carri e le truppe.
    Terminato il “collaudo”, fu la la volta della benedizione del vescovo di Gaeta seguito dal popolo in processione e dopo iniziarono fuochi d’artificio, danze e canti in un tripudio di folla: il ponte aveva retto, la realizzazione avveniristica era perfettamente riuscita. Il Giura aveva studiato il materiale da utilizzare e per aumentare la resistenza del ferro dolce fece produrre dalle fonderie di Mongiana una lega al nichel. Le travi così composte furono irrigidite meccanicamente con trafilamento a mezzo di una apposita macchina “astatesa” progettata da lui stesso.
    Questo doppio trattamento, chimico e meccanico, conferì al materiale caratteristiche meccaniche impensabili per quei tempi, ed anche una notevolissima resistenza alla corrosione ed all’invecchiamento. Questo ponte, orgoglio delle Due Sicilie, resistette fino al 1943 quando i tedeschi, dopo averci fatto transitare il 60 % della propria armata in ritirata compresi carri e panzer, lo fecero saltare. (Il ponte è stato recentemente restaurato ed è visitabile su prenotazione.) A CURA DI ALFONSO GRASSO

    • Filippo83 says:

      Solo pignoleria: una lega al nichel non è chimica, e la trafilatura non è meccanica, ma si parla sempre di processi metallurgici.

    • Unione Cisalpina says:

      adesso invece non siete + kapaci nemmeno di depositare la vostra merda nei kassonetti pubblici…

      ma x favore, suh … smettetela di rakkontarvi balle x maskerare la vostra inkapacità al progresso e sviluppo sociale…
      siete solo una rogna perenne, ieri kome oggi…

      • Salvo says:

        quanta ignoranza e razzismo…non so delle due quale prevale di più.

        Sei troppo convinto che i padani siano una razza superiore.

        Ancora qualcuno pensa cose di questo genere…mah!

        • Unione Cisalpina says:

          Salvo … superiorità od inferiorità non m’interessano … guardo il karattere ed il modo di vivere ed intendere la società civile e rapportarsi tra la gente ke è assai diversa tra noi cisalpini e voi italiani …

          reklamiamo solo la nostra libertà e diritto all’autorikonoscimento identitario …

          noi non siamo voi kome i Ceki non sono slovakki, gallesi-inglesi, utu-tutzi, sloveni-serbi, etc.

          • alberto says:

            Caro Unione Cisalpina, da ex-leghista Veneto illuminato sulla diritta via ti dico:
            Ció che dici sui meridionali attuali forse é vero, tralasciando cattiverie gratuite ecc… Loro sanno benissimo in che situazione stanno. Il ragionamento da fare piú intelligente é questo. Ció che ha portato il loro popolo a questa situazione di degrado sociale, mentale ed economico lo ha spiegato benissimo Signorelli nel suo articolo.
            Se si va avanti di insulti fra i vari popoli non si finisce piú.
            Ai meridionali con le idee al posto giusto e con la conoscenza Vera della loro storia dovrebbe essere dato il compito di risvegliare un’altra mentalitá!!! La mentalitá che avevano prima di 150 anni fá.
            Caro U.C. loro hanno sofferto per 70-80 anni un vero e proprio spolpamento generale di tutto… oggi il nodo viene al pettine… e la soluzione é per molti diversa da ció che si dovrebbe realmente fare.

            • Unione Cisalpina says:

              Caro U.C. loro hanno sofferto per 70-80 anni un vero e proprio spolpamento generale di tutto…

              dissento kompletamente… tabelle ne ho riportate altrove, ke registrano le kondizioni pre e post unitarie dei vari stati alpino_padano_appenninici .e dikono il kontrario di ciò ke tu affermi …

              emigrazione ne abbiamo avuta in tutto il territorio cisalpino, kon uguale intensità …

      • alekos80 says:

        @unione triste-alpina – Fooorteee!

        Sempre a darti da fare con la grappa, tu.

        Ma ormai lo sanno anche le pietre dell’Arena di Verona, che noi del sud siamo una razza superiore.
        Altrimenti come spieghi che vi abbiamo surclassato in tutti i campi e in tutto il mondo, anche a casa vostra , la beneamata “patagna”?

        Ma come mi diverto con voi!

        p.s. siete pochi, vecchi, rincoglioniti, e sparpagliati.
        Non avete speranze. Meglio che vi rassegniate …tra un pannolone e l’altro.

        bye, bye

        alekos

      • Gennaro says:

        Unione nazi-cisalpina cretina

    • Filippo83 says:

      Comunque, questo non dimostra molto, se non che il Giura era un ingegnere capace e pieno d’inventiva. Come non dubito che anche oggi sia pieno di meridionali con simili qualità: qualcuno forse conoscerà un tal Dulbecco. Il problema però rimane sempre lo stesso: perché, dopo 150 anni, non riuscite a “normalizzarvi”? Avere certe eccellenze è bello e positivo, ma anche il resto della società deve essere di buon livello.

    • luigi says:

      lasciamo perdere i ponti. Il Regno Duosiciliano vendeva le sue locomotive all’arretrato piemonte e trafficava con le Indie e le Americhe con le sue navi a vapore. Piuttosto i leghisti come sempre d’altronde, dimostrano di essere molto ignoranti. Ma perche’ non la fanno questa secessione? la Cecoslovacchia si e’ divisa, perche’ non dividere pure l’italia, che tra l’altro il Popolo meridionale non ha mai voluto. Inoltre mentre al nord circolava la cartamoneta in misura maggiore dell’oro che avevano le banche, al Sud circolava il ducato d’oro e quello d’argento, il che dimostra quando stabile fosse l’economia meridionale. Ma poi veramente vogliamo credere che il nord venisse a “liberare” i fratelli del Sud? pittosto diciamo che fecero una rapina a mano armata, si presero tutto e trasformarono il Regno Duosiciliano in una loro colonia. Concludendo: NON comprate prodotti padani, cercate di comprare solo prodotti meridionali.

      • Filippo83 says:

        Leggi sotto: trovami una prova che il Sud produsse più di 7 locomotive prima dell’unità, e che ne vendette almeno 1 al Regno di Sardegna.

        • luigi says:

          Basta fare una ricerca su internet. Poi dirai che sono link meridionalisti… un consiglio, leggete “il risorgimento visto dall’altra sponda”. Scritto da Cesare Bertoletti, piemontese doc

      • luigi bandiera says:

        Hai ragione Luigi,
        i nordisti sono ignoranti e sopratutto stupidi perche’ molti non capiscono che stare uniti li sottomette ad altre volonta’ popolari.

        Normalmente se uno l’e’ sveglio capisce che se hai tutti i capi settore di altre razze vuol dire che sei sotto dominio di loro. Ma sti kax di nordisti (riferiti allo stato amministrativo italia) si fanno infinocchiare (la finocchiaro non c’entra) dai loro dominanti.
        Sono abbastanza creduloni e sopratutto tonti…

        Adesso che si stanno ravvedendo un po’ i noti mantenuti e briganti non ke rapinatori legalmente, li massacrano con discorsi ipnotizzatori quando non sono bachettati e insultati.

        Stanno quasi per insorgere contro gli oppressori e quindi dose massiccia di insulti e dottrine varie in testa.

        Si inventano i ponti pur di far si che il loro sudore sia favorevole ai sudisti o meglio nordisti ma in riferimento all’Afrika.

        Cosa vuoi, la storia si ripete ed e’ come una fotocopia. Successe ai pellirosse che perche’ volevano difendere le loro terre furono sterminati e ma prima insultati.

        I civilissimi europei (come quelli d’oggi che si battono per l’eu unita politikamente) li chiamavano selvaggi e non padroni della terra.
        Ignoranti di sicuro perche’ non parlavano l’inglese o il resto. Come oggi che se parli veneto sei mona e tanto tonto. Se invece parli il dialetto italiano sei dottore.

        Con accordi tra loro (i potenti) decidono quale terra puoi avere per potervi vivere. Se e’ ricca non e’ sicuramente tua perche’ te la rubano. Se e’ povera ti fanno capire che te la regalano perche’ sono buoni e generosi. Ma se non e’ loro come possono disporre a piacimento..?
        R: accordi internazionali.

        Cosi’ va il mondo umanoide.

        Ora il popolo veneto non esiste, viene sistematicamente ignorato, ma si battono per i diritti inalienabili dei popoli.

        Firmano trattati che a leggerli ti strappano il cuore dall’emozione e bonta’ che sprigionano.

        TUTTO QUESTO, invece, E’ BIFORCUTO, direbbero i PELLIROSSE.

        MAI RISPETTATO UN TRATTATO… e ne facevano UNO AL MESE se non di piu’.

        Che palle co sta gente biforcuta e sicuramente cornuta.

        Non e’ o sarebbe ora di finirla..?

        Salam

    • luigi bandiera says:

      Non e’ che hanno messo i cornetti al posto del nichel..??

      Tuttavia, se sono superiori a tutti, kax perche’ non secedono..??

      AUGURI

  21. luigi bandiera says:

    Gia’, siamo a tipo il calcio.

    IO TIFO PER ROMANO BRACALINI E IL SUO PENSIERO. Pollice su.

    Moviola a quel tempo non ce ne erano per cui per Franco Signorelli pollice giu’..!

    Pero’, noto, se posso osare, che il sud tende sempre a dimostrare che e’ uno o due gradini piu’ in alto del nord (d’Africa..?).

    Ho letto solo le prime righe perche’ si leggono sempre le stesse ed identiche cose a pro sud.

    Legittimo per carita’ di Dio…

    Ma io dico, dopo la fine della guerra si era messi tutti sullo stesso livello. Tutti impoveriti. TUTTI POVERI MA FORSE BELLI.

    La costituente facendo la costituzione nel ’48 (fa rima con fece un 48) dette il via per far rinascere dalle macerie provocate dalle guerre sto stato amministrativo italia.

    Ebbene..??

    Il sud l’e’ li’ che piu’ di oocc non sa fare, oltre al chiagnere, il nord si e’ dato daffare con la produzione.

    Chi manterra’ l’altro o viceversa..??

    Chi produce o chi chiagne..??

    Non servono tantissimi discorsi.

    Amen

    • Unione Cisalpina says:

      sì, ma non solo Luigi,
      devi kapire ke mentre noi, in tutto il Territorio Cisalpino, eravamo impegnati nella guerriglia (Resistenza), loro se la spassavano kon gli “amerrigani” ed hanno avuto il tempo e la possibilità d’organizzare la prima struttura amministrativa statale ke, piena, strapiena e super okkupata da loro, kon la mentalità parassitaria ed opportunista, kuella hanno mantenuto spudoratamente sino a giungere all’odierno skandalo espropriatorio e razzistiko ke patiamo, di pianifikata eliminazione d’ogni afflato e rappresentanza padanista nella pubblika amministrazione (ma non solo kuella)… ke si può ben konfigurare kome razzismo e strategia kolonialista di sopraffazione…

      basta italia… fuori l’usurpatore levantino dalla pubblika amministrazione in Padania…

    • luigi says:

      Guarda che dopo la fine della guerra, le industrie del nord si ripresero grazie ai soldi americani del piano Marshall, che il governo italiano investi’ al 90″ in quelle zone, al Sud arrivarono le briciole e i meridionali furono costretti a trasferirsi al nord per essere sfruttati.

      • Unione Cisalpina says:

        non c’è popolo kome kuello Padano ke tanto abbia fatto x un altro, kome noi nei konfronti di voi italo_levantini…

        • alekos80 says:

          Si, si…
          ma intanto la pellagra falcidiava voi, non noi.

        • alberto says:

          Io da Veneto non mi sento PATANO, non sono un Gallo, non sono un barbaro, sono un VENETO e basta. Voi lombardi del cazzo ci avete fregato La LIGA che voleva l’indipendenza del Veneto, voi non centravate niente! Dopo Bossi s’inventó sta macroregione…noi veneti non centriamo un fico secco con voi Lombardi.

      • luigi bandiera says:

        Luigi, guarda che le fabbrike vanno dove la popolazione e’ piu’ mite e poco politicizzata.

        Se noti bene, ma non serve nemmeno il bene, i capi sindacali sono di area sudista.

        Quando erano nordici circa funzionavano un po’ meglio anche se sono apendici dei partiti del tipo PCI, DC e PSI…
        Oggi non si chiamano piu’ cosi’ perche’, dicono, si sono aggiornati; hanno seguito i tempi.
        Comunque anche quello, del sindacato, e’ una forma di potere politico.

        In MERIKA i mafiosi siculi (itagliani) in concorrenza con altre mafie entravano nei sindacati per avere potere politico e usavano le escort come moneta di corruzione.

        Qui da noi, dubito che non sia kompagno.

        Lo so, a pensare male si va all’Inferno. Ma spesso la si indovina, diceva il noto belzebu’.

        Ci vuole tanto coraggio o incoscienza a sostenere uno stato amministrativo cosi’ mal ridotto gia’ dalla nascita.

        At salüt

  22. silvia garbelli says:

    Mi trovo a ribadire sempre le stesse cose : sembra che ci sia spesso qualcuno che si diverta a istigare le diverse popolazioni – che ‘sarebbero state unite’ e, si deduce, nel modo peggiore – attraverso la sfida storica.
    Francamente rilevo inutile e anche piuttosto indisponente
    questo ‘giochino intellettuale’ che lascia il tempo che trova !

    Gradirei, però, si tenga conto che :

    PIEMONTE NON E’ SINONIMO DI SAVOIA !

    Dato che, al di là di tanto sfoggio di testimonianze offerte dai commentatori dei vari Stati Pre-unitari non risulta molto evidente la conoscenza di tale concetto. E poiché sembra essere una ‘variante storica’ non di secondaria importanza, e , MOLTO PROBABILMENTE IL PUNTO ESSENZIALE del tema , si prega almeno di attuare una riflessione in tal senso.

    Ritengo sterili le polemiche condotte in tal maniera, preferirei si portasse mediaticamente a conoscenza dei lettori – presumo ce ne saranno di vario genere incuriositi da queste ‘lamentazioni’ – delle differenze incolmabili della cosidetta opera incompiuta di “fare gli italiani”. Senza cadere, però, nel trabocchetto troppo facile e spesso equivocante – del possibile ricorso a certe formazioni ‘politiche’ che lucrano elettoralmente su questi contrasti.
    Si chieda, piuttosto, un bel referendum di autodeterminazione dei popoli per essere davvero “liberi tutti” di vivere secondo le mai dimenticate culture e tradizioni pre-unitarie. Certo, l’Europa di Bruxelles non ne sarebbe felice, ma se l’unione fa la forza…si potrebbe ritornare a nuovi o – come nell’ipotesi ‘riaggregativa’ del Regno di Savoia – a vecchi assetti geopolitici.

  23. Piccolo Scrivano Malandrino says:

    Le colpe degli uni non cancellano quelle degli altri
    (parlo di regnanti e classi politiche; il Popolo purtroppo subisce sempre, a Est, a Ovest, a Nord e a Sud; ieri come oggi).
    Sotto i Borbone il Sud era malgovernato, ma certo i massoni Savoia fecero una gran porcheria.
    Poi, con lo spostamento della capitale a roma crearono le condizioni per il disastro attuale.
    Roma poteva vivere di pellegrini cristiani e di turisti, senza guastare l’amministrazione di tutta la penisola.
    Il Sud potrebbe essere la California d’Europa, se vivesse di turismo e agricoltura DOC.
    Ma ci sono le mafie e i politici locali, che preferiscono continuare con clientele e sottosviluppo assisitito, così comandano loro; del resto, guardate Riina, Provenzano ecc.: siamo sicuri che quattro contadini semianalfabeti possano tenere in scacco uno Stato…se lo Stato non vuole ?
    Tutto il resto son chiacchiere.
    Di sicuro, lo status quo conviene a chi vive senza lavorare.

    • luigi says:

      Veramente il Sud non riesce a decollare perche’ le industrie massone nordiste controllano l’intera classe politica, a cominciare da quella meridionale che sta al servizio dei padroni del nord. Poi questi politici fingono di litigare tra loro. Al Sud i governanti impediscono di puntare sul turismo, in Calabria hanno annullato dei voli provenienti dalla Germania, tedeschi che soggiornavano negli alberghi e andavano a Tropea. In Campania chiudono i musei e gli scavi di Pompei. Ad Ischia fanno mancare l’acqua, a Capri e a Sorrento fanno mancare l’energia elettrica, a Napoli fanno propaganda con le blatte rosse. I depuratori costruiti da aziende del nord inquinano… tutto si fa per rovinare il Sud, perche’ i soldi devono finire nelle tasche delle aziende del nord. In quanto all’indipendenza, la lega finge di volerla, ma in realta’ lavora per le aziende del nord, che vendono i loro prodotti al Sud.

      • Unione Cisalpina says:

        x kreare lavoro e fare industria ci vuole sapere di sapere, saper fare ed olio di gomiti … tutte kose karenti in borbonia…

        • Veritas says:

          Infatti, a Ischia, ben 40 (quaranta) anni fa, spesso mancava l’acqua, vedo che nulla è cambiato:
          Ogni tanto mancava anche la coirrente elettrica, chissà se è ancora così.
          Dopo quelle tribolate vacanze, non ho piu’ fatto vacanze al Sud

      • oppio 49 says:

        le industrie massone nordiste? ma cosa fumi? roba buona immagino. al sud non c’è un cane (o molto pochi) che si metta a fare l’artigiano (non il calzolaio o il costruttore di presepi vari) che produce e da lavoro ad altre persone. nessuno vuol rischiare più propensi a far valere il pezzo di carta che le capacità. nell’immediato dopoguerra al nord si faceva la fame ma una marea di persone si è messa a lavorare in proprio ed ora, alcuni, sono diventati delle multinazionale, altri hanno chiuso, altri ancora hanno passato l’aziendina ai figli… e secondo te tutti l’hanno fatto con i soldi del sud? no caro mio, l’hanno fatto contraendo debiti e pagandoli con il lavoro. non c’è mai stata una cassa del norditalia, non ci sono mai stati interventi a piloggia di finanziamenti (eccezione fatta per la fiat che spero diventi cinese una volta per tutte). e se devo dirla tutta, la piccola e media impresa, che al sud non è mai nata e non certo per colpa del nord, evita accuratamente di andare a lavorare al sud perchè non ha piacere di pagare il “pizzo” come lo chiamate voi, non vuole prendere inculate sui pagamenti etc.etc. per quanto riguarda quella che tu descrivi come una congiura (fanno mancare l’acqua, fanno mancare l’energia, i depuratori inquinano) per queste cose te la devi prendere con la tua classe politica e con il pressapochismo che impera al sud in materia di professionalità. ci sono tanti di quei laureati in materie inutili da poterli esportare per i prossimi cent’anni e tutti che aspettano che lo stato trovi una soluzione alla loro disoccupazione. ovviamente non è solo così ma una buona maggioranza così ragiona. per finire: guarda che le aziende del nord campano benissimo anche senza esportare al sud; ci sono altri mercati, fuori dall’itaglia che sono più sicuri e molto più promettenti.

        • luigi says:

          Al sud artigiani e commercianti ce ne sono e molti falliscono pure. Quanto mancano i soldi e’ difficile aprire un’attivita’, difatti molti meridionali che hanno un mestiere, (tipo pizzaiolo), preferiscono esercitare al nord o all’estero, dove circolano piu’ denaro.

  24. San Genna' says:

    Meridionali, volete l’indipendenza ?
    Per favore, fatela !
    Grazie.

  25. Mauro Cella says:

    Sono personalmente dell’opinione che noialtri “settentrionali” dobbiamo prenderci la colpa di quanto accaduto coll’Unità d’Italia.

    L’idea di unificare la penisola non è nata a Napoli o a Palermo, ma a Torino e a Milano. Bisognerebbe parlare a lungo dei “patrioti” lombardi che volevano togliere la propria terra ad una dinastia straniera per darla ad un’altra (alla corte di Vittorio Emanuele II la lingua ufficiale era il francese, non il torinese o tantomeno l’italiano) ma lasciamo stare.
    Quello che preme è che tutti gli ideologi dell’unità come la vediamo noi ora erano gente di qua, come erano di qua i Mille (che poterono nella loro “impresa” solo perché qualche anno prima i temibili reggimenti bavaresi e svizzeri dei Borbone erano stati sciolti in circostanze mai chiarite) e i Carabinieri e i soldati che condussero quella “lotta al brigantaggio”: in Sicilia a quei tempi girava un detto “Megghiu porcu ca sordatu” che la dice lunga su chi indossava l’uniforme dell’oppressore.
    Possiamo girare la frittata quanto vogliamo ma nella vicenda unità d’Italia i settentrionali sono i cattivi ed i meridionali le vittime. Certo, tra i meridionali ci sono stati tanti che hanno tradito la propria gente (iniziando dagli ufficiali che si arresero ai Mille senza sparare un colpo e che vennero ricompensati per la loro abilità militare con pensioni e assunzioni nell’esercito sabaudo), ma i traditori ci sono in tutte le guerre.

    Ed è proprio per questo che oggi siamo chiamati non solo a ripagare quello che i nostri conterranei hanno combinato 150 anni fa, ma anche a trattare la gente di Sicilia, Calabria, Puglia etc da pari. Smettiamola di considerarli dei subnormali o dei disonesti e di cogliere ogni occasione per offendere e schernire, facendo così il gioco di chi ha fondato l’Italia tanto sull’unità geografica tanto sulla disunione dei popoli. Dalla prigione Italia o si esce tutti assieme o si resta dentro tutti, non c’è via di mezzo.

    • Piccolo Scrivano Malandrino says:

      Caro Cella
      (sei sicuro di non essere di Napoli ? Conosco molti con quel cognome…Ma poi non ha importanza, alla fine.)
      su Torino hai ragione.
      Su Milano e Lombardia ti suggerirei di studiare le fonti ancora un po’:
      i milanesi del 1848, e pressoché tutti i lombardi, volevano essere liberi, non uniti a forza al Piemonte.
      Infatti, una volta conosciuti da vicino i funzionari e le idee di re Carlo Alberto…..furono contenti di tenersi Radetzky per altri 10 anni.

    • Filippo83 says:

      La Carboneria nacque a Napoli, mentre la bandiera delle Due Sicilie del 1860 aveva già il tricolore (cambiò solo lo stemma, sabaudo invece che borbonico):

      http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/0/02/Flag_of_the_Kingdom_of_the_Two_Sicilies_%281860%29.svg

      Murat e Pepe non erano certo padani: al Sud l’Italia la volevano, solo in maniera diversa (e se ci avesse conquistati Murat, con capitale Napoli?)
      Sono comunque d’accordo sul senso storico, del Sud invaso: non su di un generico Nord (furono le classi dirigenti del Nord Ovest più Emilia e Toscana), né sul fatto che oggi dobbiamo solo basarci su colpe e problemi di 150 anni fa.
      Fosse nata un’Italia confederale, come la germania del Kaiser nel 1871, unendo i vari stati del 1858 (o almeno quelli del 1859: Sardegna “allargata”, Roma, Due Sicilie) di certo oggi parleremmo con meno astio di questi argomenti, e dell’Italia stessa.

  26. Giancarlo says:

    A proposito di Cattaneo, figura ammirevole sotto ogni punto di vista, mi sono sempre chiesto se è fuggito dall’Italia soprattutto perché disgustato da Napoli oppure ancor più perché stomacato da gente tipo il conte Gabrio Casati, primo di una lunga serie di leccaculo lombardi/italiani, che nel 1848 non ha avuto nessun problema a passare dal lato b asburgico a quello savoiardo.

    • Giacomo says:

      dubbi assai legittimi. Cattaneo era Cattaneo, il resto tre scalini sotto.

    • Piccolo Scrivano Malandrino says:

      Oltre a leccaculo e lazzaroni, Cattaneo fu soprattutto schifato dal dover giurare sottomissione al Re, lui che era repubblicano perdipiù federalista.
      Ma non era solo rogoglio, c’era un ricatto: “se ti sottometti al Re avrai cattedre e onori, altrimenti dovrai vivere di ripetizioni private agli studenti.”
      L’Italietta furba, opportunista e leccaculo, che già si delineava, lo schifò.
      Lui, un gigante del pensiero cristallino e onesto.
      Non basta un Bossi qualsiasi che lo cita spesso per macchiarne la memoria.
      Un grande è un grande.

  27. Filippo83 says:

    Mi scuso con Salvo, per sbaglio ho scritto in risposta a lui una risposta invece generica, che ripropongo.

    Nel Regno Lombardo-Veneto, il materiale rotabile era di fabbricazione austriaca, sud-tedesca e belga, come facilmente verificabile:

    http://it.wikipedia.org/wiki/S%C3%BCdbahn#Materiale_rotabile

    Quanto al Regno di Sardegna, non trovo di notizia dell’utilizzo di locomotive duosiciliane (felice di sbagliarmi, se qualcuno trova riferimenti), mentre invece è certo che si utilizzò inizialmente materiale rotabile straniero (prevalentemente britannico) e che nel 1854 entrò in servizio la prima locomotiva “nazionale”, la Sampierdarena, costruita dall’Ansaldo.
    Per altro, a quel che ho trovato, l’Opificio di Pietrarsa produsse solo 7 locomotive entro il 1860, evidentemente insufficienti come numero per poter dire di aver meccanizzato anche altri stati.

  28. alekos80 says:

    Attenzione! Comunicazione a tutti i meridionali d’Italia e ogni paese del sud del mondo!
    Attenzione si stanno mobilitando!
    Un affollato gruppo di uomini si è mosso dal Piemonte, la notizia è trapelata! La Regione Piemonte è irreversibilmente indebitata!
    Per adesso si parla solo di 3 miliardi e 300 milioni di euro ma pare che la cifra nasconda un’enorme passivo, dunque, nuovamente attenzione!
    Perché? Ma come, …non sapete che quando il Nord è in dissesto scende lungo lo stivale per rastrellar soldi o altrove in banche estere e holding e residue massonerie?
    Sappiamo bene cosa potrebbe accadere. Tutte le volte, che le acque dei propri introiti subisce “la bassa” scatta una feroce volontà colonizzatrice.
    Posseggono (questo non dovrei proprio dirlo) nel proprio DNA, quell’irrefrenabile bramosia di conquista tipica delle popolazioni barbare delle foreste del nord-Europa, voraci esseri pronto a tutto. Setacciare denaro dai forzieri di altri, trucidare inermi civili come a Pietrarsa, e poco meno di due milioni di propri simili, rinchiudere prigionieri in disumani lager, accordarsi con le organizzazioni malavitose e politici dei territori presi di mira,sfruttare i più deboli per rientrare nei bilanci et cetera. Purtroppo questa è una maledizione incurabile. L’America ne fu infettata poco prima dei 150 fa. Ricordate il Kuwait di Bush padre in anche in Giordania, Qatar ecc. in cerca di petrolio e mercati di armi come pure provò il Bush jr nell’Iraq con la scusa di armi nucleari o covo di terrorismo? Ecco, s’inventano una giusta causa e attaccano colonizzando.

    Quando il Piemonte si trova “‘nmieze ‘e uaje ‘a denaro, stammece attiente!”.

    DUNQUE, dove prenderanno i denari?
    Da qualche altro territorio del Belpaese o altrove dovranno prenderli. Si dice che gli ultimi aiuti al Mezzogiorno, particelle dei famosi e scaduti FAS, siano nelle loro mira, anzi sarebbero già stati fagocitati
    Ti organizzeranno una bella spedizione di disperati, s’accorderanno con i soliti delinquenti della zona, gli stessi con cui hanno gestito le discariche tossiche al Sud con lo sguardo bendato di prefetti compiacenti e venduti.
    Si pensa stiano vagliando qualche paese dell’Africa del nord, di questi in sommovimento. Ora, approfittando della confusione, raggireranno qualche malcapitato portaborse e s’insinueranno nei gangli delle loro amministrazioni in maniera da restare “invisibili”, non compromessi! Nel Sud d’Italia, non credo verranno. Son rimaste scarpe risuolate, lacciuoli, mollette per stendere lenzuola e molle per tenere su gli slip.
    Se le cose dovessero mettersi sul piano dello scontro, ebbene è stata già allertata la caserma “Cialdini” dei bersaglieri.
    Vi prego fate molto attenzione e, … resistete!

    Liberamente tratto da:

    .

    http://partitodelsud.blogspot.it/2012/07/attenzione-rischio-di-invasione-il.html

  29. Giacomo says:

    Alzi la mano chi tra gli indipendentisti fa l’apologia dei Savoia… Vorrei proprio vedervi. Inoltre ricordo ai meridionali che mettono (conveniently enough) tutto il nord nello stesso calderone, che il Lombardo Carlo Cattaneo fu uno dei più strenui oppositori del colonialismo savoiardo, e che allo stato unitario centralista Piemontese preferì l’esilio volontario in Svizzera, mentre in italia non mise mai più piede. Non fate di tutta l’erba un fascio. Siete abbastanza ridicoli anche senza.

    • LUCANO says:

      è invalsa la strana abitudine di qualche intellettuale napoletano a dare tutta la colpa delle condizioni di Napoli e del Sud ai savoia. Idea infondata, dopo 150 il problema di Napoli sono i napoletani ed il problema dei sud siamo noi.

      Consalez io non mi sento affatto ridicolo.

  30. Pavarutti says:

    Grazie per le risate, ora aspettiamo con ansia il grande malcontento indipendentista meridionale visto lo sfruttamento in atto!!

  31. Filippo83 says:

    Dimenticavo: farebbe meglio ad imparare un po’ di nozioni e dati macroeconomici chi, al Sud, abbia nozioni economiche e geopolitiche ferme ai tempi del Duce (o al massimo della FIAT anni ’70), e crede che esista il solo mercato “interno”. Ad esempio, senza il mercato europeo nonché le esportazioni extraeuropee, mi si spieghi come il Nord/Alta Italia/Padania/Cisalpina (esteso a Toscana-Umbria-Marche) potrebbe BATTERE I TEDESCHI nel campo manifatturiero (non preoccupatevi che siano dati ritoccati, sono confermati da altre fonti, nonché quelle citate: noi non vantiamo medaglie del 3° posto mai esistite):

    http://www.firstonline.info/a/2012/02/28/industria-il-nord-e-il-centro-italia-superano-la-g/202298f9-6e28-40f2-875b-d7e35af7b5b8

    • luigi says:

      Intanto i vostri prodotti li vendete al Sud, perche’ altri mercati non ce ne sono. Dati di un paio d’anni fa, dicevano che su 72 miliardi netti che i meridionali spendevano, 63 miliardi finivano nelle tasche di aziende del nord che tra l’altro pagano le tasse nelle loro regioni, avendo ivi la residenza fiscale.

      • paolo says:

        Balle. Le aziende padane da una ventina d’anni vivono principalmente sull’export.
        Io lavoro nel tessile del comasco, il 70 per cento del fatturato dipende dalle esportazioni.

  32. FABIO says:

    I dinosaursi si estinsero prima al Nord,e molti anni dopo al Sud,se proprio vogliamo cercare le vere cause dei problemi del Sud teniamo presente anche questo.

  33. Filippo83 says:

    Se al Sud la classe dirigente è come chi commenta questo articolo, non mi meravigliano le sue condizioni… A proposito di Sud, io ci inserirei anche la ricca Roma: avete mai notato che, superati i confini meridionali di Toscana-Umbria-Marche, la campagna prima curata, ordinata, pulita, rigogliosa, diviene abbandonata, desolata, degradata, squallida? Dove i cani, randagi e non, girano liberi senza padrone? Dove nessuno cerca di migliorare la propria terra, rendendola un giardino come più a nord della linea Grosseto-San Benedetto, anzi spesso riesce a peggiorarla? Dove, per migliorare la propria condizione, bisogna emigrare o usare la forza? Dove si attende sempre “la manna dal Cielo” (chiamatelo Nord, chiamatelo Stato) invece che “rimboccarsi le maniche e farcela da soli”? Eppure, il Lazio ha il 2° PIL regionale d’Italia, ed uno dei primi pro capite! Eppure il Sud è ancora più ricco dell’Est Europa: ma la campagna romena è tenuta meglio. Ecco cosa intendiamo, noi del Nord, con Sud: chi ha orecchie per intendere… Sarà anche questa colpa del Nord e dei Savoia? E non dite che non vi conosciamo: quasi tutti, per parentela, lavoro, amicizie, conosciamo almeno un po’ il Sud (escludo chi va nei villaggi vacanze, che il Sud lo vede al massimo dal finestrino dell’auto/treno).

    P.S. Ma dobbiamo proprio sorbirci il trolleggiare ( http://it.wikipedia.org/wiki/Troll_%28Internet%29 ) di tal Diego?

    • Filippo83 says:

      A scanso di equivoci: non ho usato iperboli. Il passaggio, da Centro-Nord a Centro-Sud, è davvero improvviso e netto, senza gradualità, senza vie di mezzo, come se fossimo non solo due paesi diversi ma anche due continenti diversi; chi lo ha fatto, sa bene cosa intendo, ma spero di essermi spiegato anche per chi non lo sappia.

  34. claudio says:

    Mafia, camorra, corruzione, sporcizia, urbanizzazione selvaggia, rovina del paesaggio, parassitismo, tutte belle cose che il sud sta regalando al nord, fanno parte da sempre della “cultura” meridionale. L’hanno capita i vari politici settentrionali, da Nigra in poi, che hanno tentato di portare un po’ di ordine nello sfacelo del Mezzogorno..Ma dai Savoia in poi non sono serviti, evidentemente, ospedali, scuole, strade, ferrovie, imponenti bonifiche di terre malsane, posti di lavoro in industrie create dal niente e, data la mentalità sudista, fallimentari e comunque non competitive (come ben sanno i milioni di “occupati” meridionali: lavorare stanca).
    Il nord continua, dai tempi di Vittorio Emanuele II, a mantenere una parte d’Italia che non ha il minimo senso sociale con tutto quello che ne deriva.
    Purtroppo questa palla al piede pesa sempre di più e, grazie all’aggressività del suo malcostume (dove c’è da far bene in modo disonesto i “sudisti” sono maestri da sempre) Il Mezzogiorno sta inquinando il Nord.
    Datevi una calmata, voi dell’ex stato borbonico, ringraziate la parte d’Italia che vi mantiene, e non sputate nel piatto dove mangiate.
    Per concludere, l’unico vero e imperdonabile errore dei piemontesi è di avere preteso di unificare l’Italia.

    Claudio da Alessandria

    • Unione Cisalpina says:

      kondivido … aggiungo anke ke Garibaldi, viste le loro kondizioni pietose e la kondizione vessatoria in kui erano tenuti, s’era mosso a kompassione senza xò konoscerli bene… kiagni, fotti ed imbroglia è sempre stata la loro okkupazione…

      • Annamaria says:

        garibaldi aveva una strana concezione della “compassione” e delle “condizioni vessatorie”. Uccidendo e stuprando quanti, in maniera “compassionevole” era
        venuto a “liberare dalle “condizioni vessatorie in cui erano tenuti” ? Che ipocrisia!

    • Dan says:

      Ci fossimo tenuti Nizza, la Costa Azzurra, la Savoia e di fatto… Montecarlo…

    • luigi says:

      I piu’ grandi ladri sono sempre quelli del nord che truffano in grande, basti pensare al fallimento della parmalat che ha fregato i risparmiatori e sta di nuovo in borsa…

  35. LUCANO says:

    Solita immonda gazzarra nord/sud, condita da scemenze varie da entrambe i fronti!
    La realtà è che l’articolo di Bracalini, a parte svarioni vari (Plinio che parla dei beni ecclesiastici è cosa sa ridere e sugli avvocati napoletani ci sarebbero ben altre parole da spendere) è nella sostanza esatto.
    Le cause dell’arretratezza endemica di carattere culturale prima che economico, del sud, sono state aggravate dall’unità, ma sono risalenti ai secoli precedenti, allo sviluppo della manomorta ecclesiastica e feudale, all’isolamento delle regioni interne, come la mia.
    Cose che comunque sono terminate da anni.
    Ora i problemi sono altri (la criminalità) e su questo bisogna riflettere.
    Buona gazzarra a tutti.

    • Alberto Pento says:

      Concordo con Lucano.

    • oppio 49 says:

      incredibile ma concordo con lucano (di solito sono MOLTO critico con lui).

    • luigi says:

      Ci sono piu’ persone illustri al Sud che al nord. Pero’ la storia la scrivono i vincitori che hanno cancellato le cose positive del Meridione. Quando al Sud c’erano le Universita’ di Napoli, Salerno, Palermo, Catania, Messina a milano non c’era un bel niente…

      • oppio 49 says:

        luigi sei come una piattola: posso risponderti che il made in italy, pizza e mafie a parte, viene tutto dal nord del paese? dimmi qualche eccellenza del sud tralasciando le industrie dello stato. secondo me farai fatica ad arrivare a dieci.

  36. Dan says:

    Quale che sia la verità storica è difficile dirlo: ognuno era avanzato a casa propria e gli straccioni erano sempre gli altri, però alla fine abbiamo un risultato determinato da una conquista militare.
    Se il sud era così ricco, così tecnologicamente e culturalmente avanzato allora come ha fatto a finire annesso per mano di un ladro di cavalli e qualche migliaio di miserabili in cerca di fortuna ?
    Non avrebbe dovuto succedere perchè il sud avrebbe dovuto avere armi ed esercito migliori e ancora a livello economico avrebbe dovuto essere così ricco da infilare a mo di supposta le lire piemontesi ad un garibaldi all’ennesimo tentativo di corruzione.
    Eppure è successo, quindi qualcosa nel grande, ricco, avanzato e potente regno delle due sicilie non funzionava.

    • luigi says:

      Il Regno Delle Due Sicilie fu sconfitto dalla massoneria inglese che corruppe gli ufficiali borbonici. I Borbone stavano facendo riforme a favore del Popolo, e siccome i baroni latifondisti e i liberali industriali volevano sfruttare braccianti e operai decisero di mettersi con i savoia, per poter continuare a sfruttare il Popolo. Ecco perche’ gli ufficiali che appartenevano alla nobilta’ tradirono. Alla fine la Resistenza all’occupazione piemontese e all’esercito neoitaliano la fece il Popolo.

  37. piero says:

    Signor Diego Napoli Regna non capisco dove sia il problema allora . Se il nord vive a scapito del povero sud martorizzato allora che secessione sia. Immediata. Io è dal 1987 che la teorizzo all’università e poi con i miei studi , prima e aldilà della Lega. Facciamola , così voi ritornete il paese del bengodi che siete stati e noi ci accontentermo di vivere nelle nostre modesta capanne di fango e paglia

  38. FABIO says:

    MARADONIA LIBERA E INDIPENDENTE!!

  39. DIEGO NAPOLI REGNA says:

    http://www.facebook.com/photo.php?fbid=10151009515503948&set=a.10150129053298948.299302.302334778947&type=1&theater

    ALTRA LEZIONE DI STORIA ! PREGO BARBARI
    SENZA CONOSCERE IL PROPRIO PASSATO NON CI PUO ESSERE FUTURO !!

  40. DIEGO NAPOLI REGNA says:

    http://www.facebook.com/notes/michele-bisceglie/le-bollette-della-luce-che-finanziano-il-nord/406837269351866
    1 ALTRO ESEMPIO COME IL NORD MANGIA SULLE SPALLE DEI CITTADINI DEL SUD !!

  41. DIEGO NAPOLI REGNA says:

    X LUCA ! INFORMATI MEGLIO E VEDI KE NEL LONTANO 1856 (4 ANNI PRIMA DELL INVASIONE NORDICA ) IL REGNO DELLE 2 SICILIE FU PREMIATA 3 NAZIONE AL MONDO X LO SVILUPPO DELL INDUSTRIA ( NON CE TRACCIA DI NESSUNA CITTA DEL NORD O NAZIONE DEL NORD ITALIA !!) NELLA CONFERENZA INTERNAZIONALE A PARIGI ! LE INDUSTRIE SOLO A NAPOLI ? MARO KE DEVO LEGGERE !! LA CALABRIA ERA LA REGIONE PIU INDUSTRIALIZZATA ! I PRIMI TRENI KE VIAGGIAVANO AL NORD ERANO DEL REGNO DELLE 2 SICILIE (PRODOTTI AL SUD E VENDUTI AL NORD XKE VOI QUESTE COSE ALL EPOCA NON L AVEVATE ) ! GUARDA SE TROVI QUALCHE FOTO DELL EPOCA E VEDI SUI TRENI COSA C ERA SCRITTO ! MA DA DOVE PRENDETE LE VOSTRE INFORMAZIONI DA PAPERINO ??

    • Luca says:

      Peccato che la storia del terzo posto sia una balla, come affermano anche alcuni meridionalisti un po’ più onesti di te: http://www.duesicilie.org/spip.php?article131
      E per favore piantatela con la storia del sud che mantiene il nord comprando i suoi prodotti coi soldi che riceve dallo stato, perchè se io rapino un supermercato e poi uso i soldi della rapina per fare la spesa nello stesso supermercato, non sto certo facendo un favore al proprietario, lo ste semplicemente derubando.

      • luigi says:

        Con questo cosa vorresti dire, che il nord ricco e opulento nel 1861 decise di “liberare” i fratelli del Sud per poterli mantenere? mai sentito una balla piu’ grossa di questa. Il nord si e’ arricchito alle spalle del Sud, prima lo ha rapinato, poi lo ha sfruttato per 151 anni.

        • Luca says:

          Io ho semplicemente sfatato le falsità snocciolate a raffica dal sedicente Diego. I motivi che hanno portato il Piemonte (non il “nord”: ti ricordo che Veneto, Friuli, Trentino e parte della Lombardia all’epoca erano ancora sotto gli austriaci e combattevano contro i Savoia) sono diversi, in parte frutto del caso, e comunque coinvolgevano una percentuale minima della popolazione. La stragrande maggioranza della gente del cosiddetto nord neanche sapeva cosa c’era da Roma in giù e non gli importava nulla di scoprirlo.
          Il nord ha sfruttato il sud per 151 anni? Bene, dimmi di preciso come, non limitarti alle parole in libertà. Ma non tirare fuori la storiella dei prodotti del nord comprati dal sud, perchè è una cretinata di prima categoria.

    • Luca says:

      Non sono riuscito a trovare foto dei treni dell’epoca. Ti dispiace postare qualche link e specificare quale industria meridionale produceva i treni per il lombardo-veneto? O dopo essere stato sbugiardato sulla favoletta del terzo posto a Parigi preferisci stare zitto? no perchè ho l’impressione che anche questa sia una delle tante menzogne dei meridionalisti da quattro soldi…aspetto trepidante la tua risposta.

  42. DIEGO NAPOLI REGNA says:

    http://www.facebook.com/notes/michele-bisceglie/le-bollette-della-luce-che-finanziano-il-nord/406837269351866
    KI MANTENETE VOI ?? I PRIMI A RUBARE SIETE SEMPRE STATI VOI DEL NORD FARABUTTI MALEDETTI !! BASTA SPARARE CAZZATE SUL SUD E SPARATEVI !!

    NAPOLITANIA REGNO DELLE 2 SICILIE LIBERA DA QUEST ITALIA INFAME !

  43. Giovus says:

    La storia si ripete”
    Al sud abbiamo perso siamo stati sconfitti dall’esercito dei savoia, siamo stati sottomessi non senza avere combattutto fino alla morti.

    Sulla vostra PELLE cari nordici state vedendo il grandioso risultato dell’annessione monetaria. siete stati sconfitti (noi sudi-ci per la seconda volta ma siamo abituati).
    Il futuro che vi aspetterá sarà quello che noi sudi-ci abbiamo vissuto.

    Sarete costretti a lasciare i vostri cari, le vostre terre, i vostri genitori per andare altrove a gudagnare la pagnotta. Spero che altrove vi accolgano con la stessa premura che voi nordici avete riservato a noi sudic-ci.

    • paolo says:

      Quindi speri che germania,austria, francia ecc. diano milioni di posti pubblici ai padani fregandoli agli autoctoni?

      • Giovus says:

        Il mio senso delle parole è questo:
        Buona fortuna.

        P.s.
        Tanti cari saluti al padano buonanima don verzè
        Vero esempio di imprenditore padano che ha fatto fortuna cominciando da zero impegnando tutti i suoi beni di famiglia.

        Saluti anche ai custodi dei lingotti della grandiosa “Lega Nord” vero esempio di partito che ha fatto uso parsimonioso dei soldi pubblici.

        Saluti anche al formigoni……..
        Mi fermo qui che sono stanco

        • lorenzo says:

          Già che c’eri potevi anche dire: “certo che quando c’è qualche episodio di malcostume un meridionale non manca mai, persino nella Lega (leggi Belsito..)” ma capisco che ci vuole un’autoironia che dimostra molta forza di carattere…

  44. gianni says:

    C’è qualche fonte? Riconosco solo S. Collet a forse “Il prodotto delle regioni e il divario Nord-Sud in Italia (1861-2004)” di Malanima
    Grazie

  45. DIEGO NAPOLI REGNA says:

    IGNORANTONI NON VI SOPPORTO PIU !!
    http://www.youtube.com/watch?v=xS0QrK2mK50&feature=BFa&list=PL2F96512D6C188C6E
    LA NOSTRA VENDETTA SARA FEROCE E MEGL KA O SAPIT MERDE !!

    • Homo Liber says:

      @ “Diego Napoli Regna” (un nome…una garanzia)

      tu sei in preda ad una crisi di nervi dovuta, con evidenza schiacciante, alla irreversibile fase di degenerazione della nevrosi collettiva di moltissimi meridionali in psicosi (per i casi gravi come il tuo).

      Ti suggerisco di studiarti bene dove passa la linea rossa raffigurata nella seguente immagine:
      http://custermen.com/Maps/ArmyMap1.jpg

      Quella linea sarà prestissimo il confine a sud dell’Europa civile e non parassita, alla quale quelli come te certo non appartengono.

  46. DIEGO NAPOLI REGNA says:

    http://www.youtube.com/watch?v=gAChW-lyg44&feature=BFa&list=PL2F96512D6C188C6E
    GUARDATELO BARBARI SOGNANTI E INFORMATEVI DA SOLI E NON FIDATEVI DI QUELLO KE VI DICE IL TROTA ANCHE SE CAPISCO KE X VOI IL LIVELLO DEL TROTA GIA E ELEVATISSIMO MA PROVATECI LO STESSO BARBARI !!
    NON AVETE IL PROSCIUTO SUGLI OCCHI MA LA MERDA

    • Bresà öm liber says:

      Tirare fuori il Trota porta fuori Schettino. A ognuno il suo rappresentate…

      Un consiglio spassionato: spegni il pc e va a fare i compiti delle vacanze.

  47. DIEGO NAPOLI REGNA says:

    DANIELE ROSCIA SE VUOI TI BOMBARDO DI LINK (DATI NON CHIACCHIERE ) DOVE DIMOSTRO KE SIETE VOI A MANGIARE SULLE SPALLE DEL NORD !! VOI CI MADATE 40 ML L ANNO AL SUD NOI 60 ML AL NORD SOLO DI PRODOTTI VOSTRI VENDUTI A NOI SUDISTI ! SE COMPRIAMO A KM 0 VOI FATE LA FAME ! KI COMPRA I VOSTRI PRODOTTI ? I FONDI FAS SAI KE FINE HANNO FATTO COGLIONE DA 4 SOLDI ? PAGATE LE QUOTE LATTE DEI CONTADINI DEL NORD 8LA LEGA FECE UN BELL GIOCHETTO ) ! X FAVORE VOI NORDISTI KE SIETE CONVINTI KE CI DATE A MANGIARE STATE ZITTI KE FATE PIU BELLA FIGURA ! PEZZENTI

    • paolo says:

      Voi i prodotti del nord siete liberi di non comprarli. Perchè non lo fate?
      Bombardaci pure di link, probabilmente non devi lavorare e hai un sacco di tempo.

      • Salvo says:

        Se non lavora è anche grazie all’Italia(centro-nord) che non da le giuste opportunità che chiaramente al nord sono ampiamente garantite.

        Il nord deve essere sviluppato a discapito del Sud…è stato l’obiettivo principale del nascituro regno d’italia e la storia si è protratta ai giorni nostri.

        basta leggere i documenti del parlamento di Torino…all’epoca le cose le dicevano senza nascondersi(come fanno ora).

        • Unione Cisalpina says:

          ahahahahahahahahahahahahah … ANDATE A LAVORARE SERIAMENTE … kosa ke non vi risce proprio, x NATURA vostra ! 😀

          • Salvo says:

            bravo, risposta intelligente.

            Non ti posso neanche rispondere “continuate a manteneterci!” perchè direi la più grossa fesseria…FRASE CON COPYRIGHT PADANO.

            • Unione Cisalpina says:

              tunnu ritunnu e stratonno ahahahahahahahahahahah … suh dakkuisto suh …
              kominciate a fare i seri … la dimostrazione ke kuella strada avete intrapreso è kuando in voi apparirà, finalmente, un po’ d’umiltà… vantoni in esproprio di sakrificio e meriti altrui… 😀

          • luigi says:

            Da quando c’e’ stata la maledetta “unita’” 30 milioni di meridionali sono andati a lavorare in tutte le parti del pianeta

            • Unione Cisalpina says:

              mah guarda, di friulani in patria loro ce ne sono 900.000 in Argentina arrivano ad essere kuasi 2,5 milioni …
              veneto, lombardia, piemonte e persino liguria ne kontano una bel numero …

              in brasile, Rio Grande do Sul… si parla veneto autentiko ed è una komunità fiorente …

              la propaganda terronika radiotelevisiva italiana s’intrattiene solo sulla vostra gente tanto ke sembra ke all’estero siate solo voi …

              ma gli esempi migliori di lavoro e dekoro in giro x il mondo, invariabilmente è Made in Padania (logikamente scippato dal mefitiko made in italy)

              al solito, vantoni in esproprio, vi fate grandi koi meriti altrui, nello specifiko, kuello dei cisalpini…

        • oppio 49 says:

          al nord di garanzie non ce ne sono proprio. informati del numero di aziende che chiudono ogni giorno e vedrai che garanzie ci sono.

        • paolo says:

          Perchè continuate a comprare i prodotti del nord?
          E poi, perchè continuate a venirci a vivere?
          State a casa vostra e comprate prodotti locali.

          • Unione Cisalpina says:

            magari, cesserebbero anke i trasferimenti di risorse (rapina gabellare) allo stramarcio mezzogiorno ke mangia sempre a sbafo …

            • luigi says:

              Quante contraddizioni, accennate al made in italy padano, fate i confronti dell’economia 1861-2004. Che senso ha se il Regno Delle Due Sicilie e’ stato colonizzato dal 1861 in poi? Ma se noi viviamo di rendita alle vostre spalle, perche’ non vi trasferite in massa al Sud per poter beneficiare di tali benefici? Prego c’e’ posto anche per voi…

  48. Luca says:

    L’unificazione non ha certo giovato al sud, ma è ridicolo dire che il Regno delle due sicilie era un paese avanzato. La quasi totalità della popolazione era analfabeta, la rete ferroviaria era quasi del tutto assente (e non tirate fuori la storia della Napoli-Portici, perchè lo sanno tutti che era poco più che un giocattolo), qualche industria c’era, ma era concentrata più che altro a Napoli che era la capitale, mentre in moltre altre zone c’era il nulla assoluto, e comunque sopravviveva solo ed esclusivamente grazie al protezionismo. La Camorra a Napoli esisteva già da secoli. La mafia in Siclia dominava le campagne già da molti decenni prima dell’unità. E’ vero che l’emigrazione era quasi del tutto assente, ma ho il forte sospetto che lo fosse perchè il Regno delle due sicilie era praticamente isolato dal mondo.

    • luigi says:

      Hai detto un sacco di frottole. il Regno delle Due Sicilie era avanzato, lo dimostra il fatto che costruiva ponti, locomotive e navi a vapore, commerciava con le Indie e con le Americhe. Riguardo alla rete ferroviaria, aveva scelto di svilupparsi prima per via mare con una flotta ch’era la quarta al mondo. Il protezionismo ci fu solo all’inizio, per esigenze di necessita’. poi fu avviata la libera impresa. In seguito anche le altre nazioni ricorsero al protezionismo, compreso gli Stati Uniti. L’analfabetismo era uguale agli altri Paesi. Il censimento del 1861 non fu mai fatto realmente, inoltre le scuole al Sud furono chiuse dopo “l’unita’” per i primi 14 anni. Per fare il lavaggio del cervello ai meridionali e tenerli nell’ignoranza.

  49. fabio says:

    Quale regno di fulgido splendore sarebbe il sud senza il giogo tirannico del nord che impunemente da decenni continua a foraggiare ogni spreco e ruberia;come sarebbe civile il sud senza le mafie che i Savoia hanno imposto con il soggiorno obbligato delle famiglie Pautasso e Rebaudengo che negli anni hanno creato la piovra che conosciamo.

    Sud libero e indipendente!!!
    Che facciamo festa!!

  50. DIEGO NAPOLI REGNA says:

    LORY MA KI AVETE ACCETTATO ? VOI CI AVETE CONQUISTATI SENZA DICHIARAZIONE DI GUERRA ! SIAMO NOI KE VI ABBIMAO FATTO FARE E ACCETTATI POVERI BARBARI ! RICORDATEVI ANCHJE KE NAPOLI ERA LA 1 CITTA AL MONDO AD AVERE L ACQUA SCORREVOLE NELLE CASE (TUTTE LE CASE ) MENTRE VOI BARBARI SOGNANTI VI FACEVATE LE PASSATE DI ACETO !! VUOI ALTRI ESEMPIO DEL VOSTRO SOTTOSVILUPPO DELL EPOCA ? VOGLIAMO PARLARE DEL BIDET ? VOGLIAMO PARLARE DEI CANTIERI NAVALI DELLE NOSTRE3 FABBRICHE IN CALABRIA ? TACCI LORY KE SEI UN IGNORANTONE

  51. kmatica says:

    Invece di andare a pescare nel passato remoto, tra i fossili, giustificare il presente con reperti archeologici per alterare il presente, per accordarlo al proprio pensiero, rimaniamo nella storia, quella che ha fatto nascere la repubblica italiana con il referendum del 2/3 giugno 1946. Ebbene al sud vinse la monarchia mentre invece al nord prevalse la repubblica.
    Questi sono i fatti, un sud arretrato culturalmente, e la successiva rivolta del 11 giugno a napoli, con diversi morti, sono a testimonianza, che contrariamente a cosa si afferma, “che i più strenui difensori dell’unità nazionale sono proprio i meridionali”. Peccato che ci sia una sostanziale differenza nell’intendere l’unità nazionale passando dalla monarchia oppure dalla repubblica.
    Questa è la storia recente e che la dice lunga, senza brogli intellettuali, sulla situazione meridionale presente.
    Alla luce di questo spaccato nazionale, lo sbaglio, di cui ancora oggi vi è traccia, è la questione meridionale, il non aver voluto creare due stati, l’uno del nord e l’altro del sud, uno repubblicano e l’altro monarchico. Se in questo senso si intende “strenui difensori dell’unità nazionale” allora è palese l’arretratezza di chi intende la stato come un regno!

    • Salvo says:

      Come se il problema fosse la monarchia o la repubblica.

      I meridionali hanno votato a maggioranza (senza cifre bulgare tra l’altro…tipo 53-47 o giù di lì) per la monarchia, forse perchè storicamente il “sud” è stato governato da monarchi…è semplice.

      Non è che monarchia (che a me non piace) significa arretratezza culturale.
      Ci sono tutt’oggi fior di Stati,anche in Europa,con a capo monarchi.

      Se vuoi un esempio lampante, vatti a vedere la Costituzione Siciliana del 1812…per capire chi era arretrato all’epoca.

      • Filippo83 says:

        Nel Regno Lombardo-Veneto, il materiale rotabile era di fabbricazione austriaca, sud-tedesca e belga, come facilmente verificabile:

        http://it.wikipedia.org/wiki/S%C3%BCdbahn#Materiale_rotabile

        Quanto al Regno di Sardegna, non trovo di notizia dell’utilizzo di locomotive duosiciliane (felice di sbagliarmi, se qualcuno trova riferimenti), mentre invece è certo che si utilizzò inizialmente materiale rotabile straniero (prevalentemente britannico) e che nel 1854 entrò in servizio la prima locomotiva “nazionale”, la Sampierdarena, costruita dall’Ansaldo.
        Per altro, a quel che ho trovato, l’Opificio di Pietrarsa produsse solo 7 locomotive entro il 1860, evidentemente insufficienti come numero per poter dire di aver meccanizzato anche altri stati.

      • kmatica says:

        Non riesci a capire una cosa molto semplice:
        Io sono sicuro che siete tutti fenomeni (incompresi), sono anche sicuro che il vostro paese è il migliore (possibile), sono certo che la felicità prospererà (basta essere convinti) sempre di più e meglio ancor ha da venire, ma c’è un piccolo particolare, che tutto ciò si realizzi il più lontano possibile da me.
        Questa itaglia è più simile a voi che noi, non ci identifichiamo, quindi desideriamo lasciare a voi la bandiera con la sua repubblichina , con i suoi addetti che tutto il mondo, compreso voi ci invidia.
        Lasciateci stare nella nostra ignoranza, barbarie, grossolanità, volgarità sempre avvolta dalla grappa.
        Lasciateci al nostro destino crudele, di vivere come piace a noi, perché se così non fosse potremmo avere qualche sospetto.

  52. Michele Bendazzoli says:

    Avrei messo un “mi piace” se non fosse scaduto nella retorica patriottarda affermando che i meridionali hanno accettato di pagare il prezzo dell’unità nazionale. Centinaia di migliaia di patrioti meridionali hanno combattuto e sono stati ammazzati perché volevano difendere la loro patria contro la tirannia sabauda e per questo sono stati chiamati banditi. Lei, con le sue parole, tradisce il loro sacrificio e si dimostra indegno di portare l’eredità di coraggio e abnegazione che hanno lasciato.
    Per quanto riguarda le emigrazioni di massa iniziate dopo l’unità d’Italia poi, queste non sono state certamente solo meridionali. Il problema è che l’unità d’italia fu un disastro per tutti non solo per i meridionali.

    Da wikipedia, http://it.wikipedia.org/wiki/Emigrazione_italiana: “Tra il 1861 e il 1985 sono state registrate più di 29 milioni di partenze dall’Italia[1]. Nell’arco di poco più di un secolo un numero quasi equivalente all’ammontare della popolazione al momento dell’Unità d’Italia (25 milioni nel primo censimento italiano) si trasferì in quasi tutti gli Stati del mondo occidentale e in parte del Nord Africa.”

  53. piero says:

    Non è vero. L’industria borbonica era un’industria assistita dallo stato con prebende e dazi doganali. Una volta unita alla nascente industria del nord crollò perchè non era competitiva ed è solo uno dei motivi
    Poi scusatemi ma sono passati 151 anni ma che diamine. L’emilia romagna dopo la seconda guerra mondiale era tabula rasa non c’era più nulla ed il piano marshall alla mia regione concesse molto poco perchè governata dalle sinistre. Eppure oggi è una regione prospera pur colpita dalla crisi e non si attacca ai nazisti per giustificare un’arretratezza che è soprattutto culturale. La secessione del nord ormai è nei fatti occorre soltanto avere il coraggio di sancirla politicamente e giuridicamente , che ognuno vada per la sua strada , io non voglio affondare perchè 160 anni fa c’erano i savoia i borboni e le cavallette

    • luigi says:

      La storia che il Sud non era competitiva e’ soltanto una scusa, basterebbe leggere “terroni” di Pino Aprile per rendersi conto di come i governi italiani con le loro leggi favorirono il nord e danneggiarono il Sud. Dopo la seconda guerra mondiale, il governo italiano decise di aiutare solo l’industria del nord, impiegando i soldi del “Piano Marschall”. Tutto al nord niente al Sud.

  54. Homo Liber says:

    Questo articolo andrebbe bene per la collana “Fiabe Sonore”, molto in voga negli anni ’60 – ’70, incisa su dischi in vinile a 45 giri. Ve le ricordate, le fiabe sonore?

    La sigla canora intonava:

    “A mille ce neeeè,….questa favola breve se ne vaaaà..(coro) seee ne vaaaà…..”

  55. Qwark says:

    Immagino che “accettato” sia un refuso per “annesso/invaso”, visto che all’epoca il meridione non mi pare avesse chiesto l’annessione ad alcunché.

  56. Filippo83 says:

    Non credo che le Due Sicilie fossero quel faro di civiltà, brutalmente tolto ad una presunta Età dell’Oro pre-italiana; nemmeno che fossero più arretrati di tanti altri paesi europei (l’Europa è più grande, che il solo Occidente). Tuttavia, alcuni DATI sono incontestabili: le ferrovie erano scarse e brevi, le fabbriche erano spesso ferme all’epoca pre-industriale (insomma, artigianato più che industria), l’analfabetismo endemico, il popolino miserrimo e spesso fatto vivere come bestiame, e le virtù civili e militari già allora denigrate o sconosciute (vedesi la descrizione di Napoli fatta da Farini, vedasi il comportamento di esercito e marina borbonici contro Garibaldi). E’ altrettanto incostetabile, però, che il governo sardo annesse con la forza e rapinò mezza Italia, Sud incluso, che aveva nonostante tutto una grossa flotta sia militare che commerciale ed un grosso tesoro di Stato (ma investire i soldi in opere pubbliche?) Rimane solo da spiegare una cosa: perché, in 150 anni, il Triveneto vessato, conquistato, distrutto da 2 guerre mondiali e colpito da 2 guerre d’indipendenza nell’800, fra le primissime regioni in Italia per emigrazione sia interna che estera, ridotto alla miseria nera e succube delle malattie, i cui porti erano stati uno dopo l’altro “uccisi” dall’Italia e rimasto zona prevalentemente rurale, battuta però da inverni rigidi, alluvioni ed estati afose e tempestose, sia riuscito a divenire una delle zone più ricche d’Europa; il Sud, che dovrebbe avere tutto (il clima californiano, il mare per i commerci, l’acqua dei monti e la manodopera delle città, la tanto decantata cultura e civiltà meridionale) è oggi invece uno dei luoghi più arretrati, sia economicamente che socialmente che culturalmente, dell’intero Occidente.
    In ogni caso, scannatevi pure per la VOSTRA Italia: “noi serenissimi” ce ne tiriamo volentieri fuori!

  57. Alberto Pento says:

    Interessante la trattazione critica di Signorelli, ma vorrei fare alcune oservazioni:

    1)
    … Basta leggere l’enciclopedia Treccani per rendersi conto che le reti di comunicazione all’interno del regno del Sud e fra questo e gli altri stati erano ben sviluppate per gli standard del tempo. Esse ricalcavano in parte la rete viaria romana, com’è logico, formando in più un nuovo tessuto viario a forma stellare composto di strade brevi, ramificate, che da tutti i centri attivi si irradiavano in ogni direzione con una complessa articolazione collinare, che contrastava con la regolarità e la linearità del sistema viario romano basato su uno schema centralistico e comprendendo inoltre altre vie di comunicazione, non solo terrestri ma anche fluviali e marittime. …

    Osservazione:

    La viabilità non inizia con lo stato romano ma nasce nel Paleolitico, quando l’uomo è giunto in queste terre dall’Africa; e la viabilità detta romana o dell’Età del Ferro ricalca in buona parte quella ‘preromana’ o italide e dell’Età del Bronzo, con ulteriori aggiunte, come poi si sono succedute altre strade fino ai nostri giorni.

    2)
    … La storia del meridione d’Italia (bisogna sempre ricordare infatti che si tratta di una parte della nostra Italia, non di un posto sottosviluppato da denigrare) è talmente complessa che nessun editoriale potrà mai delucidarla. …
    Osservazione:
    Non condivido per nulla questo sentimento unitario, io non mi sento italiano ma veneto ed europeo. Non si tratta della nostra Italia, ma dello Stato Italiano.

    3)
    … Da tener presente, però, che tale declino non era limitato al Sud, ma interessava tutta la penisola, frammentata e dominata in gran parte da popoli stranieri. …

    Osservazione:
    In generale quando il dominio non è degli autoctoni o indigeni è sempre di stranieri, anca Roma e i romani furono stranieri.
    Dopo il periodo romano l’area italica e veneta (a parte l’area della Venezia lagunare) furono dominate da i migranti germani e dai Re germani che furono in parte autoctoni come il goto/ostrogoto Teodorico e il goto/ostrogoto Totila (probabilmente nato a Treviso) e in parte no come Carlo Magno e Federico I : il Medioevo fu tutto segnato dal dominio germanico dei migranti germani e dall’influensa degli stati germanici europei. Stranieri tanto quanto lo furono i romani.
    L’area veneta veneta lagunare fu dominata dai bizantini greco-armeni (romani per modo di dire), prima di diventare autonoma.
    Poi tutta l’area veneta divenne Stato Veneto o Repubblica Veneta Serenissima dominata da autoctoni veneti delle lagune e non da stranieri anche se in un certo qual senso, per l’entro terra veneto furono stranieri anche i veneziani (che non poterono o non seppero cooptare la nobiltà veneta di terra e poi la borghesia .nella gestione del potere, limite che rese la Repubblica Veneta debole e vulnerabile all’agressione napoleonica).

    4)
    Condivido quanto scritto dall’autore sui danni provocati dai Savoia e dal loro Regno infame e infausto. Ed è per questo che auspico la fine dello Stato Italiano.

    • Alberto Pento says:

      Una correzione:

      Teodorico l’ostrogoto/goto non nacque nella penisola italica ma si presume in Pannonia.

      Un’aggiunta:

      un Re significativo, longobardo e autoctono perché nato nella penisola italica fu Rotari, quello dell’editto che nacque e morì a Brescia.

  58. Raf says:

    Non accettato ma invaso,con aiuti esterni e corruzione.

  59. Franco says:

    Evviva! Al Cern di Ginevra hanno scoperto la “particella di Dio”, il “bosone di Higgs”. Noi abbiamo trovato chi ci spiega la causa del colera, dei rifiuti degli scarafaggi di Napoli: i Savoia.Ci mancava!

    • IceWolf says:

      Ecco si… Forse il sig. Franco ha colto nel segno… La ricerca storica è sicuramente importantissima, ma a volte sembra proprio che il pensiero indipendentista sia ossessivamente ancorato al passato… La ricerca storica poi si trasforma in battibecco del tipo “ha cominciato lui!” “no invece, ha cominciato lui!”…

      Mentre invece… Cosa abbiamo intenzione di fare per il nostro futuro??

      Forse è anche questo uno dei motivi per cui le idee indipendentiste non raccolgono molti consensi e restano confinate nei movimenti… Pensando solo al passato si da l’impressione di non proporre nulla di “nuovo” per il futuro…
      Ripeto, la ricerca storica è importantissima per capire la propria identità, però secondo me bisognerebbe fare quel passo in più che porta dall’affermazione dell’ethos alla costruzione di proposte per il futuro…

      • Salvo says:

        E’ vero, bisogna sempre guardare al futuro…ma senza presente e senza passato(memoria storica) che futuro ti puoi aspettare?

        La gente meridionale crede ancora di essere “inutile”, “improduttiva”, “mafiosa”, “omertosa”,”arretrata”…

        Se la gente avesse i mezzi e le possibilità,chiunque e qualunque territorio o nazione potrà raggiungere l’apice dello Sviluppo.

        Al sud ogni opportunità è stata tolta, è innegabile.

        • Unione Cisalpina says:

          bugiardo … esprimete esattamente cio ke siete …
          se kominciaste a vergognarvi un po’ ed ad assumere in proprio la responsabile della vostra indegna situazione socio_morale, forse potrete riskattarvi anzikè lamentarvi perennemente ed addossare ad altri kolpe ke sono solo vostre, figlie della vostra parassitaria kultura e konseguente kongenita mentalità opportunista …

  60. Il Lucumone says:

    Da Petruccelli della Gattina a Lombardo, passando per Alianello, la vicenda del Sud oppresso e derubato ci sconvolge e ci fa perdere il sonno !
    Un popolo eletto, felice e progredito, sottomesso all’inciviltà savoiarda, agli infedeli antipapisti !
    Siamo finalmente onesti !
    Mettiamoci una mano sulla coscienza !
    Libertà, libertà, libertà !!!
    Lasciamo libero il Centrosud, con la sua cultura, le sue bellezze, la sua umanità e le sue ricchezze !
    Impariamo ad arrangiarci da soli nell’amministrare l’intero frutto della nostra imprenditoria e del nostro lavoro !
    Smettiamola di mandare a sud vagonate di zecchini, che non sappiamo maneggiare, per umiliare quei popoli saggi !
    Nè schiavi di Bossi nè schiavi di Maroni: abbiamo pazientato vent’anni, ora basta ! Troviamo l’Uomo !
    Togliamo il guinzaglio al Centrosud…ed arrangiamoci con i nostri poveri mezzi !!!
    Sarà dura….ma ce la faremo !

    • X says:

      Il Lucumone sei un’idiota… Come facciamo a stare senza Sud? Chi compra dopo i prodotti del Nord? Come dici, è il Nord che dà al Sud i soldi per comprare i suoi prodotti? Sei il solito nordista antimeridionale!
      Non lo sai che se ci stacchiamo dal Sud, dopo non sapremmo più come fare e ci toccherebbe emigrare a Palermo?

      • Domenico says:

        Ci staremmo benissimo. E poi se sono loro a lamentarsi, che se ne vadano. A nemico che fugge ponti d’oro!

      • ANTITERRONISTA says:

        Ma va’ a dà via i ciapp, terùn, ignurant e stupid !
        Te set un mago dell’ecunumia e dela finanza cume quel disaster de Tremonti !
        Ciciàra de meno e va’ a vunges !
        Varda ben quel che l’e succedù in tot i alter paès che han mulà la buascia !
        Turna gIò a cà tua!

    • Salvo says:

      Spirito di “polenta” che dimostra che non hai capito molto di cosa è successo in Italia e perchè è successo.

  61. jimmie says:

    Finalmente ho capito. Con i Borboni, il regno delle due Sicilie era una specie di Svizzera ma con il re giusto, all’avanguardia in scienze, comunicazioni, strade, comunicazioni, democrazia, istruzione, lettere, industria, agricoltura, convivenza civile e prosperita’. Un vero e proprio faro dell’Europa. Senza neanche contare la pizza, la musica, i tarallucci e il vino.
    A guastare tutto arrivarono i retrogradi piemontesi retti da una monarchia medioevale fuori corso, fuori moda e fuori tempo massimo.
    Ma non tutto e’ perduto – si rintraccino i discendenti di Re Franceschiello o del Re Lazzarone e li si re-installino su un trono da troppo tempo vacante.
    Tutto e’ bene quel che finisce in bene
    jimmie
    http://www.yourdailyshakespeare.com

    • Salvo says:

      Guarda, sarebbe più corretto dire che il Regno di Napoli e quello di Sicilia erano degli Stati moderni e al passo coi tempi(economicamente, tecnologicamente,socialmente,ecc..)…tanto da vantare alcuni primati mondiali.

      Ciò non significa che erano i Regni più ricchi del mondo, o abitati dalle persone più intelligenti,ecc…

      Oggi siamo gli ultimi in Europa, come mai?

      • Homo Liber says:

        Perchè lo eravate anche 152 anni fa.

        La realtà storica è (sinteticamente) la seguente:

        Nel 1861 lo sviluppo industriale contribuiva per un 20% del reddito nazionale, concentrato perlopiù in Piemonte e Lombardia. Al Sud era sostanzialmente inesistente.
        Circa il 70% degli Italiani viveva di agricoltura: nella pianura Padana aveva già preso avvio un capitalismo agrario tecnicamente avanzato, mentre al Sud permanevano i violenti contrasti tipici del sottosviluppo; accanto a latifondi vasti come provincie c’era una piccola proprietà sbriciolata in minifondi insufficienti anche ai più elementari bisogni.
        Per quanto concerne l’efficienza, nel 1861 le classi popolari del Regno delle due Sicilie erano, nell’Europa dell’epoca, il peggior esempio di miseria, sottosviluppo ed analfabetismo.
        Non era il “popolo” del Sud ad essere ricchissimo e prospero, bensì “Franceschiello” ed i Reali Borboni con la loro corte di nobili e di “notabili”.
        Il primo treno era comparso a Napoli che ancora ne mena gran vanto. In realtà non era stato che il balocco di Re Ferdinando per fare il giro del Vomero, e dieci anni dopo la sua comparsa, cioè alla vigilia dell’Unità, non aveva a disposizione che 100 Km di binari; nel frattempo la rete ferroviaria del Centro-Nord ne contava circa 2000 Km.

        Fonti (ex multis):
        Libro: 1861-1946 STORIA DEL REGNO D’ITALIA – Indro Montanelli
        Wikipedia:http://it.wikipedia.org/wiki/Questione_meridionale

        Le fonti sono qui citate sono molto difficilmente confutabili.
        Potrei citare tanto altro ma non voglio appesantire troppo il post.

        • Salvo says:

          Purtroppo quella è la storia ufficiale italiana, la stessa che parla di garibaldi e i mille che unificarono l’italia.

          Del tutto inaffidabile.

          • Homo Liber says:

            Tu invece sì che sei affidabile !! :-))

            Meriti la stessa risposta già data al tuo degno compare “Diego Napoli Regna” (un nome…una garanzia):

            tu sei in preda ad una crisi di nervi dovuta, con evidenza schiacciante, alla irreversibile fase di degenerazione della nevrosi collettiva di moltissimi meridionali in psicosi (per i casi gravi come il tuo).

            A proposito di storia, ti suggerisco di studiarti bene dove passa la linea rossa raffigurata nella seguente immagine:
            http://custermen.com/Maps/ArmyMap1.jpg

            Quella linea sarà prestissimo il confine a sud dell’Europa civile e non parassita, alla quale quelli come voi, abili giocolieri delle “tre carte (o campanelle)” certo non appartengono.

            Cura la tua mente. Anche al sud ci sono validissimi psicoanalisti !!

          • luigi says:

            Difatti e’ la storia di pseudoscrittori e pseudostorici pagati dalla massoneria che controlla i governi italiani. Lo stesso garibaldi si porto’ dietro alessandro dumas per raccontare le sue gesta “eroiche”. C’erano piu’ operai impiegati nei cantieri di Castellammare e Pietrarsa.Dopo l’unita’, a Pietrarsa aumentarono le ore di lavoro e diminuirono il salario, gli operai solo per aver incrociato le bracce per alcune ore, vennero prese a fucilate dai bersaglieri, ci furono ufficialmente 4 o 5 morti e molti feriti. Gli Stormy Six ne fecero anche una canzone. In nessuna festa dell’unita’ (cioe’ quella del fu partito comunista) se ne e’ mai ricordata la vicenda.

      • Giacomo says:

        Non ce ne frega un cazzo. Andate per i fatti vostri oggi stesso e non verseremo mezza lacrima.

    • luigi says:

      Non c’e’ bisogno di rintracciare i discendenti, Carlo di Borbone duca di Castro e’ il legittimo Re del Regno Delle Due Sicilie e l’Inno e’ quello di Paisiello, non ce lo dobbiamo inventare come il fantomatico stato padano…

      • Unione Cisalpina says:

        vantoni… ke fesseria !

        a voi kumparielli il “Paisiello”
        a noi il “…va pensiero” … , konosciuta, rikonosciuta internazionale arte e kualità cisalpina …

        • Annamaria says:

          non mi sembra che Verdi fosse cisalpino. E comunque il “va pensiero” non è un inno scritto per la lega, anche se la lega l’ha preso e fatto suo, così come il sedicente “sole delle alpi” altra cosa non sua, ma simbolo già esistente al Sud da millenni. Ma già voi al nord per cose “vostre” ritenete quelle degli altri. E’ una storia vecchia. Viceversa l’inno di Paisiello fu concepito e scritto, per il Regno delle Due Sicilie.

  62. Unione Cisalpina says:

    solita ingegneria furbeska (gioko delle tre karte) x naskondere kon kiakkiere e citazioni pseudo erudite e mal imbastite, ciò ke non può essere ignorato:l’inkredibile inciviltà morale e sociale in kui si trovano gli italiani ke ha radici generazionali nel karattere, mentalità, usi e kostumi ke non possono essere diversi da ciò ke erano ieri, giakkè sempre e solo della stessa gente si parla, oggi…”

    gli italiani sono terroni autentici, ovvero vantoni in esproprio … cerkano di darsi dignità x la vergogna d’essere ciò ke l’inciviltà di vita loro ci dimostra nel sociale, morale e persino spirituale…

    furbi, mistifikatori, kommedianti, lagne petulanti, vittimisti etc. a parole… nei fatti prepotenti, korrotti, opportunisti, imbroglioni… è il loro essere …

    Padania libera da tanta disgrazia …
    non sarà facile, ma si potrà… nonostante loro !

    • Salvo says:

      caro mio, sei irrecuperabile.

      “Cu nasci tunnu nun po moriri quatratu”

      Al di là del fatto che la padania sia un’entità mai esistita e che mai esisterà(qualora l’italia si disgreghi, poi vi voglio vedere fianco a fianco Furlani, veneti, piemontesi, lombardi, ecc…)…PER TE ESISTE…QUINDI SPIEGARTI QUALSIASI COSA E’ TEMPO PERSO.

      • Homo Liber says:

        Allora Salvo sii intelligente come dici di essere e dimostra di voler bene a te stesso ed al sud:

        NON PERDERE PIU’ TEMPO A SPIEGARCI LE TUE PARANOIE !!

        Se vorremo soffrire fianco a fianco o no, saranno solo fatti nostri, non tuoi o dei tuoi conterranei. RisparmiaTi/Ci il tuo dispiacere nei nostri confronti.

  63. Daniele Roscia says:

    E’ un dato di fatto che le differenziazioni culturali ed antropologiche dividono li popolazione del nord rispetto a quelle sudiste. Mi fa specie perché di fronte a prese di posizione in merito alla mancanza di identità nazionale: l’Italia non esiste, i patrioti sudisti, invece di chiedere l’indipendenza dei loro territori, rilancino l’identità e l’utilità dello stato italiano. Diciamola tutta, vi piace l’assistenzialismo italiano, con i soldi del settentrione ed e’ per questo che vi sentite prima italiani, piuttosto che meridionali.

    • Veritas says:

      Differenze culturali: al Nord abbiamo avuto i Longobardi che allora diedero il nome “Lombard” a tutto il settentrione.(e c’è una Lombard Street a Londra e una a San Francisco…)
      Abbiamo avuto i liberi Comuni che a sud non sanno neanche cosa siano stati …..
      Differenze antropologiiche : non molti anni fa sono stati i
      esaminati i DNA di nordisti e sudisti ed erano proprro differenti.
      Signorelli dovrebbe leggere un libro della Prof. Perrucccone intitolato “Le due Civiltà”, uscito una dozzina di anni fa. Una studiosa napoletana che ha girato la penisola italiana.

      • luigi says:

        Il DNA sara’ pure differente ma sul pianeta terra esiste solo una razza umana e fino a prova contraria siamo tutti africani.

  64. lory says:

    di tutta questa questione meridionale ,la maggiore parte della colpa è nostra, di noi coglioni del nord che abbiamo accettato il meridione senza se e senza ma.

    • massimo says:

      per lory, voi non avete accettato un bel niente, avete imposto con l’inganno il nord al sud, facendo stragi e saccheggi, ma farvi capire certe cose è un impresa, quel bravo ragazzo di garibaldi non è partito dal sud per andare al nord a unificare ma al contrario, e non lo ha fatto per spirito nazionalista ma perchè in piemonte erano con le pezze al culo

      • oppio 49 says:

        Per massimo. piccolo particolare se vuoi insignificante: al nord quello stronzo di garibaldi è considerato un coglione che se stava a trombare quella troia di anita invece di raccattare quei mille figli di buona donna ed andare a rompere le palle al sud, saremmo stati tutti (meno quel gerontorincoglionito di napoletano) molto più contenti. garibaldi non è in nord e tantomeno lo sono i savoia. pensa che famiglia di regnanti ha avuto l’itaglia unita. gente che ha barattato la terra dove ha seppellito tutti i suoi avi per un pezzo di piemonte che nemmeno parlava la sua lingua.

    • luigi says:

      AH AH AH l’avete accettato perche’ evidentemente vi fa comodo…

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