Renzi, ducetto spocchioso. Maledetti toscani, ma i fiorentini son peggio

di ROMANO BRACALINI

C’è una tradizione consolidata che divide i toscani in fiorentini e no. In Toscana lo spirito comunale e di setta sopravvive nelle rivalità di campanile: livornesi contro pisani, senesi rivali dei fiorentini anche nel modo di produrre il Chianti. Fiorentini contro tutti. Ma c’è in ciascuno una presunzione di fondo, l’idea balzana che i toscani ne sappiano una più del diavolo; e sono talmente radicati in questa convinzione che non si sono accorti che Firenze, dall’unità a oggi, è decaduta da ogni ruolo d’importanza salvo essere diventata una città di trattori e di tavole calde, con le strade invase da cartacce unte di pizza e da torme di turisti assatanati e senza palanche. Una civiltà borghigiana di contadini e fattori, di bifolchi e ortolani. Un’aria cittadina che sa d’erba e di cipolle, di prezzemolo e d’aglio, di ceci e di baccalà, di trippa e di ribollita, d’olio e di vino; ma nemmeno i suoi riveriti musei reggono il confronto con la modernità che ha interessato Firenze solo di striscio.

La città decaduta è l’immagine di un popolo un po’ gretto e provinciale, nemico delle novità e dei grandi spazi geografici. Ci si meraviglia che Amerigo Vespucci sia fiorentino e che abbia dato il nome al continente nuovo, quando si sa che i fiorentini volendo andare al mare appena arrivano fuori di città tornano indietro. Sono stati sempre stretti di borsa, sono prodighi solo di chiacchiere, come ha dimostrato Renzi parlando a braccio al Senato per più di un’ora dicendo praticamente niente che già non si sapesse dalla sua parlantina vernacola e irta di citazioni scolastiche. La mano in tasca, come si usa nei Caffè di Pontassieve, è un altro tatto del carattere un po’ strafottente del Renzi che arringa la folla con l’idea di volerla ammaestrare. Come dice il Sacchetti i fiorentini si divertono a “mordersi” l’un l’altro con le parole, le occhiate, le risate, a tagliarsi i panni addosso, soprattutto a considerare i non fiorentini (quindi anche gli altri toscani) solamente dei bischeri; e così sembrava la pensasse Renzi mentre teneva la sua concione al Senato, con le ministre ai suoi lati che sembravano allibite dal tono paesano del novello premier che non avrebbe cambiato una virgola se avesse parlato in Palazzo Vecchio o in qualche piazzetta di Pontassieve, paese dove risiede il Renzi con la famiglia, un orizzonte angusto da cui non si contempla la vastità del mondo.

Firenze ha sempre rinunciato alle grandi scoperte del mondo, ha sempre lasciato che fossero gli stranieri a scoprirla. Gli inglesi sono i suoi maggiori estimatori, la città ha perfino il cimitero degli inglesi. Gli inglesi trovano che lo spirito sarcastico dei fiorentini assomigli al loro; ma le somiglianze finiscono qui. Gli inglesi hanno fondato il più grande impero della storia; i fiorentini al massino hanno conquistato Pisa e Siena senza guardare più lontano e fermandosi lì. I toscani di mare li prendono in giro dicendo che non sanno nuotare e quando annegano, il che capita spesso in estate,“bevano dal culo”. Quando il fascismo fece l’autostrada di Migliarino che collegava Firenze al mare, i fiorentini continuarono a preferire la vecchia strada di collina per non pagare il pedaggio. Si vantavano che il Granducato fosse stato il primo stato europeo ad abolire la pena di morte nel 1786; ma fu il granduca Pietro Leopoldo, un austriaco, futuro imperatore d’Austria, ad abolirla; fosse stato per i toscani avrebbero rimesso in voga anche la tortura. Durante il fascismo i toscani furono i più convinti assertori del nuovo regime che soddisfaceva le loro pulsioni manesche e autoritarie. I maggiori gerarchi erano toscani, i Ciano di Livorno, padre e figlio; Alessandro Pavolini, fascistissimo, fiorentino, teorico del manganello, segretario del partito a Salò. Mussolini chiamava Firenze, città del fascismo primigenio. Caduto il fascismo la Toscana da nera divenne rossa senza cambiare di una virgola. Renzi nel modo di atteggiarsi quando parla ha un po’ del ducetto; gli viene bene perché essere fiorentino aiuta.                

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32 Comments

  1. raniero says:

    Gent. dott Leonardo prendo atto di quello che dice.
    Non ho alcun motivo di dubitare. delle sue affermazioni.
    Rimango però dell’idea che è il giornalista in questione è stato un po duro nel suo pezzo.

    • Leonardo says:

      Sui contenuti non mi permetto di criticare il suo punto di vista. Sul professionista Bracalini, invece, mi son permesso di intervenire.

  2. raniero says:

    Bracalini da toscano mi sembra astioso e livoroso con questo articolo.credo abbia esagerato.
    Personalmente non mi piacciono i giornalisti rai o ex , perchè fanno parte di quella schiera (quasi tutti) di raccomandati e per questo non godono della mia stima.
    .

    • Leonardo says:

      Bracalini non è entrato in Rai per una spintarella, fa parte di un’altra generazione, quella dei professionisti seri e preparati.

  3. Albert Nextein says:

    Ha vissuto ancora troppo poco per capire qualcosa.
    Entrando , poi, nel mondo del privilegio il giorno in cui capirà si allontana ulteriormente.
    E lo si vede proprio ora, allorché, associa un partito di invidiosi organizzati in mafie operative ad ogni livello , associa il Pdiom al partito socialista europeo.
    Pse che è in sostanza un verminaio statalistico e nemico delle libertà individuali.
    Non capisce un cazzo, al di fuori del soddisfacimento della propria ambizione.
    Temo il peggio.
    Comunque.

  4. Carlo De Paoli says:

    Gentile Signor Bracalini,
    se dobbiamo cercare una primogenitura all’abolizione dell’uso della pena di morte in Italia allora dobbiamo salire più a Nord, rispetto a Firenze.
    A Venezia, infatti, la pena di morte non venne più comminata a far data dal 1721, molto prima che Cesare Beccaria scrivesse il suo forse più famoso libro: -“DEI DELITTI E DELLE PENE”-, che tanto influenzò la culture europea.
    Anche in questo caso Venezia funse da apripista.

  5. luigi bandiera says:

    E mi ricordo che qua nel mio paese si notava una certa differenza di comportamento tra gli abitanti dei diversi borghi e contrade.
    Il paese aveva circa 8 mila abitanti, dopo la II guerra m., e i borghi circa dai 300 agli 800. Oggi il paese ne ha poco piu’ di 21mila circa.

    Ebbene, se le differenze ci sono tra borghi, immaginiamole tra comuni… regioni… stati… continenti.

    Si nota molto bene e sicuramente nel parlare e quindi nel ragionare di cui il comportamento. Anche dal livello di scolarizzazione di cui tutto il resto appunto nel comportamento e nella politica.

    E’ inutile volerci tutti konpagni o uguali.

    La natura fa le sue opere e sforna giornalmente differenze.
    LE VARIETA’ DELLA NATURA SONO COME UN CALEIDOSCOPIO.

    Basta col tutti konpagni.

    …continua…

  6. Roberto Porcù says:

    Per me è una stronzata etichettare la gente, come se a Firenze, a Palermo od a Treviso nascessero tutti da un medesimo stampo.
    Per il resto, al tempo l’ardua sentenza.

    • CARLO BUTTI says:

      D’accordo con Roberto Porcù. Vorrei aggiungere che nella “provinciale” Firenze sono stati gettati i germi del Rinascimento e, più tardi, quelli dell’opera in musica: due fra le pochissime cose per cui in tutto il mondo ci riveriscono.

      • Carlo De Paoli says:

        carlo butti@

        L’Opera in musica vide la luce, per la prima volta, agli inizi del XVII secolo alla Corta dei Duchi di Mantova dove Jacopo Peri compose la prima Opera: -“Euridice” -.
        Seguito, poco dopo, dall’altra Opera di maggior importanza, credo, l’Orfeo di Claudio Monteverdi, sempre a carattere mitologico e sempre insistente sul medesimo “Mito”: Orfeo che entra all’Inferno per cercare di strappare alla morte l’amata Euridice.
        Per contro la Firenze dei Medici fu un piccolissimo Stato italiano creato dall’accordo del papato; “Papa Medici” in con Carlo V per appagare i desideri della Santa Sede che in tutti i secoli, tutti i papi, cercavano di creare uno Stato in Italia per i propri parenti.
        Questa l’importanza dei fiorentini!

  7. Marcaurelio says:

    Renato,
    contento Lei contenti tutti.
    I monumenti a Milano sono 4 di numero più un quadro ed è la stessa quantità di voi indipendentisti( siete quattro gatti).
    La verità vera è che rosicate perchè Roma è Caput Mundi se magna se beve se guadagna e se lavora poco che è la cosa più importante.
    Già lo detto altre volte, è inutile che mi ripeto, i subalterni sono subalterni.
    Lavorate, producete e pagate i contributi senza evadere perchè Roma e il Sud hanno bisogno dei vostri servizi.
    Nun rosicate. Fate i bravi…lavorate (( mò pure le pulci alzeno la voce).Io nun posso perde tempo co voi, il tempo è denaro sonante.

  8. Renato says:

    @ marcaurelio
    Non sono milanese e le fregnacce campanilistiche degli itaGliani mi lasciano indifferente, ma leggere che Milano “non ha neanche un monumento” fa veramente cadere i testicoli. O bischero, mai sentiti nominare Santa Maria delle Grazie e il Cenacolo, il Duomo, S, Ambrogio, S, Lorenzo, il palazzo della Ragione… ?! Da non credersi.

  9. luigi bandiera says:

    Molti anni fa avevo un amico di Firenze col quale condividevo il servizio militare… ce ne dicevamo di tutti i colori.
    Eravamo comunque amici lo stesso.

    E lui a darmi del tedesco perche’ noi di Treviso ci vedono piu’ austriaci che siculi.

    Ed io per controbilanciare il dialogo senza senso (era per scherzarci su) lo etichettavo come arabo perche’ piu’ vicino all’Africa che a noi “austriaci”.

    Andavamo avanti per ore, tanto non avevamo nulla da fare.

    Tuttavia, si, e’ vero, i fiorentini sono un po’ piu’ “alti” degli altri toscani.

    Lo potei notare dato che ne avevo un altro di toscano, era proveniente dalla Garfagnana…

    Tutt’asltro carattere.

    Va ben cosi’ tanto per capire come funziona la bussola.

    …continua…

    • Veritas says:

      Bandiera: “continua” : mi interesserebbe sapere se col tuo amico della Garfagnana ti trovavi meglio.
      Io ho moltre conoscenze in alcune parti della Toscana e devo dire che mi ritrovo bene con la zona della Lucchesia.
      Di recente ho voluto capire questa mia preferenza e ho fatto delle ricerche. Così ho scoperto che Lucca è nata molto pfrima di Firenze e che, quando fu fondata, Firenze era un piccolissimo villaggio.
      Inolltre Lucca stata per lunghi periodi (secoli) repubblica indipendente.

  10. Riccardo Pozzi says:

    Argomentazione divertente come satira di costume, un po’ meno come critica politica. Vediamo cosa fa e non fa e poi giudichiamo. Non crede?

  11. Unione Cisalpina says:

    aa beh … una nota di kostume interessantissima… apprezzo …

    • Unione Cisalpina says:

      si evidenzia, x altro verso, il grado di kolonialismo kùi siamo sottomessi in kuesta merda di stato konfessionale italiano … la pietosa kondizione in kùi siamo ridotti dalle leggi ke l’invasore espropriatotre italiano s’inventa … un po’ kome kuando gli austriaci ci okkupavano … non si poteva parlare di loro … guai a dire kruks raus … stessa kosa, x noi cisalpini, a dire agli italiani ciò ke sono: terroni …”

      ‘sti merdionali oppressori del kaz, s’nventano il reato di “razzismo territoriale” x gli striscioni ke i tifosi espongono negli stadi semplicemente dicendo “NON SONO NAPOLETANO” … k’è tutto dire …

      eppure la tradizione sekolare popolare porta un fiorentino a dire anke “Meglio un morto in casa che un pisano all’uscio” … e kuindi !?

      • lucano says:

        E Kuindi??? un bravo dottore dalle tue parti con c’è?
        basterebbe un bravo veterinario… ma anche non bravo…

        • Unione Cisalpina says:

          vorresti tu … terun munnezza !

        • Bresá says:

          Ma sparisci pidocchio, vai a leggerti i quotidiani della tua regione o di qualunque altra regione del terzo mondo italico e mettiti a piangere, alro che dare dell’animale a chi dovresti ringraziare di esistere, i PADANI.
          Tu e la tua razza non avete bisogno di veterinari, ma di disinfestatori.
          Ringraziate il Padreterno che i politici della Lega sono una massa di poltronari senza coglioni altrimenti vi avremmo tolto l’ossigeno vent’anni fa ed oggi sareste niente piú che quello che siete : un’appendice africana, un’estensione del terzo mondo. Basta vedere cosa succede se fermi una sola spedizione di quattrini padanao a roma ladrona. Figurati la tua regione.
          Purtroppo grazie alle vagonate di soldi che l’italia ruba da decenni alle colonie padane siete tutti belli tronfi ed arroganti, maledetti sfruttatori.
          Ma vi conviene dormire con un occhio aperto, qui in Padania la furia degli sfruttati e l’ira degli onesti sta arrivando al culmine e prima o poi, nonostante i politici della Lega, riusciremo ad organizzarci e a liberarci. Allora capirete che cosa erano quei brutti padani razzisti : erano i vostri salvatori, brutta razza di ingrati schifosi e voi ci avete sembre insultati e sbeffeggiati oltre che derubati!
          Sprofondate nella vostra italia arrotolati nel tricolore, brutta banda di parassiti!

          Padania Libera!

  12. Marcaurelio says:

    Romano Bracalini un padano invidioso che sbava perchè abita a Milano che non ha neanche un monumento e gli piacerebbe vivere a Firenze o Roma.
    l’invidia è una brutta bestia.

  13. anthony says:

    Vespucci pardon era di fatto un veneziano nascosto……. ma dovrei scrivere un papiro…. fatevi le vostre ricerche.. Ottimo articolo comunque

  14. anthony says:

    Da mezzo toscano concordo al 100% sull’ analisi fatta dall’autore 🙂

  15. Prato libera says:

    Ottimo spaccato sui fiorentini, ma noi toscani non fiorentini siamo molto diversi da loro. Non siamo spocchiosi come loro. Non ci alziamo a migliori del mondo come loro. Siamo operosi, a differenza loro. Siamo più aperti, a differenza loro. Siamo più simpatici, a differenza loro. Non ci interessa conquistare il mondo, ma farne parte ritagliando i nostri spazi. Non generalizzerei su tutti i toscani perché, come detto, noi non fiorentini siamo molto distanti da Firenze e dai suoi spocchiosi abitanti

    • Giancarlo says:

      Oddio, Prato molto lontana da Firenze…questa mi mancava.

      • Veritas says:

        E’ un fatto che gli storici hanno sentenziato che il rinascimento sia nato a Firenze e loro questo lo sanno:
        Un esempio: nel liibro di storia inglese dell’università di Cambridge c’è un intero capitolo (non breve)intitolato proprio “The Floretine Renaissance” (il Rinascimento Fiorentino).

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