RENZI: ALMENO LA FAMIGLIA BOSSI S’E’ DIMESSA. LUSI NO

di REDAZIONE 

Nel momento in cui la politica sta sprofondando nel fango, torna il “rottamatore” Matteo Renzi, pd, sindaco di Firenze, più scatenato che mai. «C’è qualcosa di profondamente immorale in ciò che stiamo vivendo. È lo scarto tremendo tra il Paese e i partiti». Lo scrive nella sua enews. «Mi si dirà: ma la famiglia Bossi si è dimessa (vero, era il minimo, ma almeno loro lo hanno fatto. Lusi, ad esempio, no). Già – prosegue Renzi -. Ma non è qui il nocciolo. Il punto è il drammatico messaggio che viene lanciato da una classe politica sempre più autoreferenziale. Fuori dal Palazzo le famiglie faticano ad arrivare alla fine del mese, mentre nel bunker le famiglie dei partiti hanno soldi da spendere in abbondanza». «Gli schieramenti politici sono sempre più vuoti di idee e di persone e sempre più pieni di quattrini: qualcosa non torna, no? – accusa il ‘rottamatorè -. Oggi il cittadino si vede aumentare le tasse, specie quelle locali perchè ai sindaci tocca il compito dello sceriffo di Nottingham, come fossimo diventati esattori in conto terzi (e lo dice un sindaco che ha abbassato, non alzato, l’addizionale Irpef nel proprio comune). Si vede ridurre il potere di acquisto. E si vede nominare un Belsito qualsiasi – che poi sarebbe l’ex buttafuori divenuto tesoriere della Lega – come vicepresidente della Fincantieri». «Agli operai in cassa integrazione che diciamo? Che la Lega aveva diritto al vicepresidente nel patto di spartizione? Come se non bastasse, poi – aggiunge Renzi – Belsito viene intercettato mentre collega il suo silenzio sugli scandali a ‘un contrattone’ in Rai. Quello che è umiliante è che si possano attribuire posti di responsabilità a persone mediocri ma capaci di intrallazzare, mentre il merito, il talento e la qualità sembrano parolacce. Questo è drammatico, ancora più drammatico dei rimborsi spese del Trota».

Ma il sindaco fiorentino va oltre e propone di togliere il finanziamento pubblico sia ai partiti sia all’editoria, a vantaggio del sociale, in modo che «300 milioni di euro l’anno possono essere messi nei fondi per i servizi sociali dei Comuni» e «non nell’alimentare le casse dei partiti o delle società editoriali».  «Io – ribadisce Renzi – sono per la totale abolizione del finanziamento pubblico ai partiti. Non modifica, abolizione. E abolizione anche del finanziamento pubblico ai giornali, anche se non vedrete praticamente mai sui quotidiani questa proposta, chissà perchè. Via, subito, grazie». Secondo Renzi, «per evitare che il fiume dell’antipolitica inghiotta tutti, non ci sono alternative. Via il finanziamento pubblico ai partiti, subito. Via questa legge elettorale e restituiamo ai cittadini il diritto di scelta dei propri rappresentati (a maggior ragione del candidato premier), via i partiti da Rai, Finmeccanica e dalle aziende pubbliche dove ancora inzuppano in tanti. Troppi» Nella Enews, inoltre, Renzi sottolinea che «fa sorridere parlare di innovazione quando si leggono notizie come quella di ieri, quando Mark Zuckerberg ha annunciato che Facebook si è comprata Instagram per un miliardo di dollari. Qualcuno ha fatto notare che se Facebook avesse voluto comprare il New York Times, avrebbe speso meno, invece l’investimento ha riguardato una cosa nata in 8 settimane di lavoro come app per l’iphone e che in un anno e mezzo è stata usata da 30 milioni di persone. Non c’è niente da fare: il nostro mondo – conclude – viaggia ad una velocità impressionante».

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