Reguzzoni: Milano torni centro dell’azione culturale e politica del Paese

IMG_2023di STEFANIA PIAZZO –  “Se mettiamo più tasse con l’obiettivo di raccogliere più risorse da destinare all’occupazione è come mettere un uomo dentro ad un secchio e poi pretendere che si sollevi da solo”. Più o meno è così la metafora che Marco Reguzzoni evoca ricordando Churchill nella diretta di Senza sconti su Antenna 3. La questione è il federalismo, declinato in tutte le sue applicazioni della vita reale. Poteva andare diversamente… Nel 2008, ricorda Reguzzoni incalzato dalle domande di Roberto Bernardelli e Terry Schiavo, “c’era una maggioranza di governo nata da una speranza di cambiamento, per trasformare il Paese in senso federale. Poi la maggioranza cambiò, in modo “forzato”, arrivò il governo Monti e a seguire altri esecutivi mai eletti dal popolo”.

Sta di fatto che la questione resta aperta. “Il federalismo fiscale a questo paese serve – incalza Reguzzoni -. Lo dice anche l’Istat quando, a fronte del reddito di inclusione, pubblica i dati sul costo della vita. Le città del Nord pagano con le loro tasse i bassi reddditi del Sud. Ma è evidente che 3000 euro l’anno come soglia di accesso sono una cosa in provincia di Messina e altra cosa invece a Milano!”.

Giustizia fiscale come nodo quindi da sbrogliare, che Reguzzoni, in veste di esponente di Grande Nord, tiene in primo piano. “Vogliamo mettere insieme tutti coloro che credono ancora nel Federalismo, che vogliono cambiare senza dover ricorrere al professionismo della politica che urla e non ha un progetto chiaro su dove andare… Siamo in ritardo di almeno 150 anni, Carlo Cattaneo insegna”.

Le pagine dei giornali sono a questo punto il miglior spunto per far capire all’opinione pubblica che ci sono almeno più ragioni al giorno per abbandonare il centralismo. “Il tracollo dei treni in Puglia dice tutto: noi siamo per il federalismo stradale. Ciascuno cura le sue strade! Guardate cosa accade al Nord, prendiamo ad esempio la Milano-Laghi. Sono 100 anni che la paghiamo, l’abbiamo finanziata 20 volte e continuiamo a pagare mentre in altre regioni non si tira fuori una lira. Questo è federalismo di rapina, i soldi vanno in una cloaca che si chiama Roma”.

Alla domanda del nostro quotidiano, intervenuto in diretta, su come sbloccare la sperequazione fiscale tra Nord e Sud, tra imprese che producono con la zavorra dello Stato, Reguzzoni ha ricordato come “Federalismo fiscale non voglia solo dire soldi a casa nostra ma soprattutto responsablità di spesa”. Rispondendo al nostro quesito sulla debolezza dell’attuale rappresentanza politica del Nord, come ricordava anche Panebianco sul Corriere, “i partiti sono timidi a parlare del Nord”, Reguzzoni ha affermato: “Lei pensi che proprio su quel tratto ferroviario pugliese dove si è di recente evitata per un soffio una tragedia,  ci sono 180 milioni di euro fermi per realizzare il raddoppio della tratta, sono ancora fermi alla fase di progettazione preliminare. Ecco, introdurre la responsabilità di spesa blocca il drenaggio delle nostre risorse per andare a sopperire alla malamministrazione di altri”.

Questione lavoro, altro tema focale: “togliere le leve che agiscono sulle imprese bloccandone lo sviluppo, gli investimenti e quindi l’occupazione. Le nostre aziende da 50 anni mantengono il Paese – accusa Reguzzoni – e sempre più vincoli drogano la concorrenza. Lo Stato è il principale concorrente sleale.

Il prof. Andrea Rognoni, direttore del Centro regionale delle Culture Lombarde, ospite in studio, incalzato dal nostro quesito sul presente senza identità della scuola del Nord, a partire da quella Lombarda, ha riconosciuto che, a Costituzione vigente, le regoni hanno il potere di avocare a sè gli aspetti organizzativi della scuola. “Non basta certo un reclutamento su base regionale – anche perché su un recente concorso presidi lombardo ci sono indagini della magistratura in corso, ndr – quello che conta è riportare la nostra storia, la nostra cultura come criterio di selezione e di programmi scolastici. In un dibattito recente che ebbi con Roberto Vecchioni – ricorda Rognoni – lui affermò che di storia lombarda se ne parla nei libri scolastici. Sì, certo, 20 righe! Il che significa non avere consapevolezza di alcunchè! Tuttavia salvare la nostra cultura è ancora possibile, serve un processo di consapevolezza che va unito al principio della rappresentanza politica del Nord sul territorio”.rognoni

Spunto che diventa motivo di un programma per Grande Nord: “Milano – chiude Reguzzoni – torni ad essere centro dell’azione culturale e politica del Paese. Ma senza i professionisti della politica. Già nel 1994 Miglio ricordava che se abbiamo un paese governato da mestieranti della politica, anche la migliore riforma non verrebbe portata avanti”. Ed è sotto gli occhi di tutti.

 

 

 

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2 Comments

  1. caterina says:

    quello della scuola è l’argomento cardine nello sviluppo di un popolo organizzato e consapevole di sé, e se le regioni non sfruttano le possibilità già esistenti per governarla nella struttura e nei contenuti selezionando in questo senso il corpo insegnanti è perché a livello regionale ci sono politici, seppur eletti, incapaci e ignoranti e che sono perciò facilmente asserviti ai propri partiti, i quali a loro volta sono succubi di Roma… perciò non si riuscirà mai a fare dei passi avanti nella consapevolezza dei propri diritti, della propria identità e delle proprie prerogative stante la situazione attuale… tutti continueranno a sbandierare i tricolori e fin dall’asilo cantare giulivi la marcetta con l’elmo di scipio in testa…

    • luigi bandiera says:

      Caterina, ma la scuola a che serve..?
      Sara’ mica usata a mo americani contro i pellirosse..?
      Come la sta usando l’italia per fare gli italioti..?
      Basta chiedere in giro, poi ci si lamenta della toponomastica a pro bugie, per capire che la scuola italiota serve a creare confu in testa ai nostri giovani. Come si fa a mettere via napoleone..? Piazza unita’ d’italia..? E ecc…. In ex URSS erano molto meglio sti komunisti.
      Cosi’ si nota o no che serve a farsi invadere, gia’, e la testa e la patria..?
      Oggi come oggi non vedo un bel futuro per i nostri giovani: glielo stiamo preparando noi cosi’ schifoso.
      Ma i genitori quando mandano i figli alla scuola italiota perche’ non si ribellano se vedono libri adatti al partito piu’ che alla cultura..?
      Soccombiamo perche’ lo vogliamo.
      Auguri…

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