Reggio Calabria e Reggio Emilia, scopri la differenza. Te lo spiega il ministero!

piramide opencivitasdi STEFANIA PIAZZO – Ogni tanto è interessante scorrere i dati analizzati da Opencivitas,l’applicazione del ministero delle Finanze  sui cui trovare i dati per verificare i conti e i costi della pubblica amministrazione.

“Nata da Sose spa una società 100% pubblico del Ministero dell’Economia e delle Finanze a cui è affidato il compito di realizzare gli studi di settore e i calcoli dei fabbisogni standard, OpenCivitas -si legge – utilizza dati aperti per consentire di conoscere, confrontare e valutare le performance di spesa degli enti locali (Comuni e Province) delle regioni a statuto ordinario. Il portale ha già qualche mese (è stato presentato all’edizione 2015 di FORUM PA lo scorso maggio), ma in pochi mesi è riuscito a catturare l’attenzione di numerose amministrazioni “illuminate” ed in particolare della stampa locale”. E anche la nostra.

Uno degli ultimi servizi, dedicato alla spending review, a firma di  Tommaso Del Lungo (forum pubblica amministrazione), racconta del rating comparativo che valuta l’adeguatezza dei servizi erogati dall’amministrazione “rispetto al fabbisogno standard individuato per un ente con un determinato tipo di caratteristiche (non solo popolazione e  superficie, ma anche costo del lavoro, morfologia, economia locale, valore degli immobili e degli affitti, etc).

Bene, quello che fa per noi: giusti termini di paragone, non solo la media di Trilussa.

“Può sembrare complicato, ma è molto semplice se si spiega con un esempio – scrive Opencivitas – . Prendiamo due comuni abbastanza simili per grandezza e popolazione come Reggio Calabria e Reggio Emilia. La spesa storica per abitante della seconda è quasi il 50% in più. Cioè Reggio Emilia spende 757 euro l’anno per ogni abitante per erogare i propri servizi; Reggio Calabria “solo” 559. Se ci si basasse solo su questo dato (che per altro è esattamente quello che si fa quando si parla di tagli lineari) dovremmo valutare come decisamente più efficiente l’amministrazione del comune calabrese, e magari chiedere agli amministratori emiliani di “tagliare” i loro costi, perché proporzionati. Ma le cose sono un po’ più complesse”.

Ma….

“Fino a qui abbiamo parlato di spesa, ma cosa succede se andiamo ad analizzare i servizi erogati con quei soldi? Ebbene le posizioni si ribaltano la città emiliana offre il 15% dei servizi il più rispetto allo standard, mentre la calabrese il 22% in meno”. Chi aveva dei dubbi o dei sospetti trova conferma.

Scrive ancora Tommaso Del Lungo: “Incrociando livello della spesa rispetto al fabbisogno standard e livello dei servizi offerti si ottiene una piramide in cui il vertice rappresenta il massimo di efficienza (alto livello di servizio e basso livello di spesa). E così ad esempio scopriamo che – confrontando 8 gradi città metropolitane – Torino e Venezia si posizionano nettamente più in alto di Napoli e Roma. Per la cronaca Reggio  nell’Emilia ottiene un punteggio di 7,20 (poco sopra Venezia) mentre Reggio Calabria 4,4 (appena  sopra Roma)”.

A questo punto, perché il governo pensa di aggregare le regioni? Perché non si parla di autonomia spinta delle regioni? Perché è un tabù il federalismo applicato alla prassi quotidiana della buona amministrazione? Perché parlare sempre di tagli lineari quando chi raccoglie i numeri sa che la qualità della spesa fa la vera differenza? Misteri d’Italia.

Tuttavia è sorprendente la chiusura del servizio. Leggiamola.

“Come si vede il giochino è semplice e i dati vengono restituiti chiari e confrontabili, si tratta solo di porre le domande giuste. Ma dietro il cruscotto c’è un gran lavoro e soprattutto una scelta startegica precisa. Per arrivare ad un cruscotto così avanzato la società del Ministero ha dovuto cambiare la propria struttura dotandosi di un team interno di datascientist con skill di competenze estremamente variegati e centrati sul dato, sulla comprensione del dato, sulla visualizzazione e sulla comunicazione delle informazioni racchiuse nei dati…

La piattaforma è la dimostrazione concreta di come l’opendata possa abilitare la creazione di strumenti di valutazione e controllo da parte dei cittadini nei confronti degli enti. D’altro canto lo strumento è nato per essere un cruscotto di gestione a disposizione dei comuni e degli amministratori locali per avere un confronto ufficiale esterno alla propria realtà, un supporto per individuare strategie per una migliore gestione delle risorse… a cui potremmo aggiungere la costruzione di movimenti di pressione dal basso supportati proprio da strumenti come questo”.

Sì, avete letto bene. “Costruzione di movimenti di pressione dal basso”. Vuol dire movimenti di opinione, giornali, e anche partiti. Ma i leader dei partiti leggono o hanno un web team che non segue solo facebook e twitter?

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