“Salviamo il nostro oro”. La Svizzera torna alle riserve auree

di REDAZIONEorolingotti

Anche se la posta in gioco non e’ alta come nel voto sull’indipendenza della Scozia, c’e’ un altro referendum che turba i mercati. E’ quello che il prossimo 30 novembre vedrà gli elettori svizzeri andare alle urne per decidere sull’iniziativa “Salviamo il nostro oro”, nome evocativo – e di facile presa – dietro il quale si cela una seria minaccia, al punto da spingere la Banca Nazionale Svizzera (Snb) a scendere pesantemente in campo, con toni inediti. I promotori del referendum, infatti, vorrebbero vincolare la Snb sulle proprie riserve auree su tre punti: l’oro dovrebbe rappresentare almeno il 20% degli asset della banca; questi lingotti non potranno mai piu’ essere venduti sul mercato, e in ogni caso tutte le riserve auree svizzere dovranno essere custodite in territorio elvetico. Ipotesi che pubblicamente il vicepresidente della banca centrale Jean-Pierre Danthine ha bocciato, denunciando come simili opzioni “limiterebbero notevolmente la possibilita’ della Snb di intervenire in crisi future”. Il limite minimo del 20%, ha spiegato, sarebbe un vincolo alle operazioni di politica monetaria, impedendo ad esempio di intervenire sui cambi, con la garanzia di acquisti illimitati.

E’ esattamente quanto la Snb ha fatto per fermare il pericoloso apprezzamento del franco sull’euro: per garantire il rispetto di quota 1,20 si e’ impegnata (e lo ha fatto davvero) ad acquisti illimitati di oro: con il vincolo della quota in oro, i mercati saprebbero che esiste un limite e saprebbero fin dove ‘scommettere’ (a un certo punto, infatti la Snb sarebbe costretta a comprare una quota ‘illimitata’ di oro). Persino peggiori – ha aggiunto il vicepresidente della banca centrale – sarebbero le conseguenze della proposta di vietare la vendita di oro: infatti ogni intervento sulle dimensioni del bilancio della Snb comporterebbero l’acquisto di una quota del 20% di oro. Che pero’ non potrebbe essere piu’ rivenduto, cosi’ che nel lungo periodo il patrimonio della banca centrale sarebbe rappresentato principalmente da lingotti. Il cui valore sarebbe soggetto alle fluttuazioni del mercato, ma che comunque sarebbero invendibili. Inoltre, ha ricordato Danthine, dal momento che l’oro non paga interessi o dividendi, “verrebbe compromessa la capacità della BNS di generare profitti e di distribuirli alla Confederazione e Cantoni”. Senza contare che le riserve preziose che non possono essere vendute non possono veramente essere considerate ‘riserve’ dal momento che queste assumono un valore soprattutto in casi di emergenza. Al contrario, sarebbero un peso di cui la Snb non potrebbe liberarsi per aiutare l’economia elvetica e la stabilità dei prezzi, come da suo mandato.

Insomma, la Svizzera si caricherebbe di tonnellate di lingotti senza valore (almeno come ‘arma’ sui mercati) e questo – tutto sommato – darebbe un senso all’ipotesi di conservarli tutti in territorio elvetico, mentre oggi il 20% e’ custodito dalla Bank of England e il 10% presso la Bank of Canada, visto che devono poter essere scambiate sui mercati. Ma le conseguenze sarebbero devastanti anche sui mercati internazionali, visto che – in caso di vittori del sì – le stime prevedono acquisti della Snb per circa 1500 tonnellate di oro nei prossimi cinque anni per rispettare il vincolo del 20% (al momento le riserve auree svizzere ammontano a 1.040 tonnellate, il 7,8% del totale). E questo vorrebbe dire che la Svizzera dovrebbe ogni anno acquistare circa un decimo di tutta la produzione mondiale di oro (circa 3 mila tonnellate) con le prevedibili ripercussioni sui prezzi.

 

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