Reguzzoni, da Grande Nord fiducia anche a Di Maio se favorisce nostra gente

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Sogno è avere Bossi in lista (ma non ci sarà). La certezza è che, se entreranno in Parlamento, da Roma voteranno solo le leggi e le norme che hanno impatto sulle regioni padane. La scommessa è quella del ‘Grande Nord’, che torna alle origini della Lega, puntando a raccogliere voti nelle regioni del Settentrione in cui sarà presente il simbolo depositato da chi è deluso dalla nuovo Carroccio, made in Salvini. “Per il Senatur porte aperte – spiega all’AdnKronos, Marco Reguzzoni, leader e fondatore della nuova formazione ‘nordista’ – anche se sarà difficile. Noi ripartiamo dalla visione di Miglio, dal suo federalismo e dalla lotta al parassitismo politico, ai politici di professione”. Nel nuovo partito ‘padano’, che vede l’imprenditore Roberto Bernardelli come presidente, si pensa a una politica che punti a difendere le istanze del Nord e dei suoi cittadini, ad ogni costo. “Non avremmo problemi – spiega Reguzzoni – a dare fiducie a governi di destra o sinistra, a Di Maio o a altri, se accetteranno, per prima cosa, la nostra riforma costituzionale”.

Dal profondo Nord non vogliono ministeri, né poltrone: “Solo risultati veri, per arrivare ad avere una Camera con cento parlamentari, uno per provincia e 40 senatori”. Reguzzoni, come lo stesso Bernardelli, non entrerà in lista: “E’ il tempo di mandare a Roma i nostri rappresentanti – spiega l’ex capogruppo leghista alla Camera tra il 2010 e 2012 – non gente che diventa politico di mestiere”. “Saremo lì con i nostri rappresentanti da usare come una clava per fare le cose per il nord, puntando a “demolire il sistema, non a farne parte”, aggiunge. Grande Nord, che si candiderà in tutte le regioni del Settentrione, ad eccezione di Trentino e Val d’Aosta (“lì i partiti autonomisti già lavorano bene”, spiega Reguzzoni) ha un programma in sette punti, improntato fortemente su tasse e federalismo. Sulla fiscalità, ad esempio, le proposte sono mille miglia lontano dai ‘cugini’ leghisti’: niente flat tax, piuttosto lo stop alle spese che ricadono sulle tasche dei cittadini del nord, “come i fondi per la forestale o per i bidelli della Campania”. Altro punto: “Dare poteri ai comuni e alle regioni – aggiuge Reguzzoni – . E poi ancora “una Inps del nord” perché “non vogliamo pagare per i falsi invalidi del sud”.

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