Regioni in rosso, ma non esistevano i costi standard del federalismo? Suonare Calderoli

federalismodi CASSANDRA – Che la sanità sia stata e sia la vera pietra d’inciampo è ovvio. “Il bubbone è scoppiato in tutto il suo fragore quando il gotha della politica regionale era ancora in vacanza”, scrive il quotidiano online Lettera 43. Ma ne sono sicuri, non sbagliano era politica? Le regioni commissariate per la sanità ingestibile risalgono almeno almeno al 2008 e via discorrendo. E prima ancora, considerando che il bubbone è sempre stato coperto dai costi storici!
“Precisamente – si legge –  lo scorso 24 agosto la Consulta sentenziò, partendo dal congelamento del bilancio del Piemonte da parte della Corte dei Conti, che gli enti locali non potevano finanziare spesa con i prestiti arrivati dallo Stato centrale per ripianare i debiti”. Veramente c’è anche il patto per la salute del governo Berlusconi sottoscritto dalla conferenza stato-regioni. Dunque, le regioni sapevano e sanno. Da anni. E pure la Corte.

Anche al Nord non si scherza. Cota prese da Bresso un Piemonte traballante sui conti sanitari, Chiamparino prese da Cota una Regione con un quadro ancora complesso…. E adesso il Piemonte deve rispondere di un disavanzo da 5,75 miliardi di euro. Mutande verdi o non verdi, questo è il quadro. Da mutande ospedaliere.

Scrive correttamente ancora Lettera 43 che “le Regioni si sono ritrovate subissate da debiti senza potersi finanziare direttamente”. A questo punto suggeriamo: suonare Calderoli, che del federalismo fiscale ne fece una bandiera. E i costi standard? Qualcuno ci illumini, lo spieghi lui che seguì da vicino l’iter e il dopo.
Poi c’è da considerare il peso dei tagli ai trasferimenti dal centro alla periferia dello Stato.

IN 5 ANNI 25 MILIARDI IN MENO. Vero. Al riguardo la Cgia di Mestre ha calcolato lo scorso febbraio che, «tra spending review e sforbiciate varie, negli Così la Cgia di Mestre: negli ultimi cinque anni le Regioni e gli enti locali hanno subito “una riduzione dei trasferimenti dallo Stato centrale di poco superiore ai 25 miliardi di euro”. E la magistratura contabile, riporta Lettera 43, dice che “l’indebitamento con oneri a esclusivo carico delle Regioni passa da 46 miliardi del 2012 a 52,7 miliardi del 2013, registrando un incremento dell’11,48% rispetto al biennio 2011-2012. Una parte consistente è coperta dagli strumenti di finanza derivata (14,84 miliardi, pari al 28,12% del debito a carico delle Regioni)”.
“Guardando i numeri a disposizione la Cgia di Mestre ha stimato che soltanto nel campo della sanità si debbano coprire debiti per 24 miliardi di euro. Di questi, 5 sono mancati pagamenti ai fornitori”. Storia che si ripete in ogni ambito della pubblica amministrazione.

“Non a caso otto Regioni hanno dovuto aumentare le loro addizionali  – recita l’inchiesta – proprio per ripianare i buchi della sanità. Ma è difficile invertire la tendenza in un Paese vecchio come il nostro.”Tra le principali componenti della spesa sanitaria corrente riducono il loro peso sulla spesa complessiva le spese di personale (dal 34,97 nel 2002 al 32,19% nel 2013) e la spesa farmaceutica convenzionata (dal 14,98 nel 2002 al 7,86% nel 2013). Risulta confermata l’efficacia delle misure di contenimento della farmaceutica territoriale e la difficoltà a contenere quella ospedaliera; il risultato per il 2013, anche se positivo perché la spesa diminuisce complessivamente del 3,6% rispetto all’anno precedente (-0,6 miliardi in valore assoluto), è prodotto da un incremento del 7,6% della spesa ospedaliera e da un calo del 7,2% di quella territoriale”. La coperta è quella, tira di qua, tira di là, il margine da una parte cresce, dall’altra scende.

“La piccola Valle D’Aosta ha un buco di 53,1 milioni (415 euro pro capite), la provincia di Trento di 218,2 milioni (411 euro per ogni trentino).
Quella di Bolzano è in rosso di 184,5 milioni (362 euro a persona), la Sardegna deve ripianare 379,6 milioni (231 euro a residente), il Friuli-Venezia Giulia ha debiti per 44 milioni (36 euro pro capite). Sotto i 2 miliardi la Sicilia, che però ha un passivo complessivo che sfiora gli 8 miliardi”.

Ma che dire dei bilanci sanitari della Campania? Della Calabria, della Puglia? Del Molise? Del Lazio e via discorrendo? Lì non c’è federalismo fiscale che tenga, finché lo Stato consente agli amministratori di non rispondere mai a nessuno dei loro disastri e di galleggiare e sopravvivere a tutti i tagli che arrivano. Tutti, tranne che per loro posizioni.

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