Renzi, “primum tassare, deinde philosophari”

di CLAUDIO ROMITI

Ascoltando le prime, inquietanti esternazioni di Renzi e dei suoi rottamatori di governo in merito all’ennesima stangata sulle cosiddette rendite finanziarie (pelosa definizione della classe politica per colpire indiscriminatamente il risparmio), mi è venuto in mente una variante di un famoso motto di Seneca: “primum tassare, deinde philosophari”.

Tanto è vero che, da quanto si comincia a scorgere, sembra proprio che per coprire almeno in parte il taglio del famigerato cuneo fiscale, presentato dal giovane premier (e dal ministro Padoan) come una sorta di bomba nucleare per la ripresa, sono in arrivo altre camionate di tasse proprio sui risparmi. Ovviamente, esclusa la possibilità di colpire i titoli di Stato (la qual cosa si tradurrebbe in una immediata partita di giro, determinando il quasi immediato aumento dei saggi d’interesse), l’unico terreno da battere è quello azionario e obbligazionario. Terreno peraltro già reso molto arido dai recenti incrementi d’imposta e dalla sciagurata tobin tax di montiana memoria.

E’ pertanto assai facile prevedere di una ulteriore fuga in massa dalla borsa di Milano, peraltro già molto depressa per suo conto, con buona pace per il gettito che i cervelloni renziani pensano di ottenere dalle loro criptiche stangatine.

D’altro canto, se costoro pensano di salvare l’economia di Pulcinella raschiando il barile di un mercato azionario oramai ridotto all’osso, fanno molto male i loro conti. Il rischio concreto è che i grandi e i medi investitori fuggano con un click verso lidi più favorevoli, spingendo i piccoli verso la vecchia strada del mattone. Dopodichè il ritorno al baratto costituirà l’ultima frontiera possibile per un sistema ampiamente fallito. Altro che chiacchiere.

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4 Comments

  1. Albert Nextein says:

    Effetto annuncio, corroborato da altre stangate.
    Noi, qui dentro, lo sappiamo bene che non ci saranno misure incisive e che tutto è preordinato al “tirammo a campà”.
    Il perché è evidente.
    Nessuno è liberale al governo.
    Renzi non è un liberale.
    E’ semplice.

  2. suggerisco la esatta definizione di costoro, destra e sinistra pari sono:
    imbroglioni, stolti e incapaci.

  3. Dan says:

    Se ci sono ancora delle aziende in italia sono quelle che devono ricevere dei soldi dallo stato. Appena prendono quanto gli spetta, spariscono anche loro

  4. pippogigi says:

    Penso che qualsiasi commercialista, anche del più piccolo comune, se avesse in mano il bilancio dello Stato ben dettagliato, per prima cosa evidenzierebbe che è congegnato per essere strutturalmente in perdita.
    Poi senza alcuno sforzo saprebbe indicare tagli permanenti alla spesa per 80 miliardi.
    Parliamo del 10% della spesa pubblica.
    Chiunque mastichi un po’ di ragioneria e di economia saprebbe fare altrettanto.
    Quando sento dire che non si trovano le risorse per 8 miliardi (1% della spesa pubblica), che ci si vanta di tagli o risparmi di solo 1 miliardo (una miseria percentuale) mi rendo conto di trovarmi di fronte a degli imbroglioni, degli stolti oppure degli incapaci.
    Comunque la realtà non cambia: far ripartire il paese vuol dire abbassare notevolmente la tassazione (attualmente al 65-70%) complessiva. Più o meno vuol dire dimezzare la tassazione attuale. Ovviamente occorre dimezzare la spesa pubblica. Dimezzare la spesa pubblica vuol dire aggredire le 4 voci principali di spesa: interessi sul debito pubblico, stipendi pubblici, pensioni, sanità.
    Nessun governo può fare questo senza essere immediatamente sfiduciato e far trionfare il partito della spesa facile alle successive elezioni.
    Perciò rassegnatevi, le tasse aumenteranno (la spesa pubblica continua ad aumentare, il gettito fiscale a diminuire) la disoccupazione anche, le aziende chiuderanno o falliranno sempre più, ci saranno patrimoniali, prelievi forzosi. Prima di arrivare al tracollo, mancanza di soldi per pensioni e stipendi pubblici, ce ne saranno ancora molte da vedere.
    Nel frattempo Renzi fa quello per cui è stato creato: impedire al M5S di fare il pieno di voti alle prossime elezioni europee, ecco perché ci saranno tanti annunci roboanti, ci saranno riforme su questioni che non toccano l’economia come la legge elettorale, lo ius soli, tanto per riempirsi la bocca, poi passate le elezioni ci sarà il bis di Letta, tante tasse e nessuna correzione strutturale all’economia. Si tirerà a campare, tanto per permettere a Berlusconi di terminare l’affido ai servizi sociali e poter fare nuovamente campagna elettorale e poi via, nuove elezioni, un nuovo governo con tanti annunci e nessuna intenzione di cambiare le cose.

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