Reguzzoni: poveri del Nord discriminati dal reddito di inclusione. Va ai poveri del Sud. Ma al Nord si è poveri anche per la classe politica del Nord

povertàdi STEFANIA PIAZZO  – La questione sollevata da Marco Reguzzoni, esponente di Grande Nord, è reale. Afferma in un pungente post su Facebook: “FAMIGLIE POVERE DEL NORD DISCRIMINATE. Il Governo ha introdotto il “reddito di inclusione”, destinato alle famiglie povere, ma con criteri di assegnazione che non considerano il diverso costo della vita – vedi la tabella ISTAT, con differenze del 40-50% tra NORD e SUD. In uno stato federale si eviterebbero discriminazioni e assistenzialismo. In pratica, la quota di tasse pagata dalle città del Nord invece che essere destinata ai propri poveri, finisce a chi vive nei paesini del Sud. Come sempre da cent’anni. Unica risposta: Stato Federale, GRANDE NORD”.SUD

Più spesso su questo giornale lo abbiamo scritto che la questione settentrionale è una questione di giustizia sociale. Senza libertà economica non si è persone libere. Non si può scegliere.

Certo, non accadrebbe mai a Busto Arsizio di sentire, come accaduto per Mazara del Vallo,   il sindaco lamentarsi per  il fatto che al museo che conserva un importante Satiro, la Regione Sicilia (è Sud, vero?) avesse destinato la bellezza di 25 lavoratori, in 100 e poco più metri quadrati di sala. E non erano abbastanza tanto che i festivi chiudevano. Così, il Comune, doveva provvedere con uomini propri. No, al Nord questo non accade. Però succede, al Nord, che le multinazionali per massimizzare i profitti, specialmente nelle grandi catene quotate in borsa, in nome del liberismo, della bontà della concorrenza, stiano pensando di sostituire ai dipendenti a tempo determinato, dei giovani stagisti: 500 euro al mese. La metà dello stipendio. E avanti pedalare. Questa povertà non dipende dall’Istat né dalla questione settentrionale ma nel vuoto morale della classe imprenditoriale. E’ speculazione, prevista dalla legge. Il Nord ne è afflitto tanto se non più del Sud.

Se è vero che su almeno 2 milioni di poveri al Nord, almeno 700mila sono lombardi, la tabella proposta da Reguzzoni rende giustizia ai soliti dati Istat che spaccano il pollo a metà, perché resta sul tavolo della politica l’irrisolta questione del potere d’acquisto del Nord che erode i salari fino a ridurre il loro peso reale.

 

La povertà non è di oggi. Gli effetti duraturi della crisi erano già consolidati un paio di anni fa. “L’Istat nel suo rapporto sulla povertà che dice adesso? Che nel 2013  è risultata pari al 21,4% e corrisponde a una spesa media equivalente delle famiglie povere pari a 764 euro mensili; nel 2012 era di 793,32 euro mensili. Inutile ripetere che vince il Mezzogiorno nella media dell’Istat, la povertà cresce del 23,5%,  rispetto al 2012 (era il 21,4%). Ma nel Nord e nel Centro, dove la spesa media mensile equivalente delle famiglie povere è più elevata (capirai…. 801,79 e 800,29 euro rispettivamente), l’intensità risulta pressoché stabile intorno al 17,6%. Giusto per non ricordare che il potere reale d’acquisto va calcolato anche sui poveri, non solo su chi ha una busta paga vera”, commentava giusto lindipendenzanuova.com

Va anche ricordato che il non superato studio della Bocconi,  nel confronto tra Nord e Sud secondo quanto relazionavano gli economisti Tito Boeri (Bocconi), Andrea Ichino (European University Institute) ed Enrico Moretti (Berkeley), accerta che il Sud sta meglio. Nel loro lavoro, “Costo della casa e differenze salariali in Italia”, emerge con gravità la diversa velocità di spesa in particolare per la prima voce nel bilancio delle famiglie, la casa, che influenza e cambia radicalmente il costo della vita in una specifica area geografica, generando un “effetto trascinamento” per tutti gli altri acquisti (sia di beni che di servizi).

Dicevano infatti Boeri, Ichino e Moretti, che, a parità di salari, alcune province del Sud hanno più potere d’acquisto.

“I salari reali di Ragusa sono più alti di quelli di Milano del 38%, per via del minore costo della vita”. Per avere le stesse opportunità, secondo i professori, per avere lo stesso potere d’acquisto, le retribuzioni a Milano dovrebbero crescere del 37% per un bancario e del 48% per un insegnante.

Il potere d’acquisto stravince intanto a  Caltanissetta, Crotone, Enna; mentre le ultime si concentrano al Nord: Sassari, Aosta e Milano.

“L’uguaglianza dei salari nominali – commentava Andrea Ichino – anche se è preferibile, vista la preferenza collettiva per l’equità, genera di fatto ineguaglianze, rendite, sconfitti e vincitori”. 

L’Istat già allora affermava: ” L’aumento della povertà relativa tra le famiglie più ampie si osserva sia nel Nord (dove a peggiorare è soprattutto la condizione delle coppie con tre o più figli, per le quali l’incidenza passa dal 13,6% al 21,9%), sia nel Mezzogiorno (l’incidenza tra le coppie con tre o più figli minori passa dal 40,2 al 51,2%), mentre nel Centro ha colpito soprattutto le coppie con due figli (dall’8,8 al 12,7%), e con almeno un figlio minore (dal 10,3 al 13,4%). Nel Nord migliora invece la condizione dei single con meno di 65 anni (dal 2,6 all’1,1%, in particolare se con meno di 35 anni), che si attestano sui livelli osservati nel 2011, a seguito del ritorno nella famiglia di origine o della mancata formazione di una nuova famiglia da parte dei giovani in condizioni economiche meno buone”.

Cioè, se non capiamo male, si torna o si resta in casa con i genitori anziani. Trippa non ce n’è. O si fanno mille lavoretti per sopravvivere.

“Per anni i politici italiani e i governi che si sono succeduti hanno abbandonato al loro destino le regioni del sud Italia, e il risultato è un livello di povertà insostenibile per un paese civile – affermava il Presidente Codacons”.

Secondo lo studio bocconiano prima citato e mai confutato, per vivere a parità di condizioni di spesa, al Nord occorrerebbe avere salari più alti più di un terzo o quasi della metà per competere con chi vive al Sud.

Detto questo, si arriva al dunque: Grande Nord deve spiegare ai suoi futuri elettori in uscita dal nazionalismo salviniano, e dal falso egualitarismo della sinistra, e dalla finta meritocrazia del mercato (non è vero che vince il migliore ma chi ha più conoscenze o aiutini) come ci si arriva e in che tempi, in quante legislature si potrà cambiare il sistema fiscale. 5, 10, 15 anni per uno Stato federale? Senza che il Nord perda posti di lavoro, illudendo chi c’ha creduto. Quali imprenditori, aziende, società, al Nord, sono disposti a pagare, in regola, inciso non trascurabile, più di 1.000, 1.200 euro i propri dipendenti magari laureati e con bagaglio professionale? Altrimenti dopo 25 anni di promesse leghiste, prosegue la stagione di fuga dalla credibilità della politica del Nord. Il vuoto che già si vive. Dare false speranze è  stata una odiosa e imitata consuetudine della Prima Repubblica e dei politici del Nord sulla pelle dei lavoratori e dei poveri del Nord. Se l’astensione cresce nelle urne, è anche perché cresce la fame ingiustificata nei cittadini del Nord. Vigliaccheria e tradimento è quello che stanno subendo. Qual è la via d’uscita, reale se non una classe politica credibile, con una leadership forte, rispettosa dei patti, della vita e coerente?

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5 Comments

  1. Ric says:

    Che bella , ogni tanto qualche scoperta , tipo gravitá malgrado Newton che abbia il corroborante effetto di svelare nuove prospettive ed implicitamente determinare rinnovate motivazioni ; meno male !
    Senza vantaggi non esiste l’uomo in gamba , esatto !
    A forza di luoghi comuni e di illusioni , è passato lo storytelling di persuasori dell’anima e della mente , manipolazioni sinergiche in simbiosi mutualistica sacro/profano dell’insegnamento ( libri , docenti , santoni intellettuali e menestrelli della comunicazione demonizzanti di figura retorica dell’evasore fiscale , del razzista . “Caro somaro ! tu ci hai creduto , loro no ed iniziato a cablare il cablabile , (è avanzato un sistema , è nato uno stato , il loro. ) ogni iniziativa ,ogni legge , ogni spostamento di masse di danari (pubblici sic. ) un aiutino , ogni legge una emanazione di truffa ai danni tuoi , ed ora, a prescindere dalla classe sociale , anche i loro poveri sono più ricchi ! “I furbi usurpatori , che sono di stirpe geneticamente definibile , se ne fregano del territorio e dei confini federali o presunti ; parlare di Nord è coattivare il grande servizio che un certo popolo laborioso fottuto, nonché schiavo , ha fatto alle mafie , alle caste , ai padroni di stato , ai parassiti istituzionalizzati , alle loro leggi , ai loro traffici , ai loro omicidi e patti di cosa loro e cambiali da pagare . Catto – cavallo di Troia del parassitismo , bandiera del diritto a speculare sugli assoggettati paganti pegno ; i 500 euro al mese di paga sono l’esatta misura di questa logica , risultante dei comparti di colpa di anime belle col “portafogli” gonfio , che scioglie da sempre il bene rifugio di equilibrata e “ragionevole “ serrata al centro , luogo riconosciuto di grandi virtù e moderazione .
    Così di nuovo il gioco è fatto : sovranisti , razzisti , evasori , egoisti , fobici , il diavolo da scongiurare , di nuovo messo nel sacco della colpevolizzazione e statistiche servite su piatto d’argento pronte all’uso .
    Ovviamente chi non crede al diavolo prosegue imperterrito l’andazzo del saccheggio e del magna magna , come volevasi dimostrare . Siamo sicuri che si spaventino del GRANDE NORD ?

  2. FIL DE FER says:

    Due paroline agli imprenditori, grandi e medi dell’italia. Dei piccoli non frega nessuno…!! Purtroppo !!
    Signori miei dopo decenni di foraggiamenti vari in varie forme, anche occulte tramite banche gestite proprio da voi o dai vostri…la festa è finita o finirà.
    Non riuscirò mai a capire come mai non prendete posizione contro questi partiti incapaci di gestire il paese ma solo capaci di aumentare continuamente il debito pubblico.
    Dove pensiate di arrivare in un paese del genere è per me un mistero.
    Dopo la grande abbuffata, si solito c’è la dieta…ma qui non si vede ancora. Ancora si specula e si magna !!!
    La categoria dei vigliacchi è una categoria molto numerosa qui in italia. Vigliacchi per interesse, Vigliacchi per incapacità, vigliacchi per paura…..vigliacchi per natura.
    A forza di vigliacchi che non prendono posizioni critiche ma soprattutto importanti non meritano considerazione da parte dei cittadini. Loro sono come i politici il peggio della società.
    Non affronto il problema delle industrie alimentari per rispetto di coloro che ci lavorano per vivere. Ma le leggi, i regolamenti i controlli esistono solo formalmente perché certi parametri e certi limiti vengono regolarmente gabbati e nessuno dice nulla. La Lorenzin è meglio che vada a fare le pulizie in qualche industria farmaceutica quando sarà licenziata dagli italiani alle prossime elezioni.
    Se un partito come quello di Alfano dovesse entrare in parlamento, vorrà dire che tutto è perduto.
    Tutto è distrutto, nessun impegno civico servirà a portarci in fondo al burrone.
    W San Marco sempre………!!!!!!!!!!

  3. giancarlo says:

    Mamma mia quante verità ci sono in questo articolo !!!!!!!!!!
    Forse troppe per coloro che capiscono poco o quasi niente.
    Se ripensiamo che il debito pubblico di 2.260 miliardi….ancora in aumento (!?) è stato letteralmente bruciato per mantenere i sporchi affari di tutti coloro che hanno mangiato nel pubblico mi viene la depressione.
    Gli industriali ci sono dentro sino al collo…si lamentano ma poi votano il governo. Qualsiasi governo lo avrete notato no? Qui hanno devastato il paese e ancora dicono che ci sarà una ripresa…..al rallentatore.
    Intanto gli altri paesi vanno avanti e noi ci godiamo al Nord la depredazione delle nostre risorse economiche.
    Se il Nord non c’è la fa più significa che l’intero paese è già destinato al DEFAULT.
    L’immigrazione continua imperterrita e ci prendono per i fondelli.
    Forse che l’intera Africa riuscirà a stare dentro l’italia ?
    Inutile nasconderlo o tacerlo. Il Nord è discriminato da sempre e da sempre tace o fa finta di protestare come ha fatto con la Lega Nord. Un partito in via di estinzione. Lenta mi raccomando come è lenta la fine del paese….un’agonia che si vede e si sente, ma la gente va ancora alle feste campestri o alle sagre di paese. Cosa volete…..la vita merita ancora qualche svago, nel mentre i politici ci preparano la botta finale che non si sa quando arriverà………ma quando arriverà sarà piuttosto pesante.
    Ammiro i Catalani, ma soprattutto i loro dirigenti, i vari personaggi che li sostengono e la loro voglia di indipendenza da uno stato, quello spagnolo, che forse è migliore di quello italiano, ma comunque anche lì uno stato che divora il lavoro dei catalani a favore dei soliti magna-magna.
    Finirà, deve finire !!!!
    WSM

    WSM

  4. RENZO says:

    In Catalunya perfino un ex calciatore ora allenatore arringa la folla “por l’indipendencia”,,,,e da noi.. …vuoto pneumatico e chiacchiere…. neanche al banco dei pegni…
    E bravo Pep Guardiola
    WSM

  5. RENZO says:

    I Padani e i loro c.d. “conducator” hanno perso il treno della libertà…. i motivi sono molteplici ma sostanzialmente puerili…. se non peggio!!!!
    Ripasserá quel treno… dubito…. purtroppo
    WSM

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