Referendum veneto, già divisi alla meta?

venetodecida2di STEFANIA PIAZZO

Che aria tira nel Veneto del 42% renziano? E’ acqua passata o c’è da preoccuparsi in vista del referendum consultivo per l’indipendenza? La riuscita dell’iniziativa sta stretta nella dialettica tra destra e sinistra oppure la questione va ben oltre i partiti?
Di sicuro le acque sono mosse, agitate, e la corsa verso la massima forma di libertà del territorio più identitario dentro lo Stato italiano sta via via svelando sfumature e posizioni magari non univoche.
Una cosa è certa, il referendum. Come arrivarci, è altra cosa.
C’era una volta in Veneto, ma c’è ancora, un comitato che ha raccolto tutte le anime indipendentiste per unire le forze e spingere verso il successo referendario. Riepiloghiamo il “chi è” di Veneto decida: Indipendenza veneta, Veneto Stato, Liga Veneta Repubblica, Futuro popolare, Raixe Venete, Milita Veneta, Veneto Stato d’Europa….
Nel sito si legge: “Una piattaforma trasversale che abbraccia ad oggi più di 10 gruppi culturali e politici con l’unico intento di mettere insieme le forze e giungere al più presto al referendum per l’indipendenza. Uniti verso uno stesso e unico obiettivo!”.
L’obiettivo era promuovere il referendum, che ora è legge, la proposta 342 diventata la legge 16.

Bene, a adesso che si fa? Serve un comitato per il SI? Ne serve un altro per raccogliere i 14 milioni di euro necessari a portare i veneti alle urne? Dettaglio non da poco. E i fondi si raccoglieranno insieme? Il rischio che si avverte, sempre se rischio di può definire, diciamo meglio lo scenario possibile, o la divisione dei ruoli, è che vi siano gli indipendentisti pragmatici da una parte, in corsa solitaria, stile primarie all’americana, politica rpo referendum e raccolta fondi, e, dall’altra, quelli che pensano ad un’altra strada, una via più social.
Insomma, uniti al voto, divisi sui mezzi? Una delle ipotesi sul campo è che Veneto decida possa evolvere in altro, in una più ampia assemblea costituente, in una sorta di stati generali del Veneto, ma delle associazioni. Fuori i partiti, coloro che seguono altre strade, quelle elettive tradizionali. Chi vivrà, vedrà.
E questa è già la “prima” separazione di ruoli. Anzi, la seconda, perché qui non si pensa a fare raccolta fondi ma a fare massa critica sociale tra i movimenti territoriali.
La terza questione che fa discutere è la data per il referendum consultivo. Non tutti sembrano essere d’accordo sul 9 novembre 2014, in concomitanza con la consultazione in Catalogna. Troppo presto, dicono i prudenti, e citano a favore la Scozia, che ha impiegato almeno due anni per fare campagna elettorale, arrivando al momento al 48% dei consensi favorevoli… (E chi guarda al Pd al 42% in Veneto qualche perplessità sul “tutto facile” ce l’ha).

Tanto che i catalani, spiega il fronte “prudentista”, avrebbero preferito votare a settembre prima degli scozzesi, per fare da traino ai cugini ad un passo dalla maggioranza. Infine, ancora, i prudenti citano ad esempio  i catalani e lo stesso presidente Mass, che dopo quella piazza di un milione e mezzo di catalani a chiedere l’indipendenza, ha preso la via delle dimissioni e poi il successivo voto, con un programma marcatamente indipendentista, per governare con una maggioranza a decisa trazione separatista da Madrid. Ora ha più forza. E Zaia?
Altra questione sul tavolo dei prudenti. Ci sono due leggi, la 16, appunto, ma anche la 15, quella passata il giorno prima con la firma forza italiota: non indipendenza bensì autonomia. Il presidente Zaia deve attivarsi per trattare con Roma l’autonomia del Veneto.
Insomma, si arriverebbe ad un referendum con una scheda con due quesiti? Vuoi l’autonomia o l’indipendenza? Il rischio insomma di una dispersione del voto è tra gli argomenti di chi non ha fretta nel giocarsi la carta delle urne.
D’altra parte, fanno notare alcuni indipendentisti veneti, è lo stesso “trucco” usato in Catalogna (su per giù questo: vuoi che la Catalogna sia uno Stato interno alla Spagna o vuoi che sia uno Stato indipendente?), con la differenza, o meglio, l’abisso di una maggioranza politica dichiaratamente indipendentista, a differenza del Veneto che peraltro il prossimo anno va pure alle Regionali.
Insomma, meglio che niente, c’è il referendum. Sempre che poi ci pensi la Corte Costituzionale a dire che no… non si può. E’ il neocentralismo, baby.

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3 Comments

  1. luigi bandiera says:

    Cara Stefania,

    il metodo e’ sempre lo stesso sin da prima dell’UNIONE AL TRIKOLORE.

    Non so ki ma qualcuno volle questo stato in barba ai principi che loro definiskono DEMOKRATICI.

    Quindi alla partenza furono ANTIDEMOKRATICI.

    E vogliamo ancora credere ai vari artikoli della karta piu’ bella del mondo (per ridere la definiskono kosi’) e a tutti i trattati (demokratici) internazionali, diciamo alla svizzera maniera, per convincerci che non abitiamo in ALKATRAZ..?

    Dura la vedo, la sveglia dei popoli trattati kome dei kanarini in keba, in gabbia, in penitenziario o in te i Piombi.

    Kapisko gli analfabeti ke non possono kapirla, ma gli intellighentis possibile ke non insorgano..? Non saranno mika komponenti la BANDA DEI QUATTRO..?

    Altrimenti sono senz’altro korrei.

    E’ una disperazione ed e’ proprio meglio DORMIRE per non vedere e sentire.
    Il BAGNOMARIA NELLA MERRRRDDD e’ deleterio, ma se si dorme…

    Preghiamo

  2. ale says:

    Per carità molto di quello che scrivi è cronaca, ma il tono, i velati auspici e le velate ironie….mi fanno pensare…ad un articolo scritto da uno dei tanti che considera l’INDIPENDENZA DEL VENETO una utopia/cavolata, e così il lavoro di migliaia di indipendentisti che stanno ingrossando le nostre file!!
    Un articolo così starebbe bene nel giornale di vicenza di proprietà dei Caltagirone..o nel corriere del veneto.
    Ripeto non è cosa hai scritto ma come, ovviamente sei liberissima eh…
    ma probabilmente sto capendo che linea c’è dietro la questo nuovo sito….
    Mi PARE DELL’ANTIEUROPEISMO SPINTO, CHE NON E’ TEMA INDIPENDENTISTA, MA PROPAGANDA LEGHISTA DI CAPIRE UN’AFFIATAMENTO CON LA LEGA NORD!!

    Questa è la mia opinione, non so se esatta, ovviamente continuerò a seguirvi, ma sentivo di dirvi che se trattate in questo modo l’OTTENIMENTO DEL REFERENDUM IN VENETO, NON SO INTERPRETARE DA CHE PARTE STATE!!!!

    VENETO LIBERO!!!

    • Stefania says:

      Non si accontenta mai nessuno. Ma il fatto di avere uno spazio libero su cui confutare il pensiero degli altri mi pare invece un grande segno di indipendenza e libertà. Non siamo né di qua né di là, raccontiamo quello che vediamo. Dio ci guardi e scampi da chi ha la pretesa di avere sempre ragione. Viva la libertà d’espressione. Quanto all’antieuropeismo, siamo contro l’Europa che decide per noi. L’indipendenza da Bruxelles non mi pare poi così una grande cavolata. Circa la vicinanza o la lontananza a un partito piuttosto che ad un altro, dove sta scritto che si fa il tifo? Semmai, altri lo hanno fatto. Non abbiamo forse scritto su questo giornale che chi ha rubato al Nord deve pagare? E che sulle quote latte. ad esempio, è stata venduta al Nord la più grande bufala in cambio delle poltrone? Non disperdiamo energie a vedere quello che non esiste. Parlare di quello che si muove nel mondo delle autonomie, delle indipendenze, del federalismo, confrontare le posizioni, questo è quanto si fa. Il nemico è il centralismo che soffoca. Se altri con le bandiere del Nord fanno finta di combatterlo, cambiando statuto per scendere a Scilla e Cariddi, non ci interessa più di tanto. Sceglie l’elettore. Il giornalismo è altro.

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