Regionali sepoltura del centrodestra. E l’indipendenza? Aiello nel cda Expo

di CASSANDRAamici miei

Ieri è stato ufficializzato l’accordo tra Lega e Forza Italia in Veneto. Berlusconi intanto è pronto a togliere dal simbolo il suo nome ma i giochi sono decisi già da tempo. Forza Italia è in fase di dissolvimento politico, così come tutto il centrodestra è un catafalco che sta per destrutturarsi – lo abbiamo più volte scritto su questo giornale – e per ricomporsi dopo le elezioni regionali. Tutto è in movimento. Grazie alla Lega, Forza Italia ha la possibilità di recuperare in Veneto qualche poltrona, d’altra parte sta tutta qui la smania di allearsi con Salvini. Se avesse scelto la strada di un’altra coalizione, come spingevano i Verdini o altri non lombardi, Salvini avrebbe avuto Zaia in forse. Decidere di non perdere le poltrone, è di fatto il suicidio politico di Berlusconi.

Mesi fa, eravamo nel novembre 2014, Michele Arnese sul periodico “Formiche”, scriveva che “Tutto è pronto per il suicidio definitivo di Forza Italia. Appuntamento alle elezioni regionali, quelle di novembre e quelle della prossima primavera. L’harakiri del movimento berlusconiano si va compiendo. Prima il no secco a ogni ipotesi di primarie per selezionare le candidature alle Regionali come invocato da Raffaele Fitto, rottamando il regolamento già scritto dalla forzista Laura Ravetto in nome e per conto di Silvio Berlusconi. Poi la sconfessione della linea preannunciata di una sorta di Casa delle libertà 2.0, snobbando l’apporto di tutti i centristi e i moderati possibili (a partire dall’Ncd di Angelino Alfano). Quindi la decisione di stringere un’alleanza soltanto con le destre della Lega di Matteo Salvini e dei Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni. Infine il diktat giunto dai piani alti di Forza Italia (Giovanni Toti?) a sindaci e giovani esponenti nazionali di FI a partecipare a Milano alla Leopolda di centrodestra, un evento per nulla anti berlusconiano”.

L’esito è quello  che si vede: Lega prossima alla parità con Forza Italia se non anche al suo sorpasso. Ma in tutte queste mosse da necrofori, dove è finita l’autonomia, per non parlare dell’indipendenza? Il 25 aprile, giornata di San Marco, a parte i veneti, chi ha ricordato la data simbolo dell’identità indipendentista? Nessuno, non un fico secco.

In pista cosa c’è? Il referendum consultivo per chiedere ai lombardi se piacerebbe loro avere una regione autonoma. Un sondaggione. Peso politico? Tanto quanto il 75% delle tasse ai lombardi. Ha più peso la nomina di Aiello, avvocato di fiducia del governatore, nel cda di Expo. E il referendum veneto, ovvero il pdl 342 per indire il referendum per l’indipendenza, consultivo naturalmente?

E che dire della virata sull’autonomia regionale? L’indipendenza è un fardello che pesa, tutti d’accordo nel dire “magari”, nessuno in prima fila a rischiare.

D’altra parte nell’agosto scorso,  il governo aveva impugnato le leggi sui referendum consultivi sull’autonomia e l’indipendenza del Veneto votate dal consiglio regionale, ritenute in contrasto con alcuni articoli della Costituzione, tra cui quelli dei principi fondamentali indicati negli articoli 3 e 5 (quest’ultimo sulla Repubblica, unica e indivisibile, che riconosce e promuove le autonomie locali).

Forse un governatore, anzi due, Veneto e Lombardia insieme, avrebbero potuto fare catenaccio insieme ma le nomine sembrano avere priorità in politica. Lombardia docet.

 

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