Renzi come i suoi predecessori. Ma comunica meglio

di MATTEO CORSINI

Afferma il ministro Delrio: “Per fare tagli di spesa significativi e strutturali devi agire con una visione strategica. Nella sanità, nei trasporti, puoi fare veri risparmi se avvii trasformazioni che portano efficienze di scala. Non basta concentrarsi a togliere un milione qui e uno lì. È un processo complesso”.

Il governo Renzi è partito con la foga di un centometrista (a parole, peraltro), ma dopo poco più di due mesi pare già essere assalito da un bradisismo non dissimile da quello che caratterizzò il precedente governo Letta, soprattutto nella fase in cui l’attuale presidente del Consiglio twittò “enricostaisereno” (preparandosi a dargli il benservito). Al netto delle conferenze stampa torrenziali, con o senza slides, l’unica certezza, finora, è l’aumento permanente della tassazione sui redditi da attività finanziarie, mentre i famosi 80 euro al mese per i dipendenti che percepiscono redditi compresi tra 8.000e 24.000 euro annui necessitano di coperture ancora da individuare per essere estesi oltre il 2014.

Renzi esordì tacciando di eccessiva cautela il commissario alla spending review Carlo Cottarelli, che riteneva realizzabili poco oltre tre miliardi di tagli alla spesa nel 2014; secondo il presidente del Consiglio potevano essere 7 miliardi. Alla fine saranno meno di 3, e buona parte demandati agli enti territoriali, i quali, con ogni probabilità, si rifaranno sfruttando tutte le leve in loro possesso per aumentare i tributi locali. Adesso il sottosegretario Delrio annuncia che bisogna “agire con una visione strategica”, che “non basta concentrarsi a togliere un milione qui e uno lì. È un processo complesso”.

Nessuno dubita che sia un processo complesso, ma la spesa pubblica viene analizzata (almeno così ci dicono) da diversi anni e dovrebbe essere ormai abbastanza chiaro cosa sia necessario fare. E in effetti Giarda, Bondi e ora Cottarelli hanno fornito ai governi degli ultimi anni rapporti piuttosto dettagliati sui possibili risparmi. Si tratta solo di decidere, e la mia impressione è che la “visione strategica” debba in realtà essere interpretata con la visione delle sempre più frequenti scadenze elettorali. Da questo punto di vista la differenza tra Renzi e i suoi predecessori è solo nei mezzi usati per comunicare, non nella sostanza del contenuto. E il contenuto, per me, è abbastanza deprimente.

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