Reguzzoni ha ragione, ma temo che il dibattito andrà deserto

di GIACOMO CONSALEZ

Con queste poche righe rispondo all’articolo di Giuseppe Reguzzoni intitolato “La “dittatura democratica” blocca il cambiamento: non caschiamoci pure noi”. Concordo con lui: il dibattito sulla democrazia è viziato da un errore sistematico: ciò di cui discutiamo non è democrazia, almeno in senso etimologico, ma delega in bianco agli eletti, totale autoreferenzialità della classe dirigente, trionfo dello Stato moderno, macchina tesa unicamente al mantenimento e all’accrescimento del poprio potere, attraverso un progressivo esautoramento dei cittadini, spugne da strizzare, in nome e a danno dei quali l’intero sistema si regge e cresce con la grazia di un cancro.

Personalmente ho provato per dieci anni, 30 secondi alla volta, a parlare a Radio Padania di democrazia diretta e rappresentativa, e della necessità insita nelle radici del pensiero federalista di attribuire ai cittadini poteri deliberativi e legislativi coinvolgendoli nella gestione del potere fino alla costruzione di un effettivo autogoverno. Ho parlato di questo in varie sedi, proponendolo come un modo per riscattare i cittadini dalla loro fatalistica accettazione dell’abuso di potere, visto come inarrestabile. Ne ho parlato come antidoto alla tendenza dei cittadini ad affiliarsi al potere in modo clientelare, avendo smarrito ogni speranza di contare qualcosa in quanto individui e comunità coese. Ne ho parlato come cemento sul quale costruire la voglia di riscatto della nostra gente. I leghisti al microfono e quelli in ascolto mi hanno spesso trattato con cinismo e bollato come un livoroso ex leghista trombato. In realtà non ho MAI avuto in tasca una tessera leghista pur avendo votato Lega per molti turni, fino al referendum sulla devolution.

Faccio un caso personale, dunque irrilevante, per dire che è stata la Lega 1.0 (detto senza alcuna simpatia per la 2.0) a rifiutarsi pervicacemente di affrontare il problema del rapporto tra il potere dei cittadini e la completa autoreferenzialità dei governanti. La Lega 1.0 era basata sul culto sciamanico della personalità di Bossi (il cosiddetto “animale politico”), e su una classe dirigente reclutata per intero in base al principio che recita “non sai niente, non sai fare niente, ma di te ci si può fidare” (salvo poche eccezioni scaturite probabilmente da errori di valutazione da parte dei vertici). Dunque lealtà cieca, anche senza alcuna qualità. I risultati, squallidi e desolanti, sono lì da vedere.

Accolgo quindi con piacere lo scritto di Reguzzoni, spero che sia segno di un ripensamento sincero e profondo, e che dia impulso a un dibattito serio su questi argomenti.

Se conosco padanisti ed ex padanisti, temo che il dibattito andrà deserto, ma sarò felice di essermi sbagliato.

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4 Comments

  1. L'incensurato says:

    Infatti: l’elezione diretta dei giudici,il presidio-controllo paramilitare del territorio,la volontà (velleitaria,me ne rendo conto) di una tassazione diretta “polis” / cittadino senza la filiera lunga e soprattutto la longa manus dello stato centrale: tutte prove inconfutabili che Umberto Bossi in realtà è un prefetto Romano. Menomale che giorgio napoletano e la partitocrazia levantina dispongono di fedeli alleati come il C. di cui sopra,altrimenti l’unità di Taglia correrebbe pericoli seri: oggi Mussolini non si troverebbe più il Regio esercito a sbarrargli la strada,ma delle menti raffinatissime (dalla Santanchè a Sallusti passando per l’autore dell’articolo) a rassicurarlo sulla bontà dell'”azione riformatrice”, detto con un filo di ironia,dei deretani romani piazzati nel parlamento,e con un largo sorriso farebbe prontamente marcia indietro. Padania Libera

    • Quale elezione diretta dei giudici, quella che Castelli voleva fare con Ghedini? Quella che non siete riusciti neppure a iniziare in 18 anni di zerbinaggio a berlusconi? E la tassazione polis-cittadino a filiera corta è quella di Credieuronord? E invece voi, con il 3% fate fare marcia indietro alle truppe di occupazione con i vostri 18 milioni di bergamaschi armati di schioppo?

      I più fedeli alleati dell’unità d’iTaglia sono quelli come te, che tra l’altro non hanno neppure il coraggio di firmarsi. Un quarto di secolo buttato nel cesso a raccontare panzane, a vendere simboli per rimediare ai propri ridicoli fallimenti, e a promuovere a condottieri senza paura una varia umanità di saltimbanchi e saltimbanchesse di corte. Eppure guarda come si irritano i fedelissimi. Ammirevole.

    • Paul Brembilla says:

      bla bla bla bla

      la democrazia bossi non l’ha mai accettata nemmeno all’interno della lega, figuriamoci il resto

      • L'incensurato says:

        Si buana: perchè squadra che vince (almeno:fino al 2010) non si cambia. Se coach Maroni sapesse fare altrettanto sta tranquillo che nessuno gli rinfaccerebbe scelte più o meno democratiche e condivise. Ma Maroni è un cavallo perdente. E quindi non può,lui e i suoi affini come Tosi,far finta di niente e fregarsene dei militAnti. Comprendido?

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