Renzi, ma non avevi detto che il terrorismo si combatteva con la cultura?

islamico anti-occidentaledi ALDO MOLTIFIORI – Ricordate Il preside di Rozzano di cui ho narrato, da queste colone qualche settimana fa, la orribile desertificazione delle coscienze di tanti bambini lombardi? Ricordate il massacro di Parigi ad opera dei musulmani? Ricordate lo scempio dei musulmani nei confronti delle donne di Colonia con quell’orribile gesto di sputare, da parte di un musulmano tunisino richiedente asilo, su una donna che chiedeva solo il rispetto di se stessa?

 Il Governo  ha fatto peggio, molto peggio, di tutto ciò! In occasione della sua visita in Italia, il  musulmano di Teheran, alias il Presidente Rohani, ha visitato i musei capitolini. L’Italia si è inginocchiata nascondendo una delle più alte espressioni della nostra cultura: la scultura del corpo femminile  nelle cui meravigliose fattezze è distillata tutta la creatività del nostro genio e costituisce l’omaggio alla più universale delle creazioni di madre natura, quella della donna per l’appunto. La motivazione? Semplice: per non imbarazzare!

Ironia della farsa alla Renzi, qualche giorno orsono proprio in occasione dello scempio alle donne di Colonia il nostro premier ebbe a dichiarare con tronfia arroganza: Il terrorismo si combatte esportando nel mondo la nostra cultura!!

Il governo francese, nella persona del suo Presidente Hollande ha subito un oltraggio parimenti ignobile dal momento che accetta di escludere vino e maiale dal menu del pranzo di gala in onore dello stesso leader di Teheran! Il vino è forse il più identitario dei messaggeri della cultura e della società francesi nel mondo.  Hollande si è inginocchiato esattamente come Renzi. Anzi no, si sono entrambi sottomessi, il che è peggio.

E la Merkel? La mia personale speranza che impersonificasse un poco la Tacher e un poco Maria Teresa d’Austria è svanita di fronte alla sua scellerata decisione di aprire le porte dell’Europa, più che della Germania a tutti i musulmani di questo mondo. Ma desta ancora più sconcerto e rabbia la motivazione con la quale ha sostenuto una tale  decisione: “Questi migranti cambieranno radicalmente la Germania che non sarà più solo tedesca; speriamo che sia in meglio”!  Infatti pochi giorni dopo sono avvenuti i fatti di Colonia, ma non solo, di Amburgo di Essen. Fuori dalla Germania e sulla sua scia dobbiamo registrare analoghi fatti in Danimarca, in Svezia e in Austria. E a valle di quei fatti cosa ci dichiara la Cancelliere di ferro? “Nulla giustifica questa ondata di odio contro i Musulmani, Noi siamo i protettori dell’Islam in Germania” A me sembra tanto una elegia funebre alla Germania e all’Europa e un peana di sottomissione all’Islam!

Ora, queste dichiarazioni e questi comportamenti da parte dei massimi rappresentanti di tre dei maggiori paesi europei, che ripeto sono di fatto atti di sottomissione, avranno delle ripercussioni nella vita di tutti noi nei rapporti con i musulmani cittadini, residenti e clandestini che siano, e saranno ripercussioni molto sgradevoli. Questi scellerati governanti hanno, con tali atti e comportamenti, formalmente legittimato i musulmani a dichiararsi superiori e quindi legittimati ad imporre la loro cultura, le loro regole e i loro usi e costumi. Tanto per non essere smentiti: È proprio recente la notizia che una giovane insegnante è stata pugnalata a morte in Svezia all’interno della scuola dove insegnava ai musulmani richiedenti asilo le nostre regole del vivere in comune.

 Nella cultura islamica uccidere una donna, se si ritiene che abbia comportamenti irrispettosi nei confronti dell’uomo, non solo è ammesso ma è richiesto! Così è avvenuto, e proprio e anche in considerazione della sottomissione manifestata da Renzi, da Hollande e dalla Merkel. Se i Capi di Governo riconoscono e anzi si sottomettono all’Islam e ovvia la conseguenza che i cittadini musulmani che si riconoscono in quella cultura si sentano in diritto di imporre le loro regole e i loro comportamenti e fra questi tra gli altri, appunto, è prevista l’uccisione della donna! Quanti sono i cittadini musulmani che non vivono in accordo alle regole dell’Islam? I nostri soloni  ci dicono che invero sono una minoranza. Bisogna sapere che nell’Islam non si può derogare da quelle regole pena il reato di apostasia, la quale è condannata con la pena di morte e cosa più importante che chiunque può eseguire, anche colui che risiede nella porta accanto.

 

Ora noi come popolo dobbiamo assolutamente riprendere il controllo della situazione, dobbiamo:

  1. CHIEDERE LE IMMEDIATE DIMISSIONI DI RENZI e l’azzeramento di tutta la classe dirigente complice di simili misfatti
  2. CONVOCARE ELEZIONI GENERALI UNITAMENTE AD UN REFERENDUM POPOLARE SULLE POLITICHE IMMIGRATORIE
  3. CHIEDERE CHE LA REGIONE LOMBARDIA ATTUI UNA SEVERA POLITICA AMMINISTRATIVA DI CENSIMENTO E DI INDAGINE SULLA ADERENZA DELLE FAMIGLIE ALIENE CHE VIVONO IN LOMBARDIA ALLO STATUTO DELLA REGIONE E ALLA DICHIARAZIIONE UNIVERSALE DEI DIRITTI UMANI. In difetto della quale provvedere alla espulsione dal territorio della Regione.

Questa è la nostra Patria, questi sono i nostri principi, questi sono i nostri valori. Non c’è niente da discutere. L’integrazione  significa solo inserirsi o lasciare. Se qualcuno si sente disturbato dal nostro modo di vivere o dal nostro credo è padrone di lasciare, questa nostra terra e di tornare da dove è venuto. Noi lo incoraggeremo e lo sosterremo attivamente.

I nostri lontani padri (Celti e Longobardi) hanno reso la loro vita al Signore per consentirci di vivere la libertà di credere in ciò che è giusto credere. Una Libertà estesa anche per coloro che il Signore lo rifiutano, ma in ogni caso nessuna sottomissione né all’uomo né a falsi Idoli e tanto meno a qualche scellerato teocrate con il turbante o al suo sottoposto con la papalina. (Vedi il vescovo di Padova che si è inginocchiato rivolto alla mecca come un musulmano o il Papa che prega in Moschea).

 

Nota 1 – Si straparla tanto di “Integrazione”, uno dei feticci di questa classe dirigente (anche culturale) in piena regressione morale, sociale e politica che converrà rimettere qualche punto fermo su ciò che storicamente, giuridicamente, politicamente e moralmente deve intendersi.

INTEGRAZIONE:

Inserimento completo in un determinato contesto morale, culturale, sociale, e politico, subordinato all’accettazione del sistema morale-culturale, socio-politico, quindi economico, offerto a chi si deve integrare. Ciò sarà possibile solo quando si avrà, da parte dell’integrando, l’accoglienza totale nel proprio spirito, nel proprio animo delle norme fondanti di quel sistema.      

Integrazione va dunque intesa come il processo di accoglienza, assimilazione e di legittimazione di persone esterne (alieni) alla Comunità secondo i suoi Principi, i suoi Valori fondanti. Chi integra ha il dovere di rispettare la dichiarazione Universale dei diritti Umani di New York del 1948. Chi si integra ha il dovere di accettare completamente e senza riserve mentali o dissimulazione la storia, l’identità, i principi morali e i valori fondanti della Comunità che lo accoglie. Nel caso della Lombardia tutto ciò significa per gli stranieri che vogliano stabilirvisi: sul piano morale e sociale la piena e totale adesione e rispetto dei suoi cittadini originari, delle loro abitudini, del loro credo, della loro storia e della loro identità.

 

Sul piano giuridico significa: la Lingua Italiana, lo Statuto del Comune dove risiedono, lo Statuto della Regione Lombardia, la Costituzione Italiana, la Dichiarazione Universale dei diritti dell’Uomo di New York del 1948, la Convenzione di Helsinki del 1975, i trattati Maastricht del 1989. Ai governanti italiani, ai dirigenti regionali si ricordano due norme del diritto internazionale e perciò sovra ordinate a quello Statale o Locale: quella dell’attinenza locale per la quale nessuna legge o pratica può sopprimere o contrastare la prassi di comportamento invalso nella comunità locale chiamata anche legge comune. Quella della reciprocità che impone di verificare che richieste provenienti dall’integrando siano applicabili nel paese di origine. Due esempi valgano per tutti: se l’integrando richiede libertà di culto in pubblico lo stesso deve valere nel suo paese di origine. Se l’integrando non accetta che nella famiglia e nella società la donna non abbia gli stessi diritti dell’uomo è passibile di immediata espulsione.

 

In sintesi per proteggere veramente nei fatti e non nelle vuote parole, le nostre comunità dagli stranieri ostili e minacciosi occorre spostare quanto speso nel mantenimento – a carico delle nostre tasse –  dei nostri nemici ad un eguale ammontare in investimenti in professionalità dedicata, in risorse logistiche e in impegno di tempo. Se tutto questo sarà implementato e in fretta ci offrirà l’unica assicurazione effettiva ed efficace che i musulmani rimasti in Lombardia potranno e vorranno integrarsi nella nostra Regione.

 

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