Regioni, sorelle d’Italia. Come Roma e anche peggio

di BE. BA.regioni

Quello che fa incazzare la gente non è tanto il fatto che le Regioni mangino troppo come gli altri enti e che lo facciano da sempre in piena autonomia…. e fantasia di spesa. Il punto è che proprio quel Nord che doveva fare da modello e da blocco per la macroregione, sono arrivati insopportabili cadute di stile, tanto per non usare i termini impiegati dalla magistratura per imputare centinaia di consiglieri regionali di spese improprie e tutte da dimostrare in aula. Provole, giochini, rinfreschi per la figlia, mutande come gadget mentre fuori la gente ha fame e fa la fila alla Caritas per il pacco della pasta. Dovevano essere i nostri cavalieri della tavola rotonda, sono diventati quelli che se la sono mangiata.

 

Una casta decentrata, che appunto per essere più imboscata rispetto a quella parlamentare, ha pensato di poter scorrazzare nella foresta di Scherwood perché tanto il cattivo era solo l’odiato sceriffo. L’ultimo colpo, il maxiprocesso per peculato più truffa e altro per alcuni, che vede 64 consiglieri regionali lombardi spiegare ai giudici perché e come hanno speso, oltre le loro 16mila euro di indennità o su di lì (poverini), rischia di mettere la parola fine sulle Regioni così come le si pensava. E sperava.

Abbiamo pensato di fare allora una breve ma efficace rassegna stampa delle inchieste che non hanno voltato pagina ma che hanno infilato il dito nella piaga.

Esagerano i giornalisti? O i magistrati? O il fatto è che la politica ha un costo e lo dobbiamo continuare noi a pagarne il prezzo?

Buona lettura incazzosa.

Nel dicembre 2012 il governo Monti tentò di porre un limite alle spese della politica regionale. Incredibilmente, alcune regioni ne approfittarono per aumentare gli emolumenti totali dei loro consiglieri. Con un trucco semplice ed efficace, ma molto ben nascosto.

di Roberto Perotti,  lavoce.info

Come ti faccio il trucco in Piemonte…

A posteriori, il trucco è di una semplicità disarmante: si riduce l’emolumento totale, in modo che non superi gli 11.100 euro. Ma si riduce di molto l’indennità, che è tassabile, e si aumenta la diaria, che è un rimborso a forfait, quindi di fatto un reddito non tassabile. Al netto delle tasse, ora un consigliere guadagna di più.

La prima tabella illustra quello che è successo in Piemonte (i dettagli dei calcoli si possono trovare sul mio sito web). La colonna 1 mostra le componenti del reddito di un consigliere senza altri incarichi e abitante nel capoluogo, prima della riforma Monti: 9948 di indennità lorda e 2402 di rimborsi a forfait. Il totale, 12350 euro, eccedeva il nuovo limite. Con una legge di fine 2012, il Consiglio regionale ha quindi ridotto l’ indennità a 6.600 euro, ma ha aumentato il rimborso forfetario a 4.500. Il totale è ora esattamente di 11.100 euro. Ma poiché le tasse totali sono diminuite, al netto delle tasse un consigliere ora guadagna più di prima. Quanto esattamente dipende da quante sedute perde il consigliere, perché prima c’era un gettone  per ogni presenza e  ora c’è una penalizzazione per ogni assenza: la tabella mostra il reddito netto se si è presenti a tutte le sedute, in media 7 al mese, o si perdono 4 sedute (la media per i consiglieri regionali piemontesi nel 2011).

Piemonte-consiglieri

Si noti che per ora non cambia neanche la pensione, perché l’ abolizione del vitalizio scatterà dalla prossima legislatura, a partire dal 2015 (colonna 3). C’è solo una piccola riduzione dell’indennità di fine mandato, una specie di TFR dei consiglieri. I consiglieri eletti dal 2015 in poi avranno diritto a una pensione con interamente il contributivo. Assumendo un contributo del consigliere dell’ 8.8 per cento e della Regione del 18.2 per cento, come alla Camera, e una rivalutazione del montante del 2 per cento all’anno, la pensione diminuirà drasticamente (nella tabella ipotizzo che il consigliere vada in pensione a 65 anni). Il  reddito netto percepito dal consigliere aumenterà però ulteriormente, perché si riduce la trattenuta per il vitalizio (ora pensione).

… e in Veneto

Una cosa simile, e per certi aspetti ancora più interessante, è avvenuta in Veneto (Tabella 2).  Qui una legge regionale del gennaio 2012 aveva abolito un rimborso forfetario di quasi 2000 euro (colonna 2). Il reddito lordo di un consigliere nel 2012 era quindi di 10.309 euro. Nel dicembre 2012 il Consiglio regionale decide quindi di aumentare la retribuzione lorda e di portarla al tetto massimo consentito dalla riforma Monti, 11.100 euro (colonna 3). Non solo, ma allo stesso tempo, come in Piemonte, riduce l’ indennità e aumenta la diaria: 6.600 e 4.500 euro rispettivamente. Non pago, il Consiglio regionale riduce anche la penalità per le assenze: prima era di 1/15 della diaria, cioè 173 euro per assenza. Poiché però ora la diaria è aumentata, mantenendo la stessa regola la penalità sarebbe quasi raddoppiata, a 300 euro. Così il consiglio stabilisce che la penalità per le assenze venga ridotta a 40 euro.

Risultato: non solo il reddito netto è aumentato nel 2013 rispetto al 2012 (confronta la colonna 3 con la colonna 2), ma è aumentato anche rispetto al 2011 quando c’era ancora il rimborso spese a forfait di quasi 2000 euro e il reddito lordo totale era di 12.111 euro (confronta la colonna 3 con la colonna 1).L’ aumento rispetto al 2011 c’è solo però nel caso ci si assenti  3 volte, proprio grazie alla riduzione della penalità per l’assenza. Ed anche in questo caso, fino alla prossima legislatura vitalizi e indennità di fine mandato non cambiano.

Non escludo che vi siano altre regioni in cui è avvenuto ciò che è avvenuto in Piemonte e Veneto. In alcune le informazioni online sono lacunose.  In altre la remunerazione netta dei consiglieri è sicuramente scesa ma questo non significa necessariamente che queste regioni siano più virtuose di Piemonte  e Veneto. In Campania, Lazio, Lombardia e Sardegna, per esempio, ma il  motivo non è necessariamente nobile: queste regioni erano cosi generose  prima (cioè, il reddito lorda era così superiore a 11.100 euro) che, anche se avessero voluto, non avrebbero avuto margini per aggirare le nuove norme.

(anche in http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/12/11/costi-della-politica-i-trucchetti-di-veneto-e-piemonte-per-i-consiglieri-regionali/809240/).

 

 

Poi c’è anche questo…..

I tagli ai costi della politica? Fanno lievitare le buste paga dei consiglieri. Strano a credersi, eppure è quanto accaduto nel Consiglio della Regione Piemonte, dove gli “eletti” si sono ritrovati circa 1.600 euro in più di stipendio rispetto alla scorsa legislatura.Cedolino-Bono-1

A denunciarlo sono gli esponenti del Movimento 5 stelle Davide Bono e Giorgio Bertola. L’impennata deriva dall’abolizione dei vitalizi e quindi dal conseguente mancato versamento da parte dei consiglieri del 25% delle proprie indennità che serviva proprio per garantirsi la pensione. Con l’abolizione dei vitalizi, approvata nella scorsa legislatura, ma valida a partire da quella in corso, la quota che prima veniva versata ora finisce direttamente sul conto corrente dei consiglieri. Scherzi della contabilità pubblica. A supporto di quanto dicono i grillini pubblicano on line due buste paga di Bono, l’unico della formazione pentastellata a sedere su banchi del parlamentino regionale sia in questa che nella passata legislatura. Nella busta del 15 aprile scorso l’importo lordo era di 15.139.665 euro (7.819 netto), lievitato a 16.801.015 (8.677 netto) in quella del 16 luglio. Tanto basta per far tornare alla carica i seguaci di Beppe Grillo sul taglio ai costi della politica: «E’ a questo punto urgente l’approvazione di una nuova legge – scrivono in una nota -. Noi l’abbiamo già pronta e, come promesso in campagna elettorale, si accompagnerà all’istituzione di una misura per il reddito minimo garantito in Piemonte – affermano Bono e Bertola -. Proponiamo di ridurre fortemente lo stipendio dei consiglieri regionali (a 4500 euro netti al mese) e comunque non oltre lo stipendio del sindaco del Comune capoluogo di Regione (come vorrebbe Renzi), di eliminare l’indennità di fine mandato e di eliminare il vitalizio anche per coloro i quali lo stanno già percependo». Difficile che tali sforbiciate possano bastare per garantire il reddito minimo, ma certo sarebbe un ulteriore segnale di redenzione da parte dei protagonisti di Rimborsopoli e dintorni.Cedolino-Bono-2

 

Certo, finora qualcosa è stato fatto: l’abolizione dei vitalizi, i cui benefici arriveranno gradualmente a partire dalla fine della legislatura in corso, il giro di vite sui rimborsi, l’azzeramento dei fondi destinati ai gruppi, il taglio delle indennità dei singoli consiglieri, ma per i grillini è solo la punta dell’iceberg. «Abbiamo sottoposto le nostre idee al Pd che però continua a nicchiare – afferma Bertola allo Spiffero – eppure alcune delle nostre proposte sono quelle che già Renzi ha proposto per tagliare i privilegi dei politici». Versione respinta dal capogruppo democratico Davide Gariglio, il quale risponde piccato: «Dopo aver scritto bisogna anche leggere le risposte. Alla proposta del M5S ho risposto immediatamente. Il Pd è senza alcun dubbio per il contenimento dei costi della politica, ci siamo presi un impegno preciso in campagna elettorale che intendiamo mantenere: abbassare le  indennità dei consiglieri regionali e abbattere il costo dell’intera macchina burocratica. La proposta dei grillini non è distante dalle nostre intenzioni, bisogna solo discutere su alcuni aspetti tecnici».

Tra i primi atti del suo mandato da presidente del Consiglio Mauro Laus ha dato un’altra significativa sforbiciata alle dotazioni per il personale passate da 62mila a 58mila euro per ogni consigliere con un risparmio complessivo di 2,1 milioni di euro.

Tratto da: http://www.lospiffero.com/buco-della-serratura/cresce-lo-stipendio-dei-consiglieri-regionali-17558.html

Ma se ancora non siete sazi, provate a leggere anche qui: http://espresso.repubblica.it/palazzo/2010/01/20/news/sconfitti-e-contenti-1.18101
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One Comment

  1. Le attuali regioni sono una fogna ! Io ridurrei le regioni dalle attuali 20 al numero di 8 : grosso modo come gli antichi e gloriosi Stati Pre-Unitari – (tralasciando i minori tipo Modena e Guastalla ..) – ed eliminando altresì ogni distinzione fra statuti speciali e non .

    Le “capitali” macro-regionali sarebbero allora : Torino (sub-capoluoghi : Genova e Aosta) + Milano (sub-capoluogo : Bologna) + Venezia (sub-capoluoghi : Trento , Bolzano , Trieste) + Firenze + Roma + Napoli(sub-capoluoghi : Bari , Potenza , Reggio) + Palermo + Cagliari

    E’ utile sottolineare che non si tratta di fare secessioni , nè palesi né occulte : è bene sottolineare (e rassicurare) , che i poteri possono rimanere gli stessi delle attuali regioni ordinarie o a statuto speciale …

    Semplicemente si tratta , riducendo il numero delle regioni , di ridurre costi e sprechi e al contempo recuperare una sorta di Identità Storica

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