Renzi a Tsipras: “Noi tolte baby pensioni”. Balle! Ci costano 9 miliardi

di ROBERTO BERNARDELLImauriziocrozza_matteorenzi

“Il punto è che la Grecia può ottenere condizioni diverse ma deve rispettare le regole. Altrimenti non c’è più una comunità”, “abbiamo fatto la riforma delle pensioni: ma non è che abbiamo tolto le baby pensioni agli italiani per lasciarle ai greci eh! Noi abbiamo fatto la riforma del lavoro, ma non è che con i nostri soldi alcuni armatori greci possono continuare a non pagare le tasse”. Il premier Renzi si dimentica però di dire al Sole 24 Ore che le pensioni baby sono un diritto acquisito e che, anche se abolite nel 1992 da Amato, vengono regolarmente incassate.

Il privilegio dell’1% della popolazione ci costicchia 9 miliardi l’anno. In Italia sono oltre mezzo milione di persone (531 mila secondo  Inps-Inpdap) quelle che godono delle cosiddette pensioni baby. Gli istituti previdenziali hanno calcolato che ogni anno questi trattamenti di quiescenza costano oltre 9 miliardi di euro allo Stato, mezzo punto di Pil. Secondo Confartigianato  tra questi pensionati, 17 mila hanno smesso di lavorare a 35 anni di età, mentre altri 78 mila sono andati in pensione tra i 35 e 39 anni. Soprattutto la legge ha garantito un diritto acquisito che nessun governo potrà mai scalfire.

Merito di quel 23 dicembre del 1973 quando presidente del Consiglio era il democristiano Mariano Rumor, ministro del Tesoro. Erano i tempi dell’austerity, domeniche a piedi, ma nessun criterio di risparmio nel decreto del Presidente della Repubblica n-1092. Fu così che i dipendenti pubblici poterono andare in pensione con 14 anni, sei mesi e un giorno di attività lavorativa se donne con prole; 19 anni, sei mesi e un giorno per gli uomini; 24 anni, sei mesi e un giorno per i dipendenti degli enti locali. Una follia economica, simbolo dell’Italietta dell’algebra politica: 16 anni di pensione in più lavorando almeno 16 anni in meno. Il miracolo italiano. Hanno fatto meglio e prima della Grecia.

Presidente Indipendenza Lombarda

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