Referendum Veneto, Tosi è favorevole ma solo per interesse

di GIANFRANCESCO RUGGERI

L’Indipendenza non ha certo mancato di criticare Flavio Tosi ed io stesso ho scritto il mio primo articolo proprio in polemica con il sindaco scaligero, in sintesi ci sembra che Tosi riesca ad essere indipendentista più o meno quanto un eschimese possa soffrire il caldo. Poi però, quasi a smentir tutto, il consiglio comunale di Verona ha approvato prima dell’estate una mozione a sostegno del referendum per l’indipendenza del Veneto.

Ovviamente questa notizia mi ha fatto molto piacere, ma contestualmente per giorni mi ha accompagnato il dubbio di aver ingiustamente criticato il sindaco di Verona, forse ho sbagliato, forse l’ho giudicato troppo presto, diversamente è stato lui che ha finalmente rotto gli italici indugi in cui si era attorcigliato ed ha imboccato la strada giusta: fulminato sulla via di Damasco? Confesso che ho a lungo rimuginato sulla vicenda finchè per caso ho avuto modo di leggere la sua dichiarazione di voto e tutto è tornato ad essermi chiaro.

Il primo campanello d’allarme scatta quando Tosi dichiara di sentirsi veronese, veneto, italiano, europeo: qualunque sia la parrocchia indipendentista cui appartenete c’è qualcosa che non torna. Infatti se siete venetisti di stretta osservanza c’è un aggettivo di troppo, italiano, se siete padanisti come il sottoscritto c’è un aggettivo sbagliato, sempre italiano da sostituirsi con padano e mi chiedo come faccia il vice segretario di un partito che ufficialmente vuole l’indipendenza dall’italia a dirsi italiano. Misteri buffi della politica italica e della Lega 2.0.

I problemi veri però sono altri perché per Tosi il referendum dovrà essere dichiarato ammissibile: da chi, ma soprattutto perché? Se ci rimettiamo alla volontà dei nostri carcerieri non saremo mai liberi, in effetti l’italia è un paese che si crede “uno e indivisibile”, quindi come potrà mai ammettere un referendum indipendentista? E come può un indipendentista aspirare al riconoscimento dello stato da cui se ne vuole andare? Il referendum si deve fare punto e basta per mettere Roma di fronte al fatto compiuto, preparandosi per tempo a resistere alla reazione centralista che non si farà attendere.

Nella dichiarazione di Tosi a più riprese si dice anche che il referendum dovrà essere finanziato con fondi privati. Scusi Flavio, ma con tutti i soldi che i veneti e i padani in generale versano in tasse a Roma, perché non possono usarne una piccolissima parte per un atto di democrazia, per sapere come la pensano? Le ricordo che se son soldi pubblici, son soldi padani, è un sillogismo ben noto a tutti noi secondo il quale “i soldi pubblici son soldi padani, i debiti pubblici son debiti italiani”: suvvia, si sa!

Ancor più agghiacciante, si, ho detto agghiacciante all’Antonio Conte, è la motivazione per cui sia necessario utilizzare fondi privati, perché, dice Tosi, sono altre le priorità per le quali investire il denaro dei contribuenti, e di questo sono convinto, tant’è che l’Ordine del giorno chiede che il referendum sia finanziato con elargizioni a titolo privato da parte di cittadini o imprese. Oh Flavio, ma cosa stai dicendo? Quali sono le altre priorità per le quali investire i soldi dei cittadini? Rattoppare le buche nelle strade? Tinteggiare la facciata del comune? Mettere l’impianto di irrigazione nelle aiuole dei giardinetti? O forse organizzare una tavola rotonda con la Kyenge?

Francamente mi chiedo cosa ci sia di più importante della libertà, la libertà non ha prezzo. 

In ogni caso, anche volendo volare bassi e pensare solo al vile denaro, la visione politica del sindaco è profondamente sbagliata, un vero caso di miopia politica, perché investir denaro per ottenere l’indipendenza potrebbe garantire un ritorno economico mostruoso. Con la libertà potremmo trattener tutte le tasse che invece ora paghiamo per perpetuare lo sperpero italico: con tutti quei soldi altro che riparar le strade, la facciata del comune la si potrebbe tinteggiar tutti i giorni di un colore diverso, Flavio, se fossimo indipendenti altro che irrigar le aiuole dei giardinetti, le potresti far diventare una palude!

A questo punto francamente mi chiedo perché Tosi sostenga il referendum ed è lo stesso sindaco a spiegarci il perché del suo voto. Si tratta di dare un segnale politico preciso di una situazione insostenibile dal punto di vista economico e sociale, causata dalle forze politiche che hanno governato negli ultimi venti anni, compresa la mia. Aggiunge poi che questo voto è un grido di dolore, un segnale d’allarme di una situazione che sta precipitando, un richiamo preciso ad una politica romana che tutt’ora resta indifferente ai drammi economici e sociali di questo Paese.

Che dire? Dato che la politica romana resta tutt’ora indifferente Tosi appoggia il referendum giusto per dare un segnale politico, per lanciare un grido di dolore: mamma mia che dolore, gridava anche quel tizio nei film di Fantozzi e aveva le sue buone ragioni.

Sembra proprio che la richiesta di referendum sia strumentale, giusto un stratagemma politico per ottenere più attenzione da Roma, un po’ come il venditore di auto usate che all’inizio ti spara un prezzaccio perché sa che vorrai lo sconto. Roba da suk arabo, anche se quella del suk non è una logica del tutto sbagliata se si pensa che abbiamo a che fare con dei mediterranei, il problema è che noi non siamo mediterranei e non capisco perché dovremmo star li a tirar sul prezzo, a mercanteggiare tipo un cammello, due cammelli, due cammelli più un caprone: ma andiamocene e basta!

Questa in sostanza è la differenza tra chi nella migliore delle ipotesi è indipendentista per calcolo e chi è indipendentista per passione. Essere indipendentisti è molto più che un’opportunità politica, è un dovere, è un obbligo morale, ma soprattutto è un piacere, di cui domani vi parlerò sempre qui su L’Indipendenza, un vero piacere che non credo Tosi conosca e che forse non può comprendere: se è così, mi spiace per lui.

 

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19 Comments

  1. Valerio Carli says:

    Tosi è il peggior testimonial che si possa usare per l’indipendenza del Veneto, non a caso viene osannato dai troll di PB2013, G&C per intenderci .

  2. Gianfrancesco says:

    Oggi 15 settembre, in ricordo di quando le catene umane le facevamo noi sul Po e i catalani non si sapeva neppure chi fossero.

  3. Gianmarco Rossetto says:

    TOSI HA FATTO VOTARE IL REFERENDUM NEL SUO CONSIGLIO COMUNALE, E NEI CONSIGLI COMUNALI GOVERNATI DAI SUOI TIRAPIEDI; SEMPLICEMENTE PER METTERE IN DIFFICOLTA’ ZAIA.

    Lui ha fatto bella figura con i coglioni di leghisti sani (cioè secessionisti e padani) che ancora credono in lui, così ha chiuso la bocca ai suoi nemici e dato dimostrazione (sic!) ai suoi di essere ancora secessionista.
    Ma Tosi sa benissimo che la questione dell’indipendenza metterà in grossa difficoltà la stabilità del Consiglio Regionale e della Giunta Zaia.
    Infatti se non dovesse passare non capiterà nulla, a parte gli strepiti dei micro-partiti indipendentisti incazzati per la coniglierià dei consiglieri teleguidati dalle segreterie romane dei partiti italioti.
    Invece se dovesse passare, si aprirà una nuova fase di assoluta incertezza. La deliberazione potrebbe essere cassata dalla Corte Costituzionale o impugnata dal primo ministro Letta. In tal caso Zaia dovrà difendere la Delibera a livello internazionale col rischio di vedersela rigettare anche dalla corte dei diritti umani.
    In ogni caso la figuraccia sarà Zaia a farla e a perdere punti, Tosi non deve fare altro che stare a guardare (e al limite dire “ve l’avevo detto io che serviva il parere”)

    Se invece dovesse essere accolta a livello internazionale si aprirà una contesa ancora più grossa con lo stato centrale che tenterà di boicottare il tutto e, soprattutto incomincerà un bombardamento mediatico a tappeto per sputtanare Zaia, il Consiglio Regionale, il Referendum stesso (magari con finti attentati orditi dai Servizi Segreti ma “commessi” da finti indipendenstisti per terrorizzare i Veneti).
    In ogni caso Zaia rischierà di restare invischiato in questa campagna e rimetterci punti ancora.

    Il risultato che si prefigge Tosi è di restare nelle retrovie, mandando avanti Zaia a sputtanarsi sulla questione del Referendum, attendere che Zaia si schianti sugli scogli delle norme italiote cavillose e magari venga commissariato e deposto.
    Si Tosi spera vivamente che lo stato centrale (e i burattinai che tirano i fili di Tosi, l’italiota) alla fine blocchi il referendum e sciolga il Consiglio Regionale sputtanando Zaia.
    In quel momento lui (pensa lui) apparirà come il salvatore a prendere in mano le redini della Regione, far fuori lo Zaia bruciato dalla vicenda indipendentista e candidarsi per il centro-destra e diventare lui il governatore del Veneto (esatto governatore – schiavo pilotato da roma – non il Presidente, capo della Regione).

    Ecco questo è il vero motivo per cui Tosi appoggia il referendum. mettere in difficoltà e far fuori Zaia e porsi come alternativa alle prossime elezioni regionali.

    Peccato che Tosi non sappia che la strada per l’indipendenza sarà si dura ma sarà anche l’unica via di salvezza per i Veneti.,

    • Gianfrancesco says:

      ma speriamo che roma sciolga il consiglio regionale veneto e dimissioni Zaia perchè sostiene il referendum, è la volta buona che viene giù l’italia!

      Fossi Zaia non chiederei di meglio che guidare i padani all’indipendenza.

  4. loris says:

    State perdendo tempo in discussioni che non porteranno a nulla perché il referendum non può essere indetto.

    • gian says:

      sei giuristi anche internazionali, ovvero i sei ‘saggi’ , dopo 5 mesi di lavoro e richerche NON son riusciti a dimostrare nero su bianco che non si può fare. han trovato NULLA che l impedisce… e arrivi te con st uscita ? genio 😀

  5. Giovanni says:

    Ricordatevi che l’importante è ottenere il risultato. Basta farsi seghe mentali su dietrologie strane, basta fare la gara a chi è il più indipendentista. Non importa in che modo arriveremo all’indipendenza. importante è ottenerla.

    • Gianfrancesco says:

      difatti di risultati ne abbiamo visti a bizzeffe in questi anni.
      ma quali dietrologie, se è Tosi a dire che per lui il referendum è un modo per mandare un segnale????
      In ogni caso te la puoi scordare l’indipendenza, di questo passo e con questa dirigenza non la otterremo mai.

      Infine: ma Tosi non è quel tale che va in giro a chiedere di spiegargli come fare a far la secessione???
      Mi sa che più che farmi seghe mentali io, sei tu che hai spento il cervello e l’hai buttato all’ammasso.

  6. cincinnato veneto says:

    Ricordate Gianfranco Fino e il suo voltagabbanismo?un tempo diceva una cosa e qualche tempo dopo ne sosteneva l’esatto contrario?Tosi è della stessa pasta.E finirà allo stesso modo.Nell’oblio.
    All’epoca lo stesso fino disse più di quanto voleva, giustificandosi coll’affermazione di smentita del suo passaggio dalla Croce al compasso.Ecco,le posizioni di Tosi si conciliano a perfezione con chi quel passaggio lo ha fatto.

  7. Barbara says:

    Secondo me invece il Tosi aspira a farsi pubblicità per il SUO prossimo nuovo partito che lancerà a livello nazionale…sicuro di piacere come esempio alla penisola intera…in concorrenza a Renzi…

  8. Gianfrancesco says:

    Vedo che tra i lettori c’è un mio quasi omonimo che si firma gian con la minuscola, mentre io ho sempre usato Gian con la maiuscola per fare commenti, quindi da oggi per evitare confusione passerò da Gian a Gianfracesco.

  9. gian says:

    fosse l unico…
    tutta IV punta ad esser il primo partito veneto, si legge nel loro sito
    Anche i comuni che han appoggiato il diritto di voto della 342 imho l han fatto per far bella figura,
    anche se l esser favorevoli a esercitar il diritto di voto non è nulla di speciale , anzi una banalità .

    Tosi forse vivrà della pension politica, alle prossime elezioni è fuori.

    appoggio sempre piu l idea non solo di non votare lega e rimpasti, ma proprio disconoscere e rifiutare gli affari politici dello stato invasore, facendolo verbalizzare

  10. Fabrizio says:

    Una mozione del consiglo a sostegno del referendum equivale all’aria fritta. La precisazione sui costi e su chi lo dovrebbe pagare, fa letteralmente da ridere. Avrebbe fatto meglio a dire la verità : corte dei conti in agguato e pronta a farlo pagare agli amministratori. Come sappiamo, anche questa è una boiata totale.Una manovra politica per ottenere il consenso necessario a portare via la poltrona a Zaia. Ah ! Sti leghisti ….

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