E’ ormai tempo di costruire la Regione Emiliana Lunense

di RODOLFO MARCHINI*

La politica italiana ci pone di fronte a un timido e maldestro tentativo di avviare un processo di Riforma costituzionale e istituzionale (Presidente della Repubblica, riduzione dei Parlamentari ed eliminazione del bicameralismo perfetto, riduzione delle Province e accorpamento dei Comuni, eliminazione Enti inutili, ecc…). In questo quadro confuso e quanto mai incerto e indefinito, noi avvertiamo la necessità di un confronto più approfondito sul ridisegno dei territori (vedi l’ultima proposta Formigoni di una macro regione settentrionale) relativi alle Regioni, dentro al quale crediamo sia giusto collocare una nuova regione padano-emiliano-lunense.

Nei giorni scorsi il Consiglio provinciale di Reggio Emilia ha deliberato l’opzione di costituire la macro provincia emiliana con Modena, Parma e Piacenza e pure i romagnoli sembrano decisi a formare la provincia della Romagna tra Cesena, Forlì. Ravenna e Rimini. Anche se noi, sostenitori di Lunezia, riteniamo necessario abolire le province per semplificare i livelli amministrativi e per ridurre, insieme ai costi della politica, la pesantissima burocrazia, giudichiamo tuttavia con favore la delibera della provincia di Reggio Emilia. Del resto anche il Presidente della Provincia di Parma, Bernazzoli, si era pronunciato a favore di una provincia di area vasta emiliana. Noi pensiamo, infatti, che questa riaggregazione territoriale, a cui, nel 2014, si affiancherà l’istituzione della Città metropolitana di Bologna, potrebbe favorire quello che alcuni amministratori dell’Emilia occidentale avevano vanamente provato a fare negli anni scorsi: sottrarsi all’eccessivo potere politico ed economico di Bologna, per puntare su nuovi scenari strategici che, in alternativa alla direttrice dei traffici est-ovest, si sappiano strutturare sull’asse Tirreno-Brennero nella direttrice nord-sud.

Tanti sono stati gli sforzi degli amministratori e degli operatori economici parmensi degli ultimi decenni per poter realizzare un contesto geopolitico capace di rimuovere atavici ostacoli e mille difficoltà per il raddoppio della Pontremolese e per la bretella Autocisa-Autobrennero. Ma è  proprio di oggi il taglio dei finanziamenti per la ferrovia Pontremolese. Occorre perciò che in primis la provincia di Parma faccia quello che ha fatto Reggio Emilia, per stimolare le altre province e formare un blocco compatto emiliano forte e capace di interagire con le limitrofe istituzioni di Carrara, Massa e La Spezia, le quali a loro volta sono alla ricerca di una soluzione vantaggiosa che, finora, non hanno trovato nè nella regione Toscana nè nella Liguria. In tal modo si darebbe maggiore forza alla soluzione dei già citati problemi infrastrutturali, a cui si lega quello del Porto di La Spezia, strategici per l’Italia e per l’Europa, ma che sono rimasti purtroppo sempre irrisolti.

Di questi giorni è anche l’iniziativa di molti sindaci della Val di Magra che preferiscono un accorpamento con La Spezia (provincia salva per decreto) piuttosto che una mega provincia toscana nordoccidentale. In tal senso prospettano, a nostro avviso giustamente, lo strumento del referendum. Analoghe azioni politiche si stanno manifestando ovunque lungo lo Stivale, come segno di un rinnovato e positivo fermento identitario. Se teniamo conto che dal gennaio del 2014 dovrebbero prendere avvio le Città Metropolitane di Bologna, Genova e Firenze (per stare all’ambito di nostro interesse), il cui rango potrà di per sé soddisfare le loro ambizioni di centralità, senza il bisogno di essere Capitali, si può concretamente aprire la strada, da noi auspicata, di una nuova concezione regionalista, capace di esaltare le eccellenze e le competenze di ogni città (come avviene nell’UE con le Authority), anziché definire una Capitale regionale e accentrare tutto in essa.

Siamo certo consapevoli che il grande sogno del senatore Giuseppe Micheli, Manfredo Giuliani, Ubaldo Formentini e di molti altri padri costituenti, cioè quello di dar vita alla Regione Emiliana Lunense è ancora difficile da realizzare, però oggi ci potrebbe essere l’occasione che si aspetta da tempo. Quelli che purtroppo sembrano mancare sono i politici di ampie vedute. Occorrerebbero politici capaci di battersi per l’oggi nella prospettiva del domani. E qui facciamo appello ai nuovi Sindaci appena eletti e, in particolare, per il risalto nazionale che ha avuto, a quello di Parma, da cui è lecito attendersi forti novità di prospettive e di traguardi. Noi luneziani auspichiamo, comunque, che tutti gli amministratori dei territori emiliani e lunensi si facciano interpreti, con maggiore convinzione politica, di un riassetto istituzionale più corrispondente ai bisogni delle loro comunità. E si orientino con decisione verso nuovi equilibri geopolitici, per i quali, a nostro parere, la Regione Emiliana Lunense si configura come la risposta istituzionale più efficace. Per parte nostra, a tale proposito e se ne otterremo l’adeguato riscontro, assumeremo l’iniziativa di dare vita ad un tavolo tecnico-politico tra Enti e istituzioni col compito di monitorare e promuovere quei progetti di scala regionale (Pontremolese, Autocisa-Brennero, Porto di La Spezia, Centralità della Montagna, Regione del Gusto, ecc…), attorno ai quali riconoscere le aspettative dei cittadini e prefigurare l’adeguato livello amministrativo della regione luneziana.

*Associazione culturale Regione Lunezia

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4 Comments

  1. Mario Casadei says:

    Mai sprecato in peggior modo 2 minuti della mia vita. Un articolo che parla del nulla campato in aria. Incredibile una cosa del genere. Mondi fantastici come Narnia, la Terra di Mezzo o il magico mondo dei pony sono assolutamente molto più credibili e concreti di questo progetto privo di ogni base storica, sociale, GEOGRAFICA e territoriale. Vorrei solo ricordare che nel dopoguerra quando la costituente voleva dividere Emilia e Romagna le popolazioni dell’ (unico) territorio si opposero con forza
    Ma per fortuna siete solo in 2 a portare avanti assurdità del genere

    Scommetto anche che magari c’è dietro anche la solita battaglia campanilistica sugli ospedali dei comuni di montagna da 1000 abitanti che chiudono e il “profumo” (per non dire altro) di Forza Italia .

    Mi sembra solo un modo per mettersi in mostra e pavoneggiarsi. Persone del genere, così vogliose di mettere mano al destino di tutti (tra l’altro, dai per scontato che le popolazioni approvino) plasmato sul loro volere non avranno mai il potere. O meglio, mai più qui. Per fortuna

    W la mia regione, W l’Emilia-Romagna

  2. Lorenzo says:

    Queste minchiate create “dall’alto” non servono a nula, se non a buttar via soldi.
    Senza un autentico senso di appartenenza da parte dei cittadini non si va da nessuna parte.

  3. Giacomo says:

    Voi dichiarate di voler assumere “l’iniziativa di dare vita ad un tavolo tecnico-politico tra Enti e istituzioni col compito di monitorare e promuovere quei progetti di scala regionale (Pontremolese, Autocisa-Brennero, Porto di La Spezia, Centralità della Montagna, Regione del Gusto, ecc…), attorno ai quali riconoscere le aspettative dei cittadini e prefigurare l’adeguato livello amministrativo della regione luneziana.”. Non dimenticate mai che il requisito minimo è il consenso maggioritario dei cittadini medesimi. Il referendum è l’unico strumento in grado di dimostrare che le aspettative a cui fate riferimento siano davvero quelle dei cittadini sovrani e non quelle di una nuova classe dirigente in pectore, che procede in modo totalmente autoreferenziale in nome e per conto dei cittadini che non ha alcuna intenzione di consultare. Se andrete al referendum, fosse anche solo consultivo, e lo vincerete, allora giù il cappello al cospetto della regione Lunezia e dei suoi promotori.

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