Renzi ha rotto col Centro-Sud. Il Nord come se la giocherà?

prima-norddi SERGIO BIANCHINI –  Chiacchierando di politica nazionale un autorevole amico mi dice : ”Tu continui ad usare il Nord come categoria politica. Ma il Nord è solo un’espressione geografica, per dirla con Metternich. E questo rende velleitario e nostalgico tutto il discorso”.

Io rispondo che basta fare un viaggio da nord a sud per vedere che ci sono 3 Italie.

“Sì,” risponde “antropologicamente ci sono tre Italie.  Ma politicamente sono la stessa cosa, dopo il fallimento politico del leghismo”.

Ebbene, non sono convinto, voglio proseguire nell’intento di dare al Nord  una adeguata espressione politica.

Se chiediamo a chiunque, italiano o straniero, vecchio frequentatore ma anche occasionale del paese la risposta sull’esistenza di 3 Italie è univoca.

Non sto parlando di dignità, o di intelligenza, o di cultura. Sto parlando di 3 realtà socioeconomiche diverse, a modo loro tutte vitali e che si rapportano però diversamente con la politica e con lo stato unitario.

Ma avviene che anche i nordici, i quali insistono molto sulla propria diversità, non applichino poi all’analisi della politica italiana, e quindi della propria strategia, queste caratteristica delle tre dinamiche diverse delle tre Italie.

Nella confusione caotica della politica italiana, dominata dalla instabilità e dalla progressiva impotenza ogni area cerca di esistere a modo suo ma l’evoluzione storica modifica il peso di ciascuna e il ruolo nella vita dello stato.

Nel primo dopoguerra il Nord aveva certamente il primato politico in Italia con Togliatti, De Gasperi, Nenni.  Ma già alla morte di Togliatti , nel ’64 il baricentro della politica nazionale si sposta verso sud.

L’ ”imborghesimento”  e la contestuale meridionalizzazione del PCI è inarrestabile. Per alcuni anni Luigi Longo serve a dare un volto ad una apparente continuità proletaria e nordista. Nel ‘72 diventa segretario Berlinguer e Roma diventa il vero baricentro del PCI prima “centronordista”.

Anche la DC, dopo De Gasperi, inizia uno spostamento verso Sud del proprio baricentro con Moro segretario nel ‘59. Ma la meridionalizzazione della DC è altalenante e forse proprio le correnti interne nel loro insieme mantengono una rappresentanza complessiva del paese meglio del PCI.

La segreteria del partito democristiano si sposta spesso, fino allo scioglimento, dal Nord al Centro e al Sud e viceversa anche se la classe di governo si meridionalizza costantemente.

Berlinguer e Moro saranno alla base del famoso compromesso storico che porta ad una alleanza tra partito Comunista e Democrazia Cristiana per gestire il paese e lo stato.

Il partito socialista di Nenni venne all’inizio abilmente coinvolto dalla DC nella resistenza contro l’aggressività  e la grande capacità culturale ed organizzativa del Partito Comunista. Ma Nenni non riuscì a conquistare l’egemonia nella sinistra e scavalcato dalla svolta comunista del compromesso storico andò in declino  e lasciò la mano a Craxi. DC e PCI (le loro parti rampanti) allora si unirono riuscendo a neutralizzare l’ipotesi di centrosinistra craxiana facendo fare a Craxi persino una brutta fine.

L’alleanza di PCI e DC è stata, dietro e oltre l’intricato apparato ideologico che la giustificava, la sanzione storica dell’unione tra Centro e Sud Italia nella presa di possesso delle leve dello stato e nella costruzione, negli ultimi 40 anni, del dominio sulla finanza pubblica e sul sistema fiscale tutto a danno del Nord industriale. Un dominio implacabile che ha avuto nella magistratura lo strumento di razionalizzazione culturale e giuridica.

Ma l’approccio filosofico-giudiziario, sprezzantemente antieconomico e antipragmatico ai problemi di governo di un paese alla lunga si rivela impotente e genera la paralisi e il deperimento della politica e degli stessi partiti che l’hanno generato e permesso.

Fallisce il tentativo di sostituire ad un normale governo la gestione “morale” cioè la fustigazione di ciò che non si allinea al volontarismo filosofico-giudiziario. Questo volontarismo che sembra neutrale e pura applicazione di principi morali e giuridici in realtà è la nobile copertura di pulsioni regionali e di spinte territoriali alla ricchezza e al potere.

Di fatto le tre Italie vedono da 40 anni il predominio assoluto, attuato per mezzo dello stato, di Centro e Sud uniti contro il Nord.

Ma la rasatura della pecora nordica alla fine ha prodotto la stagnazione economica. Lo stato gigantesco, basato sull’iper assistenzialismo, le sovvenzioni scandalose e la creazione di posti artificiosi di lavoro al centrosud, entra in crisi. La scuola è una delle rappresentazioni più evidenti della crisi e del fallimento dello stato centromeridionalista antinordico.

Ma Renzi, nonostante l’impopolarità di cui è circondato al Nord, è un primo forte segnale della crisi irreversibile e della fine dell’alleanza del Centro col Sud contro il Nord.

Al Sud Renzi è estremamente mal visto perché ha posto fine al pagamento a piè di lista dei debiti cronici. La guardia di finanza ha persino cominciato indagini un tempo impensabili al Sud. Ed anche l’adulazione servile del meridionalismo è cessata anche se vie nuove (più dignitose) di sostanzioso finanziamento sono, inevitabilmente, continuate e continuano. Ad esempio i fondi per rifare le scuole che dovrebbero essere a carico dei comuni e delle province e non del governo.

Nel Centro Italia Renzi ha vinto inizialmente la lotta contro il vecchio apparato comunista del PD utilizzando il disorientamento di quest’area tradizionalmente benestante ma ormai in preda alla crisi economica e sociale. 

Renzi sta anche lanciando appelli inascoltati al Nord quando venendo a Milano dichiara che Milano deve prendere per mano l’Italia e portarla fuori dalla palude.

Sul referendum costituzionale la domanda eretica è: conviene al Nord la vittoria del NO?

Se vincesse il NO il meridionalismo, il sindacalismo, la magistratura militante, l’assistenzialismo e tutto ciò che abbiamo criticato per decenni e che ci ha costantemente combattuto non risulterebbero rinforzati per altri decenni? Camusso, D’Alema, Bersani, De Magistris, centri sociali ed i 5 stelle, che sono le truppe di riserva dei vecchi padroni, sarebbero di nuovo in sella e al Nord cosa rimarrebbe?  Lavorare e tacere!

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9 Comments

  1. lucano says:

    una pistola ad acqua per llc

  2. Castagno 12 says:

    “ANDARE A TRATTARE CON ROMA PER L’AUTONOMIA DEL NORD” ?
    Se la procedura è applicabile, perchè la Lega Nord non si è mai presentata, per questa trattativa, ai vari governi in carica durante questi ventisette anni della sua INUTILE PRESENZA sulla scena politica italiana ?
    Perchè la Lega non ha mai richiesto ufficialmente l’Indipendenza del Nord ai Governi di Berlusconi, considerato (dai leghisti GRULLI) un alleato affidabile ?
    Ora la Lega, per sua stessa ammissione è fuori gioco: DICE di volersi occupare della ripresa dell’italia intera.
    I Movimenti Indipendentisti sfornano puntualmente tanto gossip, IMPRODUTTIVO, riguardante l’inqualificabile politica italiana, ma non fanno fronte comune, non si coalizzano.
    Quindi, in teoria, ogni Movimento dovrebbe trattare con Roma a titolo personale.
    Ormai tutti dovreste prendere atto che IL NOSTRO PRESENTE ED IL NOSTRO FUTURO SONO IN MANI STRANIERE E NESSUN HA INTENZIONE DI BLOCCARE QUESTA DEPLOREVOLE E MORTIFICANTE SITUAZIONE.
    Gli invasori si stanno prendendo il nostro territorio, acquistano immobili e imprese italiane, aprono attività, avanzano pretese, manifestano prepotenza e molto presto, SULLO STIVALE, saranno loro a dire: “PADRONI A CASA .NOSTRA” !
    Chi dice di voler sostenere le radici del popolo veneto (un apparato radicale ormai notevolmente ridotto
    dalla presenza di altre popolazioni e dagli eventi contrari) si unisca agli speranzosi di Plebiscito.ue e a quelli che pretendono la Regione Stato: vadano tutti insieme a vedere Roma e si facciano quattro risate.
    LE ULTIME !

  3. Castagno 12 says:

    In pratica si continua a parlare e a scrivere di cose che non possono portare risultati.
    Il Nord non se la deve proprio giocare con Renzi nè con qualsiaasi altro eventale suo sostituto.
    Noi abbiamo a che fare con il Governo Mondiale – i cui esponenti rimangono accuratamente nell’ombra – e con i suoi tentacoli operativi, primi fra tutti l’Ue (vedi Commissione europea) e Bankitalia PRIVATA (vedi i suoi Soci, azionisti italiani e stranieri).
    Chi ha intenzione di andare a trattare con Roma e solo UN BUONTEMPONE DISINFORMATO (mettiamola così) perchè qualsiasi esponente delle Istituzioni italiane NON HA ALCUNA AUTORITA’ PER DECIDERE IN MERITO.
    L’italia non è un Paese Sovrano. Vedi http://www.quieuropa.it
    (archivio) articolo: – IL GRANDE TRADIMENTO: LA “COSTITUENTE RIFIUTO’ DI INSERIRE LA SOVRANITA’ MONETARIA” – Di Sara Lapico – 27 Aprile 2016 – “Il TRADIMENTO della Sovranità Monetaria avvenne con i “Padri Costituenti” che la rifiutarono”.
    Quindi il popolo italiano E’ STATO TRADITO DAI PADRI COSTITUENTI.
    Vedi anche miei commenti in coda agli articoli: “Dalla Devolution tradita alla riforma Renzi. Perchè votare NO al referendum” – di Stefania Piazzo – 18 Luglio 2016 e “”Riprendiamo la strada della secessione per salvarci. L’eredità di Oneto” – di Gilberto Oneto – 20 Luglio 2016.
    Purtroppo la quasi totalità degli italiani ha inchiodato in testa un contesto di fantasia: I più “Credono ancora che l’italia sia nelle mani degli italiani, sia liberamente governata da italiani”. E i governi che parlano di riforme, di nuova legge elettorale, di referendun costituzionale, cementano nella testa dei GRULLI, DISINFORMATI E PRESUNTUOSI, il concetto di UNA AUTONOMIA ITALIANA INESISTENTE.
    In conclusione diventa IMPORTANTE QUALSIASI FESSERIA, UN PROBLEMA SECONDARIO, UNA RICHIESTA FASULLA: L’IMPORTANTE E’ NON AGIRE, NON FARE NULLA DI UTILE, DI CONCRETO.
    Non fa neanche ridere l’ipotesi di UNA RIVOLTA ARMATA.
    Dovrebbero reagire gli SCANSAFATICHE, gli INDOLENTI che quindici anni fa non sono stati neppure capaci di prendere in considerazione le validissime DENUNCE DI ORIANA FALLACI, accompagnate da prove e documentazioni INCONTESTABILI ?
    Secondo ROMANO BRACCALINI dovrebbe ruggire adesso il LEONE DI SAN MARCO che quindici anni fa, “sentita” la Fallaci, NON HA NEPPURE SBADIGLIATO ?
    Perchè i Movimenti Indipendentisti & Dintorni TACCIONO L’ESENZIONE FISCALE DI BANKITALIA SULLE ENTRATE DOVUTE ALLA EMISSIONE DI VALUTA (prestata allo Stato italiano) CHE GENERA DEBITO ?

  4. Padano says:

    Prima di dire che Renzi ha rotto con il centrosud, bisognerebbe vedere come stanno i residui fiscali.

  5. Venetian guy says:

    “Di fatto le tre Italie vedono da 40 anni il predominio assoluto, attuato per mezzo dello stato, di Centro e Sud uniti contro il Nord.”

    amara verità!!

    ps. bello il violetto! 😀

  6. lombardi-cerri says:

    Sono d’accordo con tutto l’articolo , tranne il finalino.
    Criptopistolotto a favore del SI.
    Riassumiamo:
    1.-La costituzione boschiana è una cazzata gigante sotto l’aspetto linguistico e sotto l’aspetto organizzativo. Prodotta da persone che non hanno mai gestito un pollaio di tre galline.
    2.-Contiene in maniera solare il desiderio di aumentare enormemente il potere centrale a scapito specialmente delle Regioni.
    Unica consolazione , se vice il SI , che si acceleri l’avvio di una rivolta armata che eriga nelle piazze un adeguato numero di ghigliottine.

    • Stefania says:

      L’autore non è a favore del SI. La questione è un’altra e cioé: andare a trattare con Roma per l’autonomia del Nord. Anche un referendum può essere oggetto di trattativa.

      • lombardi-cerri says:

        Cara Stefania,
        ancora oggi non riesco a capire i rappresentanti della Lega.
        E’ inutile seguitare ad andare a Roma per chiedere l’autonomia, l’indipendenza o quant’altro di simile. Tanto la risposta è e sarà NO.
        Abbiamo davanti i Sud tirolesi che da anni ci stanno dando un esempio meraviglioso : quando governo o opposizione hanno bisogno dei loro voti, tacchete, ecco una piccola richiesta.
        A furia di piccole richieste sono arrivti nella posizione attuale che, fatto di pochi giorni orsono abolisce i nomi di vie e piazze in italiano.
        Modestamente nel 1997 avevo tentato un passo che quasi certamente sarebbe riuscito , data la situazione di un certo D’Alema : un decreto che nominasse le Regioni ( tutte) Sostituto di Imposta.
        Qualcuno che non ha avuto l’idea non ci ha neanche voluto provare.

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