Renzi, la “scopa del sistema”

di DISCANTABAUCHIrenzi3

Ci vanno giù pesanti, gli svizzeri, quando si concedono di scrivere: “Renzi? Un violento ben mimetizzato”. Averne di coraggio, sulla stampa italiana. Ma siccome i media elvetici non devono dare proprio nulla in cambio al sistema politico romano, possono andare a ruota libera come ha fatto sulle pagine di cultura Il Corriere del Ticino. Si sono soffermati, sull’onda del Lombroso, niente meno che sulla “Fisiognomica e fenomenologia del premier italiano secondo lo scrittore Belpoliti”. Mica male. E l’identikit della gestualità del potere è nell’ultimo libro di Belpoliti,  L’età dell’estremismo (edizioni Guanda).

Che differenza c’è tra Renzi e il passato della politica, tra le vecchie “maschere mortuarie, giudizio di Pasolini”, degli ex dc?

“Con Renzi siamo al ragazzaccio, al Fonzie: la smorfia gli è abituale, anche per i muscoli della sua faccia. Strizza gli occhi, apre la bocca, ammonisce in modo canzonatorio… È un vero maschio alfa. Cosa che non era Berlusconi, più un Don Giovanni, uno che vuol piacere, pure agli uomini. Renzi non è un seduttore: se ne frega. Smart, veloce, spregiudicato, rapido, cinico, è dotato di una violenza ben mimetizzata. Un antipolitico nella misura in cui è il miglior politico in circolazione in Italia».

Ma poi si legge anche che “Renzi è la nostalgia senza la nostalgia, è post-televisivo. Usa il web e i social network come Berlusconi usava la tivù”.

Ci chiedevamo, prima, perché la stampa non abbia mai attaccato Renzi in modo così schietto. Sentite la risposta dell’autore alla domanda del Corriere del Ticino:

“I giornalisti?

«La verifica ai primissimi livelli è un mestiere faticoso, dispendioso per gli editori, noioso, poco premiato. Oltretutto si passa per rompicoglioni. La politica spettacolo non è verificabile. Chiaro che alcuni sanno come stanno le cose. A fine giornata un direttore di banca conosce al centesimo quanto ha in cassa nella sua filiale, giusto? Gli alti contabili dello Stato, persone che non cambiano con l’avvicendarsi dei Governi, sono al corrente delle cifre vere. Ma che potere di verifica ha il singolo? Certo, quando è ora di andare a votare si ascoltano al bar tentativi di tirare le somme: “Dieci anni fa stavo meglio, però ora il mondo sta peggio, io sto peggio del mondo?”. Ma la valutazione collettiva, quindi politica, è scomparsa. Sono rimasti i bollini di qualità, le verifiche commerciali. Decenni fa potevano esserci la classe operaia, quella media, partiti strutturati, dove ci si accapigliava sulle idee, e sindacati. Verifiche collettive continue, incrociate, anche dolorose».

Insomma, oggi il giornalismo è un bollino. Mentre la sinistra è in fase di cambiamento, mentre persistono  disuguaglianze, scarsa se non nulla giustizia sociale. Una fase di cambiamento e di ritardi nel comprendere l’evoluzione delle cose. Morale? Secondo Belpoliti, “Renzi è il prodotto del ritardo di chi lo sostiene e lo vota. Gli elettori non aderiscono alla sua figura nel modo in cui si poteva seguire Berlusconi, a favore o contro. Diciamo che lo tengono in piedi perché è l’unica “scopa del sistema”, l’unico rimedio, per ora, contro la disperazione. D’altronde, la destra si è polverizzata. Opposizioni non ce ne sono. C’è qualche icona a livello nazionale, ma la politica è altro”.

Ne siamo consapevolmente coscienti.

 

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One Comment

  1. luigi bandiera says:

    Calma ragazzi,
    in italia non ci sono ne scope e ne scoponi, ci sono solo BARI. (non la citta’).

    Sarebbe ora di fermarli magari sfidandoli ad un duello tipo western. Siamo o no nel WEST..?

    Salam

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