Renzi: bandire i Promessi Sposi da scuola. Certo, rottamiamo il popolo contro l’arroganza dei potenti

di STEFANIA PIAZZOmanzoni

Di certo ne avevamo le scatole piene di Manzoni. Però i ritratti che ha disegnato dell’animo umano, delle pavide debolezze, delle strafottenze autoritarie dei potenti, delle donne Prassede intente a vedere solo il proprio cerchio tirato a compasso, delle grida, dei governatori contro il popolo, del sobbalzo di Renzo nel mentre avvista la sponda bergamasca e quindi la libertà garantita dalla Serenissima… Massì, bruciamoli, i Promessi Sposi. E al loro posto mettiamo un bel manuale di twitter e informatica applicata. Perché se non si è capaci di avere un lessico tecnico, non si apre il mondo come se fosse un apriscatole. Allora, assieme a Manzoni, togliamo dalle classi anche il Gattopardo e Machiavelli.

Invece, forse, a scuola occorrerebbe fare meglio Manzoni, e dire perché  lui, senatore del Regno d’Italia, si rifiutò sempre di partecipare alle sedute convocate a Roma, nella nuova capitale. E magari ripassare una sua opera “minore” e incompiuta contro la degenerazione della tirannide della Rivoluzione francese,  “La Rivoluzione Francese del 1789 e la rivoluzione italiana del 1859, Osservazioni comparative”.

E che dire, anche, del suo essere stato  liquidato come “noioso conservatore”, o “bolso reazionario”, dai giacobini che si riciclano in ogni epoca…  Fu persino proibito nei seminari, rischiò il  processo canonico perché nei “Promessi sposi” non citava Gesù Cristo. E ora? Per cosa dovrebbe essere messo all’indice dal governo dei riformisti giacobini, i tagliateste dei nemici politici e ideologici?

E poi, perché far vincere il bene sul male, la gente semplice sui politici che maneggiano il potere e comprano i destini? Perché raccontare i positivi profili di una donna contadina e del suo innamorato, un lavoratore autonomo prototipo dell’industriosità brianzola, e quel suo disappunto sulla vigna ritrovata incolta al suo ritorno? Troppa Lombardia!

Infine, perché ricordare di quel milanesissimo  Felice Casati, padre cappuccino, che ricevette da un’ autorità civile in disfacimento la gestione della sanità pubblica e del Lazzaretto nella peste raccontata dai “Promessi Sposi”?

Il popolo, nel romanzo, rottamò il potere politico. Non ci stupisce che la politica voglia rottamare anche la memoria letteraria di una coscienza che fu.

 

 

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One Comment

  1. Dan says:

    In realtà non c’è bisogno di toglierlo d’imperio: basta non spiegarlo più in classe dopo di che basterà il peso del volume in se a far scappare gli studenti. Idem con patate quando si parla di iliade e odissea, testi dove si da molta importanza a concetti demodè come l’onore e la giustizia “applicata” (anche a costo di legare il nemico ad un carro da guerra e trascinarlo come uno zerbino)

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