Referendum Veneto: la legge torna in commissione il 1° aprile. Che non sia un pesce

di REDAZIONE

La proposta di indire un referendum consultivo tra i veneti sul distacco della Regione dallo Stato italiano sara’ discussa in commissione Affari Istituzionali del consiglio regionale del Veneto da martedi’ 1 aprile. L’argomento e’ stato calendarizzato dalla conferenza dei capigruppo consiliari che ha deciso di riservare la mattinata di martedi’ prossimo ai lavori della commissione, convocando la seduta consiliare dedicata a Veneto Sviluppo nel pomeriggio. La proposta di legge per indire il referendum, primo firmatario Stefano Valdegamberi, sara’ discussa insieme alla proposta avanzata dal centrodestra sull’autodeterminazione dei veneti, presentata da Costantino Toniolo e Carlo Alberto Tesserin. “Un abbinamento che non ci piace – commenta il capogruppo della Lega Federico Caner, che oggi ha posto sul tavolo della conferenza la richiesta di accelerare i tempi di esame della proposta referendaria – Riteniamo comunque positivo che la commissione competente affronti la tematica referendaria la settimana prossima e siamo certi che il provvedimento approdera’ rapidamente all’esame finale del Consiglio”. Di tutt’altro avviso il capogruppo del Pd Lucio Tiozzo: “Martedi’ vedremo come si pronuncera’ la prima commissione, in ogni caso il calendario delle sedute consiliari e’ pressoche’ definito ad aprile, compresso com’e’ dalle varie scadenze. Difficile poi immaginare che a maggio, in pena campagna elettorale per le europee e le amministrative, ci siano le condizioni per poter discutere e assumere una decisione serena in merito al referendum indipendentista”.

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11 Comments

  1. mmarco says:

    due milioni di SI in una settimana di voto, votando comodamente da casa .

    se ci voglion mandare ai seggi di sabato e domentica è perchè puntano alla solita ‘pigrizia’ degli elettori, dove gran parte non si scomoda per la farsa del voto politico.
    già in plebiscito tra sabato e domenica eravamo a 800mila voti… alle urne arriviamo a 500mila. è solo questo che vogliono in regione i cadregari !

  2. leandro says:

    MAGARI FACESSERO STO’ REFERENDUM ALLE URNE,
    vedremo poi chi contesterà i 2,5 milioni di SI’

  3. gigi ragagnin says:

    potrebbe essere un pesce d’aprile per l’itagliaseddesta.

  4. mv1297 says:

    Tiozzo, tu e tutti quelli del PD, state cercando come al solito di trovare tutti i pretesti per allungare i tempi e magari per insabbiare come al solito.
    Ricordati e tutti quelli del tuo partito, che una volta ottenuta l’indipendenza dovrete pagare amaramente questo continuo menefreghismo verso i veneti.
    E con voi, pagheranno tutti coloro che nonostante siano veneti di nascita, hanno sempre fatto i propri affaracci, in barba a tutti i nostri cittadini vessati da uno Stato che state ancora rappresentando.
    Preparatevi al peggio, come minimo sequestro coatto di tutti i beni, compresi conti correnti esteri, includendo tutti i familiari fino al terzo grado.
    Il tutto dato in beneficenza alle famiglie venete disagiate e a tutti i disoccupati veneti.

  5. Bepi says:

    Io mi chiedo- e spero che qualcuno mi dia una risposta circostanziata- che senso abbia ora indire un referendum consultivo tra i veneti sul distacco della Regione dallo Stato italiano dopo l’ampia vittoria dei Si a seguito dell’appena concluso plebiscito digitale. Se mi si dice che ha senso perché il risultato del plebiscito digitale non è vincolante legalmente, non lo è neppure un referendum consultivo. Dunque? Non sarebbe meglio che tutti prendessero atto della volontà popolare già emersa in modo chiaro e inequivocabile, lasciassero da parte i personalismi, e unissero le loro forze a quelle del movimento promotore del plebiscito per superare questo delicatissimo momento di transizione che sta attraversando il Veneto? Credo che i veneti siano già abbastanza provati e tesi e abbiano estremo bisogno di chiarezza su una questione di così vitale importanza. Ho l’impressione che da parte di certuni si stia sottovalutando la gravità del momento.

    • Leonardo says:

      In merito alla legalità, lei ha totalmente ragione. Ciononostante, della legittimità dell’espressione dei veneti sappia che lo Stato Italia se ne fregherà altamente. Alla dichiarazione unilaterale d’indipendenza, alla creazione di governi veneti, all’annuncio di magistrature e rivolte fiscali o seguono i fatti (ergo lo scontro) o tutto rimarrà come prima. Al netto della enorme valenza politica, se non seguono fatti concreti di disobbedienza con l’Italia (che non la prenderebbe bene) sappia che l’Italia quella che lei chiama “volontà popolare” la metterà sotto i piedi, cosa che ha sempre fatto persino con strumenti legali (che ha in costituzione addirittura) come i referendum fatti votare su Rai, finanziamento ai partiti ecc. ecc. In sintesi, non si illuda troppo. La libertà non la regalerà nessuno, l’Italia non prenderà atto della volontà espressa tramite un plebiscito online (senza alcuna anagrafe conosciuta peraltro).
      Se un referendum lo facesse la Regione Veneto, la rottura sarebbe ancor maggiore, perchè l’Italia si ritroverebbe un’istituzione riconosciuta dalla repubblica che gli si rivolta contro. Manderebbe le teste di cuoio sul territorio? farebbe arrestare tutti i consiglieri regionali? Potrebbe farlo. In questo caso, lo scontro si alzerebbe a livello istituzionale, oltreché popolare, ancor di più se quella volontà popolare di cui lei giustamente parla si esprimesse nuovamente a favore dell’indipendenza.

      • Bepi says:

        Non mi ha risposto. Io mi chiedo che senso abbia indire un referendum incostituzionale dopo un plebiscito pure quello ovviamente incostituzionale. Dal momento che il popolo veneto ha già dichiarato di voler essere indipendente (vox populi vox Dei), perché chiederglielo per una seconda volta? Per quanto riguarda gli scenari prossimi futuri, quello è un altro discorso, e credo che a un popolo giunto allo stremo importino ben poco.

    • Marco (*) says:

      Non serve a nulla indire il referendum consultivo da parte della regione veneto, è solo una perdita di tempo, e, se si dovesse tenere, di soldi, come pure non è servito a nulla questo sondaggio digitale che, è bene ricordalo, vale quanto un sondaggio. Di legalmente vincolante non c’è proprio nulla. La regione veneto è un’istituzione italiana, creata con legge dall’Italia, e rappresenta solo e soltanto gli italiani residenti nel suo territorio per le competenze assegnatele: non può invocare rappresentanza internazionale di un popolo con tanto di possibilità di indire una consultazione sull’autodeterminazione dei veneti. E poi, sarebbe solo un referendum consultivo, quindi anche questo varrebbe come un sondaggio. Con quale criterio, poi, si vorrebbero far votare i genericamente residenti italiani nella regione al posto dei veneti? La verità è che questi politicanti stanno solo cercando visibilità e consenso: lo sanno benissimo anche loro che certe robe non si possono fare. I veneti, se volessero fare una consultazione sull’autodeterminazione, dovrebbero tenerla tramite un proprio organo di governo, che non può essere la regione veneto (che è un ente italiano), sulla base di un’anagrafe veneta che stabilisca preventivamente chi sono i veneti con diritto di voto, distinti dagli stranieri senza diritto (fra cui gli italiani). Certo che senza il controllo del territorio con proprie forze dell’ordine, che mettano fuori gioco quelle italiane, non si va da nessuna parte.

  6. PIo says:

    Fra due mesi saremo già fuori dall’italia: SVEGLIAAA!!!!

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