Reguzzoni: dalla ruspa alla ricostruzione. Immigrati? Strappare Dublino, imbarchiamoli per l’Europa

di STEFANIA PIAZZOreguzzoni solo

Gioco di parole. “Ci siamo trovati per creare un contenitore di centrodestra aperto a tutti, per un’alternativa all’attuale governo. L’altra alternativa è che questo governo continui a non fare le cose che sono necessarie, e a impoverire sempre più il paese”. Marco Reguzzoni, in sordina per anni, riparte e rilancia. Non rinnega la Lega, non critica la linea del segretario Salvini, ma dice: dopo le ruspe che facciamo? Insomma, la ditta scavi  ha bisogno anche che altri spianino la strada alla ricostruzione. Il movimento dei Repubblicani, strumento di coagulazione di un centrodestra diventato volgo disperso? E il Nord? E le forze che non sono stataliste, ma federaliste, o autonomiste o indipendentiste? Glielo abbiamo chiesto.

Reguzzoni, non è una chiamata alle armi solo dei moderati… anche perché questi hanno una responsabilità, aver retto il governo Renzi…

“Ci sono le responsabilità di quelli che stanno al governo così come di quelli che non ci stanno e non vogliono ragionare nei termini di costruire un’alternativa, portando avanti un orticello per conto proprio, senza andare così da nessuna parte”.

Allora la Lega oggi è una grande valle degli orti, vista la crescita?

“Io credo che la Lega debba rientrare in questo progetto e sono convinto che lo farà. Perché bisogna dare un’alternativa di governo al Paese. Siccome tanto è cresciuta, tanto la Lega ha delle responsabilità in questo senso”.

Potrebbe essere già l’appuntamento di Milano una prima uscita per i Repubblicani o è troppo presto?

“Affatto. E’ il primo in agenda ma non credo che la maggioranza di governo goda di buona salute. Non sono convinto che si andrà a votare nel 2018”.

Si può fantasticare un’election day nel 2016, Milano e Roma?

“Dipenderà da quello che saremo in grado di costruire come proposta alternativa. Nulla potrebbe allora impedire di confrontarsi sulle urne. Non dimentichiamo che questo governo non è stato votato e non ha la maggioranza in una delle due Camere!”.

Salvini continua a dirsi pronto per andare al voto e al governo, ma non parla ufficialmente di alleanze. 

“Salvini e Berlusconi dicono le stesse cose che sto dicendo io. Ma da palchi contrapposti. Anche Alfano dice di essere l’alternativa alla sinistra… Raffaele Cattaneo dell’Ncd il 2 giugno alla prima uscita del movimento dei Repubblicani, ha detto che loro ci stanno a costruire l’asse contro Renzi. Ebbene, dicono le stesse cose ma lo fanno da separati, gelosi del proprio orticello, senza arrivare ad una sintesi nella condivisione dei programmi e degli obiettivi. Morale: è lo stallo. Così ci teniamo Renzi per i prossimi 50 anni”.

E’ sufficiente per mandare a casa Renzi una Lega di ruspa e di lotta?

“Le ruspe servono per demolire, ma dopo deve arrivare il cantiere. Altrimenti cosa rimane, la devastazione? La ruspa serve di per sè per abbattere, spianare, e sono assolutamente d’accordo che sia necessario, sono convinto che la Lega fino ad ora ha fatto bene. Ma dico anche che questa legge elettorale nuova per la Camera obbliga allo scontro bipartitico e la Lega deve essere la prima colonna su cui si poggia un grande movimento che manda a casa questo governo”.

Dentro una casa dei Repubblicani c’è spazio per il pensiero indipendentista? Il governatore Zaia ha inaugurato l’esperimento di inglobare nella sua alleanza una lista di indipendentisti, un cartello che ha portato decine di migliaia di voti e un consigliere regionale. Un grande successo.

“L’indipendentismo è schierato contro lo Stato che noi contestiamo. Meglio le piccole patrie, appunto. Non può stare dalla parte dello statalismo, per logica non può stare dall’altra parte, quindi deve stare “di qua”, con il fronte liberale antistatalista. E’ Gianfranco Miglio che ce lo insegna. La politica non è fatta solo da quello che vuoi, ma anche da quello che non vuoi. Innanzitutto non vuoi stare con “quelli là”, cioè più stato, più Iva, più Ires, più Irap. Da quella  parte c’è la sinistra statalista che sta al governo, e questo noi non lo vogliamo. Se il mondo indipendentista oggi pesa 1 su 100, vorrà dire che sarà 1 su 100 che dice la sua. Se è 50 su 100, 50 su 100 diranno la loro dentro un movimento che contiene più forze. Ma una cosa è certa, non può stare con quella sinistra, deve stare dall’altra parte dove c’è una visione di libertà completamente opposta rispetto alla sinistra.

Facciamo che io sia un secessionista convinto. Che faccio? Me ne sto a casa, e non partecipo? E’ una scelta culturale, una ripicca? Se siamo in una democrazia cerco di rendere utile il mio voto. Chi fece la scelta di fondare la Lega, decise di non stare alla finestra ma di far valere le proprie ragioni”.

Salvini oggi però ha virato verso un partito nazionalista più che identitario.

“Credo che la questione identitaria sia solo tatticamente tenuta ferma, non in primo piano nell’agenda politica. Ma non dimenticata. Credo che prima si debba trovare la spinta per alzare la testa dalla palude in cui siamo finiti, e questo vuol dire parlare di economia. Lo Stato deve togliere la mani dall’economia altrimenti siamo tutti morti. Stiamo incentivando l’emigrazione di massa dei giovani e davanti abbiamo il buio. Dobbiamo quindi iniziare a togliere il peso che ci opprime. Se non facciamo questo non si può mettere in agenda al primo posto, ad esempio, l’autonomia del Piemonte. Prima si toglie di mezzo lo Stato, poi si liberano tutte le altre legittime energie”.

Se il centrodestra dovesse governare, quali sarebbero le prime cose da fare in 100 giorni?

“Ridurre le tasse, tagliare 50mila leggi, togliere di mezzo le partecipazioni statali per ridurre il debito, stroncare la burocrazia sul sistema bancario, semplificare le leggi sul lavoro e il costo del lavoro. Far ripartire edilizia ed export”.

E Silvio Berlusconi come lo vede? Che giudizio sull’ex cavaliere?

“Come è impossibile costruire nel mondo dell’autonomia e del federalismo qualcosa contro Bossi, altrettanto mi sembra sia stato dimostrato che è impossibile fare qualcosa nel centrodestra contro Berlusconi. Per questo nel momento in cui ci si avvia a costruire qualcosa di alternativo al governo Renzi, è sbagliato pensare di dividere la Lega e Forza Italia”.

Eterni alleati “naturali”, Lega e Forza Italia?

“Non è che si debba cercare l’alleato che piace di più, il punto è che c’è da battere un nemico. Gli alleati cosiddetti naturali sono quelli che hanno con te lo stesso nemico. Pensiamo agli Usa e all’Urss. Nella seconda guerra mondiale, si sono alleati per combattere il nazismo. Non erano amici, americani e russi, si sono fatti la guerra vicendevolmente, ma hanno dovuto unirsi per vincere la guerra. E la situazione nostra è che se non ci uniamo per battere la sinistra statalista, supportata da una burocrazia di incompetenti e spesso di ladri, come vediamo dalle cronache, noi siamo morti. Poi avremo tutto il tempo di  fare i distinguo sulla forma di stato, ma prima per sopravvivenza dobbiamo vivere, deinde filosofare”

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I leader politici faranno un passo indietro?

“Non tutti se ne rendono conto, perché non fanno la vita di chi lavora, per capire il grado di pesantezza che grava sul cittadino comune”.

Ma ai dati Istat sulla crescita dobbiamo credere? I capannoni al Nord sono chiusi… Dove sono i lavoratori?

“Appunto, io non la vedo la ripresa, la gente non vede posti di lavoro. Io vedo capannoni chiusi e prospettive di chiusura. Non conosco un’azienda che stia facendo assunzioni. Non  vedo selezioni per assumere qualcuno. Il paese è in ginocchio”.

Nord e Sud, stessi problemi o c’è ancora qualche… distinguo?

“Non sono uguali! Le risposte devono  essere molto diverse. Al Sud ci sono situazioni in cui si continua a sperperare; è vero che questo accade anche al Nord, ma la questione dell’autonomia dei centri di spesa esiste tutt’ora ed è “intoccabile”. La questione settentrionale è una cosa, quella meridionale un’altra ancora! Ma se non riparte l’economia del Nord, discutiamo solo di morti”.

Prossimi appuntamenti dei Repubblicani?

“Dopo i ballottaggi andremo a parlare con i tre leader del centrodestra, Salvini, Berlusconi e Alfano. Priorità l’agenda sull’economia. La gente muore di fame, dobbiamo creare posti di lavoro, non possiamo indebitarci all’infinito per pagare la cassa integrazione”.

E sulle pensioni, la Consulta ha ragione?

“Sulla legge Fornero quando ero capogruppo alla Camera siamo stati i soli a votare contro, siamo stati i soli nel centrodestra a opporsi. Ma anche le pensioni andrebbero deregolamentate”.

Deregolamentare le pensioni, in che senso?

“Vuoi andare in pensione a 50 anni? Bene, ci vai con 200 euro di pensione. Va bene disincentivare o incentivare, ma imporre dei limiti è dittatoriale. Il sistema deve consentire a ciascuno di decidere di andare in pensione e di incassare in proporzione quanto ha versato. Lo Stato deve smettere di dire quando si può andare in pensione. Ma questo è anche il vizio del politico di professione: pensare di sapere cosa è sempre meglio per gli altri”.

A proposito di imposizioni, questo euro ce lo dobbiamo tenere o lo possiamo lasciare?

“L’errore è stato fatto quando non si fece l’euro a due velocità.Come sosteneva Miglio e come ritiene il partito tedesco Autonomia per la Germania. Non so quale sia la soluzione migliore oggi ma mi permetto di dire che uscire dall’euro oggi con questa massa di debito pubblico sia avventato. Dall’altra parte è necessario ridiscutere i termini di appartenenza all’Unione europea. Se uscire dall’euro volesse dire uscire anche dal mercato comune, questo sarebbe impossibile. Miglio diceva: macroregioni, con valute diverse, debito nella valuta debole. Con una valuta forte, le imprese tedesche non avrebbero temuto la svalutazione competitiva nei confronti delle nostre imprese. Invece hanno fatto l’Europa degli Stati”.

Immigrazione, l’impatto su società ed economia è devastante. Dove farebbe andare la ruspa, Reguzzoni?

“Sul trattato di Dublino, da sciogliere unilateralmente, perché impone di tenere sul proprio suolo i migranti che sbarcano. Faccio una provocazione: bisognerebbe  prendere gli stranieri, metterli su una barca, ad esempio una navetta  Tunisi-Genova, fargli prendere il biglietto, dare un permesso di transito per tutta Europa  e poi dire: andate dove volete, così il problema è anche degli altri. Non solo e sempre nostro. Non volete che sia così? Allora sediamoci ad un tavolo e diventa un problema di tutti.

Non possiamo né farci carico di milioni di persone né lasciar morire dei poveracci. Devono però dimostrare di avere i soldi per pagarsi anche un altro biglietto o i soldi per rimanere in Italia. Come succede negli Stati Uniti. Tu entri a due condizioni: dimostrare di avere i soldi per restare o il biglietto per un’altra destinazione. Io farei la stessa cosa. Gli Usa in questo modo controllano pressioni di immigrazione dal Sud America e da tutto il mondo. Là non ci sono barconi che affondano. Altro che l’Italia. Avere queste regole vuol dire rompere il trattato di Dublino? Lo rompo, poi vediamo in Europa cosa fare”.

 

 

 

 

 

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2 Commenti

  1. Dan says:

    L’errore non è fare l’euro a due velocità ma pensare che mettere insieme più stati falliti se ne crea uno gigante in attivo.

  2. marco says:

    ““Ridurre le tasse, tagliare 50mila leggi, togliere di mezzo le partecipazioni statali per ridurre il debito, stroncare la burocrazia sul sistema bancario, semplificare le leggi sul lavoro e il costo del lavoro. Far ripartire edilizia ed export”. bellissimo programma. Che non sono riusciti ad attuare in 9 anni di Governo. Cialtroni.

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